di Andrea Lorenzo Capussela
Il Domani, 27 luglio 2021
Si parla di impunità, a proposito della prescrizione, ma circolano pochi dati. Ne discuterò alcuni sui crimini economici e finanziari, come la corruzione o il falso in bilancio. Reati scelti non perché siano necessariamente più gravi di altri, ma perché la loro diffusione colpisce la fiducia nella politica e nei mercati, e perché i loro protagonisti sono tipicamente parte delle categorie - politici, imprenditori, amministratori pubblici - che più influenzano le scelte politiche delle nazioni.
Il confronto - Da decenni la Banca mondiale elabora stime sulla diffusione della corruzione. Il suo indicatore ordina le nazioni secondo una scala che va da 2,5 a -2,5. Nel 2019 il livello assegnato a un paese particolarmente virtuoso, la Finlandia, era 2,15. Il livello della Francia, dove gli scandali non sono ignoti, era 1,30. Quello dell'Italia 0,24.
Non conosco simili stime per gli altri reati economici e finanziari, ma suppongo che la situazione non sia molto diversa. Del resto, l'indicatore del rispetto della legge disegna un quadro simile: Finlandia 2,02; Francia 1,41; Italia 0,28. Questi dati non vanno presi alla lettera, ma resta utile fissare gli ordini di grandezza che ci restituiscono. In Italia la corruzione sarebbe nove volte più diffusa che in Finlandia (2,15/0,24 = 8,9), e oltre cinque volte più che in Francia (1,30/0,24 = 5,4). Lì, invece, la diffusione sarebbe meno che doppia rispetto alla Finlandia (2,15/1,30 = 1,7). Il Consiglio d'Europa pubblica annualmente i dati sulla popolazione carceraria. Secondo l'ultima rilevazione, riferita al 31 gennaio 2020, le persone che scontavano in carcere una condanna definitiva per reati economici e finanziari erano 136 in Finlandia, 2.601 in Francia, e 418 in Italia. In rapporto alla popolazione, quindi, per questi reati c'era un carcerato ogni 40.625 residenti in Finlandia, uno ogni 25.797 in Francia, uno ogni 144.126 in Italia.
Ciò significa che in Finlandia il numero dei carcerati per questi reati era oltre il triplo che in Italia (144.126/40.625 = 3,5), e in Francia oltre il quintuplo (144.126/25.797 = 5,6). E la ragione non è una diversa propensione a ricorrere al carcere, perché rispetto alla generalità dei reati l'Italia imprigiona più di entrambe queste nazioni. I carcerati con condanna definitiva per reati di droga, in particolare, sono quasi il doppio che in Francia e quasi il triplo che in Finlandia. Esclusa questa spiegazione, combino la comparazione con quella sulla frequenza dei reati. Se in Italia i crimini economici e finanziari sono nove volte più diffusi che in Finlandia, ma i carcerati per questi reati sono meno di un terzo, in rapporto alla popolazione, ne consegue che verso di essi l'Italia è oltre trenta volte più tollerante della Finlandia (8,9x3,5 = 31,1). Il rapporto con la Francia è pressoché uguale (5,4x5,6 = 30,2). Francia e Finlandia sono in equilibrio, infatti: la prima è più corrotta della seconda (1,7 volte di più) ma anche il numero dei carcerati è maggiore (di 1,6 volte).
Tolleranti - Queste cifre, ripeto, non devono essere prese alla lettera. Non solo per le limitazioni e la scarsezza degli indicatori, ma anche perché i confini cronologici e geografici della comparazione dovrebbero essere allargati. Ma almeno una cosa si può dire, alla luce dell'equilibrio esistente tra Francia e Finlandia e dello squilibrio tra l'Italia ed entrambe. Noi siamo singolarmente tolleranti verso i crimini tipici della classe dirigente, che infatti pare più incline a violare la legge che altrove. E che il divario sia di tre, di dieci, o addirittura di trenta conta relativamente poco: l'effetto sullo sviluppo civile ed economico è comunque pesante, per le ragioni che ho detto.
