di Valentina Errante
Il Messaggero, 16 aprile 2021
Era stravolta. Fuori di sé. Il marito, Francesco Testa, procuratore di Chieti, ieri, in lacrime, lo ha raccontato agli agenti: la perquisizione di martedì l'aveva completamente sconvolta. I militari della Guardia di Finanza si erano presentati nel suo appartamento e al Miur, esibendo il decreto, due giorni fa. Avevano anche perquisito una piccola soffitta nella disponibilità della dirigente. Perché Giovanna Boda, 47 anni, capo del dipartimento per le Risorse umane, finanziarie e strumentali del ministero dell'Istruzione, figura irreprensibile, protagonista e artefice di tante iniziative, è indagata per corruzione nell'ambito di un'inchiesta che riguarda il suo ufficio. Probabilmente per questo, ieri, la donna, scossa e sotto choc per l'indagine che la coinvolge, poco prima delle 17, ha tentato di farla finita. Doveva incontrare il suo avvocato. E invece non ce l'ha fatta, ha aperto la finestra e si è buttata nel vuoto da un appartamento al secondo piano di piazza della Libertà. Adesso è ricoverata al Gemelli, dove ha subito un intervento, in gravissime condizioni.
L'ipotesi della procura di Roma è che Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta, rappresentante legale dell'istituto italiano di ortofonologia ed amministratore della Come - Comunicazione & editori, ossia l'agenzia Dire, abbia corrotto la Boda. Regali e benefit per 679mila euro. Almeno questo è il calcolo che ha fatto la Guardia di Finanza. All'alto dirigente, Bianchi, avrebbe anche dato una carta di credito per le spese.
n cambio avrebbe ottenuto incarichi e affidamenti dal ministero. Contratti da 39mila e 950 euro ciascuno, non è chiaro quanti. E ai militari della Guardia di Finanza, che indagano, non è sfuggito che i decreti, a firma della Boda, a favore dello psicoterapeuta ed editore, non raggiungono per un soffio i 40mila euro, importo a partire dal quale gli affidamenti diretti non sono consentiti dalla legge. Secondo il pm Carlo Villani, che coordina le indagini, fare da "intermediaria" sarebbe stata Valentina Franco, stretta collaboratrice della dirigente, "consapevole del pactum sceleris" e anche lei indagata. Martedì i militari della Guardia di Finanza, nella sede del ministero di viale Trastevere, hanno perquisito anche gli uffici di sei collaboratori della dirigente e la casa e le sedi delle società di Bianchi.
Hanno portato via documenti e computer, i cellulari (anche quelli vecchi) alla ricerca del materiale e della documentazione, anche in formato digitale, riguardante i rapporti illeciti tra gli indagati". L'obiettivo è ricostruire i rapporti di Bianchi con il Miur e con gli istituti scolastici. Le verifiche dei militari si sono estese anche alla Mite (Minori informazione tutela educazione) e alle Edizioni scientifiche Magi, altre due società riconducibili a Bianchi. Una perquisizione disposta in via d'urgenza. Si legge infatti nel decreto che l'atto di indagine si è reso necessario "al fine di evitare che documenti e prove vengano occultati per impedirne il rinvenimento alle forze di polizia".
Il pm, nel decreto, ha disposto che i militari cercassero e portassero via "tracce o cose provenienti dal reato e in particolare materiale o documentazione utile alle indagini, anche conservata in archivi riservati su dispositivi elettronici, la cui acquisizione agli atti appare necessaria in rapporto all'immediata relazione con l'illecito penale. In particolare, documenti relativi agli affidamenti e/o incarichi e/o appalti dati dal Ministero alle società riconducibili a Bianchi di Castelbianco, nonché il denaro e le utilità ricevute dalla Boda". L'ipotesi è che la dirigente possa non avere utilizzato tutto il denaro soltanto per sé.
