Il Centro, 3 dicembre 2020
L'uomo è in carcere all'Aquila, per la Cassazione deve essere garantita la necessaria assistenza. A un detenuto in 41bis, disabile, deve essere garantita tutta l'assistenza possibile in relazione alle sue reali condizioni di salute. Va quindi affiancato da persona che lo aiuti a far fronte a tutte le necessità personali che da solo non può svolgere.
È questo il senso di una sentenza della Cassazione che ha annullato con rinvio una decisione del Tribunale di sorveglianza dell'Aquila che aveva invece ritenuto corretto quanto veniva garantito al detenuto, in termini di assistenza, dalla direzione del carcere.
Il detenuto, originario di Lecce, è in carcere all'Aquila per una serie di gravissimi reati. L'uomo nel gennaio 2019 aveva chiesto al magistrato di sorveglianza "la tutela del proprio diritto a ricevere l'assistenza alla persona necessaria in relazione alla condizione di portatore di handicap e, dunque, al fine di svolgere alcune attività altrimenti preclusegli dalla situazione di inabilità, quali cucinare, lavare la biancheria, sbucciare la frutta compresa nel vitto".
Il tribunale nel maggio 2019 rigettò il reclamo, ritenendo che non vi fossero inadempienze da parte della direzione dell'istituto penitenziario "che aveva garantito all'uomo l'assistenza, grazie all'opera di un detenuto lavorante, per le pulizie della stanza per tre volte alla settimana e aveva disposto che la frutta venisse somministrata al detenuto dopo essere stata sbucciata e tagliata".
Il detenuto, però, tornò a sostenere che aveva bisogno "di assistenza per tutte le attività che non riusciva a compiere a causa della sua invalidità e non soltanto per la pulizia della stanza o per sbucciare la frutta".
Anche questo secondo reclamo fu rigettato dal Tribunale di sorveglianza. La Cassazione ha annullato però con rinvio la decisione del Tribunale con questa motivazione: "L'articolo 32 della Costituzione riconosce a tutte le persone il diritto fondamentale alla salute. Nei confronti dei detenuti, il diritto alla salute e, dunque, a vivere in un ambiente che non comprometta lo stato di benessere soggettivo, deve essere contemperato con le restrizioni proprie della condizione detentiva, dovendo esso sopportare talune limitazioni.
Nel caso qui esaminato, è pacifico che al detenuto sia stata riconosciuta la condizione di soggetto portatore di handicap. Per tale ragione la direzione della casa circondariale ha subito fornito al detenuto un servizio di assistenza e ha adottato misure volte a consentire la possibilità di assumere cibi, come la frutta debitamente sbucciata e tagliata.
Ciò che, tuttavia, non è affatto chiaro nella motivazione del provvedimento impugnato, che quindi deve ritenersi carente sul punto, è la portata della menzionata assistenza che parrebbe necessaria - secondo quanto è dato evincere dalla stessa ordinanza - in relazione a una pluralità di atti della vita quotidiana e non solo per provvedere alla pulizia della camera di detenzione.
Pertanto, l'interpretazione fatta propria dall'ordinanza, secondo cui il sostegno andrebbe riferito a tutto ciò che il detenuto non riesce autonomamente a fare, non pare ancorata ad alcun concreto elemento di riscontro. Ne consegue che appare necessario sollecitare il Tribunale a un ulteriore sforzo motivazionale, inteso a chiarire tale profilo, attraverso una puntuale specificazione di quali ambiti delle quotidiane attività del recluso siano state oggetto dell'assistenza a lui prestata dal detenuto lavorante, investito anche dei compiti di piantone, nei confronti del ristretto disabile".
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 3 dicembre 2020
Sulle intercettazioni, la riforma avvalora un'interpretazione estensiva della loro utilizzabilità. Tanto da corroborare decisioni attuali che prendono le distanze da quanto stabilito dalla ormai proverbiale sentenza delle Sezioni unite di poco meno di un anno fa, la n. 51 del 2020.
Questo uno dei passaggi cruciali di una ordinanza del 2 novembre scorso del Tribunale del riesame di Milano nell'ambito di un procedimento a carico di alcuni dipendenti, anche apicali, dell'agenzia delle Entrate. In particolare, attraverso le operazioni di intercettazione, è emerso un quadro accusatorio che vede favorire una serie di utenti dell'ufficio in cambio del pagamento di somme di denaro.