La prescrizione è certo una causa di impunità, soprattutto per questi reati. Ma il problema di fondo, quanto alla riforma della giustizia, è immaginare sanzioni al tempo stesso civili - ossia rispettose della pari dignità delle persone, e temo che in Italia il carcere non lo sia quasi mai - e dissuasive. Questo è un tema non meno urgente dell'efficienza e dei tempi della giustizia, ma è meno discusso. Una ragione, presumo, è che questi sono i reati tipici della classe dirigente, nella quale la solidarietà interna sembra spesso prevalere sulla cura dell'interesse generale. Quindi è dalla società che deve venire la spinta per affrontare il problema. Ma se anche ciò non avvenisse, converrà tenere presente questi dati nel valutare il dibattito che ora si svolge attorno alla riforma della giustizia.
La Nazione, 27 luglio 2021
Dramma a Capanne. Agente della polizia penitenziaria si è sparato con la pistola d'ordinanza nel carcere di Capanne e ora è in fin di vita. A denunciare il fatto è Fabrizio Bonino, segretario del Sappe, sindacato della penitenziaria. "Al secondo piano della caserma di Perugia Capanne stamattina, erano circa le 8,10, un assistente capo coordinatore della Polizia Penitenziaria ha tentato un gesto estremo sparandosi con l'arma d'ordinanza. Immediatamente sono intervenuti i medici dell'area sanitaria dell'Istituto ed i colleghi tutti: è stata chiamata l'ambulanza. Dopo una Tac, sembrerebbe avere gravi danni a fegato, reni e polmoni ed è in procinto di essere operato: la speranza ovviamente è che si possa salvare" "È una notizia agghiacciante, che sconvolge tutti noi - aggiunge Donato Capece, segretario nazionale Sappe - dall'inizio dell'anno ci sono stati ben quattro suicidi nelle fila del Corpo di Polizia Penitenziaria, nel 2020 furono 6 i poliziotti penitenziari che si sono tolti la vita ed erano stati 11 nel 2019. Numeri sconvolgenti.
di Giulio Gavino
La Stampa, 27 luglio 2021
Un detenuto italiano, di 49 anni, recluso nel carcere di Sanremo, presso la sezione "Sex Offender", si è impiccato la scorsa notte. L'uomo era stato condannato per più estorsioni aggravate ed era accusato di una lunga serie di truffe agli anziani. Proprio per quest'ultimo motivo era stato associato a questa specifica sezione, che non comprende soltanto chi ha commesso reati a sfondo sessuale nei confronti di donne. Stando a quanto ricostruito, l'uomo si sarebbe tolto la vita con un lenzuolo legato alla grata del bagno. È stato un agente, durante un'ispezione delle celle ad accorgersi che l'uomo non era a letto, mentre gli altri detenuti dormivano. "Nulla da fare per il detenuto, che ha deciso di evadere la scorsa notte dalla vita terrena - afferma il segretario regionale della Uil Polizia Penitenziaria, Fabio Pagani - malgrado gli immediati soccorsi della polizia penitenziaria e del personale sanitario".
di Pierluigi Sposato
Il Tirreno, 27 luglio 2021
Ci sono 25 detenuti "ma non si deve abbassare la guardia". Don Enzo: "Indispensabili comunque spazi di vivibilità". Sono tutti d'accordo: la situazione del carcere di via Saffi è più che soddisfacente. Ma non basta, non bisogna abbassare la guardia. Né adesso né nel nuovo carcere che dovrà vedere la luce (ma non c'è ancora una data) alla ex caserma Barbetti di via Senese.
Dei problemi della detenzione, anche e soprattutto a livello nazionale, si è parlato nei giorni scorsi nella diretta video di Radio Radicale che ha avuto luogo dall'esterno di via Saffi e alla quale hanno partecipato Rita Bernardini (Partito Radicale e "Nessuno tocchi Caino"), Francesca Scopelliti ("Fondazione internazionale per la giustizia Enzo Tortora"), l'avvocato Massimiliano Arcioni (presidente Camera penale di Grosseto) e don Enzo Capitani (cappellano del carcere). Un "memento" al quale ciascuno ha portato il proprio contributo, anche scritto, parallelamente all'iniziativa di raccolta firme sul referendum giustizia.
