di Marina Castellaneta
Il Sole 24 Ore, 12 ottobre 2020
Il recupero transfrontaliero dei crediti in materia civile e commerciale diventa più facile. Sarà approvato nei prossimi giorni il decreto legislativo che adegua la normativa italiana al regolamento Ue n. 655/2014 che ha istituito l'ordinanza europea di sequestro conservativo sui conti bancari. L'obiettivo è aumentare la tutela dei creditori, incrementare gli scambi internazionali e favorire la realizzazione del mercato interno.
L'ordinanza europea permette infatti al giudice di assicurare l'esecuzione futura del credito mediante il trasferimento o il prelievo di somme detenute dal debitore in un conto bancario attivato in uno Stato membro diverso sia da quello di domicilio del creditore, sia da quello del foro di competenza per la domanda di sequestro. Il Dlgs che ha già ottenuto i pareri parlamentari deve essere ora varato in via definitiva dal Consiglio dei ministri.
Le regole - Il regolamento Ue 655/2014 ha introdotto nello spazio giudiziario europeo norme processuali uniformi per tutti gli Stati membri (con esclusione della Danimarca e, prima ancora della Brexit, del Regno Unito) per mettere in campo, a tutela del creditore, uno speciale provvedimento cautelare (l'ordinanza europea di sequestro conservativo di conti correnti bancari), autonomo rispetto ai rimedi cautelari di diritto interno.
Il testo, che è affiancato dal regolamento di esecuzione 1823/2006, è direttamente applicabile dal 18 gennaio 2017. L'Italia doveva però ancora inserire alcune regole processuali al fine di permettere il corretto funzionamento della nuova procedura, in linea con quanto previsto dall'articolo 5 della legge 117/2019 contenente la delega al Governo per il recepimento delle direttive europee (legge di delegazione europea 2018).
Lo fa adesso con questo Dlgs che ne permetterà quindi il concreto utilizzo. Si tratta infatti di regole norme processuali essenziali per far sì che un giudice di uno Stato membro possa congelare i fondi presenti in un conto bancario che il debitore ha attivato in un altro Paese Ue. L'ordinanza di sequestro sui conti correnti rafforza quindi i diritti dei creditori, mettendo un freno a possibili manovre per sottrarre denaro dai conti nello spazio europeo.
Il giudice competente - Uno degli aspetti che doveva essere chiarito era quello del funzionamento nei casi in cui la domanda di ordinanza di sequestro conservativo fosse fondata su un credito risultante da un atto pubblico: il Dlgs precisa che la competenza spetta al giudice del luogo in cui l'atto pubblico è stato formato.
Ma il tema cruciale era quello delle acquisizioni delle informazioni sui conti bancari: il Dlgs precisa che la competenza è affidata al presidente del tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede e, se queste situazioni non riguardano l'Italia, la competenza è del Tribunale di Roma. Spetta al presidente del tribunale richiedere la ricerca di informazioni con modalità telematiche in modo conforme all'articolo 492-bis del Codice di procedura civile. L'istanza, quindi, deve essere presentata dal creditore, con autorizzazione del presidente del tribunale del luogo in cui il debitore ha domicilio o residenza. Poi spetta all'ufficiale giudiziario procedere all'acquisizione delle informazioni. Le regole interne, tuttavia, sono applicate solo se compatibili con le norme fissate nel regolamento Ue che ha attivato un meccanismo di cooperazione tra autorità emittenti e autorità di informazione del luogo in cui l'ordinanza deve essere eseguita.
I ricorsi - L'organo giurisdizionale competente chiamato a decidere sull'azione del debitore contro l'ordinanza europea di sequestro è il giudice che ha emesso il provvedimento, mentre nel caso di opposizione all'esecuzione dell'ordinanza è competente il tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza o la sede. Il Dlgs introduce una tutela per il debitore che, nel caso di attivazione dei mezzi di ricorso, ha diritto a stare in giudizio con l'assistenza di un difensore. Il regolamento non prevede questo obbligo, lasciando spazio, però, agli Stati membri e, quindi, l'intervento del legislatore italiano funzionale a rafforzare il diritto di assistenza in giudizio è compatibile con il diritto Ue. Il testo, in ultimo, fissa gli importi per il contributo unificato che è di 98 euro, con incrementi nei procedimenti di impugnazione. Inoltre, in caso di ricorso del debitore contro l'esecuzione dell'ordinanza di sequestro conservativo, il contributo va da 43 a 1.688 euro a seconda del valore del sequestro.
