di Emanuele Bonini
La Stampa, 11 luglio 2022
C’è un potenziale tutto “rosa” che il nostro Paese non sfrutta. Il commissario Ue: “Occorrono politiche per l’assistenza all’infanzia e l’uguaglianza di genere”. La crescita economica passa per la forza lavoro femminile, che però scarseggia in Europa, come, ancor più, in Italia.
di Anna Granata
Il Domani, 11 luglio 2022
Si chiama trappola della somiglianza e questa volta non dobbiamo caderci. L’idea diffusa e radicata che per essere cittadini si debba essere simili, se non identici, condividendo gusti calcistici o musicali, stili di vita e culturali. Immagini di giovani musulmane capaci di recitare a memoria la Divina commedia, adolescenti dagli occhi a mandorla che tifano Italia, intere classi multiculturali capaci di cantare l’inno di Italia hanno popolato in questi anni telegiornali e social media.
di Maria Novella De Luca
La Repubblica, 11 luglio 2022
Per la serie “I diritti non vanno in vacanza” intervista all’avvocata che si batte per fecondazione assistita ed eutanasia. “Nel 2004 incontrai Luca Coscioni e capii che quella era la mia strada”. Il rapporto con Pannella e Bonino. “Le piante del mio terrazzo un dono di Emma”.
di Ilaria Carra
La Repubblica, 11 luglio 2022
Per Gherardo Colombo, ex magistrato e a capo del comitato “Legalità milanese”, la mancata legalizzazione delle droghe leggere “favorisce i guadagni della criminalità”.
di Simone Bauduccio
Il Fatto Quotidiano, 11 luglio 2022
“Siamo pazienti non delinquenti. Se lo Stato non riesce a garantirci la cannabis terapeutica ce la coltiviamo noi”. Simone Stara è il presidente dell’aps “Seminiamo Principi” che in provincia di Torino ha allestito una serra per coltivare cannabis. “Ci siamo messi in gioco rischiando di andare a processo ma la nostra non è una disobbedienza, è lo Stato che viola la Costituzione non garantendoci le cure” racconta Stara mentre attraverso un’applicazione sul tablet regola l’irrigazione delle piantine. L’impianto è gestito da persone con disabilità ed è nato con l’idea di garantire le cure per qualche mese a undici pazienti affetti da gravi patologie come la tetraplegia o la fibromialgia.
di Massimo Giannini
La Stampa, 11 luglio 2022
Viviamo un presente “retrotopico”. Perduta l’utopia, ci rifugiamo nella nostalgia. Nel mondo, ormai da quasi cinque mesi, c’è di nuovo la guerra. L’Angelo della Storia di Walter Benjamin, con il viso rivolto al passato e una catastrofe di morti e rovine ai suoi piedi, non riesce più a spiccare il volo verso il futuro. Così ci stiamo abituando anche a questo: l’orrore del Donbass, i missili che piovono, i civili che muoiono. Tutto è già quasi routine, almeno per la nostra coscienza morale. Ma non per la nostra esistenza materiale. Del conflitto russo-ucraino valutiamo il costo economico, più che il conto delle vittime. Quanto rincara la bolletta del gas, il pieno di benzina, la spesa al supermercato? Quando scatteranno le restrizioni alle forniture di energia, di aria fredda o di acqua calda? Dove arriverà l’inflazione, la più ingiusta di tutte le tasse, che non ha pietà dei più deboli? L’Africa e l’Asia sono già in fiamme. Le immagini dello Sri Lanka, dove migliaia di disperati assaltano il lussuoso palazzo presidenziale e si tuffano nella piscina del rais Rajapaksa, non simboleggiano il Quarto Stato di Pellizza Da Volpedo che avanza e si emancipa dal bisogno. Sono piuttosto l’allegoria della ciclica, universale, feroce ribellione dei popoli contro le élite.
di Ezio Mauro
La Repubblica, 11 luglio 2022
Una è combattuta sul campo in Ucraina. L’altra è sospesa, non guerreggiata e tuttavia dichiarata: è il conflitto tra la Russia e l’Occidente. Dunque le guerre sono due. Una combattuta sul campo in Ucraina, l’altra sospesa, non guerreggiata e tuttavia dichiarata, anzi ormai introiettata nella coscienza dei popoli. È il conflitto tra la Russia e l’Ovest che Putin ha messo al centro del suo ultimo discorso con i leader della Duma, creando una nuova immagine dell’eterno nemico: “l’Occidente collettivo”, accusato di cercare lo scontro per contenere il Cremlino e indebolire la sua guida, “seminando discordia, devastando la società e demoralizzando le persone”, e infine impegnato a “combattere fino all’ultimo ucraino per battere la Russia sul campo di battaglia. Ci provino”.
di Benedetta Argentieri
The Post Internazionale, 11 luglio 2022
Una repressione senza confini - Con la scusa della propaganda terrorista, che colpisce qualsiasi voce critica con la linea di governo, oggi in Turchia ci sono 65 giornalisti in prigione. Almeno 241 sono stati perseguiti solo nel 2021, e centinaia hanno obbligo di firma e divieto di espatrio. Non solo. Avvocati, politici eletti, attivisti, chiunque non segua la narrazione mainstream del governo, chiunque racconti quello che avviene, o dia voce al dissenso viene arrestato e bollato come terrorista.
di Caterina Stamin
La Stampa, 11 luglio 2022
I media: “Un nuovo Regeni?”. Non ci sono tracce del giovane 27enne dall’agosto scorso. Svuotato il suo conto al bancomat. La famiglia: “Le autorità francesi ed egiziane avvisate, ma finora non hanno informazioni”.
di Riccardo Noury
Corriere della Sera, 11 luglio 2022
Mentre in Liberia il Senato ha approvato l’abolizione della pena di morte, in un altro stato africano, la Nigeria, c’è stato uno sviluppo molto preoccupante. Un tribunale dello stato di Bauchi ha emesso tre condanne alla lapidazione nei confronti di altrettanti uomini giudicati “colpevoli” di essere omosessuali. I tre imputati, di 20, 30 e 70 anni, non hanno potuto avere assistenza legale e sono stati condannati sulla base, secondo il giudice, delle loro “confessioni”. Bauchi è uno dei 12 stati della Nigeria, molti dei quali nel nord, che applicano la shari’a. L’articolo 134 del codice penale dello stato prevede che “chiunque commetta il reato di sodomia sarà punito con la morte tramite lapidazione o ogni altro metodo deciso dallo stato”. Negli stati dove non è applicata la shari’a, l’omosessualità è comunque un reato punibile con 14 anni di carcere. I tre condannati hanno ora 30 giorni di tempo per ricorrere in appello.









