di Youssef Hassan Holgado
Il Domani, 7 novembre 2025
Inizia la terza stagione di “Ellissi”, il podcast realizzato da Amnesty International Italia ed Emons Record in collaborazione con Domani. Anche questa volta i testi sono di Giuseppe Paternò Raddusa e l’attore Gianmarco Saurino sarà la voce narrante delle tre storie al centro della nuova stagione, quelle di Mauro Guerra, Gabriele Sandri e Davide Bifolco. Tutte vittime di uomini in divisa.
unifimagazine.it, 7 novembre 2025
Ogni anno, nel mondo, circa un milione e mezzo di bambini e giovani entra in contatto con il sistema di detenzione. Queste cifre evidenziano un dramma sociale e una questione di salute pubblica: gli ex detenuti adolescenti presentano tassi più alti di disturbi mentali, malattie infettive e patologie croniche. Gianni Virgili, docente di Malattie dell’apparato visivo presso il Dipartimento di Neuroscienze, Psicologia, Area del Farmaco e Salute del Bambino, ha partecipato a una review condotta da un team internazionale e pubblicata su Clinical Medicine, rivista del gruppo The Lancet, che ha affrontato per la prima volta in maniera sistematica un aspetto rimasto finora ai margini del dibattito scientifico: il legame tra disturbi sensoriali e incarcerazione giovanile.
di Franco Corleone
Il Manifesto, 7 novembre 2025
La Controconferenza sulle droghe convocata dalla rete di associazioni della società civile che da anni si oppone alle politiche proibizioniste e puramente repressive dei governi in materia di stupefacenti proibiti. Un mistero si aggira nella politica italiana. Riguarda Alfredo Mantovano che è l’esponente più potente del governo Meloni e che oltre alla delega ai Servizi segreti ha voluto la direzione del Dipartimento antidroga. Perché occupare un ruolo che era stato di Carlo Giovanardi? Non penso che sia il frutto di una ossessione, ma si leghi alla ambizione di riscrivere la storia e di far prevalere la morale contro il diritto e sconfiggere la scienza e la razionalità. In apparente paradosso, infatti la destra proclama il “pugno duro sulla droga” e si è affidata a chi era stato l’ispiratore della legge iper proibizionista nota come Fini-Giovanardi per una rivincita dopo la cancellazione di quel mostro giuridico da parte della Corte costituzionale. Rientra così in circolazione la stessa paccottiglia di parole d’ordine reazionarie, fondata sugli stessi “miti”: la “droga è droga”, senza distinzione, perché la droga è il Male. Per questo la sostanza più demonizzata è la cannabis, la droga di passaggio alle sostanze pesanti: il “mito” per eccellenza per sbarrare la strada della legalizzazione corredato dalla falsità sullo spinello che non è più quello di una volta e dalla criminalizzazione perfino della canapa tessile. Quanto ai consumatori “tossicodipendenti”, è pronta la soluzione della reclusione nelle comunità sul modello di San Patrignano per “salvarli” dalla droga, nell’anima e nel corpo.
di Viviana Daloiso
Avvenire, 7 novembre 2025
Al via a Roma la Conferenza nazionale: due giorni di lavori che vedono protagonisti gli operatori, i servizi e le comunità di recupero. Obiettivo, il confronto aperto col governo e l’attesa svolta sulla governance del sistema e sulla riforma del Testo unico. Dimenticate il fentanyl, la cannabis, l’eterna polarizzazione tra legalizzare sì e legalizzare no: le parole d’ordine sono, piuttosto, efficacia dei percorsi terapeutici, sistema multidisciplinare integrato, persone. E soprattutto, aspettative. Perché alla Conferenza nazionale sulle dipendenze che si apre oggi a Roma si è arrivati dopo un lungo lavoro preparatorio, con 8 tavoli tematici che si sono incontrati a cadenza quasi mensile a partire da aprile coinvolgendo tutto il mondo dei servizi con l’unico, ambizioso obiettivo di cambiare una volta per tutte il modo di occuparsi di “droga” nel nostro Paese.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 7 novembre 2025
La Corte d’appello di Roma dubita che l’Italia potesse siglare il protocollo con Tirana. Decideranno i giudici di Lussemburgo, a cui è arrivato il terzo rinvio pregiudiziale sul protocollo. Questa volta i centri in Albania potrebbero saltare per sempre. E non solo quelli: pure gli altri che qualsiasi Stato membro pensi di costruire in maniera analoga al di fuori del territorio dell’Unione. Rischiano persino di essere limitati i poteri nazionali nelle materie a competenza concorrente tra Ue e paesi membri. L’asilo e molte altre.