Il Sole 24 Ore, 12 ottobre 2020
Misure cautelari - Personali - Disposizioni generali - Esigenze cautelari - Reato contro la pubblica amministrazione commesso da un pubblico dipendente - Ipotesi di sospensione o dimissione dall'incarico del pubblico dipendente - Pericolo di reiterazione del reato - Configurabilità - Motivazione specifica - Necessità. In tema di reati contro la pubblica amministrazione, l'attualità del pericolo di reiterazione di reati della stessa specie ex art. 274, comma 1, lett. c), cod. proc. pen., può ritenersi sussistente anche nel caso in cui il pubblico agente risulti sospeso o dimesso dal servizio, purché il giudice fornisca adeguata e logica motivazione in merito alla mancata rilevanza della sopravvenuta sospensione o cessazione del rapporto, con riferimento alle circostanze di fatto che concorrono a evidenziare la probabile rinnovazione di analoghe condotte criminose da parte dell'imputato nella mutata veste di soggetto estraneo all'amministrazione.
• Corte di cassazione, sezione VI penale, sentenza 2 ottobre 2020 n. 27292.
Misure cautelari personali - Esigenze cautelari - Reati contro la Pa del pubblico dipendente - Sospensione o dimissione dall'incarico del pubblico dipendente - Pericolo di reiterazione del reato - Configurabilità - Motivazione specifica - Necessità - Fattispecie. In materia di reati contro la pubblica amministrazione commessi da soggetti intranei all'apparato amministrativo, il requisito dell'attualità del pericolo di reiterazione del reato, introdotto nell'articolo 274 c.p.p., lettera c), dalla L. 16 aprile 2015, n. 47 deve fondarsi su dati concreti e oggettivi, non meramente congetturali, attinenti al caso di specie, che rendano tale esigenza reale e attuale, cioè effettiva nel momento in cui si procede all'applicazione della misura cautelare. (In motivazione la Corte ha precisato che correttamente è stato ritenuto sussistente il pericolo attuale di reiterazione nei confronti di un imputato sospeso in via cautelare dal servizio, valorizzandosi la pluralità di episodi corruttivi contestati, le modalità di commissione dei fatti e la pendenza di ulteriori procedimenti di analoga natura, indicativi della creazione di una rete di relazioni estesa a diversi settori della pubblica amministrazione).
• Corte di cassazione, sezione VI penale, sentenza 10 dicembre 2018 n. 55113.
Misure cautelari - Personali - Disposizioni generali - Esigenze cautelari - Reato contro la Pa commesso da un pubblico dipendente - Ipotesi di sospensione o dimissione dall'incarico del pubblico dipendente - Pericolo di reiterazione del reato - Configurabilità - Motivazione specifica - Necessità. Nei reati contro la Pa, anche dopo l'introduzione, nell'art. 274, lett. c), cod. proc. pen., a opera della legge 16 aprile 2015, n. 47, del requisito dell'attualità del pericolo di reiterazione del reato, il giudice di merito può ritenere sussistente il pericolo di reiterazione di reati della stessa specie pure quando il soggetto in posizione di rapporto organico con la Pa risulti sospeso o dimesso dal servizio, purché fornisca adeguata e logica motivazione in merito alla mancata rilevanza della sopravvenuta sospensione o cessazione del rapporto, con riferimento alle circostanze di fatto che concorrono a evidenziare la probabile rinnovazione di analoghe condotte criminose da parte dell'imputato nella mutata veste di soggetto ormai estraneo all'amministrazione, in situazione, perciò, di concorrente in reato proprio commesso da altri soggetti muniti della qualifica richiesta.
• Corte di cassazione, sezione V penale, sentenza 28 giugno 2017 n. 31676.
