di Francesco Grignetti
La Stampa, 21 gennaio 2023
Il partito di Meloni sposta l’attenzione sulla diffusione delle intercettazioni: “Bisogna intervenire sulle fuoriuscite di notizie dalle procure e anche sui giornali”. Piuttosto che ingaggiare un micidiale corpo a corpo con i magistrati, foriero di molti guai, e sicuramente fuori dal comune sentire del popolo della destra, il governo di Giorgia Meloni immagina già una via di fuga dal vicolo cieco dov’è finito con le esternazioni del ministro Carlo Nordio. E perciò, prima cosa, tutte le macchine legislative sono state fermate, quantomeno per un mese, fino alle elezioni regionali di Lombardia e Lazio. Secondo, se proprio si deve fare qualcosa sul tema delle intercettazioni, si colpisca l’anello debole, i giornalisti, e non quello forte, i magistrati.
di Francesco Bei
La Repubblica, 21 gennaio 2023
Il governo ha un problema con il ministro della Giustizia. Oggi si parla di regole per la stampa per sviare l’attenzione. C’è un sentore di impostura nell’ultimo bengala sparato in aria dal governo, ovvero la minaccia di una nuova legge bavaglio per impedire la pubblicazione delle intercettazioni. La tentazione sarebbe quella di non parlarne proprio, visto il carattere palesemente strumentale della provocazione lanciata dal sottosegretario di FdI Andrea Delmastro. Partiamo dunque da qui, per poi entrare nel merito. È ormai chiaro a tutti, a cento giorni dal giuramento, che la maggioranza e il governo hanno un problema che si chiama Carlo Nordio. Ex pubblico ministero e brillante editorialista, abituato a scorticare con la penna i suoi vecchi colleghi magistrati, dimostra però ogni giorno di più di non essere adatto, per mancanza di equilibrio istituzionale, al ruolo delicatissimo di Guardasigilli. Unfit, come si diceva una volta. Lo sanno nel governo e lo dicono pure, a patto di restare anonimi. Il ministro delle retromarce, lo chiamano, perché costretto a smentirsi ogni giorno, che si parli dei mafiosi che non usano il telefono, o delle intercettazioni da vietare tranne che per mafia e terrorismo, o degli attacchi ai pm anti-mafia a 24 ore dall’arresto del boss latitante numero uno. Un chiaro disastro politico e comunicativo, per coprire il quale il solerte Delmastro, appartenente al partito che ha eletto Nordio, è intervenuto con un’operazione nemmeno troppo sofisticata: lanciare una bomba - la nuova censura ai giornali - per sviare l’attenzione dalle ultime esternazioni del ministro gaffeur e fornirgli una copertura politica.
di Chiara Spagnolo
La Repubblica, 21 gennaio 2023
Giustizia, il viceministro Sisto: “La riforma Cartabia aiuterà la giustizia: ognuno ora faccia la sua parte. Ha lo scopo di accelerare il processo penale e il civile. Per questi obiettivi è stato indispensabile rivedere alcune abitudini”. Una riforma “organica”, “frutto di una visione moderna”: così il viceministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto, definisce la Riforma Cartabia, difendendo anche quelle novità che fanno storcere il naso ai magistrati ma “che finalmente si preoccupano anche delle garanzie della difesa”. Così come farà la riforma che verrà sulle intercettazioni. Mentre sulla procedibilità a querela annuncia correttivi del Governo, per escluderne l’applicabilità ai contesti mafiosi.
di Carlo Bonini
La Repubblica, 21 gennaio 2023
Il procuratore capo di Roma: “Incoerenza delle istituzioni tra l’allarme sul rischio di un assalto al Pnrr e questo processo ai pm e al principale strumento di indagine”. Il Procuratore di Roma Francesco Lo Voi è un palermitano mite di 64 anni. E dei palermitani ha il gusto dell’argomentare intelligente, ironico. È arrivato a Roma nel gennaio del 2022, dopo aver guidato per anni la Procura di Palermo e coordinato la caccia a Matteo Messina Denaro. La polemica scatenata dal ministro di Giustizia Nordio su intercettazioni telefoniche, cultura del pubblico ministero, separazione delle carriere, lo trova in grande forma dialettica. “La discussione sull’urgenza di modificare la disciplina delle intercettazioni e sul ruolo del pubblico ministero mi sembra lunare”.
