di Cristina Borgogno
La Stampa, 12 gennaio 2021
A 5 anni dall'epidemia di legionella il carcere di Alba aspetta ancora il risanamento. I lavori da 4,5 milioni dovevano iniziare nel 2020, ma è stato pubblicato solo il bando. Malgrado un'unica parte aperta l'istituto è il più sovraffollato in regione. Cinque anni dopo lo sgombero per legionella, procede a passo di lumaca l'iter per restituire ad Alba il carcere "Giuseppe Montalto". Se la scorsa estate, in uno slancio di ottimismo, il Governo aveva promesso la pubblicazione del bando e l'aggiudicazione dei lavori a settembre con apertura del cantiere entro il 2020, oggi forse il cronoprogramma andrebbe di nuovo e per l'ennesima volta aggiornato.
Bandita effettivamente la gara (le offerte scadevano il 20 settembre), al momento risultano nove le imprese ammesse da tutta Italia (di cui nessuna piemontese), tutte candidate ad aggiudicarsi l'intervento di ristrutturazione per un importo complessivo di 4 milioni e 586 mila euro. Nel frattempo, l'istituto di località Toppino conferma il suo triste primato di carcere più affollato della regione, con 48 detenuti in spazi (quelli della sezione ex collaboratori di giustizia) che ne dovrebbero ospitare al massimo 33, e dunque un tasso di affollamento del 145,5% registrato il 30 dicembre.
"È di assoluta priorità che i lavori partano entro metà 2021, ma non si hanno notizie" dice il garante comunale dei detenuti, Alessandro Prandi, che ha riportato dati e dettagli della situazione albese nel dossier sulle criticità del sistema penitenziario piemontese promosso dal garante regionale Bruno Mellano e il coordinamento garanti del Piemonte. "Analizzando il progetto esecutivo allegato al bando e mettendo in fila le varie scadenze - spiega Prandi - è presumibile che a far data dal conferimento dell'incarico ci vorranno, nella più ottimistica delle ipotesi, non meno di due anni per avere il carcere nella sua piena operatività". Senza contare che la perizia fatta poco dopo la chiusura non tiene conto di cinque anni di quasi totale abbandono della struttura, umidità, sbalzi termici e mancati interventi di manutenzione, con impianti particolarmente degradati e fatiscenti. Queste le condizioni che l'amministrazione comunale aveva riscontrato durante il sopralluogo fatto prima del lockdown di marzo.
Al problema del sovraffollamento si è aggiunta la pandemia. Prandi ha inoltrato alcune proposte per l'ottimizzazione di altri spazi interni all'istituto. "Le prescrizioni del Prap per il contenimento del virus hanno indotto la direzione del carcere albese a sospendere i permessi che consentono ai beneficiari di prestare un lavoro o usufruire di "tempo libero" all'esterno con rientro al termine della giornata. Un diritto violato da parte dell'amministrazione penitenziaria, che riguarda due persone, rendendo vano ogni tentativo di attivare percorsi di pena alternativi".
Il Mattino, 12 gennaio 2021
"Una persona sempre disponibile, attaccato al suo lavoro, stimato, siamo costernati". È sotto choc Giuseppe Merola, coordinatore Fp Cigl Abruzzo Molise, comparto sicurezza, nel parlare dell'ispettore di polizia penitenziara Michele De Cillis, 59 anni, morto oggi a causa del Covid-19. Pugliese di Trani, dove vive la moglie e i figli, De Cillis lavorava nella casa circondariale di Lanciano. "Quest'anno sarebbe andato in pensione", dice Merola che ricorda "i focolai Covid nelle carceri di Sulmona e Lanciano dove si sono infettati 30 detenuti".
La notizia del decesso è arrivata in tarda serata dai segretari regionali delle organizzazioni sindacali di comparto (Sappe, Osapp, Uil Pa, Uspp, Fns Cisl e Fi Cgil) che esprimono vicinanza e cordoglio. "Una strage silenziosa ed amara - dicono i sindacalisti - che continua a piegare il nostro Paese e preoccupa tanto gli istituti penitenziari, vista l'escalation di contagi accertati all'interno delle carceri". Il 4 gennaio i sindacati hanno indetto lo stato di agitazione, chiedendo "attività preventive per prevenire ulteriori contagi e considerato gli affanni organizzativi e logistici legati all'emergenza".
di Matteo Bernardini
Giornale di Vicenza, 12 gennaio 2021
Il carcere "Del Papa" di San Pio X, a Vicenza, è stato chiuso. La decisione è stata presa dopo avere trovato 37 detenuti positivi al Covid. "Si tratta di una questione di sicurezza", ha confermato il direttore del penitenziario, Fabrizio Cacciabue. In pochi giorni i contagi all'interno della Casa circondariale sono saliti da 28 a 37. Forte preoccupazione è stata espressa dal sindacato degli agenti penitenziari.