Misure cautelari personali - Esigenze cautelari - Pericolo di recidiva - Pubblico dipendente - Reati connessi alla carica pubblica ricoperta dall'agente - Dismissione dell'ufficio nell'esercizio del quale il reato è stato commesso - Persistenza del pericolo di reiterazione del reato - Configurabilità - Condizioni - Motivazione puntuale - Necessità. In tema di esigenze cautelari determinate dal pericolo di reiterazione di comportamenti delittuosi analoghi a quelli già contestati, sebbene l'allontanamento dal posto di lavoro e dalle funzioni dell'indagato per fatti di reato commessi nel contesto della funzione esercitata, se non esclude di per sé l'esigenza cautelare indicata dall'articolo 274, comma 1, lettera c), del Cpp, costituisce tuttavia un fatto che, per la sua rilevanza, può essere svalutato solo sulla base di precise circostanze e non su quella di presunzioni tratte da situazioni pregresse e superate dall'evolversi dei fatti.
• Corte di cassazione, sezione V penale, sentenza 28 giugno 2017 n. 31676.
di Nello Trocchia
Il Domani, 12 ottobre 2020
Sulle violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere del 6 aprile un'altra pagina oscura riguarda il materiale ritrovato nella perquisizione. C'erano o no i bastoni? Quanti? E chi li ha portati? La vicenda oscura inizia dalle ragioni che hanno motivato quella spedizione e termina con i dubbi sul materiale ritrovato.
C'è un'altra oscura vicenda che aggrava quanto già emerso sui fatti accaduti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, il 6 aprile scorso. Quel giorno 300 poliziotti penitenziari sono entrati nell'istituto Francesco Uccella e le perquisizioni programmate si sono trasformate in pestaggi e violenze nei confronti dei detenuti del padiglione del Nilo, rei di protesta e di richiesta di protezione per la notizia del primo contagiato in carcere. La storia oscura inizia con le ragioni che hanno motivato quella spedizione e si conclude con i dubbi sul materiale trovato. Dal confronto tra interrogazioni parlamentari emergono fonti ufficiali, testimonianze, versioni contrastanti. C'erano bastoncini o no? Quanti? E chi li ha portati?
"Non è vero che abbiamo fatto i bastoni", ci ha detto un ex prigioniero picchiato il 6 aprile, ora libero di raccontare cosa è successo. "Non abbiamo avuto niente, abbiamo solo sofferto, sono i classici" pezzi di supporto "a giustificare gli abusi". Della violenza del 6 aprile, come abbiamo rivelato, ci sono video che mostrano le percosse, le aggressioni. Ci sono immagini di detenuti inginocchiati, trascinati, picchiati da bande di quattro, cinque poliziotti. Tra i detenuti picchiati c'è anche un disabile; un altro, invece, è stato picchiato, messo in isolamento e, dopo un mese, è morto. Già soffriva di altre malattie.
Nessuno vuole rispondere ufficialmente alle nostre domande, anche se la direzione del carcere ci informa che le nostre indagini sono considerate "articolate", opinione condivisa anche da alcuni sindacalisti. In attesa che si rompa il muro del silenzio, si moltiplicano i punti da chiarire attorno al film horror andato in scena il 6 aprile.
L'olio bollente e il magistrato - La prima questione irrisolta riguarda le ragioni di quella ricerca. C'è un'interrogazione parlamentare, presentata lo scorso giugno, da quindici deputati dei Fratelli d'Italia che spiega: "I detenuti, dopo aver occupato alcuni reparti, hanno minacciato i carabinieri penitenziari con olio bollente e alcuni coltelli". Alcuni sindacati e la stessa amministrazione carceraria confermano la presenza di olio bollente pronto all'uso. Il 6 aprile però è arrivato in carcere il magistrato di sorveglianza Marco Puglia e da quanto abbiamo ricostruito non è successo nulla di grave. La direzione del carcere sostiene il contrario e parla di un tono irrazionale usato nei confronti della Puglia dai reclusi. Ma lo stesso magistrato, fuori dal carcere, ha detto ai giornalisti che nessuna rivolta violenta era stata inviata a tutte le parti in un messaggio rassicurante. È stato dalla magistratura di sorveglianza e dai garanti dei detenuti che sono arrivate le prime comunicazioni che hanno avviato le indagini. Il magistrato esce e poco dopo entra il contingente di 300 uomini per una perquisizione che si traduce in un pestaggio diffuso. Indagati, tra gli altri, nelle indagini della Procura locale, sono Gaetano Manganelli, all'epoca comandante della polizia penitenziaria di Santa Maria Capua Vetere, e Pasquale Colucci, già capo unità di traduzione dell'istituto di Secondigliano.