Giovanna Boda è precipitata nel cortile del palazzo ed è stata trasportata con codice rosso all'ospedale Gemelli di Roma, dove è stata subito operata. Sul posto, oltre agli agenti di polizia del commissariato Prati, è arrivato per un sopralluogo anche il pm di turno, Alberto Galanti. Le condizioni della donna sono apparse subito molto gravi. È stata immediatamente operata, ha fratture multiple, agli arti e al bacino, oltre ad alcuni focolai emorragici. Il ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, in una nota ha espresso il suo profondo dolore e ha espresso la vicinanza sua e del ministero a Giovanna Boda e alla sua famiglia.
di Pierluigi Frattasi
fanpage.it, 16 aprile 2021
Un detenuto romano di 55 anni malato di cancro che stava scontando una condanna definitiva nel Carcere di Velletri questa mattina ha cercato di darsi fuoco, approfittando dell'ora d'aria degli altri detenuti. Salvato dall'intervento di due agenti della Polizia Penitenziaria. Ha ustioni sul corpo, ma non rischia la vita.
Un detenuto romano di 55 anni malato di cancro che stava scontando una condanna definitiva nel Carcere di Velletri questa mattina ha cercato di darsi fuoco approfittando dell'ora d'aria degli altri detenuti, ma è stato salvato dagli agenti della polizia penitenziaria prima che fosse troppo tardi. L'uomo non sarebbe nuovo a gesti estremi. Già alcuni mesi fa aveva tentato il suicidio come forma di protesta, perché, a suo giudizio, non riceverebbe adeguate cure mediche. A dare notizia dell'episodio, il Sippe (Sindacato di Polizia Penitenziaria), che si è complimentato con i due agenti per il gesto eroico.
Ieri mattina, attorno alle 9, approfittando dell'ora d'aria degli altri detenuti nel cortile passeggio, e quindi rimasto solo nella propria cella, il 55enne si è avvolto in un lenzuolo al quale ha appiccato le fiamme. Poi, avvolto dal fuoco, ha cominciato a camminare nel corridoio della sezione. Quando l'agente responsabile della sezione se ne è accorto è subito intervenuto, coadiuvato dall'agente addetto all'infermeria. Assieme sono riusciti a spegnere le fiamme, salvando la vita al detenuto. Trasportato d'urgenza in infermeria, all'uomo sono state riscontrate ustioni su tutto il corpo, ma non è in pericolo di vita.
"Come sindacato - sottolineano Carmine Olanda e Ciro Borrelli, del Sippe - ci congratuliamo con gli agenti per avere dimostrato ancora una volta elevata capacità professionale. Ci appelliamo al Ministro della Giustizia affinché prenda provvedimenti immediati sulla riforma della giustizia e soprattutto su come devono essere gestiti i Penitenziari. La Polizia Penitenziaria non può più accettare di lavorare sotto organico".
di Giustino Parisse
Il Centro, 16 aprile 2021
La Corte di Cassazione annulla la punizione all'uomo che apostrofò il magistrato in un processo in videoconferenza. Durante la celebrazione di un processo, collegato in videoconferenza dal carcere dell'Aquila, un detenuto al 41 bis aveva "intimato" al pubblico ministero di "stare zitto".
Nonostante le successive scuse formali, la direzione del carcere di località Le Costarelle di Preturo aveva punito il detenuto protagonista dell'episodio con "l'esclusione dalle attività in comune".
La decisione, confermata dal tribunale di sorveglianza dell'Aquila, era stata presa in quanto "si ritenevano esistenti gli estremi del comportamento offensivo nei confronti di chi accede alla struttura penitenziaria".
Ma la Corte di Cassazione ha annullato la "punizione". Questo un passaggio delle motivazioni: "La lettura estensiva operata nel caso in esame finisce per recuperare al piano sanzionatorio una violazione non prevista come illecito disciplinare e che non è stata sanzionata come reato. Né si rivela risolutivo il richiamo al comportamento offensivo nei confronti di chi accede alla struttura penitenziaria, facendone discendere una portata lesiva da cui trarrebbe scaturigine l'infrazione disciplinare di cui si discute. Pur dovendo equipararsi il video-collegamento a uno strumento che può indurre ad assimilare l'aula d'udienza a quella in cui il soggetto è ristretto, essa equiparazione avviene ai soli fini processuali e in funzione dell'attuazione del contraddittorio tra le parti".
