di Marco Santopadre
Il Manifesto, 8 novembre 2025
I due Centri sono pensati per 183 adulti, ma saranno trattenuti anche minori. Anche la Spagna, come altri paesi europei, ha deciso di compiere un ulteriore passo nel processo di esternalizzazione delle frontiere, finanziando la costruzione di due centri di trattenimento per migranti in Mauritania. A rivelarlo è un’inchiesta realizzata dalla “Fondazione porCausa” e pubblicata dal quotidiano “El Salto” che sta agitando le acque nella già traballante maggioranza di governo. L’esecutivo non ha dato grande pubblicità all’inaugurazione, avvenuta il 17 ottobre scorso, delle due strutture situate nella capitale mauritana Nouakchott e a Nouadhibou, al confine con il Sahara Occidentale. Entrambi i centri sono stati finanziati, con un milione di euro di fondi europei, dalla Fondazione per l’Internazionalizzazione delle Pubbliche Amministrazioni (FIAP), un’agenzia di cooperazione che fa capo al Ministero degli Esteri di Madrid.
di Ornella Favero*
Ristretti Orizzonti, 10 novembre 2025
Gentile dottor Napolillo, Lei è stato di recente nella Casa di reclusione di Padova e ha visto un carcere dove, pur nelle difficoltà del sovraffollamento, si cerca con la collaborazione di tutti di rispettare il mandato costituzionale, cioè di garantire a più detenuti possibile di non entrare in carcere e uscirne a fine pena come sono entrati, ma di fare un percorso realmente rieducativo, che significa crescere culturalmente, mettere in discussione le proprie scelte passate, avere voglia di fare i conti con la sofferenza provocata dai reati, nelle vittime ma anche nei famigliari delle stesse persone detenute.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 7 novembre 2025
Una circolare centralizza le autorizzazioni per gli eventi educativi e culturali. L’allarme di magistrati e associazioni: “Così si svuota il carcere dalle occasioni di riscatto”. Giachetti interroga Nordio. Una nota del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria rischia di paralizzare le attività trattamentali in buona parte delle carceri italiane. È questa la denuncia che emerge dall’interrogazione parlamentare presentata martedì scorso dal deputato Roberto Giachetti di Italia Viva e dai durissimi comunicati del Coordinamento nazionale dei magistrati di sorveglianza e di AreaDG.
di Teresa Olivieri
Italia Oggi, 7 novembre 2025
A decidere sulle attività educative e ricreative dei detenuti non saranno più i direttori degli istituti e i giudici ma il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Con il rischio di allungare i tempi e creare ulteriore burocrazia. Le nuove indicazioni, che riguardano gli Istituti penitenziari con circuiti a gestione dipartimentale (Alta sicurezza-AS, Collaboratori di giustizia, 41 bis), sono contenute in una circolare datata 27 febbraio 2025 ma formalizzata il 21 ottobre scorso, firmata dal Direttore generale dei detenuti e del trattamento del Ministero della giustizia, Ernesto Napolillo, indirizzata ai Provveditorati regionali e alle Direzioni degli istituti penitenziari.
di Chiara Cacciani
huffingtonpost.it, 7 novembre 2025
I primi effetti della centralizzazione voluta dalla Giustizia per il via libera a tutte le iniziative culturali negli istituti penitenziari. Boscoletto (cooperativa Giotto): “Faccio davvero fatica a capirne il senso”. Un incontro di promozione alla lettura rivolto a detenuti maghrebini annullato all’ultimo minuto a Padova: era stato programmato da mesi, erano state coinvolte le istituzioni e il Consolato e già pagati i biglietti ferroviari per le due scrittrici di origine tunisina e invece niente. E poi un evento della Camera penale saltato a Torino, mentre viene sospeso (momentaneamente? Chissà) a Parma il progetto che da alcuni anni portava classi di un liceo classico oltre le sbarre, a confrontarsi insieme alle persone ristrette sul tema fondamentale della giustizia riparativa. Non solo: sarà quasi impossibile mantenere in tutti e 40 gli istituti penitenziari coinvolti l’appuntamento del prossimo 15 novembre con la Colletta Alimentare, il momento che da 15 anni permetteva alle persone detenute di contribuire alla spesa solidale attiva nel resto d’Italia.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 7 novembre 2025
La lettera a Nordio di Agnese Moro, Bachelet e altri familiari delle vittime. “Gentile signor ministro della Giustizia, noi familiari di vittime delle azioni terroristiche, della lotta armata e della criminalità organizzata, da tempo impegnati in attività volte a realizzare il dettato Costituzionale di favorire la rieducazione dei detenuti”, (...) “guardiamo con notevole perplessità e sofferenza personale alle norme restrittive recentemente introdotte nelle carceri italiane”. Comincia così la lettera che Giovanni Bachelet, Fiammetta Borsellino, Marisa Fiorani, Manlio Milani, Lucia Montanino, Maria Agnese Moro, Giovanni Ricci e Sabina Rossa hanno inviato al ministro della Giustizia, Nordio.
