cinquecolonne.it, 29 giugno 2021
A conclusione del laboratorio teatrale nella Casa Circondariale "Antonio Santoro", la proiezione sulle mura esterne dello spettacolo finale con i detenuti della sezione maschile. Mercoledì 30 giugno, in via San Vincenzo de Paoli a Potenza, si chiuderà la terza edizione del progetto "Teatro oltre i Limiti" della Compagnia teatrale Petra. Alle ore 19.30 è in programma la proiezione, sulle mura esterne della Casa Circondariale "Antonio Santoro", della performance finale del laboratorio teatrale che dallo scorso ottobre ha visto coinvolti i detenuti della sezione maschile del penitenziario.
"Teatro oltre i Limiti" è un'attività di teatro sociale in carcere promossa dalla Compagnia teatrale Petra con la stretta collaborazione della Direzione dott.ssa Maria Rosaria Petraccone, del Comandante Giovanni Lamarca e dell'area sicurezza e trattamentale della Casa Circondariale. Alla base del progetto c'è l'assunto del teatro come linguaggio capace di superare il concetto di "limite", nel luogo stesso a cui viene automaticamente abbinato dall'immaginario collettivo. Mettendo insieme teatro, carcere e società civile, "Teatro oltre i Limiti" ribalta la concezione detentiva a favore di una nuova visione: da luogo di vergogna a luogo di cultura.
Giunto alla sua terza edizione, "Teatro oltre i Limiti" intende consolidare quel "ponte" costruito negli anni tra gli abitanti "di dentro", che si relazionano in un modo nuovo grazie al teatro, e quelli "di fuori", che scoprono l'interno delle mura del contesto carcere: il carcere si apre alla città e i detenuti diventano attori. Da ottobre 2020 a giugno 2021, i detenuti della sezione maschile della Casa Circondariale di Potenza hanno potuto seguire un percorso formativo di pratica delle discipline teatrali, attraverso un laboratorio condotto da Antonella Iallorenzi, esperta in teatro sociale, e Mariagrazia Nacci, coreografa e danzatrice.
Il progetto si articola in diverse azioni strettamente collegate tra loro. Il laboratorio teatrale rivolto ai detenuti è accompagnato da un corso tecnico per operatori scenici e da un percorso di formazione destinato, invece, agli operatori sociali. Attraverso gli appuntamenti denominati "Artisti in transito", inoltre, si mettono in relazione detenuti e mondo teatrale, con la partecipazione di artisti del panorama nazionale. Ospite di questa edizione è stato il performer Philippe Barbut, che dal 20 al 23 ottobre ha condotto il workshop "Bermudas out/in", incentrato su un lavoro di ricerca in libertà nel movimento dei corpi. Tra febbraio e marzo 2021, infine, sono stati realizzati degli incontri pubblici on line di approfondimento, con ospiti e testimonianze.
"Siamo felici e soddisfatti per essere riusciti a portare avanti le attività all'interno della Casa Circondariale di Potenza, nonostante un anno caratterizzato da importanti limitazioni. Il progetto dei laboratori di teatro vuole favorire l'incontro tra esterno e interno del carcere e portare avanti nuove forme di dialogo tra le due realtà", spiega la direttrice artistica della Compagnia teatrale Petra Antonella Iallorenzi. "La proiezione del 30 giugno aprirà un varco "virtuale" nelle mura del carcere di Potenza: un momento di condivisione con la comunità che si pone, soprattutto in questo tempo particolare, come un tentativo di resistenza. Per la prima volta quest'anno saranno coinvolti in veste di spettatori anche gli abitanti del quartiere Betlemme, all'insegna di un processo di superamento delle barriere e di relazione con la città".
"Teatro oltre i Limiti" è un progetto prodotto dalla Compagnia teatrale Petra, con il contributo di Otto per Mille della Chiesa Valdese, il partenariato della Casa Circondariale di Potenza e del Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere. La direzione artistica è di Antonella Iallorenzi, la direzione tecnica di Angelo Piccinni. Per assistere alla proiezione sarà necessario prenotarsi e seguire le prescrizioni in vigore in materia di sicurezza sanitaria per l'emergenza coronavirus, inviando una mail all'indirizzo
di David Allegranti
La Nazione, 29 giugno 2021
Presentazione del libro del presidente del Tribunale di sorveglianza di Firenze e del caporedattore di Sette del Corriere della Sera. Il rapporto con la realtà è falsato. Il percepito è più importante del resto, per questo negli anni - nel giornalismo e non solo - ci si è lungamente dedicati ai dati, nel tentativo di riportare un minimo di oggettività nella discussione.