I bastoni? - Per quanto ne sappiamo, dopo la perquisizione, ai piani alti del Dap, dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, è arrivato un numero, per la precisione. I bastoncini trovati sarebbero stati venti insieme a microcellule e coltelli rudimentali. Nelle ricostruzioni di quei giorni, nelle relazioni parlamentari, nelle riviste di settore, si parla soprattutto di altri "bar, pentole piene d'olio, pentole per olio bollente e altri oggetti contundenti".
I bastoni rinvenuti, ricavati dai tavoli nelle celle, confermano dalla direzione del carcere, sono stati però sequestrati tra il 6 e l'8 aprile, due giorni dopo i fatti. Eppure non ci sono perquisizioni dopo il giorno 6. I detenuti posti in isolamento e denunciati per resistenza a pubblici ufficiali sono 14. Gli oggetti ritrovati avrebbero dovuto, in mancanza di una precisa identificazione dei responsabili, coinvolgere più detenuti in procedimenti disciplinari. Date e numeri sollevano dubbi. Occorre capire se hanno ragione il detenuto, ora libero, che parla di "pezzi di sostegno", così come i parenti di altri detenuti picchiati. Di certo le versioni discordanti non dissipano i dubbi.
Non solo quello. C'è un capitolo delle indagini della Procura di Santa Maria Capua Vetere e condotte dalla locale società dell'Arma dei Carabinieri, relativo ad un possibile screening delle indagini subito dopo i fatti. Riguardo a quanto accaduto, in quei giorni, nei video, il testimone ricostruito, si vedono gli stessi detenuti che, il giorno prima, durante la protesta, hanno rimesso in ordine le sedie.
La verità è che gli inquirenti stanno ricostruendo parte dei video, ma si interseca con il materiale trovato nei telefoni sequestrati agli agenti l'11 giugno, quando la procura ha proceduto al sequestro dei cellulari notificando 57 mandati di perquisizione agli agenti di polizia carceraria. Materiale utile per proseguire le indagini che ipotizzano non solo tortura, abuso di autorità e violenza privata, ma anche reati di falsificazione, calunnia e screening.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 12 ottobre 2020
Mercoledì scorso è arrivata la notizia, terribile, del rinnovo della detenzione preventiva di Patrick Zaki per altri 45 giorni. Ma la sua persecuzione giudiziaria, attraverso quella modalità di prolungamento a oltranza della carcerazione senza processo che ha l'obiettivo di far calare l'oblio sui dissidenti egiziani, non è affatto unica.
Hoda Adbelmoniem, avvocata per i diritti umani, 61 anni, è detenuta da quasi due anni nella prigione femminile di al-Qanater per accuse di terrorismo. Da allora, non ha mai ricevuto una visita dei familiari, che hanno potuto vederla fugacemente durante un'udienza, il 18 luglio di quest'anno. Dalle poche parole scambiate col marito, non stava affatto bene. Anche dopo che il 22 agosto sono riprese le visite in carcere, i suoi parenti non sono stati ammessi.
Abdelmoniem è stata arrestata il 1° novembre 2018 nel corso di una retata di avvocati e difensori dei diritti umani. L'arresto è avvenuto all'1.30 di notte, nella sua abitazione al Cairo. Gli uomini dell'Agenzia per la sicurezza nazionale si sono presentati, come sempre, senza mandato di cattura e senza dare spiegazioni. Hanno bendato e caricato l'avvocata su un veicolo senza permetterle di portare con sé i suoi medicinali.
Dopo tre settimane di sparizione forzata, il 21 novembre Abdelmoniem è comparsa di fronte alla Procura suprema per la sicurezza dello stato, l'organo giudiziario competente sui casi di terrorismo. Indossava gli stessi abiti del giorno dell'arresto. È seguito un altro periodo di sparizione forzata, dal 2 dicembre 2018 al 14 gennaio 2019. Il 15 gennaio è comparsa nuovamente di fronte alla procura speciale. Sua figlia l'ha vista fortemente dimagrita e terrorizzata. Dopo altre due settimane di sparizione forzata, il 31 gennaio è stata definitivamente trasferita ad al-Qanater.
