di Daniela Preziosi
Il Domani, 13 maggio 2022
Non ci sono spie “attenzionate” dai nostri servizi segreti dentro la tv pubblica, non c’è un’attività “occhiuta” che potrebbe ricordare, per dirla con ironia, una storia di Le Carré o, per dirla più seriamente, un’inquisizione alla McCarthy. Il tema che il Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, ieri ha messo in luce con l’audizione dell’amministratore delegato Rai Carlo Fuortes, è più generale. È in atto un fenomeno di infowar, viene direttamente dal Cremlino e supporta la guerra di invasione contro l’Ucraina. I media, pubblici e privati, debbono dunque avere una capacità di lettura di questo fenomeno. Poi ciascuno si regolerà come crede.
di Mario Marazziti
Avvenire, 13 maggio 2022
Era una tiepida giornata romana esattamente vent’anni fa, il 13 maggio 2002, quando a Sant’Egidio 23 organizzazioni piccolissime o internazionali come Amnesty International, Fidh, Penal Reforme International, Sant’Egidio hanno firmato il certificato di nascita della Coalizione mondiale contro la pena di morte. Con 11 co-fondatori demmo vita al primo Consiglio esecutivo.
di Viviana Mazza
Corriere della Sera, 13 maggio 2022
“Lo Stato vuole controllare come ricordiamo il passato”. Segej Bondarenko ha documentato e insegnato la storia dello stalinismo e spiega perché ricercatori come lui agli occhi del Cremlino sono pericolosi. “Volevamo raccontare come i gulag fossero un’idea statale. Ma lo Stato è tutto in Russia”
di Davide Lerner
Il Domani, 13 maggio 2022
La cinquantatreenne giornalista americano-palestinese Shireen Abu Akleh del network qatarino Al Jazeera è rimasta uccisa mercoledì all’alba nella cittadina palestinese di Jenin durante un’incursione dell’esercito israeliano. La televisione di Doha ha immediatamente accusato i soldati dello stato ebraico di aver fatto fuoco sulla cronista specializzata nella copertura dei territori palestinesi definendolo un “caso lampante di omicidio”.
di Monica Ricci Sargentini
Corriere della Sera, 13 maggio 2022
“Pane, lavoro, libertà”, “il burqa non è il nostro hijab”. Hanno del coraggio da vendere le donne afghane che, nei giorni scorsi, sono scese in piazza a Kabul armate di cartelli per protestare contro la disposizione che le obbligherebbe ad uscire di casa coperte dalla testa ai piedi. “Vogliamo vivere come esseri viventi, non come prigioniere in un angolo della casa, non vogliamo essere tenute chiuse mentre i nostri mariti vanno a mendicare il cibo” ha detto una di loro, Saira Sama Alimyar.
di Giacomo Papi
Il Foglio, 12 maggio 2022
Separazione e contrapposizione, come sempre. Ma una nuova lingua è possibile. Nell’ufficio del direttore del carcere di San Vittore è appeso un meraviglioso disegno a matita che occupa un’intera parete. È composto solo di fogli A4 incollati da cerotti di carta dell’infermeria.
di Francesca Sabella
Il Riformista, 12 maggio 2022
Quando pensiamo alle carceri, pensiamo inevitabilmente a grandi contenitori che tengono il “male” lontano da noi e dalle nostre case. Carcere è sinonimo di sicurezza: entra chi ha sbagliato, si getta la chiave e amen. Si getta, insieme con la chiave, gran parte dei diritti dell’uomo, di un’idea di società che riabilita e include nuovamente chi ha sbagliato, si getta anche l’idea di un’istituzione che deve rieducare e non punire.
di Alessandro Trocino
Corriere della Sera, 12 maggio 2022
Lei è Flavia Filippi, cronista giudiziaria di La7. Il suo progetto si chiama “Seconda Chance” e si propone di rendere più operativa la Legge Smuraglia del 2000 che offre agevolazioni a chi assume detenuti. “Se riesco a farli incontrare la diffidenza svanisce”.
di Claudio Castelli
Il Sole 24 Ore, 12 maggio 2022
L’ordinamento giudiziario è materia sconosciuta e scivolosa: troppi parlano per luoghi comuni e sulla base di vulgate false, senza conoscere l’attuale quadro normativo e spesso senza avere mai messo piede in un Palazzo di giustizia.
di Liana Milella
La Repubblica, 12 maggio 2022
Sempre più probabile che si voti per il nuovo Consiglio con la vecchia legge. Dopo gli show di Ferri alla Camera, a palazzo Madama Italia viva chiede l’audizione del procuratore aggiunto di Roma Racanelli, protagonista di lunghe intercettazioni con Palamara, ma salvato in extremis al Csm dal trasferimento d’ufficio.
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