C'è un bel libro di Bill Davies che si intitola "Stati nervosi" in cui viene affrontato il potere dell'emotività nel condizionamento del dibattito pubblico. Quante volte le istituzioni - governi, partiti, singoli ministeri - hanno reagito in termini puramente emotivi, sull'onda di un fatto di cronaca o più fatti di cronaca? Quante volte in nome del populismo penale si sono prese delle decisioni le cui conseguenze non sono temporanee, anzi sono destinate a rimanere perché a nessun governo o parlamento successivo verrebbe mai in mente di ridiscutere una norma populista introdotta precedentemente?
Il libro di Marcello Bortolato ed Edoardo Vigna ("Vendetta pubblica", Laterza) è prezioso perché, capitolo per capitolo, smonta luoghi comuni intorno alle carceri italiane. Come "in carcere si sta meglio che fuori", un grande classico dei due lockdown appena trascorsi.
Leggendo il libro ho ritrovato i riflessi pavloviani che durante l'emergenza sanitaria mi hanno accompagnato - sui social e non solo - nei mesi in cui raccontavo il contagio in carcere. Non avete idea di quante persone - anche insospettabili o, forse meglio, sospettabilissimi elettori di sinistra - si siano scagliate contro chi cercava di raccontare perché c'è una differenza enorme fa contagiarsi in carcere e contagiarsi fuori dal carcere. La parte migliore, devo dire la verità, era quando - sulla scorta anche di alcune argomentazioni favorite da procuratori telegenici e direttori di giornale altrettanto telegenici, mi riferisco a Piercamillo Davigo e Marco Travaglio - si citavano le statistiche. Ora, mentire con le statistiche è facilissimo. È per questo che il ricorso ai dati, seppur utile, non può essere esaustivo. Perché le statistiche non ci dicono tutto e comunque vanno interpretate.
Dunque, è diventato un lavoro smontare le fake news o meglio ancora le balle pronunciate da politici, magistrati e anche dagli stessi giornalisti. Quelle sul carcere sono notevoli e penso che abbiano a che fare con la cattiva coscienza. Un reato è motivo di vergogna, una vergogna che può anche diventare pubblica. C'è chi pensa che nascondendo questa vergogna agli occhi del pubblico, inteso come pubblica opinione, si risolva il problema.
Quello che si cerca è una società igienizzata, sanificata, anche se è solo una illusione. Accanto alla cattiva coscienza però mi pare che ci sia anche un problema di informazione. Letteralmente, di conoscenza. Il libro di Bortolato e Vigna va a coprire opportunamente questo vuoto. Con linguaggio chiaro ed efficace, fa a pezzi il luogocomunismo sul carcere.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 28 giugno 2021
"Sarebbe auspicabile una riforma che ponga limiti invalicabili a tutela della libertà dell'individuo". Per Riccardo Polidoro, co-responsabile Osservatorio Carcere dell'Unione delle Camere Penali italiane "nella totale inerzia del Parlamento in tema di Giustizia, una proposta che pone limiti all'applicazione della custodia cautelare in carcere è sempre benvenuta".
di Valentina Stella
Il Dubbio, 28 giugno 2021
Il referendum che limita l'uso del carcere preventivo cambierà per sempre il rapporto tra indagato e pm. Il terzo dei quesiti referendari promossi dalla Lega e dal Partito Radicale riguarda la custodia cautelare. Secondo le statistiche del ministero della Giustizia al 31 maggio 2021 nelle nostre carceri ci sono 8.501 detenuti in attesa di primo giudizio e altri 7.861 condannati non definitivi.
di Nicola Graziano
Il Riformista, 28 giugno 2021
Infiamma il dibattito sui referendum relativi alla giustizia con prese di posizioni che variano dalla critica serrata (qualcuno li ha definiti "un atto ostile nei confronti della magistratura") fino a giungere a considerazioni sulla loro effettiva utilità dal punto di vista giuridico ovvero sulla loro inopportunità visto che giace in Parlamento un disegno di legge delega sulla riforma dell'ordinamento giudiziario che, per la verità, tocca solo alcuni dei profili che sono implicati nei quesiti referendari. In ogni caso la strada è ancora lunga per arrivare (eventualmente) alla espressione del voto popolare, visto che è appena iniziato il procedimento previsto dalla Costituzione, ma certamente il deposito in Cassazione dei sei quesiti referendari non lascia indifferenti.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 28 giugno 2021
"La soluzione? Riduzione dei tempi dei procedimenti penali oltre che la loro limitazione". Per Maria Vittoria De Simone, Procuratore Nazionale Aggiunto presso la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, "il problema della carcerazione preventiva si risolve con l'accelerazione dei procedimenti e la rapida definizione dei processi, non con il quesito referendario promosso dal Partito Radicale e dalla Lega che rappresenta un grave rischio per la sicurezza pubblica".