Abdelmoniem è in pessime condizioni di salute. Il 26 gennaio di quest'anno ha avuto un attacco cardiaco che l'ha costretta a un ricovero in ospedale. Soffre di pressione alta e ha un coagulo di sangue alla gamba sinistra.
Già esponente del Consiglio nazionale per i diritti umani e iscritta all'Ordine degli avvocati, all'epoca dell'arresto Abdelmoniem era consulente volontaria del Coordinamento egiziano per i diritti e le libertà, un'organizzazione non governativa molto attiva nella denuncia delle sparizioni forzate e di altre violazioni dei diritti umani che, il giorno stesso della retata, ha annunciato la cessazione di ogni attività.
*Portavoce di Amnesty International Italia
di Luca Mastrantonio
Corriere della Sera, 12 ottobre 2020
Il linguista attacca il negazionismo di Trump e appoggia il programma verde di Biden: "Gli Usa devono nazionalizzare e convertire le grandi aziende per un Green New Deal ". E torna sulla sua scelta di firmare la lettera contro la "cancel culture" a sinistra.
Questo articolo - pubblicato nella sezione Sette Green sul numero 41 del magazine in edicola il 9 ottobre - fa parte della grande inchiesta con cui il sistema "Corriere" racconta la terra (e noi): indagini, newsletter, storie e approfondimenti (come spiega qui Edoardo Vigna). Torna, gratis, anche il mensile verde Pianeta 2021. E proprio 7 ha realizzato attraverso i propri canali social l'ultima (in ordine di tempo) ricerca sulla sensibilità degli italiani rispetto ai temi legati all'ambiente: alle varie domande in pochissime ore hanno risposto oltre 10 mila lettori, ribadendo che la pandemia non ha allentato le scelte virtuose.
Causa Covid ci sono intellettuali che hanno perso un po' del loro bene dell'intelletto, arrivando a negare la realtà dell'epidemia, come leader populisti pre-ricovero. Ci sono poi attivisti dei diritti civili che per arrivare a destinazione prima premono sull'acceleratore e pazienza se si investe qualche diritto... Poi, per fortuna, c'è chi resta lucido, anche perché è da anni che scruta il buio che stiamo attraversando, in termini di libertà e diritti al futuro, al lavoro e alla felicità che sono a rischio. Tra questi, l'americano Noam Chomsky, da decenni punto di riferimento della sinistra radicale e di chiunque rispetti chi, oltre ad aver rifondato da giovanissimo la linguistica moderna, critica con coerenza i mali del capitalismo neoliberista, i suoi seguaci e i falsi oppositori. Senza fare sconti, come quando già nel 1969 nel saggio I nuovi mandarini. Gli intellettuali e il potere in America criticava i "mandarini" comunisti, oltre i fiancheggiatori dell'imperialismo come Walt Rostow, di cui però difese il diritto di insegnare a Cambridge quando i movimenti pacifisti lo stavano spazzando via. Perciò Chomsky, oggi 91enne, può firmare appelli come quello di Haper's magazine contro le derive liberticide della cancel culture di sinistra senza venire strumentalizzato da destra, o parlare dei danni di Trump senza scivolare nella semplificazione fascistoide.
In gioco non c'è una ideologia da difendere, ma il genere umano, il cui progresso è possibile solo in un'ottica di pace ed ecologia del vivere, condivise da tutti. Lei cosa si aspetta dalle elezioni presidenziali del 3 novembre?
"Trump ha già dichiarato in pubblico che potrebbe non accettare il risultato del voto. La sua personalità, al limite della psicopatologia, non gli permette di accettare l'idea della sconfitta. Anche perché fuori dalla Casa Bianca ci sono molti guai giudiziari ad attenderlo".
Crede che la democrazia americana sia in pericolo?
"C'è chi dice che gli Stati Uniti siano una democrazia a partito unico, il partito degli affari, del quale democratici e repubblicani sono soltanto due fazioni. Ora i repubblicani hanno rotto la simmetria, sono diventati un partito di ultradestra, hanno molto in comune con i partiti neofascisti europei. L'amministrazione Trump persegue due soli obiettivi: far diventare i ricchi sempre più ricchi, e collocare a tutti i livelli dell'ordinamento giudiziario magistrati di destra. E un sistema giudiziario in mano a funzionari fedeli alla destra sarà in grado di bloccare per molti anni a venire ogni possibile riforma anche moderatamente redistributiva. La Costituzione americana del diciottesimo secolo era molto progressista. Ma il sistema politico in questo momento è ultraconservatore".