Da ieri mattina quindi gli arrestati non possono più essere trasferiti nel carcere di San Pio X, ma in uno degli altri rimasti aperti all'interno della regione, ovvero Verona, Padova o Rovigo. Dalle ultime rilevazioni del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria (dati aggiornati alle 20 dell'8 gennaio scorso), a livello nazionale i detenuti positivi sono 537.
La stragrande maggioranza degli attualmente positivi è costituita da asintomatici: sono 499, a fronte di 12 sintomatici curati nelle carceri. Altri 26 detenuti sono ricoverati in ospedale. A questi numeri si aggiungono i contagi tra la polizia penitenziaria (635 agenti positivi) e il personale amministrativo e dirigenziale (60 casi); in tutto i dipendenti ricoverati sono 13.
lacnews24.it, 12 gennaio 2021
Il Garante dei detenuti ha già presentato il progetto al sindaco: "La spesa sarebbe irrisoria ma avrebbe grande impatto sociale". Consentire ai detenuti che ne abbiano titolo di poter svolgere lavori di pubblica utilità alle dipendenze del Comune di Crotone. È la richiesta avanzata dai consiglieri comunali Fabrizio Meo, Andrea De Vona, Antonella Passalacqua all'amministrazione comunale guidata dal sindaco Vincenzo Voce.
La proposta - I quattro esponenti politici si augurano "che il nuovo anno possa vedere un rinnovato impegno di solidarietà della città anche rivolto a chi sta espiando il proprio debito con la società nel carcere cittadino" e spiegano di rivolgere "quest'appello comune, al di là di ogni differenze ideologica e di schieramento, facendo seguito ad una concreta iniziativa messa in campo su sollecitazione del garante dei detenuti l'avv. Federico Ferraro e ad interlocuzioni intercorse tanto con il sindaco che con gli assessori preposti del Comune di Crotone".
Costi irrisori ma grande impatto sociale - I consiglieri comunali ricordano che l'avvio di iniziative del genere "è avvenuto anche di recente in altre realtà carcerarie che hanno realizzato progetti che consentono l'utilizzo di detenuti per lavori di pubblica utilità e specificatamente per la cura del verde pubblico". "L'impiego di alcuni dei detenuti del nostro carcere - scrivono i consiglieri - avrebbe peraltro un costo irrisorio, essendo, la spesa, limitata alle necessarie assicurazioni sociali, ma rivestirebbe un'importanza ed un impatto sociale non secondario, addirittura vitale per chi oggi è recluso nella locale struttura carceraria ed ha come prospettiva quella di scontare la pena nell'inattività e nell'isolamento aggravato dall'emergenza Covid".
Progetti già presentati al sindaco - Passalacqua, Cavallo, De Vona e Meo spiegano che "la progettualità è stata presentata al sindaco già all'indomani del suo insediamento dal Garante dei detenuti e quindi abbiamo avuto modo di perorarla anche nel corso dell'audizione dell'assessore con la delega al verde pubblico nella seduta della preposta V commissione consiliare, presieduta dal Consigliere Salvatore Riga.
Siamo perciò convinti che questo importante obiettivo potrà realizzarsi da qui a breve, stante la sua certa fattibilità che sarà ulteriormente oggetto di monitoraggio nella V commissione consiliare e con esso potremo concretamente contribuire a che la finalità di recupero che è propria della pena possa realizzarsi con maggiore umanità ed efficacia. A questo che è un passo importante, verso una realtà che è parte della nostra Collettività, ne seguiranno altri, altre iniziative e progetti già in corso e che speriamo di poter realizzare come consiglieri in sinergia con l'associazionismo cittadino al quale ci rivolgiamo e che ha già dimostrato sensibilità e concretezza".
lavocedigenova.it, 12 gennaio 2021
Un percorso online in 10 incontri aperto a tutt'Italia, dedicato alla formazione dei volontari attivi o aspiranti e alla cittadinanza. Dieci temi affrontati attraverso l'esperienza diretta delle Associazioni di Volontariato e degli enti del terzo settore attivi sul territorio ligure.