Un "asservimento delle pubbliche funzioni" che si concretizzava, nella gran parte dei casi, nell'estrazione di copie di atti (visure, certificati ipotecari e catastali,) senza riscuotere dai privati le relative imposte. Dalle intercettazioni emergeva la prova delle remunerazioni date dai privati a vantaggio dei pubblici ufficiali, rendendo così possibile la contestazione del reato di corruzione propria, mentre, in altri casi, le attività di intercettazione permettevano di registrare solo la condotta del dipendente pubblico contraria ai doveri d'ufficio, permettendo quindi la qualificazione dei fatti "solo" come abuso d'ufficio.
Ora, il problema dell'utilizzabilità dei risultati delle intercettazioni si è posto in particolare con riferimento a queste ultime condotte, soprattutto perché le Sezioni unite hanno affermato, in materia di utilizzabilità in altri procedimenti, la necessità che oltre che di un reato connesso a quello o a quelli oggetto dell'autorizzazione, anche che si tratti di reati intercettabili sulla base dei requisiti definiti dall'articolo 266 del Codice di procedura penale.
Una conclusione dalla quale il Tribunale del riesame di Milano prende le distanze sulla base di una serie di considerazioni. Tra queste, la valorizzazione del dato della connessione, per cui i reati indicati nell'autorizzazione e quelli scoperti in seguito sono comunque strettamente collegati, tanto da fare escludere ogni rischio di autorizzazione in bianco.
Inoltre, nel caso di utilizzo probatorio di esiti di intercettazioni disposte nel medesimo procedimento per reati diversi connessi ma non rientranti nei limiti del Codice sull'intercettabilità, non si è in presenza, a dire del Riesame, "di alcuna delle ipotesi tassative di inutilizzabilità patologica del materiale probatorio previste dal Codice".
La possibilità di utilizzo deve poi essere garantita nel segno della "naturale utilizzabilità del risultato di una legittima attività d'indagine". A venire compromesso sarebbe poi anche il principio di rilevanza costituzionale di non dispersione degli elementi di prova, istituendo, tra l'altro, una disparità di trattamento tra indagati nello stesso procedimento in assenza di disposizioni sul diverso utilizzo del materiale probatorio.
Quanto alla riforma, ancora, nella lettura del Riesame milanese, questa si è indirizzata "nel senso di un ampliamento della possibilità di utilizzare le intercettazioni addirittura a prescindere dalla sussistenza di un legame come la connessione (...), atteso che il "nuovo" articolo 270 comma 1 Codice di procedura penale prevede la possibilità d'uso delle risultanze delle intercettazioni in "procedimenti diversi", non più solo per la prova dei delitti per cui è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza, ma anche dei reati di cui all'articolo 266, comma i Cpp".
consiglio.marche.it, 3 dicembre 2020
Bilancio dei 5 anni di lavoro del Garante negli istituti penitenziari. Zero contagi tra i detenuti, qualche caso tra gli operatori di polizia penitenziaria che non sono entrati, comunque, in contatto con gli stessi detenuti ed un sistema che ha retto all'urto dell'emergenza pandemica. Lo conferma il Garante dei diritti al termine dell'ultima visita, quella a Marino del Tronto di Ascoli Piceno, presso gli istituti penitenziari marchigiani.
"Un riscontro positivo - precisa - che è legato a questa problematica specifica e che fotografa ovviamente il momento attuale. Su altro versante, sappiamo quante e quali sono ancora le criticità che insistono sul nostro sistema carcerario e che non hanno trovato un'adeguata soluzione. In questi anni l'Autorità di garanzia ha avuto modo di affrontarne diverse, dal sovraffollamento alla carenza di organici, dalle questioni legate alla sanità a quelle strutturali, fino alla necessità di incrementare le attività trattamentali.
È indispensabile continuare a mettere in campo tutte le risorse possibili affinché le carceri non vengano considerate come l'ultimo anello del welfare. Occorre, quindi, monitorare con costanza e determinazione e non abbassare mai la guardia".