Trump ha acceso lo scontro sociale, fino a dove può arrivare?
"Trump non ha mandato l'esercito regolare a fronteggiare le manifestazioni legate al movimento Black Lives Matter, perché temeva che i comandi militari potessero disobbedire ai suoi ordini. Penso all'uso della polizia di frontiera e altre formazioni di polizia federale come forze paramilitari per reprimere le proteste, in contrasto con i sindaci e i governatori. L'escalation della violenza può fornire un pretesto per lo stato d'emergenza, e allora perfino lo svolgimento regolare delle elezioni sarebbe a rischio. Non immagino un governo militare o apertamente fascista. Il fascismo era un'ideologia e aveva una dottrina, cose fuori dalla portata di Trump. Lui somiglia più al piccolo dittatore di una repubblica delle banane, che agisce per tornaconto personale e per salvaguardare gli interessi di chi lo sostiene".
Quanto peserà sul voto la malagestione dell'emergenza Covid?
"Trump non ha ascoltato gli esperti, ha cercato di sfruttare l'epidemia per attaccare la Cina, ha accreditato le teorie del complotto. È direttamente responsabile per la morte di decine di migliaia di cittadini, e per questo cerca disperatamente qualcuno da incolpare, l'Oms, la Cina, i democratici".
Quali sarebbero le conseguenze di una rielezione di Trump?
"Una catastrofe per il mondo. Trump non è solo negazionista rispetto all'emergenza climatica, tutti i suoi atti legislativi contribuiscono a spingere il pianeta verso il disastro. È l'unico leader al mondo, insieme forse solo a Bolsonaro, che continua a favorire l'utilizzo crescente di carburanti fossili, a negare la necessità di ridurre le emissioni nocive, a rifiutarsi di riconoscere la realtà scientifica della crisi climatica. Sembra voler correre più velocemente possibile verso l'abisso. Il suo ruolo tossico riguarda anche altre questioni, dallo sdoganamento del suprematismo bianco, alla corsa al riarmo, al fiancheggiamento dei cosiddetti movimenti "pro-life", che sono in realtà movimenti antiabortisti e oscurantisti in materia di diritti civili. Trump sta smantellando il sistema di controllo e contenimento della proliferazione di armi nucleari, tentando di alterare i trattati internazionali. E ha approvato un piano di rifinanziamento del Pentagono per sviluppare nuove armi ad alto potenziale distruttivo. È a rischio la sopravvivenza stessa del pianeta e dell'umanità. Sono le elezioni politiche più importanti della storia umana".
In caso di sconfitta di Trump, cosa si augura che avvenga?
"Per prima cosa l'intera industria dei carburanti fossili andrebbe progressivamente dismessa: il governo dovrebbe nazionalizzarla e avviare un processo di conversione, per raggiungere l'obiettivo delle emissioni zero. Serve un nuovo regime di controllo sulla proliferazione di armi nucleari, fino a proibire l'impiego dell'energia nucleare a scopi militari... Atti concreti, che potrebbero in poco tempo restituire agli Usa la leadership morale".
Quali sono gli elementi che la rendono più ottimista?
"Dopo la morte di George Floyd è nato forse il più grande movimento sociale nella storia degli Usa che ha contagiato il mondo intero. Non si tratta solo di proteste contro le violenze della polizia, ma di un movimento contro le disuguaglianze e il razzismo istituzionale. Poi penso a quanto arrivato da Sanders nella campagna di Joe Biden, per spingerla su posizioni più progressiste. Il programma di Biden sulle questioni ambientali, scritto con un gruppo ecologista radicale, Sunrise, prevede investimenti di milioni di dollari per lo sviluppo delle energie rinnovabili, e l'adozione di un Green New Deal tra le priorità dell'agenda legislativa. I democratici sanno che non possono deludere i giovani attivisti spinti verso la politica dall'allarme per il clima".
Italia ed Europa guardano alle elezioni con preoccupazione...
