di Vittorio Mezzi
Il Fatto Quotidiano, 20 gennaio 2023
Il Parlamento europeo “esorta le autorità marocchine a rispettare la libertà dei media e a garantire processi equi ai giornalisti imprigionati”. Con una risoluzione approvata a larga maggioranza (356 voti a favore, 32 contrari e 42 astenuti) durante la seduta del 19 gennaio, l’Eurocamera condanna, per la prima volta dal 1994, la condotta assunta dalle autorità di Rabat nei confronti di giornalisti e attivisti politici in aperta violazione dei diritti fondamentali e dell’accordo di associazione Ue-Marocco. Passa anche l’emendamento, presentato dal gruppo delle sinistre, che esprime “profonda preoccupazione” per le accuse secondo cui le autorità di Rabat avrebbero corrotto alcuni eurodeputati e chiede per i rappresentanti del Marocco “l’applicazione delle stesse misure applicate ai rappresentanti del Qatar”: tra queste lo stop all’accesso dei delegati dei due Paesi coinvolti nel caso.
di Mattia Feltri
La Stampa, 19 gennaio 2023
Ricordo quand’ero bambino e nell’acqua della Pianura Padana c’era in eccesso non so più quale sostanza nociva. Allora si cambiò la legge, si innalzarono i limiti di tolleranza e la stessa acqua, all’indomani, era diventata potabile. Non so se il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, si sia ispirato a quell’estroso legislatore quando - nell’intervista di ieri alla Stampa - progetta di cambiare la Costituzione per reintrodurre l’ergastolo ostativo nelle stesse forme che erano state dichiarate incostituzionali.
di Gaetano Silvestri*
La Stampa, 19 gennaio 2023
Come cittadino fedele alla Repubblica ed osservante delle sue leggi ho salutato con soddisfazione l’arresto di un capo-mafia ricercato da trent’anni e ritenuto responsabile di orrendi delitti oltre che di un continuo inquinamento della vita economica e istituzionale della Nazione. Risponderà dei suoi atti nei termini stabiliti dalle norme vigenti e pagherà il suo debito con la collettività, scontando le pene che si è meritato. Anch’io, come tutti i cittadini, sono grato ai magistrati e alle forze di polizia che hanno conseguito questo importante risultato, che segna una netta riaffermazione della legalità contro il crimine.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 19 gennaio 2023
Il garante Mauro Palma: “Non è più lo strumento iniziale”. Fratoianni: “Non basta”. Più del 41bis potrà la cultura del diritto: è su questa strada che si vince la lotta alla mafia. Il concetto è chiaro e ineccepibile, ma difficile da far passare mentre va in onda a reti unificate la retorica del carcere duro rinvigorita dall’arresto di Matteo Messina Denaro, trasferito nel carcere ad alta sicurezza delle Costarelle, a L’Aquila, dove sono rinchiusi in celle singole 159 dei 749 detenuti sottoposti al regime di 41bis, tra cui i grandi mafiosi e terroristi non pentiti, dalla brigatista Nadia Lioce ai boss Leoluca Bagarella, Raffaele Cutolo, Felice Maniero e Francesco Schiavone.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 19 gennaio 2023
Intervista al professore Marco Ruotolo sull’ipotesi, lanciata da Piantedosi, di cambiare la Carta in nome della lotta alla criminalità organizzata: “L’articolo sulle pene è un principio supremo. Sarebbe un grave errore parametrare tutta la legislazione penale sulle esigenze del contrasto alla mafia”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 19 gennaio 2023
Il tema del divieto della sessualità in carcere sarà nuovamente sollevato davanti alla Corte Costituzionale. Ma questa volta con argomentazioni diverse che prima non erano state prese in considerazione. A sottoporre la questione di legittimità innanzi alla Consulta sul divieto ai detenuti, derivante dall’applicazione dell’articolo 18 dell’Ordinamento penitenziario, di fare sesso con i loro partner, in quanto tale divieto potrebbe colpire i diritti costituzionali, è il magistrato di sorveglianza di Spoleto Fabio Gianfilippi.
di Alessandra Ventimiglia
La Discussione, 19 gennaio 2023
Sempre più gravi le condizioni nelle 17 carceri minorili. Il 2022 è stato un anno difficile per il mondo del carcere: record di suicidi, proteste, incendi dolosi ed evasioni, che non hanno risparmiato neanche gli istituti penitenziari minorili, come il Beccaria di Milano e Casal del Marmo a Roma.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 19 gennaio 2023
Il ministro in Senato si corregge sulle intercettazioni. Sul programma le promesse sono garantiste, ma la maggioranza non lo è affatto. E il Guardasigilli deve rettificare gli annunci e poi smentirsi nei fatti.
di Alessandro De Angelis
huffingtonpost.it, 19 gennaio 2023
Il guardasigilli va in aula e sulle intercettazioni dice il contrario di quello che aveva detto in commissione. Poi cancella trojan e separazione delle carriere. Il ministro, Carlo Nordio è sempre lo stesso. Solo che c’è Nordio 1 che in tv, pochi giorni fa, aveva sentenziato che “i mafiosi non parlano a telefono”. E oggi in Parlamento - in gergo si chiama toppa - ha spiegato, a mo’ di precisazione, che al telefono ci parlano, ma non dei loro reati (tesi che comunque non regge perché proprio dall’ascolto dei sodali di Matteo Messina Denaro si sono trovate le tracce necessarie all’arresto).
di Francesco Grignetti
La Stampa, 19 gennaio 2023
Dalla Lega a Fdi crescono i malumori sulle limitazioni ai pm. Gli spifferi corrono. Le voci di dissidi nella maggioranza si accavallano. Forse la riforma della giustizia e delle intercettazioni, come l’aveva delineata il ministro Carlo Nordio, subirà più di un ripensamento. Specie dopo il successo investigativo di Palermo, con la premier Giorgia Meloni che si precipita in Sicilia, si fa fotografare tra i carabinieri, spiega al mondo come alla figlioletta che “è il successo dei buoni contro i cattivi”, e poi certo non ha alcuna intenzione di entrare in conflitto proprio con i magistrati, eroi positivi di questa vicenda. Perciò da giorni si sente dire nel centrodestra che la riforma delle intercettazioni slitterà a tempi migliori. Qualcuno è esplicito al riguardo. Tommaso Foti, il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, inviato a parlare nella trasmissione Agorà, alla domanda se il reato di corruzione sia un reato sul quale bisogna adoperare l’intercettazione come strumento di indagine, ha risposto seccamente: “Sì”. Oppure si ascolti il senatore indicato dalla Lega per intervenire in Aula, Manfredi Potenti: “Si è dimostrato intangibilmente come questo strumento sia indispensabile e insostituibile proprio per la lotta alla criminalità”. E di contro sale il mugugno di Forza Italia, che vedeva dietro l’angolo uno storico successo, con le intercettazioni ridotte al minimo indispensabile, e di nuovo tornate un tabù intoccabile per chi crede in legge e ordine a destra come a sinistra.
- La “riforma” di Nordio piace anche ai renziani. Pd e 5S al fianco dei pm
- La giustizia è ancora il vero inciampo del governo Meloni
- Governo garantista? Era solo una pia illusione
- Se il ministro Nordio finge di non sapere che i reati di mafia si scoprono indagando su altro
- Perché l’arresto di Messina Denaro frenerà la “rivoluzione” di Nordio sulle intercettazioni