E a conclusione del suo mandato, il Garante tira le somme del lavoro svolto nel corso degli ultimi cinque anni. Sul piatto della bilancia ci sono 30 azioni di monitoraggio (più di cinque ogni anno) con una media complessiva di oltre 200 ingressi in carcere (sia per la stessa azione di monitoraggio che per altre iniziative) e circa 1.800 colloqui con i detenuti. Un'attività che si è concentrata soprattutto nei periodi che hanno registrato l'acuirsi delle criticità, come quello estivo o come quello straordinario dell'emergenza pandemica, che ha annoverato anche un confronto mantenuto costante attraverso il mezzo telematico.
"La fotografia annuale - ricorda Nobili - è stata rappresentata con l'ausilio di 5 report, che hanno fornito i dati consolidati delle presenze nei sei istituti penitenziari delle Marche, sette fino al 2016 quando è stato chiuso quello di Camerino a causa del terremoto, e nella Rems attualmente ospitata a Macerata Feltria, ma hanno anche fatto il punto della situazione per quanto riguarda sovraffollamento, sanità, polizia penitenziaria, attività trattamentali e criticità di tipo strutturale".
Accanto a questo, ulteriori incontri sulla variegata realtà del volontariato e sulle problematiche inerenti la stessa polizia penitenziaria e tre convegni (ospitati rispettivamente nel capoluogo regionale e a Macerata) che hanno inteso fare il punto sul sistema carcerario presente e futuro, con l'apporto di autorevoli rappresentanti dell'amministrazione penitenziaria nazionale.
Massima attenzione da parte del Garante per quanto le attività trattamentali per promuovere la cultura, l'aggregazione e la risocializzazone, anche in funzione del reinserimento dei detenuti nella società, una volta terminata la pena. Raggiunti, in questa direzione, due importanti traguardi con il Polo universitario a Fossombrone e quello formativo a Barcaglione di Ancona.
Nel corso degli ultimi cinque anni sono state attivate, inoltre, numerose collaborazioni che hanno permesso di portare in carcere, agricoltura sociale, letteratura, poesia, cinema e danza, laboratori e corsi di varia natura, per un totale di oltre 60 iniziative.
radiondadurto.org, 3 dicembre 2020
Nuovo suicidio nel carcere bresciano di Canton Mombello dove le condizioni di detenzione sono ulteriormente rese più dure e difficili a causa del sovraffollamento esistente e delle misure di prevenzione del contagio, che aumentano l'isolamento dei reclusi dai propri affetti famigliari. Un detenuto si è tolto la vita nei giorni scorsi.
La professoressa Luisa Ravagnani, garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Brescia ci parla di quest'ultimo luttuoso episodio e della battitura di protesta e di solidarietà con il proprio compagno di detenzione morto da parte degli altri reclusi, oltre che a fornirci un quadro della situazione di sovraffollamento spiegandone le cause.
Il Centro, 3 dicembre 2020
Suicidio nel carcere di Vasto. Un detenuto di origine lombarda di 39 anni, padre di due bambini, che stava scontando in cella una pena pare per rapina, si è tolto la vita ieri mattina soffocandosi. La scoperta di quello che era accaduto è stata fatta in tarda mattinata da alcuni agenti della polizia penitenziaria. L'uomo era nella sua cella da solo.
Pare che avesse accanto anche una bomboletta di gas. Immediatamente è scattato l'allarme. Sono partiti i soccorsi. Per lunghi minuti si è cercato di rianimare il trentanovenne, ma è stato tutto inutile. Il cuore dell'uomo non è più tornato a battere e i medici non hanno potuto fare altro che dichiarare il decesso. Sulla vicenda è stato alzato un muro di silenzio.