"Nella fattispecie, pertanto", secondo i giudici della Suprema Corte, "non sussistono le condizioni d'esercizio del relativo potere sanzionatorio. Quanto ai riferimenti alla mancata partecipazione all'opera di rieducazione all'interno della struttura penitenziaria, da parte del detenuto, si tratta egualmente di aspetti non risolutivi per la questione posta all'esame di questa Corte.
Nel merito, l'invito a stare zitto, rivolto in udienza al Pubblico Ministero, non può escludersi che fosse effettivamente collegato alla scelta di poter prendere la parola da parte del detenuto. L'invito al silenzio, dunque, sia pur tradottosi in un'espressione poco elegante, non dimostra una violazione regolamentare".
"D'altro canto", concludono gli ermellini, "il fatto non risulta essere stato recuperato al campo del rilievo penale. Anzi, il ricorrente senza indugio avrebbe rivolto le sue scuse al Pubblico Ministero, spiegando che non intendeva recare offesa. Il provvedimento va quindi annullato senza rinvio".
di Mauro Ravarino
Il Manifesto, 16 aprile 2021
Dopo sette mesi di detenzione il Tribunale ha concesso gli arresti domiciliari. Nelle settimane precedenti in favore dell'attivista si erano espresse molte figure dell'arte e dello spettacolo. Sette lunghi mesi. Tanto è durata la detenzione in carcere di Dana Lauriola, attivista No Tav, che deve scontare due anni per un episodio avvenuto nel 2012, quando, durante un'azione dimostrativa sulla A32, spiegava al megafono le ragioni della manifestazione. Finalmente, Dana, ha lasciato le Vallette. Nonostante non sia ancora libera.
Il Tribunale di Sorveglianza di Torino ha disposto per lei la detenzione domiciliare, con una serie di prescrizioni. Una decisione che aspettavano in tanti, tutto il movimento, che si trova oggi impegnato in una nuova lotta, questa volta contro l'autoporto di San Didero. Ma non solo. Lo testimonia quanto è diventato virale il video appello "Liberate Dana", a cui avevano aderito Sabina Guzzanti, Elio Germano, Zerocalcare, Bebo (Alberto Guidetti) de Lo Stato Sociale, Giovanna Marini e Rita Pelusio.
"Finalmente una parte di questa ingiustizia termina, ma non ci possiamo accontentare, vogliamo Dana completamente libera, così come Fabiola e tutti e tutte le No Tav che hanno qualsiasi limitazione della libertà", dichiara il movimento valsusino. Gli avvocati di Dana Lauriola, Claudio Novaro e Valentina Colletta, non sono del tutto soddisfatti del provvedimento del Tribunale: "Si tratta di una decisione che arriva sette mesi in ritardo e che, nonostante l'ottima relazione dell'equipe interna al carcere, che è il pilastro su cui si dovrebbe fondare la valutazione dei magistrati, concede solo la misura più restrittiva, quella della detenzione domiciliare, corredata da una serie di prescrizioni e divieti fortemente limitativi.
L'apparato motivazionale del provvedimento, poi, stigmatizza l'appartenenza ideologica di Dana e la corrispondenza da lei inviata dal carcere, che considera foriera di nuovi reati, in contrasto, a nostro parere, con il diritto costituzionalmente tutelato di esprimere le proprie opinioni. Del resto tutta la recente storia giudiziaria di Dana ci sembra sintomatica dell'atteggiamento, fortemente censurabile, che, sul piano giudiziario, connota i procedimenti a carico dei No Tav".
Proprio al proposito, è bene ricordare come all'epoca fossero state respinte misure alternative al carcere, richieste dalla difesa, con la motivazione di non aver abiurato il movimento e di risiedere in Val di Susa. Qualcosa di irricevibile per Dana Lauriola, che ieri, poco dopo l'uscita dal carcere, ha scritto sul suo profilo Facebook: "Vi dico che sto bene e che il mio cuore è nell'unico posto dove può stare, a fianco di chi da giorni lotta per difendere la valle. Siate saldi, io sono con voi e con il vento delle nostre montagne che non ha mai smesso di accarezzarmi il volto".