"In carcere - dice don Enzo, sacerdote da trenta anni in via Saffi - la situazione dal punto di vista umano è eccellente. La struttura è piccola e, soprattutto, gli agenti della polizia penitenziaria sono disponibili a camminare accanto ai detenuti. Anche il settore educativo attivo nel carcere cerca di recuperare e superare le carenze strutturali. Cosa vuole dire? Vuol dire che in via Saffi manca uno spazio di vivibilità esterna alle celle. C'è un terrazzo con il calcio balilla, troppo poco".
E quindi isola felice ma... "Ma comunque un nuovo carcere serve - dice don Enzo - per migliorare ancora le condizioni umane. Occorre sviluppare la parte rieducativa, sennò quella lì - dice indicando l'ingresso - è soltanto una porta girevole, in cui chi esce è purtroppo destinato a rientrare. Serve una svolta".
Don Enzo cappellano da trenta anni: differenze notate? "Il carcere è uno spaccato della città. Nei primi anni Ottanta qui c'erano soprattutto i tossicodipendenti. Poi, qualche anno fa, ci sono state in contemporanea quattro persone accusate di omicidio: una situazione che è apparsa immediatamente anomala. Io dico che, nel quadro più generale del pianeta giustizia, questa periferia deve essere portata al centro".
Attualmente ci sono 25 detenuti, principalmente persone in attesa di giudizio. "Servono strutture moderne e dignitose - è il parere di Arcioni - Questa è una struttura non in sovraffollamento ma fatiscente, anche se l'amministrazione si impegna a tenerla dignitosa, soprattutto per i detenuti". In ambito nazionale, il presidente ha rilevato "l'esasperata ricerca del consenso elettorale", un giustizialismo "che ha svegliato i peggiori istinti di vendetta".
Il dibattito in diretta, anche con domande degli ascoltatori arrivate via Whatsapp a Bernardini (che ha elogiato la ministra Cartabia per le recenti iniziative), ha riguardato temi più generali. "Dai tempi di Enzo - ha tra l'altro detto Scopelliti, che di Tortora era stata compagna - purtroppo non è cambiato nulla".
Il Resto del Carlino, 27 luglio 2021
Sopralluogo della consigliera regionale Cestari nella struttura penitenziaria: "Ci sono 190 detenuti a fronte di 300 posti". Poco più di 190 detenuti a fronte di una potenziale capienza di 300. Una situazione certamente controcorrente quella del carcere cittadino. Qui ieri mattina si è svolto il sopralluogo della consigliera regionale Laura Cestari.
La consigliera regionale di Liga Veneta per Salvini Premier ha fatto tappa alla struttura in via Vittorio Bachelet ieri mattina dopo aver già illustrato nel corso della settimana scorsa in aula a Palazzo Ferro Fini, sede della Regione, la relazione sull'attività 2017-2020 del garante regionale per i diritti alla persona. Cestari è stata ricevuta dal direttore Tazio Bianchi, dal comandante Sara Milani e dal capo dell'area educativa Monica Motta.
La consigliera ha potuto toccare con mano la situazione dell'istituto polesano che, numeri alla mano, rappresenta un'eccezione nel panorama carcerario regionale ed italiano. A fronte infatti di una capienza regolamentare di 208 unità e una tollerabile di 306, i detenuti presenti ad oggi sono 'solo' 193, 90 dei quali in regime di cosiddetta alta sicurezza (81 italiani e 9 stranieri) e 103 in media sicurezza (32 italiani e 71 stranieri), con 112 ingressi dal primo gennaio scorso (59 da altri istituti) e 128 uscite (15 da altri istituti).
La delegazione, nel breve tour, ha potuto visionare tutti gli ambienti della struttura. A loro si è unito anche il garante provinciale Guido Pietropoli. Soddisfazione al termine del sopralluogo da parte della Cestari che ha così commentato: "Rovigo rappresenta una situazione assai positiva sia a livello regionale che nazionale, non essendo al momento interessata dal problema cronico del sovraffollamento che pure nel Veneto fa registrare un totale di 2287 detenuti su una capienza regolamentare di 1908 posti.