di Michele Andreucci
Il Giorno, 28 giugno 2021
Nella Casa circondariale Don Fausto Resmini di Bergamo i laboratori per imparare un nuovo mestiere. Favorire il reinserimento sociale dei detenuti, una volta scontata la pena. È l'obiettivo del progetto che vede la collaborazione di Comune di Bergamo-Ambito territoriale, casa circondariale Don Fausto Resmini, Abf-azienda bergamasca formazione, Soroptimist International Bergamo e Confindustria. Si tratta di un percorso formativo in confezione tessile suddiviso in un corso base tra giugno e luglio e uno avanzato in autunno.
Il primo, già in corso, è rivolto a 10 detenuti alla sede di Abf, e a 10 detenute impegnate nel nuovo laboratorio di confezione in allestimento nel carcere grazie al sostegno di Soroptimist (7 postazioni di cucito e 2 da stiro). Tre gli obiettivi: acquisire competenze in previsione di un avvicinamento dei detenuti al mondo del lavoro, dopo aver scontato la condanna; ricevere piccole commesse e lavorarle in carcere, grazie al laboratorio di confezione tessile; dare un senso alla pena attraverso la rieducazione e il successivo reinserimento nella società, il Comune di Bergamo partecipa al progetto attraverso il sostegno economico al percorso formativo.
La Casa circondariale garantisce le procedure necessarie all'allestimento del laboratorio tessile e all'individuazione dei detenuti destinati all'iniziativa, Abf è responsabile della didattica, Soroptimist fornisce l'allestimento del laboratorio e Confindustria offre un contributo economico. Spiega la direttrice del carcere di Bergamo, Teresa Mazzotta: "Il lavoro è veicolo di risocializzazione, salvaguardia della dignità e consente all'autore di reato di poter scegliere la strada della legalità". "Il lavoro è uno strumento di riabilitazione fondamentale per scongiurare la recidiva", sottolinea l'assessore comunale alle politiche sociali, Marcella Messina.
di Raffaele Sardo
La Repubblica, 28 giugno 2021
Il 6 aprile, in pieno lockdown, scontri tra agenti e detenuti nel penitenziario di Santa Maria Capua Vetere dopo la notizia di un caso di positività al Covid-19 tra le mura dell'istituto. Una misura interdittiva emessa dal gip di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) è stata notificata stamattina al provveditore delle carceri della Campania Antonio Fullone. La misura cautelare è stata emessa nell'ambito dell'indagini sulle violenze avvenute nel carcere casertano, il 6 aprile 2020, in pieno lockdown, durante una rivolta dei detenuti.
La notifica degli avvisi di garanzia agli agenti della polizia penitenziaria indagati, avvenuta l'11 giugno 2020, da parte dei carabinieri, provocò vibranti polemiche per la modalità d'esecuzione: alcuni poliziotti infatti salirono sui tetti dell'istituto penitenziario per protestare perché alcuni degli avvisi erano stati consegnati proprio fuori la sede dell'Istituto di pena, davanti ai familiari dei detenuti.
I carabinieri di Caserta stanno eseguendo oggi 52 misure cautelari emesse dal gip su richiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) nei confronti di appartenenti al corpo della polizia penitenziaria coinvolti negli scontri.
La scintilla fu la scoperta che uno dei circa quattrocento detenuti, addetto alla distribuzione della spesa, era stato messo in isolamento con la febbre alta ed era risultato positivo al coronavirus. Scattò la protesta che ben presto degenerò. Più di cento detenuti del reparto Nilo cominciarono a battere contro le sbarre delle celle e subito dopo costruirono una barriera fatta con le brande. Chiedevano protezione dal virus e in particolare: igienizzanti, mascherine e guanti. Minacciarono con olio bollente chiunque cercava di avvicinarli. Il giorno dopo ci fu una perquisizione del reparto Nilo, ma l'iniziativa degenerò con forti tensioni tra agenti e detenuti. Vennero trovati e sequestrati spranghe ricavate dalle brande, bacinelle piene d'olio, numerosi pentolini per farlo bollire.