Le attuali misure di sicurezza anti Covid-19 hanno impattato in modo negativo sulle azioni di volontariato condotte entro le case circondariali, a causa degli ingressi ridotti al minimo, con la conseguente riduzione talvolta drastica delle attività. Tuttavia, le Odv e gli Ets impegnati in questo settore sono rimasti efficienti e hanno deciso di approfittare di questo momento per investire sui volontari attuali e futuri dedicando loro un momento formativo trasversale, strutturato e approfondito che possa costituire un bagaglio di competenze grazie all'esperienza di chi opera da anni in questo ambito.
In attesa quindi di riprendere le attività nelle consuete forme e frequenze, la Rete Tematica Carcere - un gruppo di associazioni operative nelle case di detenzione genovesi - coordinata dal Centro di Servizio al Volontariato di Genova ha organizzato un corso finalizzato ad acquisire gli elementi basilari della normativa carceraria, l'iter dell'esecuzione penale, l'organizzazione penitenziaria, gli aspetti fondamentali di tutela al detenuto nel suo cammino di rieducazione e riparazione.
Nel 2018 la Rete aveva già organizzato a Genova una giornata formativa dedicata a volontari e aspiranti per sviluppare e approfondire il senso di consapevolezza della propria funzione, delle responsabilità e dei limiti nell'interazione con i soggetti coinvolti nei procedimenti penali. Questa volta il percorso formativo abbraccia più temi e li approfondisce, trattandoli sia da un punto di vista tecnico e teorico, sia da un punto di vista esperienziale grazie alle testimonianze di persone direttamente coinvolte nelle relazioni di aiuto nei penitenziari liguri.
Ecco per esempio un estratto dell'intervento di Ornella Favero, presidente Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, relatrice nel primo modulo "Il senso della pena": "Un giovane detenuto, dopo anni di carcere vissuti in istituti diversi con continui trasferimenti dovuti al fatto che non accettava la carcerazione passata ad "ammazzare il tempo", arrivato a Padova, in un carcere dove per lo meno c'erano alcune attività "sensate", aveva suddiviso la sua vita detentiva in due parti: la pena rabbiosa e la pena riflessiva. Io credo che sia una definizione perfetta: c'è un modo di scontare la pena che rovescia la situazione e fa sentire chi ha commesso un reato vittima di un sistema che, tra l'altro, non rispetta la Costituzione, e poi c'è un modo che ti fa riflettere, ti fa incontrare con chi ha subito un reato, ti fa confrontare con la società, ti fa rispondere alle domande severe di giovani studenti, coinvolti in importanti progetti di educazione alla legalità proprio con le carceri. È così che si comincia a cambiare, e che la pena comincia ad avere un po' di senso".
Dal generale al particolare, il programma tocca una grande quantità di argomenti e di "categorie" di persone: uomini e donne, giovani, stranieri, affetti da malattie e/o da dipendenze, senza dimenticare la famiglia, i sentimenti e le affezioni.
I dieci incontri sono previsti on line ogni martedì dalle 17:30 alle 19:00 a partire dal 26 gennaio.
26 gennaio - IL SENSO DELLA PENA Inquadramento teorico, finalità educativa.
2 febbraio - ESECUZIONE PENALE INTERNA Il mondo del carcere: cosa è, come ci si entra, la connessione tra "dentro e fuori". La voce dell'amministrazione penitenziaria.
9 febbraio - ESECUZIONE PENALE ESTERNA Le alternative alla detenzione e le misure di comunità spiegate con l'Ufficio Distrettuale Esecuzione Penale Esterna (Udepe).
16 febbraio - GIUSTIZIA RIPARATIVA Inquadramento teorico, esempi e testimonianze.
23 febbraio - LA COMUNITÁ E LA PENA. ESPERIENZE DI VOLONTARIATO E PROGETTI IN CARCERE / FUORI DAL CARCERE Panoramica su alcune realtà attive nelle case circondariali di Marassi e Pontedecimo con testimonianze dirette di operatori e volontari.
2 marzo - LA PENA AL FEMMINILE Interventi e testimonianze dirette delle associazioni e delle persone in carcere.
9 marzo - LA PENA DEI GIOVANI Specificità dell'intervento con i giovani attraverso l'esperienza dell'Ufficio Servizio Sociale Minorenni (Ussm) e Ufficio Distrettuale Esecuzione Penale Esterna (Udepe).