I giorni a cavallo tra febbraio e marzo 2012 erano stati molto concitati. Il movimento manifestava contro gli espropri dei terreni che sarebbero diventati parte del già avviato cantiere del tunnel geognostico di Chiomonte. Il 27 febbraio, durante un'iniziativa di protesta, Luca Abbà era caduto dal traliccio, mentre gli agenti delle forze dell'ordine cercavano di raggiungerlo in cima. Erano seguite cariche e scontri. Il 3 marzo i No Tav, in un'iniziativa dal titolo "Oggi paga Monti", avevano bloccato con il nastro adesivo l'accesso ad alcuni tornelli del casello dell'autostrada A32 nei pressi di Chianocco, facendo passare le auto senza pagare.
Dana Lauriola spiegava al megafono le ragioni. Nicoletta Dosio, finita in carcere per la stessa vicenda, era dietro lo striscione. Sappiamo com'è andata a finire. Sulla carcerazione di Lauriola (condannata con le accuse di violenza privata e interruzione di servizio di pubblica necessità) è intervenuta, negli scorsi mesi, Amnesty: "Esprimere dissenso pacificamente non può essere punito con il carcere".
di Nadia Cossu
La Nuova Sardegna, 16 aprile 2021
Sopralluogo del presidente della Commissione Giustizia Perantoni. Mozione in Regione di Desirè Manca. Diciotto ore nel 2018 e appena sei nel 2020: è il totale delle ore erogate dal servizio di Psichiatria nel carcere di Bancali dove - secondo le linee guida regionali - i detenuti con patologie psichiatriche hanno diritto di poter usufruire del servizio per quaranta ore la settimana.
Una situazione grave quella più volte denunciata nella Casa circondariale "G. Bacchiddu" di Bancali e che sembra destinata ad aggravarsi ulteriormente se non interverranno correttivi. Attualmente i detenuti che hanno necessità del servizio sanitario specifico sono una quarantina, ma la condizione della popolazione carceraria è in continuo aggiornamento. E quella dell'assistenza psichiatrica non è la sola criticità rilevata nel carcere sassarese nel corso del sopralluogo effettuato dal presidente della commissione Giustizia della Camera, il parlamentare sassarese Mario Perantoni.
I problemi evidenziati nel corso della visita, sono stati racchiusi in una mozione che è stata presentata dalla consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Desirè Manca. "La carenza di assistenza specialistica - sottolinea Desirè Manca - non è l'unica riscontrata nel carcere di Bancali. Ancora più grave e preoccupante appare la mancata attivazione delle Articolazioni di Tutela della salute mentale e dei Reparti detentivi ospedalieri presso i nosocomi, in particolare quelli sassaresi, con le immaginabili e allarmanti conseguenze per la tutela della sicurezza e dell'ordine pubblico".
La mozione - prima firmataria Manca - impegna il presidente Solinas e l'assessore alla Sanità Nieddu "ad adottare tutti i provvedimenti necessari per assicurare l'attivazione delle Articolazioni di Tutela della salute mentale e dei Reparti detentivi ospedalieri, e la corretta applicazione delle Linee guida della Regione sulla Sanità penitenziaria". La consigliera M5S sottolinea che la Regione ha il dovere di garantire il diritto alla salute anche ai detenuti, e allo stesso tempo "di assicurare a tutti coloro che operano all'interno degli istituti penitenziari di poterlo fare in totale sicurezza. A questo proposito sono state numerose le segnalazioni e i solleciti da parte del Provveditorato, e delle Prefetture, tuttavia, non ci risulta siano stati adottati provvedimenti finalizzati a porre rimedio a questa grave carenza, né da parte della Regione né da parte di Ats. La situazione non può essere ulteriormente ignorata, perché i rischi sono elevati".
ansa.it, 16 aprile 2021
Assolti perché il fatto non sussiste. Si è concluso così ieri in Corte d'Assise a Campobasso il processo per la morte di Fabio De Luca, il giovane romano che fu trovato in fin di vita nella sua cella del carcere di Isernia il 4 novembre del 2014 e morì poi una settimana dopo in ospedale a Campobasso.
Per quella morte sono finiti sotto processo tre detenuti, un molisano e due campani. La tesi della Procura era quella di una aggressione in cella, la difesa invece ha sempre sostenuto che De Luca si ferì alla testa dopo essere caduto da un letto a castello per un malore.