La direzione della Casa Lavoro ha subito avvisato dell'accaduto la procura di Vasto. La magistratura ha deciso di aprire un'indagine sull'accaduto. La salma è stata trasferita all'obitorio dell'ospedale di Chieti in attesa dell'autopsia. Nel frattempo si cerca di capire, attraverso il racconto di chi lo ha conosciuto, perché il detenuto abbia deciso di togliersi la vita e se avesse manifestato le sue intenzioni. Per il carcere di Torre Sinello quello di ieri è il secondo suicidio nell'istituto di pena. Nel 2012 a togliersi la vita nella casa lavoro era stato un agente di custodia.
milanopost.info, 3 dicembre 2020
Nei vari istituti di pena italiano dove "vi sono ormai quasi 900 persone positive al Covid-19, mentre quasi 1000 sono i positivi tra gli operatori del settore penitenziario". È l'allarme lanciato dal Direttivo e dalla Commissione Carcere della Camera Penale di Milano che "aderiscono allo sciopero della fame di Rita Bernardini, unendosi alla richiesta rivolta al Governo e al Parlamento di ridurre drasticamente la popolazione detenuta attraverso qualsiasi intervento di legge aderente alla Costituzione e alla Convenzione Europea dei diritti dell'Uomo".
Il problema, denunciano i penalisti milanesi, è che "il virus questa volta non solo è entrato in carcere, ma si sta pure diffondendo in modo spaventoso". E "l'elevatissimo livello di contagiosità del Coronavirus, che caratterizza la seconda ondata - puntualizza la Camera Penale in una nota - impone l'adozione di interventi in grado di incidere concretamente sul numero di presenze in carcere nell'immediato, per la tutela del diritto alla salute di detenuti e operatori penitenziari e, sul piano strutturale, attraverso una politica di coerente e costante decarcerizzazione".
La situazione è drammatica soprattutto in Lombardia, cioè "la Regione maggiormente colpita dal virus" dove c'è un problema di "sovraffollamento di per sé grave" che secondo la camera penale di Milano "non consente ovviamente di disporre di spazi adeguati per tutti gli isolamenti necessari". Tutto ciò, evidenziano ancora i penalisti milanesi, rende "pertanto necessaria l'introduzione di misure urgenti per alleggerire le condizioni di sovraffollamento all'interno degli istituti penitenziari, al fine di garantire l'isolamento sanitario delle persone detenute già risultate positive o ritenute a rischio".
di Sandro De Riccardis
La Repubblica, 3 dicembre 2020
I penalisti milanesi a fianco della protesta di Rita Bernardini sostenuta da don Rigoldi. Anche gli avvocati milanesi aderiscono, con il direttivo e la commissione Carcere della Camera penale, all'iniziativa di Rita Bernardini, l'esponente dei Radicali Italiani in sciopero della fame dallo scorso 10 novembre. Una decisione presa per "unirsi alla richiesta rivolta a governo e Parlamento di ridurre drasticamente la popolazione detenuta attraverso un qualsiasi intervento di legge aderente alla Costituzione e alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo".
La mobilitazione ha già raccolto oltre mille e 500 adesioni. E ieri, sulle pagine di Repubblica Milano, anche don Gino Rigoldi, cappellano del carcere minorile Beccaria, ha espresso la propria solidarietà a Bernardini "per lo sciopero della fame contro la condizione di troppe carceri italiane, dove il sovraffollamento rende impossibile una vita accettabile".
Ora anche l'adesione dei penalisti milanesi. "L'elevatissimo livello di contagiosità del virus che caratterizza la seconda ondata - scrivono in una nota - impone l'adozione di interventi in grado di incidere concretamente sul numero di presenze in carcere, nell'immediato per la tutela del diritto alla salute di detenuti e operatori penitenziari e, sul piano strutturale attraverso una politica di coerente e costante decarcerizzazione".
Secondo i dati raccolti dagli stessi avvocati, negli istituti di pena ci sono "quasi 900 persone positive al Covid-19, mentre quasi mille sono i positivi tra gli operatori del settore penitenziario". Dati definiti "allarmanti" perché i numeri "sono inesorabilmente destinati ad aumentare in assenza di provvedimenti concretamente deflattivi della popolazione carceraria nazionale".