16 marzo - LA PENA E LA CURA Specificità dell'intervento con persone alcol-tossicodipendenti o affetti da patologia psichiatrica.
23 marzo - LA PENA DELLO STRANIERO Aspetti (inter)culturali dell'esecuzione penale.
30 marzo - AFFETTI E LA GENITORIALITÁ Esperienze progettuali a sostegno della genitorialità e testimonianze da parte di famiglie e/o ex detenuti.
Gli appuntamenti avverranno su piattaforma Zoom Pro, saranno registrati e disponibili anche per una visione successiva attraverso l'area riservata del sito del Celivo.
La presentazione su "Celivo Live" in diretta su Facebook. Mercoledì 13 gennaio alle ore 16 entro la rubrica "Celivo Live" in diretta su Facebook si parlerà del corso con due volontari della Rete Tematica Carcere e l'operatore del Celivo che coordina la Rete Diego Longinotti. Il seminario è ad accesso gratuito con iscrizione on-line obbligatoria; la prima iscrizione è valida per tutti gli appuntamenti. Sono invitati a partecipare i volontari attivi, gli aspiranti e la cittadinanza interessata.
Al termine del corso, agli aspiranti volontari che lo desiderano, verrà proposto un colloquio di orientamento individuale con gli operatori del Celivo, per valutare la possibilità di inserimento presso un'associazione, quando i tempi della pandemia lo consentiranno.
"Il volontariato in carcere svolge un'importante funzione di sostegno ai detenuti, affiancandoli sia nelle attività inframurarie, sia nei processi di collegamento col mondo esterno - afferma Diego Longinotti, coordinatore della Rete Tematica Carcere - Un ruolo complesso e delicato che necessita di adeguata preparazione e consapevolezza da parte delle persone che mettono a disposizione il proprio tempo. In questa fase di ulteriore complessità dettata dall'emergenza sanitaria, con gli ingressi in carcere ridotti al minimo dalle restrizioni anti-contagio, le associazioni hanno deciso di unire le forze e di investire in una formazione trasversale, con l'obiettivo di offrire un adeguato bagaglio di competenze a tutti i volontari attivi e agli aspiranti tali, a prescindere dal servizio che eserciteranno fra le mura. Una sorta di "mossa in anticipo" in vista della ripresa delle attività ordinarie, che ci auguriamo avvenga il più presto possibile".
di Luca Muleo
Corriere di Bologna, 12 gennaio 2021
"È un nostro concittadino, deve essere liberato e tornare ai suoi studi a Bologna". Nelle parole del sindaco Virginio Merola c'è il valore simbolico e anche sostanziale della delibera votata all'unanimità dal Consiglio comunale, con cui Patrick Zaki è diventato cittadino onorario. Quasi un anno dopo il suo arresto la comunità che l'aveva accolto come studente, e non ha mai smesso di chiederne la liberazione, lo fa con ancora maggior forza dopo la decisione unanime del Consiglio.
"È un nostro concittadino, deve essere liberato e tornare ai suoi studi a Bologna". Nelle parole del sindaco Virginio Merola c'è il valore simbolico e anche sostanziale della delibera votata ieri all'unanimità dal Consiglio comunale, con cui Patrick Zaki è diventato cittadino onorario. Quasi un anno dopo il suo arresto la comunità che l'aveva accolto come studente, e non ha mai smesso di chiederne la liberazione, lo fa con ancora maggior forza dopo la decisione del Consiglio, figlia di "un sentimento che in tanti sentiamo da tempo. Il rispetto dei diritti umani non può essere soggetto a confini nazionali" ha detto Merola prima della votazione in aula, parlando di "detenzione ingiusta" ed esprimendo preoccupazione per lo stato psico-fisico dello studente egiziano, ancora in carcere al Il Cairo. Il sindaco ha ringraziato l'assemblea di palazzo d'Accursio "per tenere alta la tradizione di questa città" e ha annunciato l'invio della delibera a parlamentari e Governo.