Una tesi quest'ultima avvalorata anche da una serie di perizie, tanto che alla fine oggi, durante l'ultima udienza del processo, anche il sostituto procuratore di Isernia, Alessandro Ianniti, ha chiesto l'assoluzione per l'agnonese Elia Tatangelo e per il napoletano Francesco Formigli (entrambi ancora oggi detenuti ma per altri reati). Il terzo detenuto coinvolto nella vicenda era già stato assolto a Isernia dove era stato processato a parte perché aveva scelto il rito abbreviato. La famiglia della vittima si era costituita parte civile nei due processi.
messinatoday.it, 16 aprile 2021
Emanati i due avvisi pubblici dopo le svariate richieste e interrogazioni da parte del gruppo consiliare: "Due figure importantissime per la promozione e la salvaguardia dei diritti dei cittadini in condizioni di disagio". "Finalmente, dopo anni di attesa e svariate richieste e interrogazioni da parte del nostro gruppo consiliare, la città di Messina avrà un Garante della Persona con disabilità e un Garante dei diritti per le persone private della libertà": due figure importantissime per la promozione e la salvaguardia dei diritti dei cittadini in condizioni di disagio, cosi come previsto dalla normativa di riferimento e dagli appositi regolamenti approvati dal consiglio comunale (rispettivamente a Aprile 2018 e a Settembre del 2016). I Garanti svolgeranno il proprio ruolo a titolo gratuito, in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e valutazione, resteranno in carica cinque anni e saranno rieleggibili una sola volta".
A darne notizia è la capogruppo del M5s Cristina Cannistrà, che a nome dei colleghi esprime la propria soddisfazione per il proseguo dell'iter e la pubblicazione dei relativi bandi da parte del dirigente responsabile. "Nel corso del mio mandato ho più volte rappresentato varie criticità per quanto concerne i disabili ed in particolare i soggetti che soffrono di disturbo dello spettro autistico, ma fino ad ora non si era arrivati a nulla di concreto", prosegue la consigliera, che lo scorso luglio era intervenuta sull'argomento con una lettera indirizzata al Prefetto Carmela Librizzi, al sindaco Cateno De Luca, all'allora Assessore Regionale alla Sanità Ruggero Razza, all'ex Direttore Generale dell'Asp Paolo La Paglia e al Garante per l'infanzia e l'adolescenza Fabio Costantino, per sollevare l'attenzione sulla disabilità e sull'autismo in particolare. "Una missiva - spiega l'ex presidente della VII Commissione consiliare - con la quale mi sono fatta portavoce di tutte le associazioni dei familiari che ogni giorno sono costrette ad affrontare numerosi problemi e che chiedono a gran voce una conferenza dei servizi per trovare insieme alle Istituzioni le soluzioni necessarie per dare supporto e sostegno ai bambini e ragazzi affetti da autismo".
"Non meno importante è la figura del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive delle libertà personali o a trattamento sanitario obbligatorio, così come sarebbe auspicabile l'attivazione di uno sportello presso la Casa Circondariale di Gazzi, ancora non prevista malgrado sia praticamente a costo zero. Si tratta di un servizio che darebbe la possibilità ai detenuti di risolvere con cadenza periodica tutte le problematiche inerenti i rinnovi delle carte d'identità, certificati di residenza, autentiche firme, problematiche di mediazione culturale e in generale tutte quelle necessarie procedute burocratiche che è fondamentale espletare in tempi celeri", conclude la consigliera, che già a febbraio del 2019 aveva presentato all'Amministrazione una proposta per l'impiego di detenuti ed ex detenuti nella raccolta dei rifiuti porta a porta, con l'obiettivo di venire incontro alle esigenze di disabili gravi e anziani non deambulanti.
di Claudia Fanti
Il Manifesto, 16 aprile 2021
Jair Bolsonaro, il "principale responsabile della maggiore catastrofe umanitaria della storia del Brasile", come lo ha definito il neuroscienziato Miguel Nicolelis, ora rischia davvero grosso: l'apertura della Commissione parlamentare d'inchiesta su azioni e omissioni del governo nella gestione della pandemia, definita anche "Cpi del genocidio", potrebbe sferrare un colpo decisivo alla sua popolarità già in declino. A confermare la decisione del giudice del Supremo tribunale federale Luís Roberto Barroso, che l'8 marzo aveva ordinato al presidente del Senato Rodrigo Pacheco l'apertura della Cpi, è stata mercoledì la plenaria dello stesso Stf, richiamandosi ai diritti alla vita e alla salute, oltre che a quello "delle minoranze di controllare il potere pubblico nel caso di una pandemia che ha già causato la morte di 360mila persone".
