di Valentina Stella
Il Dubbio, 19 gennaio 2023
Il guardasigilli chiarisce la posizione sugli ascolti. Ma tira dritto: ”La rivoluzione copernicana sull’abuso delle intercettazioni è un punto fermo del nostro programma”.
di Giulia Merlo
Il Domani, 19 gennaio 2023
Dalla cattura del mafioso Matteo Messina Denaro allo scivolone sulla nomina dei laici del Csm il passo è brevissimo. La giustizia rimane il settore più scivoloso per il governo Meloni: strumento di propaganda ma anche causa di profondissime divisioni nella maggioranza, dove convivono sensibilità molto diverse. Il diritto penale dà grande visibilità ma anche trascinare in polemiche da emicrania e ne sa qualcosa il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che nella sua relazione al Senato ha dovuto ritornare sul tema delle intercettazioni. Il suo obiettivo è quello di ridimensionarle, riducendo i reati per cui sono consentite, limitando la spesa e bloccandone la pubblicazione.
di Iuri Maria Prado
Il Riformista, 19 gennaio 2023
Gli arretramenti in senso anti-garantista della maggioranza di centrodestra possono sorprendere solo chi ingenuamente aveva dato credito a qualche vago proclama liberale di quello schieramento e alla scelta di officiare Carlo Nordio a capo del ministero della Giustizia.
di Gianluca Di Feo
La Repubblica, 19 gennaio 2023
“Nessun mafioso ammette reati al telefono”. Nel difendere davanti al Senato la volontà di limitare le intercettazioni, il ministro della Giustizia Carlo Nordio è arrivato ad affermazioni paradossali e fuori dal tempo. Non si ricordano casi in cui qualcuno abbia ammesso reati al telefono, mafioso o meno: anche l’ultimo indagato per furto conosce la realtà della sorveglianza telefonica, centrale in dozzine di fiction tv. Se parla, lo fa in maniera allusiva. Questo però non significa che le intercettazioni abbiano perso importanza. Perché i boss e i loro fiancheggiatori hanno bisogno di comunicare. Magari usano le chat online: ad esempio Giuseppe Guttadauro, medico e capo del mandamento di Brancaccio, riteneva che Telegram fosse sicura. Oppure si confrontano tenendo i cellulari spenti o affrontando la conversazione solo in luoghi che reputano inviolabili.
di Gianluca Mercuri
Corriere della Sera, 19 gennaio 2023
Una frenata in realtà è in atto da tempo, perché alla fine è Meloni che comanda. E la cultura della premier, se non si può definire giustizialista è di certo ultra-legalitaria e cozza con il rischio che un allentamento dei bulloni la faccia fare franca a qualcuno.
di Goffredo Buccini
Corriere della Sera, 19 gennaio 2023
Auspicabile un sussulto bipartisan delle forze politiche (almeno di buona parte di esse) e di una grandissima fetta di magistratura, la quale non ha alcuna voglia di essere tirata dentro guerricciole di fazione.
di Tiziana Maiolo
Il Riformista, 19 gennaio 2023
Gli impegni assunti ieri mattina dal Guardasigilli sono importanti e stanno nel solco del garantismo. Il governo gli permetterà di realizzarli? Alla fine il ministro Nordio perde la pazienza e sbotta: vi interessa solo parlare di intercettazioni? Allora sappiate che su questo attueremo la rivoluzione copernicana, non vacilleremo, non esiteremo, andremo fino in fondo.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 19 gennaio 2023
Fabio Pinelli, avvocato indicato dalla Lega, è il più accreditato per la vice presidenza dell’organo costituzionale dopo il pasticcio di FdI su Valentino. Già oggi lo scrutinio di riparazione. Testardi sulla linea con la quale martedì hanno provato a chiudere la partita del Consiglio superiore della magistratura, i capi di Fratelli d’Italia hanno deciso di provare a rimediare immediatamente al pasticcio dell’altro giorno, quando avendo dovuto ritirare a votazioni già aperte il loro candidato di punta, candidato anche alla vicepresidenza dell’organo costituzionale, Giuseppe Valentino, sono riusciti a concentrare sul candidato subentrato meno voti di quelli necessari a eleggerlo. Dunque c’è un decimo consigliere da eleggere e FdI si incaponisce su Felice Giuffrè, anticipando a oggi la nuova seduta comune delle camere già convocata per martedì prossimo. I presidenti dei due rami parlamentari non hanno fatto una piega, La Russa avendo avuto un ruolo non marginale nel pasticcio su Valentino (è però stata eletta un’avvocata del paese di origine dei La Russa, Paternò).
di Filippo Femia
La Stampa, 19 gennaio 2023
Il fondatore di Libera: “Nella lotta alle cosche è necessaria una rigenerazione culturale. Cosa Nostra affonda le radici nel vuoto dei diritti, si può battere con la giustizia sociale”. La lunga latitanza di Messina Denaro è stata favorita da quella di alcuni politici: “Non hanno capito che le mafie si combattono anche con le politiche sociali, garantendo i diritti fondamentali come lavoro, istruzione e salute”. È la convinzione di Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera e Gruppo Abele. Da oltre trent’anni sotto scorta per le minacce di Cosa Nostra (Totò Riina diede l’ordine di ucciderlo), il “prete degli ultimi” auspica una “rigenerazione culturale” e la fine della “diserzione etica della politica”: in quel modo la mafia diventerà “un fenomeno criminale circoscritto, slegato dal resto della società”.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 19 gennaio 2023
L’accusa in Aula lanciata dalla senatrice di Alleanza Verdi e Sinistra. Depositate le motivazioni della sentenza sull’appello bis: “Il falso verbale di arresto fu l’origine dei depistaggi”. “L’Italia spende meno di altri paesi europei per la giustizia, è ventiduesima per numero di magistrati in proporzione alla popolazione ed è uno degli ultimi, fra quelli appartenenti all’Ocse, per lentezza delle cause civili.
- “Renato Vallanzasca è seriamente malato, serve una perizia medica”
- Un cortocircuito giuridico sta cancellando sentenze di condanna già emesse per reati gravi
- L’Aquila. Messina Denaro nel carcere più efficiente per i detenuti malati
- Macerata. Ipotesi di realizzare un nuovo carcere, Antigone: “Spreco di soldi pubblici”
- Savona. Manca il carcere da sette anni: gli avvocati scrivono al ministro Nordio