Dalla commissione diritti umani del Senato è arrivata la proposta di Michela Montevecchi, senatrice bolognese del M5S, di istituire un osservatorio permanente per "monitorare costantemente le condizioni processuali e di salute di Patrick e adottare iniziative come le audizioni a livello internazionale". Il legame di Zaki con Bologna e la sua Università è stato ribadito dal rettore Francesco Ubertini, secondo cui "la scelta ha un valore simbolico straordinariamente rilevante, perché è la città dell'Ateneo che Patrick stava frequentando prima di essere arrestato". Ubertini rivendica per il 29enne "la possibilità di tornare a una vita libera, riappropriarsi del diritto inalienabile allo studio". Ma la cittadinanza "assumerebbe ancora più valenza politica se altre amministrazioni emulassero tale iniziativa" è la via auspicata dalle Sardine, che invitano tutti a "un'azione di mobilitazione".
"Esempio da seguire" per altre amministrazioni è convinzione anche dell'assessore comunale al lavoro Marco Lombardo. "Cittadino onorario perché non intendiamo arrenderci e non lo lasceremo solo" assicura l'assessore alla cultura Matteo Lepore. Dalla Regione è la presidente dell'assemblea legislativa, Emma Petitti, a parlare di "forte segnale di solidarietà verso chi, come lui, si batte per i diritti umani". "Un grande abbraccio e l'energia più sincera del nostro Consiglio comunale", lo ha inviato il vicepresidente Marco Piazza, dopo aver proclamato l'approvazione con il voto compatto di tutte le forze politiche con cui da ieri Zaki è diventato bolognese a tutti gli effetti. Ora tutti lo aspettano, finalmente libero, per la cerimonia ufficiale.
di Marco Galvani
Il Giorno, 12 gennaio 2021
Nel carcere di Monza sono tantissimi i detenuti positivi e il restante è in quarantena. Emergenza Covid in carcere, gli agenti chiedono rinforzi e più sicurezza. "I contagi tra gli agenti continuano e per chi rimane in servizio i turni stanno diventando massacranti. Il livello di stress psicologico è altissimo e non sappiamo quanto il sistema potrà reggere".
A denunciare la situazione all'interno della Casa circondariale di Monza è Domenico Benemia, segretario della Uil-Pa penitenziaria: "Il clima è ogni giorno peggiore e per questo è necessario rivedere l'utilizzo degli uomini a disposizione". Il sindacalista punta il dito innanzitutto contro il "personale assegnato alle cariche fisse", impiegato ad esempio negli uffici, che "non partecipa a sostenere i turni nei reparti detentivi" e addirittura "continua a usufruire nella maggior parte dei casi della settimana compattata", cioè lavorano dal lunedì al venerdì e nel fine settimana sono a casa.
Mentre gli agenti assegnati alle sezioni che ospitano i detenuti devono garantire una copertura 24 ore su 24, 7 giorni su 7, ma allo stesso tempo si ritrovano a fare i conti con un alto numero di assenze per malattia, soprattutto a causa del Covid. C'è chi è stato contagiato, chi è a casa in quarantena, sta di fatto che "chi rimane si trova costretto a fare molte ore di straordinario e anche a saltare i giorni di riposo", denuncia Benemia.
Per questo il sindacalista ha scritto al direttore del carcere di via Sanquirico, Maria Pitaniello, e al provveditore regionale dell'Amministrazione penitenziaria, Pietro Buffa, rivolgendo loro un appello per intervenire a sostegno dei circa 350 agenti di Monza. Mediamente sarebbero una cinquantina gli agenti assenti, in un istituto che conta 600 detenuti. Oggi metà delle sezioni detentive "vedono la presenza della grandissima parte dei detenuti positivi al Covid, e la restante parte, non positiva, è in quarantena".
In questo scenario, mette in evidenza il sindacalista, "il personale, bardato di tutto punto, essendo ridotto nel numero è costretto a uscire dalle sezioni anche per le più elementari necessità senza alcuna tutela o sanificazione, rischiando così di contaminare anche gli ambienti comuni che precedono le sezioni". Il risultato è una "evidente sofferenza del personale che sta raggiungendo il limite di saturazione". Per questo "occorre rivedere le reali priorità all'interno del carcere e serrare i ranghi per fronteggiare e superare questa emergenza limitando al minimo i rischi. Per tutti".
di Massimo Marino
Corriere di Bologna, 12 gennaio 2021
Amleto in carcere diventa web serie. Uno spettacolo con i detenuti di una Casa circondariale diventa una web serie. Succede ad Affari di famiglia di Teatro Nucleo, che da giovedì 14 ogni settimana si vedrà online alle 18 sulla pagina Facebook della compagnia e su quella del Coordinamento teatro carcere Emilia-Romagna. Teatro Nucleo lavora da 16 anni nel carcere "C. Satta" di Ferrara, portando spesso gli spettacoli creati sul palcoscenico del teatro Comunale.