La situazione è particolarmente grave in Lombardia. "Basti pensare - scrive ancora la Camera penale - che i 6.156 posti ufficialmente disponibili sono distribuiti in sole 4.324 celle". Aver creato poi dei presidi sanitari nelle carceri di Bollate e San Vittore, dove trovano assistenza anche i positivi al Covid in arrivo da altre carceri lombarde, "rischia di aumentare il sovraffollamento, e quindi il rischio sanitario nelle restanti sezioni detentive". Gli avvocati chiedono al Parlamento interventi strutturali, attraverso modifiche al decreto dello scorso ottobre che contiene norme per ridurre il numero dei detenuti, considerate "insufficienti a contrastare il rischio di diffusione del contagio all'interno degli istituti di pena".
di Elena Del Mastro
Il Riformista, 3 dicembre 2020
42 i detenuti positivi, tutti nel padiglione Venezia. "In questi giorni abbiamo dato numeri su carcere e Covid, abbiamo partecipato a manifestazioni di solidarietà per i detenuti, abbiamo cercato di sensibilizzare la politica rispetto alla gravità in questo momento di emergenza ma in generale sui temi che riguardano il carcere: sovraffollamento, malasanità, malagiustizia.
La nostra vuole essere una battaglia civile utile per la democrazia e per i diritti, consapevoli che sia necessario ed opportuno divulgare con trasparenza i dati su carcere e Covid nonostante le minimizzazioni del Ministro della Giustizia e più in generale della politica". Così Ciambriello e Ioia, garanti dei detenuti della Campania e di Napoli, prima di entrare in carcere a Poggioreale per discutere sul punto della situazione, sia con la Direzione del carcere, che con la Direzione Sanitaria.
Dagli ultimi aggiornamenti risulta che ad oggi, a Poggioreale, siano 42 i detenuti positivi al Covid 19, tutti allocati presso il padiglione Venezia e 1 presso il SAI, e 39 persone, ubicate nel padiglione Firenze, sono in quarantena precauzionale perché primi giunti (1 piano) o perché hanno avuto contatti con positivi (2 piano).
Oggi a Poggioreale c'è una popolazione di 2008 detenuti. Sono 27 unità del personale di polizia penitenziaria contagiati, e 10 in quarantena. Tra il personale sanitario vi sono 4 persone assenti per Covid 19, tra i quali 3 medici e un infermiere. Sono ricoverati presso presidi ospedalieri 3 detenuti (due al Cardarelli e uno al Cotugno). È stato completato lo screening a tutti i detenuti; In totale i tamponi effettuati sono stati a Poggioreale ad oggi dall'inizio della Pandemia 3306.
Ciambriello e Ioia hanno poi stigmatizzato la lentezza con la quale dal carcere di Poggioreale si trasmettono alla Magistratura di Sorveglianza le pratiche per il Decreto Ristori (detenzione domiciliare), in particolare per detenuti senza fissa dimora, e per i detenuti malati cronici.
Il Direttore Carlo Berdini ha riferito che in questi giorni sono state 62 le istanze inviate alla magistratura concernenti il decreto ristori. "Nella giornata di domani saremo anche nel carcere di Secondigliano per avere un quadro completo anche per quest'istituto. Denunciamo un silenzio e un 'indifferenza sul tema delle carceri. Il sovraffollamento, la promiscuità, le malattie croniche, gli ambienti non sufficientemente igienizzati e sanificati, rischiano di far vivere ai detenuti una doppia reclusione.
Se a questo aggiungiamo anche il congelamento delle pratiche inviate ai magistrati di sorveglianza, la mancanza di colloqui de visu con i familiari, la sospensione di qualsiasi attività trattamentale, formativa, culturale e ricreativa, si verifica un'ulteriore esclusione sociale delle persone diversamente libere." così il garante campano Samuele Ciambriello e il garante comunale di Napoli Pietro Ioia.
di Andrea D'Aurelio
ondatv.tv, 3 dicembre 2020
"Ospedale da campo in carcere". L'allestimento di un ospedale da campo con personale sanitario dedicato all'interno del carcere per garantire una degenza in sicurezza che dovrebbe realizzare il Dap insieme alla Regione. Lo ha chiesto il sindaco di Sulmona, Annamaria Casini, nel corso del comitato provinciale per l'ordine pubblico e la sicurezza, a proposito della situazione in atto nel penitenziario peligno dove si è acceso un importante focolaio che conta 66 detenuti e 7 agenti penitenziari positivi.
Il bilancio è salito questa mattina quando è stata accertata la positività su un altro agente penitenziario che si era sottoposto al tampone in un secondo momento. Mentre altri tre agenti sono risultati positivi al tampone rapido. Per cui dovranno sottoporsi al molecolare. Per la Casini si rende necessario un ospedale da campo mentre la Uil aveva proposto di destinare il reparto per i collaboratori di giustizia all'isolamento.
