di Valentina Conte
La Repubblica, 22 gennaio 2023
Gli “occupabili” perderanno il sussidio ad agosto, finora l’esecutivo non ha previsto alcun percorso verso il lavoro. Senza rete 440 mila famiglie. L’ipotesi di sciogliere Anpal e portare la regia delle politiche attive dentro il ministero.
di Vincenzo Vita
Il Manifesto, 22 gennaio 2023
Lo scorso venerdì si è tenuto il terzo Belmarsh Tribunal a Washington (i primi due si celebrarono a New York e a Londra), in una sede simbolica: il National Press Club. Si tratta di una sorta di corte alternativa a quella londinese dove si sta decidendo in merito all’estradizione di Julian Assange negli Stati Uniti.
Corriere della Sera, 22 gennaio 2023
In prima linea con le organizzazioni umanitarie, il belga Olivier Vandecasteele è stato condannato a 40 anni di carcere in Iran. Da tutto il mondo si leva un appello affinché l’Europa si impegni a riaprire i negoziati per il suo rilascio.
di Giuseppe Sedia
Il Manifesto, 22 gennaio 2023
Il muro con la Bielorussia resta una trappola mortale. Attraversamenti in calo, ma crescono i profughi con visti russi: così Mosca alza la pressione. Attraversamenti in calo ma il limbo tra Polonia e Bielorussia resta una trappola mortale anche dopo la costruzione di un muro al confine. Nell’anno appena trascorso la Straz Graniczna (Sg), la polizia di frontiera in Polonia, ha registrato circa 25.000 tentativi in meno rispetto all’anno precedente. Nel 2021 almeno 40.000 migranti, la maggioranza dei quali respinti oltre le frontiere Ue, hanno provato a entrare in Polonia. La rete di ong polacche Grupa Granica (Gruppo frontiera) annota 31 morti dall’inizio della crisi migratoria e 185 persone dichiarate scomparse dalle proprie famiglie.
di Ornella Favero*
Ristretti Orizzonti, 21 gennaio 2023
In un Paese in perenne emergenza, le uniche emergenze che quasi nessuno vuole vedere sono quelle che riguardano il carcere. Eppure è appena finito l’anno dei record, 84 suicidi, mai così tanti, e questa è una emergenza vera perché la gente sta morendo in carcere.
di Luigi Manconi e Marica Fantauzzi
Il Riformista, 21 gennaio 2023
Alfredo Cospito, detenuto nel carcere di Bancali, a Sassari, è al novantaquattresimo giorno di sciopero della fame. Per avere una idea più precisa di cosa ciò comporti, vogliamo ricordare che il militante dell’Ira Bobby Sands morì dopo sessantasei giorni di digiuno.
di Viola Giannoli
La Repubblica, 21 gennaio 2023
La dottoressa Angelica Melia: “È in condizioni discrete ma siamo sull’orlo del precipizio, gli ho sconsigliato di camminare”. In sciopero della fame da tre mesi e un giorno, Alfredo Cospito, l’anarchico di 55 anni detenuto nel carcere di Sassari in regime di 41bis, “l’inferno dal quale mai mi faranno tornare a riveder le stelle”, non ha intenzione di interrompere la sua battaglia.
di Vitalba Azzollini
Il Domani, 21 gennaio 2023
C’è un profilo dell’arresto di Matteo Messina Denaro forse non indagato a sufficienza: la divulgazione di dettagli sulla sua salute, con la pubblicazione addirittura della sua cartella clinica. Si tratta di dati “particolari”, secondo la definizione del Regolamento europeo per la protezione dei dati personali (Gdpr), cioè sensibili, oggetto di specifica tutela. È lecito diffondere i dati sanitari di un soggetto noto, quando si dà una notizia che lo riguarda?
di Vincenzo Scotti*
La Stampa, 21 gennaio 2023
Roberto Saviano su La Stampa di martedì 17 obietta che l’”ergastolo ostativo”, al quale è stato sottoposto Messina Denaro, al pari di tanti altri boss della criminalità organizzata, “è oggettivamente una misura che contraddice la natura stessa della pena che serve a reinserire e non ad escludere” e ci ricorda anche che “l’ergastolo ostativo contraddice la natura stessa della Costituzione”. Saviano si inserisce in un dibattito anti 41 bis che ha ripreso forza da qualche tempo e si è allargato dopo la cattura del latitante di Castelvetrano. Già, dopo l’ultimo degli stragisti, Riina, la mafia aveva cambiato volto. Sarà forse un volto umano? Fosse così, certo, si potrebbero mettere finalmente da parte quegli articoli del codice, proposti con decreto legge da me insieme ai colleghi di governo, in cui non c’era solo il 41 bis ma un insieme di norme che completavano specificamente le leggi antimafia del 1991 e 1992 e consegnavano, soprattutto agli investigatori e ai magistrati, “strumenti” rivelatisi concretamente efficaci anche se rischiosi nella lotta alla mafia. In pratica agli uomini dello Stato veniva chiesto un prezzo altissimo: rischiare la propria vita.
di Paolo Lambruschi
Avvenire, 21 gennaio 2023
Antonio è stato condannato nel 2009 a 12 anni di reclusione per una rissa tra bande rivali. Nei due carceri milanesi in cui sconta la pena ha sempre svolto lavori “intramurari” per l’amministrazione penitenziaria e per cooperative.