di Marcello Pesarini
transform-italia.it, 7 novembre 2025
Prima i fatti poi le interpretazioni. Solo una breve premessa: per una parte non indifferente dell’amministrazione della Giustizia, si susseguono dichiarazioni, interventi, interviste. Poi, di fronte a necessità che non possono essere ignorate, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria pensa siano sufficienti o comunque necessarie comunicazioni che non hanno nulla di complessivo, ma possono ulteriormente infastidire o gettare la zizzania. Nel giro di una settimana, il 14 e il 21 ottobre 2025, sono state consegnate alle organizzazioni sindacali dei lavoratori penitenziari e ai provveditorati penitenziari nonché alle direzioni degli istituti penitenziari, due diverse direttive. Quella a data 14/10 è dedicata alla prevenzione degli eventi critici, e rivolta alle organizzazioni sindacali oltre che alle direzioni.
di Gianni Alemanno e Fabio Falbo
Il Dubbio, 7 novembre 2025
Luciano fino a qualche giorno fa era il mio “capocella”: nella cella 2-B-13 (ovvero secondo piano, reparto B, cella 13, la stessa dove quarant’anni fa stavo con Paolo Di Nella) era il più anziano di permanenza. Da sei giorni Luciano è stato trasferito in una cella singola, i cosiddetti “cubicoli”. Luciano è uomo d’altri tempi, trapiantato nella nostra contemporaneità. Scolpito nella roccia nonostante abbia superato i 60, faccia buona che in un attimo può diventare feroce, nella vita fa il muratore e il capomastro e qui a Rebibbia è uno dei migliori lavoranti impiegati nell’edilizia. Ogni giorno racconta con soddisfazione tutto il lavoro che ha fatto, spesso da solo e in condizioni proibitive, ma sempre a perfetta regola d’arte: l’abito mentale dell’artigiano, soddisfatto della sua maestria, del lavoro ben fatto, più che del ritorno economico ottenuto (qui in carcere veramente miserevole: mediamente 700 euro al mese).
di Enrico Bellavia
L’Espresso, 7 novembre 2025
Insofferenza. È il sentimento che muove le reazioni del governo contro la “pretesa invadenza” dei giudici. Un’irritazione che diventa pura avversione quando il controllo di legalità costituisce un argine alla dismisura, allo strapotere, all’arbitrio. In tempi di propaganda anche lo stop della Corte dei conti al Ponte e perfino le attuali indagini sulla sbrigativa soluzione data allora al delitto di Garlasco vengono usati per puntellare il sì al referendum sulla separazione delle carriere. Che, però, con i casi elevati a pretesto nulla ha a che fare. L’uso distorto degli argomenti tradisce l’obiettivo reale: la riforma costituzionale che Meloni vuole appuntarsi al petto ha la funzione di dare una lezione ai magistrati.
di Errico Novi
Il Dubbio, 7 novembre 2025
A Palazzo Chigi la “war room” tra il ministro e il sottosegretario Mantovano. In via di definizione la strategia mediatica per il voto sulla riforma. Sarà lui, Carlo Nordio, il vero frontman della campagna referendaria. Il guardasigilli come simbolo della battaglia per il Sì. Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza e, come Nordio, magistrato e principale consigliere della premier Giorgia Meloni sulla giustizia, ieri mattina avrebbero dovuto confrontarsi sull’investitura al ministro, già ben consapevole della propria destinazione alla prima linea. Poi altre emergenze hanno rubato la scena, ma la strategia in vista del voto popolare sulla separazione delle carriere resta in cima all’agenda.
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