di Iacopo Scaramuzzi
La Repubblica, 24 gennaio 2023
Il presidente della Cei lancia l’allarme sui “morsi della crisi economica in atto”. La Chiesa pronta a cooperare per l’aiuto dei più deboli con il governo Meloni “che deve affrontare sfide grandi e impegnative”. E a proposito dell’Ucraina: “Non possiamo accettare l’indifferenza, come se la guerra fosse una malattia ineluttabile”.
di Riccardo Luna
La Stampa, 24 gennaio 2023
Hanno ragione i genitori di Giulio Regeni ad affermare che la collaborazione dell’Egitto è “inesistente” per le indagini relative alla morte del figlio, rapito, torturato e assassinato al Cairo ormai sette anni fa; e hanno ragione a sentirsi “insultati” per le ennesime promesse di giustizia che il presidente egiziano Al Sisi avrebbe fatto al nostro ministro degli Esteri. Del resto Al Sisi ha fatto le stesse promesse a tutti i nostri ministri degli Esteri dal 2016 ad oggi e nulla è successo. O meglio, è successo il contrario: l’Egitto ha ostacolato in ogni modo il raggiungimento della verità. Ma l’Egitto non è l’unico paese che non sta facendo il possibile perché si scopra la verità sull’omicidio del ricercatore universitario friuliano. Anche gli Stati Uniti d’America sono perlomeno reticenti nel dire pubblicamente quello che sanno della vicenda. Che c’entrano gli Stati Uniti? Secondo un’inchiesta del New York Times, pubblicata il 18 agosto 2017 e addirittura tradotta in italiano qualche giorno dopo dallo stesso giornale affinché tutti in Italia ricevessero chiaro e forte il messaggio, gli Stati Uniti ne sanno moltissimo e informarono il governo italiano allora guidato da Matteo Renzi. Lo informarono del fatto che Giulio Regeni era stato ucciso dai servizi segreti di Al Sisi.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 23 gennaio 2023
Nei penitenziari italiani cresce il numero dei detenuti sottoposti all’articolo 4 bis che vieta permessi e semilibertà. È successo a Cutolo, Riina, e Provenzano, ma anche a tanti detenuti sconosciuti. All’inizio degli anni Novanta gli ergastolani reclusi nelle nostre carceri erano circa 400. Da allora, in seguito ad una crescita esponenziale, siamo arrivati a quota 1.800
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 23 gennaio 2023
Per la Corte, sentenza n. 3/23 del 20.01.2023, l’optimum sarebbe concedere la sospensione dell’esecuzione della pena detentiva per i condannati non in carcere ogniqualvolta la pena sia contenuta entro i limiti compatibili le misure alternative.
di Ivano Iai
La Nuova Sardegna, 23 gennaio 2023
C’è il dovere di proteggere la dignità umana anche di coloro che onesti non sono stati. Ci siamo mai chiesti perché tanti suicidi in carcere? Ci siamo mai interrogati perché, sin dall’ingresso in una struttura penitenziaria, la difficoltà di adattamento, che consegue alla percezione del mancato riconoscimento di diritti umani fondamentali, conduca all’abbandono del desiderio di riscattarsi?
di Carla Forcolin*
Ristretti Orizzonti, 23 gennaio 2023
Per 16 anni ho fatto volontariato quotidiano per accompagnare i figli delle detenute del carcere femminile della Giudecca all’asilo nido (prima della legge 63/11) e alla scuola materna (dopo che fu deciso che dovevano rimanere con la madre fino a sei anni).
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 23 gennaio 2023
Mentre si discute sul taglio delle intercettazioni e sull’urgenza di separare le carriere tra pm e giudici si moltiplicano i problemi concreti. “Vi chiedo l’inserimento del nuovo pensionato L.B., che ha dato la propria disponibilità a prestare attività presso questa Procura due o tre giorni a settimana già nel mese di gennaio”. Scrive così il procuratore della Repubblica di Piacenza alla locale sede dell’associazione di volontariato Auser iscritta nel “Registro Nazionale delle associazioni di promozione sociale”.
di Alessandro Campi
Il Messaggero, 23 gennaio 2023
Se la mafia è l’anti-Stato, lo Stato dovrebbe essere, per logica e buon senso, l’anti-mafia. Ma in Italia le cose non sono così semplici. Come dimostrano le reazioni all’arresto di Matteo Messina Denaro: molta pubblica soddisfazione, certo, ma soprattutto dubbi, sospetti e insinuazioni velenose.
di Alessandro Di Matteo
La Stampa, 23 gennaio 2023
In settimana previsto il faccia a faccia tra premier e Guardasigilli. “Piena fiducia nel Guardasigilli”. Giorgia Meloni prova a disinnescare la mina-giustizia, prima di partire per l’Algeria fa diffondere una nota da palazzo Chigi per riportare la calma nella maggioranza dopo l’affondo sulle intercettazioni telefoniche del ministro della Giustizia Carlo Nordio.
di Ilario Lombardo
La Stampa, 23 gennaio 2023
La leader di Fratelli d’Italia ha paura che il confronto in atto possa cambiare gli equilibri nella maggioranza. Giorgia Meloni sta per prendere un aereo che la porta in Algeria. È ora di pranzo, nel dossier che le hanno preparato i diplomatici c’è tutto quello che deve sapere sul gas e sul piano per rendere l’Italia un hub energetico nel Mediterraneo e per tutta l’Europa, sugli accordi tra Eni e il colosso locale Sonatrach, sulle altre intese commerciali, sui bilaterali con il primo ministro e con il presidente algerino. Eppure è altrove che si sposta la sua attenzione. La maggioranza rischia di finire a pezzi sulla giustizia. I primi segnali sono preoccupanti. Il ministro Carlo Nordio è furibondo: si sente abbandonato dal partito che lo ha candidato, dalla leader che lo ha fortemente voluto nelle sue liste con la promessa di destinarlo al ruolo di Guardasigilli.
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