Anche quest'anno, in aprile, avrebbe dovuto debuttare un nuovo lavoro ispirato all'Amleto, nell'ambito del progetto "Padri e figli" del Coordinamento regionale. La pandemia ha chiuso i teatri e anche il carcere è diventato impraticabile. "Ci hanno chiesto per la prima volta di tornare a lavorare con i detenuti d'estate: non era mai successo, perché il personale di sorveglianza in quel periodo va in ferie. Noi abbiamo accettato, consapevoli dell'importanza di un laboratorio frequentato da 35 persone di diversa nazionalità, il 10% della popolazione carceraria", ci racconta Horacio Czertok, fondatore della compagnia da una costola della storica Comuna Baires, gruppo argentino rifugiatosi in Italia negli anni 70 dopo il golpe dei generali. La strada, il carcere e altri luoghi di esclusione sono stati i palcoscenici di questo gruppo, che organizza a Pontelagoscuro la stagione "Le magnifiche utopie". Continua: "Potevamo lavorare ogni volta solo con piccoli gruppi di detenuti, per circa un'ora e mezza. Poi anche in autunno i teatri sono stati chiusi. Allora abbiamo pensato di portare fuori il lavoro in video...".
La parola passa a Marco Luciano, regista e drammaturgo: "Avevamo iniziato a riprendere in video le prove per documentazione. Ci siamo accorti che l'idea di filmare suscitava interesse e poteva diventare un modo per fare uscire il lavoro. Già pensavamo di creare una specie di album fotografico dei personaggi dell'Amleto, anche seguendo le riscritture di Laforgue e di Heiner Müller".
Hanno adattato l'idea al video, creando dieci episodi. "Ognuno di essi, della durata di quattro minuti, è uno squarcio su un personaggio, a partire dal conflitto padre-figlio, dal gravoso compito della vendetta che lo spettro assegna ad Amleto. Iniziamo a metterli online giovedì con un monologo dal "Macbeth". Nel secondo episodio gli attori litigano per accaparrarsi la parte del protagonista, nel terzo re Claudio narra la storia e così via".
L'idea è piaciuta: "Abbiamo assegnato compiti da svolgere durante la settimana per ottimizzare il tempo: i detenuti sono arrivati con idee per allestire i set e soluzioni drammaturgiche; da ogni incontro siamo usciti con una clip pronta. La colonna sonora, scelta dal moldavo di origine rom Nicolae Roset, echeggia la lontananza, la nostalgia della famiglia. Nel video i detenuti hanno visto uno strumento per mettersi in contatto con l'esterno, con i parenti, con la società, con un film che diventa una riflessione esistenziale sul perdono, un sentimento che permette la trasformazione: perdonando si impara a perdonarsi".
di Carlo Verdelli
Corriere della Sera, 12 gennaio 2021
Nella pandemia i giovani sono esposti a disagi psicologici insidiosi a causa della riduzione di scambio sociale, relazioni consumate dal vivo, apprendimento in gruppo. Grande è la confusione nella testa di ogni italiano con la testa. Di che colore sono oggi? Che cosa posso fare e che cosa non dovrei fare? E le prossime misure le deciderà un Conte ter, un Conte bis rimpastato, o il responsabile a tempo di un piano B quale che sia?
Il contraccolpo per le malriposte speranze di un'uscita imminente dal tunnel di virus è, se possibile, aggravato dalla maldestra gestione di una crisi politica ormai conclamata. Al di là delle ragioni, alcune nobili e altre meno, che hanno portato la situazione al punto di rottura quale pare che sia, il messaggio di instabilità arriva a un Paese disorientato, e a un'Europa allibita, nel momento meno adatto. Non siamo ancora pronti con un piano condiviso e credibile per avere accesso all'ossigeno vitale rappresentato dal Recovery fund.
Dopo la dilazione imposta dalla pandemia, una diga artificiale non più sostenibile, sono in arrivo sia 50 milioni di cartelle fiscali sia la fine del blocco dei licenziamenti (31 marzo), con l'inevitabile corredo di una valanga di fallimenti e di un numero non gestibile di disoccupati. Ma soprattutto, origine e apice dello sconquasso prossimo venturo, la coda della seconda ondata del coronavirus starebbe, secondo gli esperti, saldandosi con l'inizio di un probabile terzo assalto, che scombinerà la tavolozza a mosaico dei colori, imponendo il rosso come dominante. Da noi, ma non solo da noi.