"I Paesi europei dovrebbero rafforzare la propria cooperazione. L'Europa deve superare le divisioni interne, valorizzare la propria unione economica e politica, e diventare una potenza autonoma, libera da influenze esterne, per contribuire a ridefinire gli equilibri mondiali".
Perché ha firmato l'appello sulla "cancel culture" a sinistra?
"La lettera non nominava mai la cancel culture, ma è significativo che sia stata interpretata all'interno di quel contesto. Si riferiva anche alle azioni di alcuni settori della sinistra che rischiano di creare un'atmosfera tossica, in cui la richiesta legittima di protezione per le categorie discriminate diventa una forma di intimidazione che limita la libertà d'espressione. Ma è una porzione minuscola della vera cancel culture. Le "cancellazioni", le pressioni dirette o indirette che impediscono a qualcuno di parlare e di esprimere la propria opinione, praticate dall'establishment, da chi detiene il potere, e quindi in questo momento dalla destra, vanno contro chi contesta il sistema, e quindi molto più spesso la sinistra".
di Maria Pirro
Il Mattino, 12 ottobre 2020
"Ho incrociato quella ragazzina lì, che poi è diventata mia moglie, per sbaglio. Avrei dovuto corteggiare sua sorella. Ma, prima di iniziare, tirai a sorte con un altro pretendente, dovetti cedere la mano e, per orgoglio, dissi che la mia favorita in realtà era la minore delle due, e mi feci avanti. Senza più rivali". Fermandola per strada: Gelsomina aveva solo 12 anni.
"Posso aspettare, le dissi": ha atteso lei, in fondo. Mai un passo indietro, in tutte le stagioni dell'amore. E ancora lo guarda negli occhi come fosse la prima volta, mentre Cosimo Rega, salernitano di Angri, coinvolto nella guerra contro Raffaele Cutolo e condannato all'ergastolo, racconta la sua storia riscritta dietro le sbarre e declamata dopo sul palco.
"Sono un detenuto. Da 41 anni, oggi in semilibertà", dice. "Sono un ex camorrista, anche se non potrò mai dire di essere un ex assassino". Per questo, parla di fine pena mai: "Ho ucciso, e non mi sono mai pentito o dissociato durante i procedimenti penali. E neanche ho potuto chiedere scusa ai parenti delle vittime", aggiunge, spiegando di essere cambiato. "Soprattutto grazie a lei". "Avrei voluto lasciarla libera, dopo la sentenza definitiva. Mi fermò subito, con queste parole definitive: Non sarà un muro di cinta a dividere questa famiglia. Partii così per un viaggio dentro di me, che mi ha portato a fare per tre mesi lo sciopero della fame, avvertendo il desiderio di vivere non solo sopravvivere, sostenuto fin qui".
Fin qui è al ristorante Il Poggio in via Nuova Poggioreale per la presentazione del libro del Garante dei detenuti Samuele Ciambriello, a due passi dalla casa circondariale più complessa del Sud. Una delle 28 che Cosimo ha conosciuto da dentro. "Ma la mia cella è diventata veramente una prigione, quando ho scoperto il teatro", è la battuta che pronuncia, da capocomico, ora che è arrivato a Rebibbia. Rega ha interpretato anche Cassio in Cesare non deve morire dei fratelli Taviani, Orso d'oro 2012.
Ha incontrato Shakespeare, Dante, Giordano Bruno e tanti altri maestri e drammi. "E ho scritto della mia esperienza, poi portata a teatro da Chi è di scena, grazie a Vincenzo Salemme". Un atto unico recitato con Daniela Marazita dal titolo Nel cuore del Falco. "Un soprannome ereditato da mio nonno, che dava la caccia ai ladri e in cambio riceveva dai pastori un pezzo di formaggio che agguantava con le sue mani grandi. Come un rapace".
Il denaro facile lo ha spinto sulla strada del crimine, poi la mancanza di cultura e la formazione delinquenziale in cella, l'ambizione di voler emergere nel suo paese fino alla sensazione di avere perso tutto, al momento delle accuse dei collaboratori di giustizia e del verdetto dei giudici. "Per non cedere, mi sono messo a studiare e laureato al Dams e così mi sono ritrovato fuori senza nemmeno rendermene conto". Sul palco, alle conferenze sulle misure alternative per la riabilitazione, e anche tra i ragazzi delle scuole che non gli risparmiano domande.