di Daria Lucca
Il Manifesto, 21 gennaio 2023
Intervista al magistrato Franca Mangano sul nuovo processo di famiglia previsto dalla riforma dell’ex ministra Cartabia. “La riforma Cartabia del processo civile comprende un capitolo di portata innovativa dedicato a minorenni e famiglie. Le relazioni nelle famiglie si svolgono tra posizioni impari per età, reddito o genere. Gli strumenti del processo civile ordinario sono inadeguati a tutelare tali condizioni di disparità sostanziale. A questo fine, il giudice disporrà di poteri di intervento tempestivo, senza attendere che le parti ne facciano richiesta, per poter riequilibrare le disuguaglianze di fatto”. Con Franca Mangano, presidente di sezione della corte d’appello di Roma, fino allo scorso novembre capo dell’ufficio legislativo del ministero della Giustizia, parliamo del nuovo processo di famiglia e di quanto le nuove norme possano aiutare l’irrisolta questione della vittimizzazione secondaria delle madri.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 21 gennaio 2023
Accolto il ricorso dell’ex boss dei catanesi Salvatore Cappello, al 41-bis da 26 anni, contro la decisione di accollare a lui i costi per spostare da un penitenziario all’altro circa 450 libri. Lo Stato deve pagare i costi del trasloco di 450 libri acquistati negli anni dall’ex boss dei catanesi Salvatore Cappello, se lo spostamento da un carcere ad un altro non lo ha chiesto il detenuto. Per la Cassazione, infatti, la regola è che le spese per i trasporti di oggetti personali oltre i 10 chili è carico del detenuto solo se il trasferimento è frutto di una sua domanda accolta. A dare torto a Salvatore Cappello, classe ‘59, al 41 bis da 26 anni, era stata prima l’amministrazione penitenziaria secondo la quale lo spostamento sia i tantissimi libri sia il materasso ortopedico, doveva pesare sulle finanze del ricorrente. Una conclusione confermata dal Tribunale che nella sua decisione aveva osservato che “il materasso ortopedico e i numerosissimi libri (quattrocento quaranta quattro) erano stati acquistati dal detenuto con deliberazione autonoma, confidando erroneamente che lo Stato si accollasse le spese per la relativa spedizione in caso di trasferimento da una casa circondariale ad un’altra”. Speranza che però non si rivela affatto erronea, come affermato dal Tribunale, perché la Cassazione dà ragione al ricorrente. Il materasso era stato comprato, come nella facoltà di chi sconta una pena in carcere, dopo che lo specialista aveva certificato la sua assoluta necessità. Quanto ai libri cambiare penitenziario era una scelta dell’amministrazione.
Il Dubbio, 21 gennaio 2023
Il presidente del Consiglio Regionale scrive al Ministro della Giustizia Carlo Nordio, lamentandosi del fatto che i detenuti al 41 bis stanno creando tanti problemi nel carcere di Sassari. “La Sardegna non può essere considerata una servitù carceraria. Troppi detenuti in regime di 41 bis scontano la pena nelle carceri sarde provocando dei problemi di sovraffollamento, di sicurezza, di carenza di personale oltre a un enorme impatto negativo sul territorio”. Lo scrive il presidente del Consiglio regionale, Michele Pais, in una lettera inviata al ministro della Giustizia, Carlo Nordio.
di Alessia Rabbai
fanpage.it, 21 gennaio 2023
Un detenuto di trent’anni si è suicidato impiccandosi nel carcere di Regina Coeli a Roma. Si tratta del primo caso nelle carceri del Lazio nel 2023 e il secondo in Italia. I fatti risalgono allo scorso mercoledì 18 gennaio e sono avvenuti all’interno della VII sezione. Si tratta di un uomo di nazionalità libica, senzatetto, che si trovava in isolamento Covid. A renderlo noto il garante dei detenuti del Lazio Stefano Anastasìa: “Purtroppo sempre più spesso la detenzione appare come un buco nero senza speranza. Ancora una volta, senza colpevolizzare nessuno, bisognerà capire cosa avrebbe potuto fare e cosa potrebbe essere fatto per prevenire altri suicidi”.
di Andrea Melli
Corriere della Sera, 21 gennaio 2023
Accusato di omicidio volontario, reato per il quale si trovava in carcere da due anni e mezzo, Mourad Chail è stato trovato morto all’interno della propria cella nel carcere di Piacenza. Una morte sulla quale aleggia un grande punto interrogativo: per capire la causa del decesso del tunisino, che nel giugno del 2020 a Campogalliano (Modena) aveva ucciso a coltellate il connazionale Mohamed Salah, è stata disposta l’autopsia. Secondo le prime testimonianze la morte di Chail, che lavorava come custode e lavapiatti alla trattoria Barchetta di Campogalliano, potrebbe risalire all’auto inalazione di gas da una bomboletta. Resta da capire però, se si tratti o meno di un gesto di matrice volontaria.
napolitoday.it, 21 gennaio 2023
È morto a 50 anni il boss del clan De Luca-Bossa, Raffaele Romano. Soprannominato “Lellè”, è stato trovato senza vita all’interno della sua cella nel carcere di Agrigento. Al momento non sono ancora chiare le cause del decesso su cui si stanno svolgendo le indagini di rito.
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