Non è - ancora - impeachement, ma è certo qualcosa che gli somiglia, tanto più considerando che le conclusioni della Cpi potranno essere inviate al pubblico ministero "affinché accerti la responsabilità civile o penale degli infrattori". Non a caso, Bolsonaro ha reagito ancor più scompostamente del solito, da un lato invocando l'impeachment contro Barroso con l'accusa di aver interferito sulle prerogative dell'organo legislativo - malgrado la richiesta di una Cpi fosse venuta da più di un terzo dei senatori, oltre il quorum previsto - e, dall'altro, premendo affinché fosse estesa a governatori e sindaci.
Ma l'unico risultato che ha ottenuto è che il senatore Jorge Kajuru registrasse e divulgasse la conversazione telefonica in cui il presidente lo incitava a operare in tal senso - cioè contro il Stf e le autorità locali - provocandogli l'ennesima caduta di immagine, oltre a nuove possibili accuse per un eventuale processo di impeachment. Neppure il presidente del Senato Pacheco, dando seguito martedì all'ordine di Barroso benché assai critico con la Cpi - che a suo avviso non farà che anticipare la campagna elettorale del 2022 offrendo un palco politico a potenziali candidati - ha potuto accogliere la richiesta di Bolsonaro, limitandosi a includere tra i compiti della Commissione appena quello di indagare sui fondi federali destinati a stati e municipi.
La Cpi, la più importante degli ultimi 50 anni secondo il senatore Randolfe Rodrigues, entrerà in funzione con la presentazione del primo ordine del giorno, quando avrà anche luogo l'elezione del presidente e del relatore, non prima però che siano nominati gli undici membri e i sette supplenti che ne faranno parte. Dopodiché, se la Commissione lavorerà "con un minimo di serietà", come ha auspicato il leader del Psol Guilherme Boulos, "i crimini di Bolsonaro appariranno in tutta la loro gravità", aprendo "la strada a un processo di destituzione".
E mentre la pandemia non dà tregua, con circa 3.500 morti al giorno e un collasso senza precedenti degli ospedali, dove può persino succedere - secondo la denuncia della Rede Globo - che, a causa della mancanza di sedativi, i pazienti vengano legati al letto e intubati da svegli, Bolsonaro chiama "canaglie" gli scienziati che criticano il "suo" trattamento a base di clorochina: "Se non avete nessun rimedio da indicare, chiudete la bocca e fate lavorare i medici". E, naturalmente, fa la voce grossa dinanzi ai suoi simpatizzanti - pronti ad "andare in guerra" con lui -, minacciando, ancora una volta, l'autogolpe: "Il Brasile è al limite, la gente dice che devo agire. Sto aspettando un segnale dal popolo perché la fame, la miseria e la disoccupazione sono sotto gli occhi di tutti, non li vede solo chi non vuole".
di Cecilia Chiavistelli
stamptoscana.it, 16 aprile 2021
L'iniziativa fa parte di un percorso che i ragazzi detenuti dell'Istituto Penale Minorile di Firenze G.P. Meucci hanno intrapreso nello scorso anno e che si è concluso con una mostra virtuale, visibile fino al 15 maggio 2021 sul sito associazioneprogress.org/mostra-interattiva-le-donne-nellarte/.
Il progetto, ideato dall'Associazione Progress, ospitato all'interno del laboratorio "Arte e Natura", con la partecipazione di circa cinquanta giovani, ha affrontato tematiche quanto mai attuali, come la violenza, sia fisica che psicologica, perpetrata ai danni delle donne con l'obiettivo di far nascere una coscienza nuova e una cultura basata sul rispetto delle donne.
