di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 21 gennaio 2023
La residenza è un diritto fondamentale per i detenuti, riconosciuto dall’articolo 45 dell’Ordinamento Penitenziario. Ma risulta che quelli stranieri privi di permesso soggiorno rimangono senza identità anagrafica, e ciò è illegittimo perché comporta l’impossibilità di vedersi attribuita una carta di identità, di accedere a misure non detentive, di usufruire di prestazioni assistenziali spesso indispensabili e di attivare programmi di vita esterni una volta riacquistata la libertà personale. La denuncia arriva dal Garante nazionale delle persone private della libertà e lo ha fatto inviando le sue osservazioni, dal Capo Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia ai presidenti dei Tribunali di Sorveglianza.
di Luisa Brambilla
Corriere della Sera, 21 gennaio 2023
È tra le novità della Riforma Cartabia: chi è accusato di un reato e la vittima possono accordarsi per avere un colloquio chiarificatore. Che non cancella il processo, ma dà strumenti per guardare avanti. Ne parliamo con Claudia Mazzucato, docente di Diritto penale alla facoltà di Scienze Politiche e sociali dell’università Cattolica di Milano, che ha partecipato alla stesura della Riforma.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 21 gennaio 2023
Il professor Manes, già componente della commissione insediata dalla ex ministra: noi conseguenti con anni di dibattito, le modifiche sulla procedibilità a querela che adesso vuol fare il governo non sono correzioni.
di Giulia Merlo
Il Domani, 21 gennaio 2023
Mitja Gialuz, ordinario di procedura penale a Genova e membro della commissione Lattanzi che ha scritto la riforma, rifiuta le critiche di chi dice che chi ha scritto la riforma penale non conosce la vita vera dei processi nei tribunali.
di Francesco Merlo
La Repubblica, 21 gennaio 2023
Con lui il Paese si risveglia nel passato: giustizialisti contro garantisti, giudici contro politici. Neppure concentrando le loro forze, i vari De Magistris, Woodcock, Ingroia e via indietreggiando sino all’insuperabile Di Pietro, avrebbero saputo inventarlo meglio - e forse sarebbe giusto dire peggio - di così. Carlo Nordio suona infatti la carica come se fosse il ministro di Astio e Giustizia: “la democrazia dimezzata”, “il Parlamento supino”, “il pasticcio colossale”, “voi vedete mafia dappertutto”. Come se scrivesse il capitolo finale del suo libro “Giustizia ultimo atto”, Nordio si intesta dunque “la rivoluzione copernicana” e si trasforma nel Giustiziere della Giustizia.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 21 gennaio 2023
Le uscite del guardasigilli agitano Fratelli d’Italia. E qualcuno pensa già all’opzione Bongiorno. Il Guardasigilli Carlo Nordio rappresenta un problema per la maggioranza di destra-centro? Lecito chiederselo alla luce del fatto che proprio il ministro della Giustizia, quello più voluto e sostenuto dalla premier Giorgia Meloni, sia quello che sta creando più problemi al Governo in questi giorni. Candidato un anno fa da Fratelli d’Italia addirittura alla presidenza della Repubblica, ora rappresenta una vera grana soprattutto per Fratelli d’Italia; eppure Meloni lo aveva fortemente sponsorizzato anche quando Silvio Berlusconi stava minacciando di far saltare l’alleanza perché voleva a via Arenula Maria Elisabetta Alberti Casellati.
di Carmelo Caruso
Il Foglio, 21 gennaio 2023
Il ministro viene arginato da Fratelli d’Italia per le sue uscite sulle intercettazioni e difeso da Lega e Forza Italia: “Stiamo buttando via le nostre battaglie liberali e garantiste”.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 21 gennaio 2023
Intercettazioni, mafia, riforma Cartabia: c’è qualcuno che fa il controcanto a Nordio. E non è uno qualsiasi: è la voce della Meloni a via Arenula, incaricato di temperare le sortite garantiste del ministro.
di Salvatore Merlo
Il Foglio, 21 gennaio 2023
Patto tra la premier e il suo ministro della Giustizia: a lei serviva scippare la giustizia alla “pelosità” di Forza Italia, raggiungendo un equilibrio tra nuove posizioni garantiste e giustizialismo storico della destra. Equilibrio che richiede però un ammorbidimento anche da parte dell’ex magistrato. Con l’obiettivo di una riforma ambiziosa.
di Tiziana Maiolo
Il Riformista, 21 gennaio 2023
Ma il problema è sempre lo stesso, ieri come oggi, e si chiama corporazione dei magistrati, soprattutto della parte più reazionaria e controriformista cui appartengono alcuni dei più famosi procuratori. Cui va aggiunta la piccola combattiva truppa di quegli ex che non sopportano l’idea di essere pensionati e poi anche di quelli che sono transitati in Parlamento con i Cinque Stelle. Tutti costoro non vorrebbero cambiare mai niente, nell’amministrazione della giustizia, aggrappati come sono alla forza straordinaria che il mondo della politica ha regalato loro fin dai tempi di Mani Pulite. E stiamo parlando di trent’anni fa. Un tempo lungo quasi quanto la latitanza di Matteo Messina Denaro, anni durante i quali qualcosa però è cambiato, e almeno se ne parla. Al termine di un lungo commento su Repubblica ieri Stefano Folli lo ha detto esplicitamente. Sono proprio le ultime tre righe, ma sono anche quelle che ti rimangono in mente, al termine della lettura: “..nessuno può sottovalutare il potere vero della magistratura e la sua forza anche mediatica”. Il che vuol dire teniamone conto, non lo dimentichi neppure il ministro. Ma nello stesso tempo si mette anche in guardia il lettore dal fatto che in democrazia mai toghe e divise dovrebbero aspirare al potere, e men che meno afferrarlo anche quando viene loro servito su un piatto d’argento, come accaduto in Italia.
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