In seguito arrivarono le segnalazioni di familiari di detenuti e la denuncia dell'associazione Antigone che segnalava aggressioni ai carcerati che sul corpo avrebbero presentato i segni di percosse e manganellate. "Detenuti denudati e picchiati da agenti con i caschi in testa", diceva la denuncia. Di qui l'apertura di una inchiesta che sfociò in 57 avvisi di garanzia, con ipotesi di reato gravissime come la tortura.
di Giovanni Balugani
Gazzetta di Modena, 28 giugno 2021
Davanti al carcere proteste contro la decisione del giudice Comitato affiancato da Si Cobas e Idee in Movimento: "Le indagini si possono riaprire". Cercare nuovi elementi per riaprire le indagini: è l'obiettivo che si è dato il comitato "Verità e Giustizia" per le morti durante la rivolta al Sant'Anna. Davanti al carcere modenese, ieri mattina, circa quindici persone hanno contestano l'archiviazione disposta dal giudice per le udienze preliminari Andrea Salvatore Romito.
"S'è deciso di insabbiare la più grande strage a Modena dal dopoguerra a oggi - esordisce Alice Miglioli a nome del comitato - Inoltre, le due opposizioni all'archiviazione dell'associazione Antigone (l'autrice dei report sulle carceri) e dal Garante nazionale dei detenuti non sono state prese in considerazione. Non sappiamo cosa sia successo, ma crediamo ci siano tanti "buchi" nella vicenda".
Il comitato ha redatto un dossier a partire dalla rivolta dell'8 marzo 2020 e il testo sarà presentato in varie città. Oggi alle 15 una delegazione andrà, ad esempio, al campo No Tav di Acquaviva (Trento); mercoledì, alle 18.30, lo Spazio Nuovo ospiterà "8 marzo 2020: Modena è diversa". Tra gli avvocati ospiti ci saranno Mario Marcuz (difensore dei firmatari degli esposti di Ascoli) e Luca Sebastiani (difensore dei familiari dell'8 marzo), Mariachiara Gentile e Filomena Chiarelli di Antigone. Sono attese testimonianze anche del Gruppo Carcere e Città. "Non staremo in casa a piangere in un angolo - ribatte Miglioli - ma cercheremo nuovi dati e testimonianze nella tutela di tutti i testimoni: le indagini si possono riaprire".
E mentre Giovanni Iozzoli accusa ("In tribunale si liquida spesso la verità"), Miglioli invita a riflettere sulle origini delle otto vittime archiviate: Slim Agrebi, Ali Bakili, Hafedh Chouchane, Erial Ahmadi, Ben Mesmia Lofti, Ghazi Hadidi, Abdellah Rouan e Artur Iuzu.
"L'unica persona inserita in una rete sociale era Sasà Piscitelli - evidenzia Miglioli - e il suo fascicolo resta aperto". Accanto a "Verità e Giustizia" si sono schierati anche i Si Cobas ("Il nostro interesse sull'eccidio è immutato", avverte il coordinatore provinciale Enrico Semprini) e il gruppo di Castelfranco, Idee in Movimento, rappresentato da Paolo Malvone: "Non ci fermeremo davanti all'archiviazione e in Consiglio portiamo un ordine del giorno sulle carceri". "Occorre lottare per avere la verità - è l'appello di Sara De Nunzio - e un modello di giustizia non repressiva".
di Amedeo La Mattina
La Stampa, 28 giugno 2021
Giulia Bongiorno ha incontrato il ministro Marta Cartabia, che da domani è in tour per le Corti d'Appello d'Italia, e ha espresso il suo sostegno alla riforma della giustizia. Per l'avvocato e senatrice leghista i referendum della Lega corrono su un piano diverso. È convinta che molti magistrati li firmeranno perché si vergognano di far parte della propria categoria.
La riforma sulla giustizia del ministro Cartabia è incartata. La prescrizione spacca la maggioranza. Cosa consiglia al Guardasigilli?
"Il ministro Cartabia sta facendo un ottimo lavoro e non ha bisogno di consigli. Innegabilmente, trovare una sintesi è complicato, perché sul tema giustizia si agitano sensibilità molto diverse: per esempio, c'è chi pensa che il garantismo sia un esercizio di vuota retorica, dimenticando che è un principio inserito nella nostra Costituzione. Sono molto soddisfatta della proposta del Ministro di superare il testo Bonafede sulla prescrizione, che è stato oggetto di un duro confronto tra la Lega e i Cinque Stelle quando eravamo al governo".
Quando ha incontrato il Guardasigilli?