Intanto questa mattina il Vice Capo del Dipartimento è tornato nel carcere "osservato speciale" per incontrare i vertici dell'amministrazione penitenziaria e per un ulteriore sopralluogo. In attesa di conoscere nuovi sviluppi un altro detenuto è stato trasportato in ospedale dopo la comparsa dei sintomi riconducibili al Covid. Sono tre quindi i detenuti che si trovano nel vecchio pronto soccorso in attesa di collocazione mentre continua la "staffetta" degli agenti per la sorveglianza.
Ieri il rinforzo è arrivato da Roma con 22 poliziotti pronti a dare manforte al sistema in difficoltà. Intanto, sul fronte dell'emergenza pandemica, oggi è stato avviato lo screening di massa a Sulmona per la popolazione scolastica. Finora 130 studenti si sono sottoposti al test e non è stata accertata alcuna positività. Per il momento i numeri confermano che il sistema scuola sta reggendo grazie anche alle misure adottate ma il report completo arriverà solo nel pomeriggio.
di Marilù Musto
Il Mattino, 3 dicembre 2020
I liberi non sono semplici spettatori della vita dei reclusi. Non in un paese civile. Non in piena pandemia. Soprattutto se nel carcere piove persino in cella perché manca la guaina isolante sul tetto. Soprattutto se non c'è un ascensore funzionante capace di trasportare un detenuto disabile, se la condotta per l'acqua non è stata ancora costruita dal Comune di Santa Maria Capua Vetere, dopo 5 anni di annunci e promesse. E così, i detenuti scioperano, non mangiano, "battono" pentole sulle grate, fanno rumore a costo di un provvedimento disciplinare e con la tagliola delle punizioni sulla testa. "C'è solo da indignarsi", spiega Samuele Ciambriello, garante dei detenuti della Campania.
E poi, c'è chi neanche può difendersi perché in carcere si trova su una sedia a rotelle. Come il detenuto di 60 anni che ha consegnato una lettera al deputato Antonio Del Monaco (M5s), quest'ultimo entrato nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere con Emanuela Belcuore, Garante provinciale dei detenuti, per verificare le condizioni della struttura Uccella di Santa Maria Capua Vetere nell'era Covid.
L'edificio, per intenderci, che in sé ha anche un'aula bunker per i maxi-processi alla criminalità organizzata, interamente costruita da imprese legate al clan dei Casalesi. Sprazzi di storia, fra un disagio e l'altro. Ma ciò che conta è il presente. O il recente passato, chissà. Perché il detenuto disabile, un anno fa, scrisse la lettera inviandola all'amministrazione della casa circondariale, lamentando anche la presenza di un citofono rotto da due anni nella sua cella. Ma da allora nulla è cambiato, stando a ciò che ha raccontato.
E infatti: "Il detenuto del reparto Nilo deve essere preso in braccio per poter prendere parte ai colloqui. Anche per l'ora d'aria, è la stessa storia. È in cella con il figlio - spiega Del Monaco. Nel reparto Tamigi, invece, alcuni detenuti dormono su letti su cui, però, cade pioggia perché, nonostante i lavori appena conclusi in quell'ala del carcere, filtra acqua dal soffitto".
E ancora, le detenute del reparto femminile lamentano la lontananza del presidio medico, posizionato nell'area maschile (fino alle ore 20 c'è un presidio nel settore femminile, ma subito dopo quell'ora le detenute fanno riferimento all'altro settore maschile). C'è, inoltre, un carente allineamento fra l'Asl e la struttura carceraria. Alcuni agenti della polizia penitenziaria attendono da un mese il rientro al lavoro, ma l'Asl di Caserta tarda a eseguire il terzo tampone: "E noi non possiamo andare a lavorare", spiegano gli agenti.
Per ogni problema, la dirigente del carcere fornisce una risposta: "L'ascensore è stato riparato", spiega Elisabetta Palmieri. "Le infiltrazioni d'acqua? Non abbiamo possibilità economiche per riparare le finestre, ma indicheremo alla ditta di permealizzare le finestre con guaine". Restano i nodi del citofono, dell'Asl e dell'acqua. Ma tanti altri problemi aspettano di essere risolti.
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