Al di là dei numeri, il ruolo delle istituzioni, quindi anche la Regione e del garante che essa esprime (si è insediato Mario Caramel in sostituzione di Mirella Gallinaro) resta quello di organi vigilanti. La pandemia ha riportato al centro del dibattito la questione della detenzione e il delicato equilibrio che esiste tra certezza della pena, rieducazione e dignità della condizione carceraria".
di Simone Bianchin
La Repubblica, 27 luglio 2021
In prefettura firmato il protocollo con la ministra della Giustizia Marta Cartabia: "C'è ancora da fare, lo spaccio si è spostato, ma questi sono segnali di speranza". Venti detenuti del carcere di Opera si prenderanno cura della manutenzione del boschetto di Rogoredo, l'area alla periferia Sud di Milano diventata nota come il 'boschetto della droga' - saranno formati per farlo e si aggiungeranno ai volontari già operativi per la riqualificazione dell'area verde naturale.
L'intesa è stata firmata oggi in Prefettura alla presenza della ministra della Giustizia Marta Cartabia che ha sottoscritto con il prefetto Renato Saccone, il capo dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Bernardo Petralia, il sindaco di Milano Beppe Sala e associazioni che hanno contribuito alla rinascita del parco, come Italia Nostra, il protocollo che stabilisce, in maniera sperimentale e per tre anni (con borse-lavoro e tirocini) la promozione di attività di cura e manutenzione di aree verdi, parchi e giardini da parte di massimo 20 detenuti per ciascuno dei tre anni per un percorso di riscatto collettivo già in atto, anche in carcere a Opera dove funzionano le attività di scuderia e cura dei cavalli gestite dalle Giubbe Verdi.
"Sono lavoratori particolarmente motivati - ha detto la ministra della Giustizia - e il loro coinvolgimento mette in rilievo due aspetti del tempo della pena: la formazione e il lavoro, per fare sì che sia l'occasione per una seconda possibilità". L'ex boschetto della droga, nella sua parte più ampia dal lato di via sant'Arialdo, tra Rogoredo e Porto di Mare, famoso per essere stato a lungo una delle più grandi piazze di spaccio e consumo di stupefacenti in Italia, da luogo di degrado - definito "un limbo di spettri tra siringhe e sguardi vitrei" da un padre che lì era andato a riprendersi suo figlio - oggi è luogo frequentato da runner e ciclisti e diventa "un bene comune fruibile da tutta la comunità", ha detto Marta Cartabia: "Celebriamo una rinascita che è già iniziata da anni anche se l'emergenza non è sconfitta e lo spaccio si sposta", come avviene dall'altro lato dei binari del treno, dove permane l'attività di vendita e consumo di stupefacenti.
"Mi piace pensare - ha aggiunto la ministra - che il protocollo abbia un valore simbolico di speranza e rinascita per i troppi ragazzi che vengono risucchiati in quell'abisso. Il mercato della droga cambia caratteristiche e contesti e non svanisce, anche perché è sempre alimentato dal business della criminalità organizzata".
"Siamo intervenuti tutti insieme perché Milano ha qualcosa in più, a volte", ha detto il sindaco Beppe Sala: "Il boschetto di Rogoredo era diventato un simbolo negativo che ha rappresentato una sfida alla città. Ora i tossicodipendenti si sono spostati lungo i binari e noi interverremo, con pazienza cercheremo di mettere mano alla cosa. La detenzione deve essere rieducazione e reinserimento: a Milano stiamo facendo la nostra parte, abbiamo dimostrato la volontà di farlo e io ci credo in particolare". I detenuti del carcere di Bollate, ha aggiunto Sala, erano già stati impiegati a turno, in duecento, nei lavori per l'allestimento di Expo 2015, "e ha funzionato in maniera incredibile. Poi nel 2017 all'Idroscalo avevamo detenuti di Opera e Bollate che si erano occupati di quello di cui si occuperanno a Rogoredo, ovvero la manutenzione del verde".