"Nei giorni scorsi il Ministro mi ha chiamato e ho avuto modo di incontrarla. Ho fatto presente ancora una volta che la Lega è al suo fianco e condivide la necessità di ridurre drasticamente i tempi del processo penale; apprezzabile è la scelta di modificare e ridurre i termini di durata delle indagini, anche se sarebbe ancora più efficace prevedere contestualmente sanzioni processuali in caso di ingiustificate stasi del procedimento. Naturalmente, ridurre i tempi non significa ridurre le garanzie".
Cosa vi piace della riforma del processo penale?
"È un intervento ampio e condividiamo una serie di novità, come una nuova organizzazione del processo, il superamento della prescrizione Bonafede, la restituzione al Parlamento del potere di scegliere le priorità. Non concordiamo invece sulle soluzioni tecniche proposte su appello e Cassazione. In questa fase di crisi della magistratura, frutto delle distorsioni di un correntismo esasperato, non possiamo limitare i controlli sulle sentenze".
Sfiducia nei giudici?
"Non è una fase in cui si può rinunciare a un appello pieno, così come non è tempo per introdurre filtri sempre più stringenti per i ricorsi in cassazione. A chi mi dice "sono innocente e ne ho le prove", replico che purtroppo essere innocenti potrebbe non bastare per essere assolti. Sui piatti della bilancia, simbolo della giustizia, temo che a volte potrebbero non esserci solo le prove. È grave, ma è così. Se infatti ci si imbatte in un giudice ambizioso e il pm di quel processo appartiene a una corrente che potrebbe incidere su una promozione, è lecito avere dei dubbi sulla sua imparzialità? Le impugnazioni sono forme di controllo degli errori dei giudici precedenti e a questa garanzia non si può rinunciare".
A cosa servono i referendum che promuovete con i Radicali? È uno schiaffo al governo?
"Solo chi non conosce i temi dei referendum può pensare che ci sia un'interferenza con la riforma. Si pongono su piani nettamente diversi. Non esiste nella riforma Cartabia il tema della separazione delle carriere, ad esempio. E per noi l'indipendenza della magistratura è essenziale. Per usare una metafora calcistica, visto che siamo in tempo di Europei: non è ammissibile che l'arbitro indossi la maglia di una delle due Nazionali in campo".
L'Anm considera il referendum punitivo...
"Da anni sento ripetere la storia delle riforme punitive ogni volta che si tenta di fare una riforma, come da anni sento dire che la magistratura è in grado di riformare da sola il Csm. Oggi molti magistrati si vergognano di far parte della propria categoria e sono i primi che firmeranno per i referendum. Qualcuno di loro mi ha detto che, quando gli chiedono che mestiere fa, risponde evasivo "dipendente pubblico" per tenersi lontano dal torbido venuto fuori di recente".
Il ddl Zan ha provocato un incidente con la Santa Sede. Il premier ha rivendicato la laicità dello Stato. Dal punto di vista della Lega, Draghi ha sbagliato? Avrebbe dovuto chiedere alla maggioranza di cambiare il testo? Salvini ha parlato di intromissione d'Oltretevere sullo ius soli ma stavolta la vede diversamente.
"No, Salvini a proposito dello ius soli si era limitato a dire di non condividere la posizione di parte del Vaticano. Per quanto riguarda me, sono credente e cerco di prestare attenzione alle posizioni della Chiesa; al contempo, però, quando ero presidente della Commissione Giustizia alla Camera, ho spinto - è noto - per l'introduzione di una legge contro l'omofobia che reputo importante. Ma è necessario scrivere in modo equilibrato una buona legge e il ddl Zan contiene a mio parere alcuni errori".
Cosa non va?
"Partendo dalla giusta esigenza di abbattere le discriminazioni, si usano definizioni normative che paiono contrastare con la difesa del pluralismo. Si deve tener conto della libertà di religione, di insegnamento e di espressione. È paradossale che una legge volta a tutelare l'uguaglianza si presenti come un limite alla libertà altrui. Nessuno vuole affossare il ddl Zan, ma servono alcune correzioni per raggiungere una condivisione tra tutte le forze politiche su un tema delicato".
- Voghera (Pv). Infermeria del carcere rimessa a nuovo grazie a due detenuti
- Asti. Il Comune presenta in ritardo ricorso contro il secondo carcere
- Castelfranco Emilia (Mo). Detenuti a lezione dalle sfogline, impareranno l'arte del tortellino
- Omofobia, Renzi: "Il ddl Zan è fondamentale. È necessario trovare un accordo"
- Mozambico, il senso della presenza italiana