Ci avviamo inesorabilmente verso i 100 milioni di casi nel mondo, con 2 milioni di morti assolutamente imprevedibili appena un anno fa, quando le mascherine le mettevano i bambini a Carnevale o i chirurghi in sala operatoria, quando le persone si davano la mano e addirittura si abbracciavano anche solo come gesto di cordialità, e darsi di gomito aveva tutt'altro significato. Appena un anno fa, anche meno. Ci sono date che scandiscono il cambio di fuso della Storia.
Il 9 gennaio 2007, Steve Jobs presenta il primo iPhone, sconvolgendo da lì e per sempre il nostro modo di comunicare. Il 7 gennaio 2019, la Cina identifica ufficialmente il nuovo virus sbarcato a Wuhan, primo nome "2019-nCoV", scardinando da lì e per chissà quanto ancora il nostro modo di vivere.
Vale per la Gran Bretagna, con un londinese su 30 che potrebbe essere già infetto da una variante molto aggressiva del virus, come per la Germania, incapace nonostante la Merkel di contenere l'invasione; vale per il Brasile, che ha superato le 200 mila vittime e ne aggiunge 2 mila al giorno, come per gli Stati Uniti, e sarà la prima emergenza per il nuovo presidente Biden, chiamato a porre rimedio alla sciagurata scelta negazionista del suo predecessore. Poi c'è l'Italia, con il record mondiale di morti rispetto alla popolazione, e una situazione, stando all'Istituto superiore di Sanità, "in preoccupante peggioramento".
La verità è che ci siamo illusi, abbiamo sperato, abbiamo fatto finta di credere che dal primo gennaio avremmo svoltato per diritto di calendario, che le scuole sarebbero state riaperte dopo la Befana, che la ricostruzione di uno dei Paesi più offesi dal virus avrebbe potuto finalmente cominciare. Ma gli anni non finiscono quando lo dice il calendario, e neppure le pandemie.
Specie se si collabora col nemico: sette su dieci dei nuovi positivi in Italia, etichettati come contagi da "Covid-panettone", sono il frutto malato di un calo collettivo di attenzione e di responsabilità. Il ministro della Salute Roberto Speranza avverte che per alcuni mesi sarà ancora dura e che purtroppo c'è ancora tanta gente che non usa le mascherine o se le toglie. L'elenco dei sabotatori, quelli che comunque se ne infischiano, è lungo e angosciante, come se gruppi di cellule del Paese fossero impazziti, vuoi per cattivi esempi e pessimi maestri, vuoi per disabitudine al rispetto delle regole, e minassero con i loro comportamenti il già precario stato della nostra salute pubblica.
E le conseguenze, al di là del tragico bilancio sanitario, sono i solchi sempre più profondi che stanno erodendo le nostre residue certezze, con due fasce d'età più esposte a disagi psicologici insidiosi: gli anziani e i ragazzi. Per i primi, un più intollerabile di abbandono, nella vita di ogni giorno come nell'agonia solitaria in caso di Covid. Per i secondi, un pesantissimo meno di scambio sociale, relazioni consumate dal vivo, apprendimento in gruppo, sviluppo di capacità critica: una generazione interrotta sul più bello, mentre per legge di natura stava crescendo, sbocciando, sperimentando sulla pelle le fatiche ma anche le meraviglie del diventare grandi.
Una generazione interrotta da noi più che altrove, visto che siamo stati tra i primi a sospendere le lezioni, il 3 marzo 2020, e saremo tra gli ultimi a ricominciarle in presenza. E forse non è un caso che si moltiplichino le risse da strada tra improvvisate bande rivali, quasi che la disabitudine alla convivenza fisica, a scuola come negli sport, stia accelerando l'effetto opposto: la contrapposizione rabbiosa, lo scontro al posto dell'incontro. Un magistrato milanese non ha escluso "la sofferenza acuita dal lockdown" per il caso dei due minorenni che si sono tagliati le estremità laterali delle labbra, alla Jocker, per provare, hanno detto, "ad alzare la soglia del dolore".