Per il prefetto di Milano Renato Saccone, "è stato smantellato il mercato più importante ma ci sono rivoli che vanno controllati e perseguiti, però ora il parco è fruibile da tutti in piena sicurezza". L'intesa (denominata 'L'unione fa la forza - volontari al servizio di una Milano più verde e più bella'), come sottolinea la presidente del tribunale di Sorveglianza di Milano, Giovanna Di Rosa, porterà alla formazione di venti detenuti in tre anni, che daranno una mano per dare un nuovo vestito alla città: il protocollo rappresenta "una boccata d'ossigeno per le carceri milanesi che potrà restituire dignità attraverso il lavoro".
di Antonella Barone
gnewsonline.it, 27 luglio 2021
Un protocollo che prevede di impegnare i detenuti nella tutela del verde pubblico e di acquisire competenze utili per reinserirsi nel mondo del lavoro. È questo lo scopo dell'accordo firmato oggi presso la Prefettura di Milano dalla ministra della Giustizia, Marta Cartabia, insieme al capo dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria (DAP) Bernardo Petralia e con il sindaco di Milano Giuseppe Sala alla presenza del prefetto Renato Saccone. Una promozione diretta all'attività di cura e manutenzione di aree verdi, parchi e giardini con il coinvolgimento di persone detenute.
"L'unione fa la forza - volontari al servizio di una Milano più verde e più bella" è infatti il progetto a cui afferisce il protocollo che, avvalendosi di soggetti volontari nelle attività di tutela del patrimonio urbano, ha già restituito all'uso sicuro da parte della cittadinanza ampie aree del Parco Porto di Mare e altri analoghi contesti urbani, alcuni dei quali, come il boschetto di Rogoredo, tristemente noti per essere una piazza di spaccio di sostanze stupefacenti.
Le persone detenute che accetteranno di svolgere attività formativa inizialmente a titolo di volontariato ma in una prospettiva professionalizzante, secondo quanto consentito dall'art.20 ter dell'ordinamento penitenziario, saranno inserite in una rete costituita da volontari e operatori del terzo settore. Nel testo dell'accordo si evidenzia come l'impegno nella tutela e nel recupero del patrimonio pubblico rappresenti per le persone detenute un'esperienza a forte contenuto sociale e, nel contempo, valorizzi la "cultura della restituzione", vale a dire la riparazione indiretta dei danni provocati dalla commissione dei reati.
"A oggi sono 130 sono i protocolli già firmati in tutta Italia con sperimentazioni notate a livello internazionale, dato che le Nazioni unite hanno preso come modello il nostro protocollo e portato in altri paesi come in Messico. Questo è l'autentico volto dell'amministrazione penitenziaria, questo è il volto in cui vogliamo riconoscerci e di cui siamo tutti orgogliosi": ha commentato la ministra Marta Cartabia intervenendo in Prefettura - "Lo sappiamo, e lo sa bene chi ci vive e lavora - ha aggiunto - quanto quest'ultimo anno sia stato particolarmente difficile per il carcere ma non possiamo solo inseguire le emergenze ma occorre progettare a lungo termine. Bisogna prevenire e guardare con prospettiva lunga e questo protocollo ha questo grande merito".
E mentre la ministra parlava dei protocolli raggiunti, il capo Dap Bernardo Petralia ha anche aggiunto che "I 130 i protocolli d'intesa con enti e istituzioni italiane che impegnano i detenuti in lavori di utilità pubblica diventeranno 140 entro il prossimo mese" specificando come siano state già programmate la sottoscrizioni dall'Ufficio Centrale Lavoro Detenuti del Dap, struttura a cui si deve la creazione di un vero e proprio modello di lavoro carcerario, apprezzato dalle Nazioni Unite e già adottato in Messico. Per la Guardasigilli si tratta di "un evento importante e positivo che celebra una rinascita iniziata da anni che vede un percorso alle spalle e uno proiettato in avanti: un punto di arrivo e di partenza. Numerosi detenuti di Opera saranno formati e poi impegnati nella manutenzione del verde di un'area tristemente famosa a Milano e oltre come le piu' grandi piazze di spaccio in Italia: da luogo di degrado diventa un bene comune".