All'interno del sito, il video, le opere e il catalogo compongono una completa documentazione del grande lavoro portato avanti dai ragazzi detenuti. Il video è la sintesi di un anno di attività dei detenuti del Carcere Minorile di Firenze, grazie ai professionisti dell'associazione di arte terapia Progress attiva da oltre 15 anni a Firenze e a Perugia. La seconda sezione mostra le 100 opere prodotte dai ragazzi che, attraverso delle opere, evidenziano il ruolo della donna artista nella storia, la sua rappresentazione nelle diverse culture, indagando in profondità l'universo femminile.
Il catalogo è suddiviso in tre volumi, uno per ogni ciclo del progetto: "La rappresentazione delle donne nella storia dell'arte", "Le tre età della donna" e, ultima parte, "La violenza sulle donne". Nata per essere esposta in un ambiente fisico e visitabile in presenza, l'interessante collettiva, con il perdurare della pandemia, si è spostata nello spazio virtuale, sul sito dell'associazione. L'associazione Progress opera da tempo nelle carceri e in area penale esterna, sia presso il Carcere Minorile di Firenze, che quello per adulti di Sollicciano e per minori dell'Ufficio di Servizio Sociale per Minorenni.
Nel Carcere Minorile di Firenze hanno attivato un laboratorio di arte terapia permanente portando avanti tanti progetti artistici. Dal 2019 hanno iniziato numerosi progetti di riqualificazione di spazi verdi con iniziative come La cura verde, La cura verde in Tribunale e Arte e Natura Atelier, utilizzando l'area verde interna alla struttura e a quella dell'adiacente Tribunale Minorile. Inoltre organizzano corsi formativi, laboratori di artigianato, pittura, teatro ed eventi culturali. Il progetto è realizzato con il contributo del Ministero della Giustizia, della Regione Toscana e del Ministero del lavoro e delle politiche giovanili.
di Sara Forni
agenziadire.com, 16 aprile 2021
La kermesse cinematografica che si terrà in presenza a Bologna e online dal 4 al 14 giugno presenta due progetti educativi di inclusione, che coinvolgono l'istituto penale per minorenni Pietro Siciliani e la biblioteca multimediale Fuori Catalogo dell'istituto superiore Aldini Valeriani. In un'epoca storica che, da un lato limita le attività scolastiche e dall'altro rende anche molto difficile vivere isolati in casa, il festival Biografilm di Bologna quest'anno ha deciso di introdurre due 'giurie speciali' con i giovani protagonisti.
La rassegna cinematografica dedicata ai documentari relativi alle 'storie di vita', confermata in presenza a Bologna e online dal 4 al 14 giugno, presenta due progetti educativi di inclusione che coinvolgono l'istituto penale per minorenni Pietro Siciliani e la biblioteca multimediale Fuori Catalogo dell'istituto superiore Aldini Valeriani.
Entrambi i progetti partiranno a maggio e formeranno due giurie giovanili che saranno coinvolte nella cerimonia di premiazione del festival. In particolare, il progetto 'Tutta un'altra storia', realizzato con il patrocinio del ministero della Giustizia, coinvolge un gruppo di ragazzi detenuti nell'istituto penale per minorenni che sarà parte attiva nel festival. Dopo un ciclo di incontri settimanali in presenza dedicati alla narrazione documentaria e la visione guidata dei film in gara, i ragazzi assegneranno un premio al film che ritengono più significativo. 'Bring the change' invece, è il progetto in collaborazione con il 'Terra Di Tutti Film Festival' di Bologna che anche in questo caso prevede momenti di formazione anche in presenza con una classe quarta dell'istituto Aldini Valeriani. Anche questa volta, gli studenti saranno guidati alla visione di alcuni film del festival, in particolare su tematiche relative al cambiamento sociale e all'attivismo giovanile. Oltre a queste due giurie 'speciali', oggi Biografilm Festival ha reso noti anche i nomi della giuria della sezione competitiva internazionale.
A scegliere le migliori pellicole in gara arriveranno a Bologna il regista indiano Rahul Jain, la produttrice italiana Donatella Palermo, nota tra le altre cose anche per aver prodotto il documentario 'Fuocoammare' e il curatore ed esperto di nuovi media tedesco, Sebastian Sorg. Biografilm Festival fa parte di Bologna Estate 2021, il cartellone di attività promosso e coordinato dal Comune di Bologna.
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