di Maurizio Delli Santi*
Avvenire, 7 novembre 2025
Il divieto di tortura è inderogabile: non esistono circostanze eccezionali che possano attenuarne l’applicazione. Adempiere ai mandati della Cpi non è un atto di cortesia diplomatica, ma un obbligo pieno. Si torna a parlare del caso Almasri dopo che le autorità libiche hanno emesso un mandato di arresto nei suoi confronti con le accuse di tortura e altri gravi crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Una premessa qui è necessaria: non ci interessa alimentare polemiche nel dibattito politico, ma unicamente porre una riflessione giuridica, etica e civile. L’attenzione è dunque sui principi che hanno portato allo Statuto della Corte penale internazionale e, più in generale, sul sistema di tutela dei diritti umani a livello internazionale, cui finora l’Italia, con la sua cultura giuridica e civile, ha dato fondamentali contributi e si è sempre riconosciuta. Il tema non è astratto: la società civile e l’opinione pubblica hanno un ruolo essenziale nel sollecitare dibattito e consapevolezza sulle decisioni dello Stato, poiché la tutela dei diritti internazionali e il rispetto degli obblighi derivanti da norme di ius cogens non è responsabilità solo degli apparati governativi o giudiziari, ma patrimonio legittimo della comunità.
agenzianova.com, 7 novembre 2025
La popolazione detenuta dall’Agenzia statunitense per l’immigrazione e le dogane è aumentata di quasi il 70 per cento da quando Trump ha iniziato il suo secondo mandato. Il numero di detenuti sotto la custodia dell’Agenzia statunitense per l’immigrazione e le dogane (Ice) è salito questa settimana a 66 mila, stabilendo un nuovo record. Lo rivela l’emittente statunitense “Cbs News”. La popolazione detenuta dall’Ice è aumentata di quasi il 70 per cento da quando Donald Trump ha iniziato il suo secondo mandato, a gennaio, quando l’agenzia tratteneva circa 39 mila persone. Il precedente record risaliva al 2019, durante il primo mandato di Trump, quando l’Ice aveva detenuto circa 56 mila persone in un determinato momento, secondo dati governativi raccolti da ricercatori della Syracuse University.
di Francesco Castagna
Avvenire, 7 novembre 2025
Con l’approvazione del Laken Riley Act, che prevede la detenzione o la deportazione, chi non possiede documenti è ancora più in difficoltà. Bailey è un’assistente sociale in prima linea: “Dobbiamo vincere la sfiducia”. Negli Stati Uniti di Trump è una corsa a salvare il salvabile sui temi sociali. Dopo l’approvazione del Laken Riley Act, che prevede la detenzione o la deportazione dei migranti, chi entra fuori dai canali ufficiali è ancora più in difficoltà. È un sistema sbagliato a monte che gli americani difficilmente comprendono, spiega Bailey, un’assistente sociale di una scuola del Mississippi.
di Francesca Paci
La Stampa, 7 novembre 2025
Il presidente dell’Anp: “Il nostro impegno per la fine della guerra non cambia, ma bisogna essere in due”. Il presidente palestinese Abu Mazen parla con La Stampa durante una parentesi del viaggio a Roma, dove ha incontrato il Papa, condividendone l’impegno a “consolidare il cessate il fuoco e costruire una pace duratura” e dove oggi vedrà il presidente Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni.
di Alberto Minnella
Il Fatto Quotidiano, 7 novembre 2025
Data in sposa a 12 anni, Goli non ha avuto infanzia, né scuola, né giochi, né quella libertà che da noi consideriamo un diritto naturale. Ha avuto invece un marito violento, crudele, padrone. C’è, in un angolo dimenticato dell’Iran, una ragazzina che oggi rischia di finire impiccata. Si chiama Goli Kouhkan, e già il nome pare un fiore calpestato. Quando le misero il velo bianco della sposa aveva dodici anni, e il mondo per lei finì ancor prima di cominciare. Lo sposo era un parente, scelto dalla famiglia, e il matrimonio fu celebrato come si fa con le capre, un contratto, una transazione tra poveri. Non c’è nulla di romantico in questa storia raccontata da The Guardian, solo miseria, superstizione e una donna bambina consegnata al suo destino come un oggetto di casa, con il silenzio delle madri e l’indifferenza dei padri.
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