Il protocollo, sperimentale e di durata triennale, prevede che il percorso di formazione teorico sia seguito da una fase on the job da svolgersi nel Parco Porto di Mare e nei quartieri di Rogoredo e Santa Giulia. Manutenzione e conservazione del verde pubblico, pulizia di aree degradate, piantumazione di nuove specie arboree, valorizzazione della flora e della fauna locale sono tra le principali materie dell'attività formativa. Al termine del percorso i corsisti detenuti che avranno superato la prova di apprendimento teorico-pratica svolgeranno un periodo di tirocinio e una borsa lavoro. Insieme ai firmatari dell'accordo, sono intervenuti alla cerimonia Giovanna Di Rosa, Presidente del tribunale di sorveglianza di Milano, Luisa Toeschi, presidente Italia Nostra, Sezione Milano Nord, e Giuseppe Scabioli, presidente dell'Associazione Giacche Verdi Lombardia.
di Fiorenza Elisabetta Aini
gnewsonline.it, 27 luglio 2021
Come far conoscere la figura della Garante dei diritti delle persone private della libertà ai giovani detenuti del Ferrante Apporti? A questa domanda, venerdì 23 luglio, le componenti dell'Ufficio della Garante istituito presso il Comune di Torino in collaborazione con Simona Vernaglione, direttrice dell'Istituto penale minorile, hanno risposto presentando ai ragazzi ospiti dell'Istituto, un depliant illustrativo della figura e del ruolo di garanzia dell'organismo di tutela.
La "graphic novel", il fumetto come lo chiameremmo noi in Italia, è stato realizzato da Francesca Bonetto, civilista che ha prestato servizio nell'ufficio del Garante del capoluogo piemontese, ed è costituita da cinque parti all'interno delle quali il "giovane detenuto, protagonista, viene accompagnato nei suoi dubbi e nelle sue incertezze da un'ape che risponde instancabile alle domande", invitandolo a contattare chi è chiamato a proteggere quei diritti, perché, spiega, i "diritti che non sono un premio ma vanno garantiti, sempre e comunque".
Monica Cristina Gallo, la Garante, a proposito delle visite al Ferrante Aporti, racconta con soddisfazione di aver "riscontrato un clima disteso, collaborativo e di grande attenzione nei confronti degli ospiti". L'istituto, dopo l'inevitabile periodo di chiusura determinato dalla pandemia, sta iniziando a riprendere le attività scolastiche e formative, i laboratori, i corsi e tutti i progetti che possono aiutare i ragazzi a superare le difficoltà.
Il Resto del Carlino, 27 luglio 2021
Da oggi a venerdì, a Modena, il festival Trasparenze offre una panoramica su spettacoli e attività delle compagnie che operano negli Istituti della regione con Teatro carcere. Oggi alle 16 debutta 'Odissea' progetto biennale del Teatro dei Venti, che mette in relazione le carceri di Modena e Castelfranco Emilia, con repliche il 28, 29 e 30 luglio. Ingresso riservato agli spettatori autorizzati. Odissea è il risultato finale del lavoro svolto all'interno delle strutture carcerarie e in sala prove tra riunioni e discussioni a distanza, prove da remoto e riprese video in teatro.
Un viaggio diventato sfida che prende finalmente forma dopo oltre due anni di ricerca, prove e confronto. La sfida consiste nell'attraversare insieme agli spettatori tutti i luoghi che hanno reso possibile la creazione, luoghi distanti e che abitualmente non comunicano tra loro: l'edificio teatrale, la città e le carceri stesse.
Nella stessa giornata alle 21.30 al Teatro dei Segni in via San Giovanni Bosco 150, il Teatro del Pratello, porta in scena "Padre, guardami! secondo studio", esito di un lungo laboratorio con un gruppo di ragazzi in carico ai servizi della giustizia minorile. Rappresenta la penultima tappa del progetto 'Padri e Figli' una polifonia di voci di figli che chiamano, confortano, urlano, rincorrono padri sperduti, tanto sordi quanto fragili. Con i ragazzi della Compagina del Pratello e Giorgia Ferrari; drammaturgia di Paolo Billi; è una produzione Teatro del Pratello e Coordinamento Teatro Carcere Emilia Romagna.
termolionline.it, 27 luglio 2021
Carcere, prima volta in Molise del Capo del Dap Bernardo Petralia e dell'Ispettore generale dei Cappellani delle Carceri don Raffaele Grimaldi. La visita, promossa dall'Ispettorato Generale dei Cappellani delle carceri italiane, in collaborazione con l'associazione Liberi nell'Arte (circolo Acli aps), Ucsi Molise, OdG Molise e Aiart Molise, avrà luogo giovedì, 29 luglio 2021 e sarà declinata in due momenti: Istituzionale e Pastorale al mattino (Carcere di Campobasso), Culturale e di Formazione (Circolo Sannitico -Sala Fratianni) nel pomeriggio.