Dopo una partenza poco rassicurante, a inizio 2020 eravamo intorno al ventesimo posto per vaccini somministrati, adesso siamo primi in Europa, forse anche grazie agli allarmi lanciati su un ritardo che rischiava di costarci carissimo. Ma l'antidoto, quale che sia la marca, con i ritmi e le dosi pur incoraggianti dell'ultimo periodo, non ci libererà tutti e presto dal male. Le stime parlano di una copertura del 5% della popolazione a primavera, per arrivare a un 20% in estate, e già questo lascia intendere che ci aspetta una guerra di trincea, cioè ancora lunga ed estenuante, per la quale bisogna in qualche modo attrezzarsi.
E magari ridisegnare la scala delle priorità, quale che sia il governo chiamato ad applicarle. Mettere i giovani all'ultimo banco non sembra la scelta più lungimirante, anche perché toccherà a loro farsi carico del futuro post virus di questo Paese. In che condizioni arriveranno all'ora fatale dell'enorme responsabilità civile che li aspetta? Proprio in una lettera a questo giornale, Agostino Miozzo, 67 anni, medico e coordinatore del Comitato scientifico nazionale sulla pandemia, si concede una licenza rispetto al suo compito istituzionale.
Denuncia senza giri di parole gli esperti di settore che parlano di studenti liceali come di untori, e quindi potenziali killer della popolazione più anziana, e non risparmia i governatori del territorio che invocano la chiusura delle scuole per evitare una strage. "La strage in Italia", scrive Miozzo, "è avvenuta a causa di decenni di distrazione sugli investimenti in sanità pubblica e sulla assoluta assenza di risorse per quella scolastica". E conclude amaro: "La salute mentale dei nostri ragazzi non sembra avere valore e peso per molti politici e di questo sono profondamente, tristemente dispiaciuto". Per ripartire, bisogna prima guarire. Cominciare occupandosi dei figli incolpevoli della generazione interrotta, vittime collaterali della pandemia, darebbe almeno un orizzonte e un senso alle fatiche che ancora ci aspettano.
lameziaoggi.it, 12 gennaio 2021
La solidarietà può crescere anche nelle aiuole del carcere di Catanzaro. È questo lo spirito dell'iniziativa "Adotta un'aiuola", ormai una tradizione presso l'istituto penitenziario Ugo Caridi, portata avanti anche al termine di un anno davvero difficile, il 2020, in collaborazione con l'associazione Universo Minori.
Le stelle di Natale dell'Ail, associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma vengono piantate nelle aiuole del carcere di Catanzaro ancora una volta.
"Per anni, mentre venivano vendute a scopo solidale nelle piazze di tutta Italia, le stelle di Natale Ail hanno portato anche in carcere un messaggio di solidarietà" spiega la direttrice dell'istituto di Siano Angela Paravati, precisando: "Durante l'emergenza epidemiologica l'idea di "prossimità sociale" non si è fermata. Così come l'Ail sta distribuendo in tutta Italia le piantine solidali, anche a distanza, viste le restrizioni alla circolazione, allo stesso modo l'impossibilità per i volontari di accedere alla Casa Circondariale, a tutela della salute dei ristretti, non ha fermato i percorsi iniziati insieme. Tra le varie realtà di volontariato che collaborano da molti anni, l'associazione Universo Minori ha sempre sensibilizzato i detenuti all'attenzione verso il prossimo. Questa iniziativa si propone ancora una volta di far comprendere, nell'ambito del trattamento rieducativo, l'importanza di essere vicini a chi sta male".
Un'iniziativa nazionale che ha poi un'origine tutta calabrese: era il 1989 quando a Reggio Calabria furono vendute le prime 500 Stelle di Natale per acquistare dei macchinari necessari all'ematologia locale. L'idea fu apprezzata e pochi anni dopo scesero in piazza anche le altre sezioni Ail.
Trent'anni dopo l'attenzione per i pazienti ematologici continua. La presidente dell'associazione Universo Minori Rita Tulelli si è soffermata sull'evoluzione della manifestazione: "La raccolta fondi tramite la distribuzione delle stelle di Natale dell'Ail avviene ora non solo distribuendo le piantine nelle private abitazioni, ma anche nelle aiuole degli spazi adiacenti agli edifici pubblici attraverso l'iniziativa "Adotta un'aiuola"." E far arrivare questo messaggio al carcere di Catanzaro vuol dire raggiungere quello che può sembrare "un quartiere chiuso" alla comunità esterna, ma che è in realtà, vista la finalità rieducativa della pena, è un laboratorio di cambiamento nel modo di agire, di sentire, di pensare. Di essere.
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