L'incontro della giornata dal tema "Carcere, un punto fermo e una svolta, ovvero, il carcere per uno sviluppo della sostenibilità sociale, si inserisce nell'ambito della presentazione del libro (prima assoluta) "La voce di Dio dietro le sbarre" di Raffaele Grimaldi (prefazione don Luigi Ciotti- postfazione Andrea Riccardi) attorno alla quale ruoterà, nel pomeriggio, la formazione giornalistica (giornalismo e carcere). Al mattino, a partire dalle ore 10:00, accoglienza e visita dei due ospiti nella Casa Circondariale e di Reclusione di Campobasso che si concluderà con la Santa Messa, nella cappella del carcere, presieduta da don Raffaele Grimaldi alla presenza della direzione, del personale, dei volontari e dei detenuti.
Nel pomeriggio, alle ore 16.00, presso il Circolo Sannitico di Campobasso, si terrà la presentazione del libro alla presenza delle massime autorità Istituzionali, giudiziarie e penitenziarie, di polizia penitenziaria, del garante dei diritti della persona, della direzione del carcere di Campobasso, dell'Ordine dei giornalisti del Molise e della Stampa Cattolica. Tra gli interventi, ci sarà anche la testimonianza di un detenuto. L'evento si configura come momento di formazione giornalistica con l'attribuzione di 6 crediti formativi deontologici e crediti formativi attributi anche dall'ordine degli avvocati.
Per la normativa vigente anti covid-19 il numero dei posti sarà ridotto, pertanto, l'evento sarà trasmesso anche in diretta sulla pagina Facebook Liberi nell'Arte. Particolarmente significativo sarà l'incedere degli interventi che permetteranno una disseminazione e un confronto tra gli operatori del settore e l'universo giornalistico molto attento alle tematiche carcerarie a partire dalla Carta di Milano fino alle problematiche attuali, in questa particolare congiuntura riformistica legata alle dinamiche scaturite dall'emergenza pandemica. In particolare, il libro (Tau Editrice) composto da 13 capitoli con prefazione di don Luigi Ciotti e postfazione di Andrea Riccardi è uno strumento di accompagnamento pastorale nella realtà dei cappellani e degli operatori penitenziari "tessitori di giustizia" al servizio nelle carceri. Misericordia, missione e dialogo, sono - secondo l'ispettore don Grimaldi - le direttrici che indicano il contrastante accompagnamento lungo il cammino negli Istituti di detenzione. Una "difficile missione" che si caratterizza all'interno della scelta pastorale nella vita intramuraria.
Le domande che si concretizzano in questo ambito così delicato sono incentrate sulla presenza della Misericordia a cui il cappellano dice sì, diventando missionario nella comunità penitenziaria cogliendo linfa dall'appartenenza alla comunità guidata dal vescovo. In questo ambito il cappellano - ribadisce don Grimaldi - è chiamato a essere servo di tutti soprattutto in questo tempo che è stato sferzato dal diradamento dei rapporti sociali. Molti si sono sentiti "incarcerati", in pochi hanno colto questa dinamica per mettersi nei panni di chi vive il dramma della prigionia. Nella prefazione di don Luigi Ciotti è ribadito il senso di questa crisi a cui il sacerdote, come uomo di testimonianza, e il cappellano come uomo di speranza cerca di rispondere in un ruolo di dialogo aperto a tutti.
Toccante e significativo è il titolo scelto per questo /vademecum/ della Misericordia vissuta e sperimentata nelle carceri: La voce di Dio dietro le sbarre, a ribadire la presenza missionaria degli operatori negli Istituti Penitenziari. Nella postfazione Andrea Riccardi esorta a riflettere sull'essere "ambasciatori di Misericordia". Il cappellano deve essere luce che rischiara nella condanna per diradare la disperazione che investe il detenuto.
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