"Cosa si prova dopo aver ucciso, a questa non si può rispondere". Un ricordo privato, che Rega cerca invece di riassumere, è la prima uscita in permesso premio. Dopo 20 anni da recluso. E quella ragazzina lì ad aspettare, sotto un ombrello per ripararsi dalla pioggia. Lui oggi ha 68 anni, due figli, un lavoro come portiere in un ateneo romano, l'obbligo di tornare a Rebibbia ogni sera, il dispiacere di non aver viaggiato nel resto del mondo e un desiderio per l'intera durata delle inchieste rimasto inespresso. "Vorrei incontrare i parenti di Giuseppe Parlati e Angelo Santaniello, che ho reso orfani. Vorrei chiedere e dire loro tante cose". In altre stanze, altre voci.
di Paolo Morelli
Corriere di Torino, 12 ottobre 2020
Un progetto che nasce dal carcere e che, in qualche modo, consente ai partecipanti di uscire e abbracciare, anche solo metaforicamente, le loro famiglie. Il bosco buonanotte, edito dalla casa editrice Scritturapura di Stefano Delmastro, è molto più di un libro e condensa un lungo lavoro svolto dalla cooperativa Voci Erranti Onlus, che da 18 anni lavora all'interno della Casa di reclusione di Saluzzo.
Lì sono stati portati avanti, soprattutto, dei laboratori teatrali, ma da quando la struttura ha iniziato a ospitare uomini "in alta sicurezza" (con condanne più gravi), è nata anche l'idea di coinvolgere i detenuti in un laboratorio di scrittura creativa, con il progetto Liberalandia. C'è stato un bando, promosso da Compagnia di San Paolo e Fondazione Crt, che ha sostenuto l'iniziativa, poi pubblicizzata all'interno del carcere. Si è formato, quindi, un gruppo di 13 detenuti. "Erano molto interessati - spiega la coordinatrice Grazia Isoardi - perché per loro è un aspetto poco condiviso. Parlano poco delle famiglie, è un argomento che fa star male e non hanno gli strumenti per elaborarlo. C'è poi una grave mancanza di personale nelle carceri, soprattutto in ambito psicologico".
A Saluzzo c'è l'assistenza di due psicologi che arrivano da Torino, ma solo un giorno a settimana. È troppo poco per garantire un ascolto sufficiente a oltre 400 detenuti, per questo un laboratorio come quello di Voci Erranti è diventato ancora più importante. Ma come si è arrivati a un libro? "Attraverso giochi ed esercizi - racconta Isoardi - nel laboratorio, condotto da due psicologhe e un antropologo (Francesca Gancia Vallarino, Monica Prato e Marco Pollarolo dell'associazione Mamre di Torino, ndr) e due educatrici del penitenziario (Cinzia Sannelli e Maria Andolina, ndr), siamo riusciti a individuare le 15 parole più utilizzate dai partecipanti nei loro scritti. Abbiamo detto: bene questi sono i nostri 15 ingredienti".
Termini come "bugia" o "maschera", legate soprattutto al dubbio più ricorrente: dire o no ai figli la verità? Poi altre parole, come "buonanotte" e anche "bosco" e "farfalla". Grazie al lavoro dello scrittore e autore teatrale Yosuke Taki si è arrivati alla creazione di un libro, "Il bosco buonanotte", nel quale i papà riescono a comunicare con i loro figli attraverso le metafore, ma soprattutto grazie alla condivisione di un linguaggio comune, quello della fiaba. L'opera, con le illustrazioni di Francesca Reinero, è in vendita a 15 euro e i proventi saranno devoluti a Voci Erranti per la realizzazione di progetti di inserimento sociale e lavorativo per i detenuti.
di Guido Olimpio
Corriere della Sera, 12 ottobre 2020
Una trama da film per un'azione sventata nel 2018 in Europa: una autobomba imbottita di esplosivo detto "madre di Satana", una coppia di esecutori, il filo dei mandanti che porta all'ambasciata della Repubblica Islamica a Vienna. Una trama da anni di piombo in Europa. Al centro l'Iran e i suoi oppositori all'estero, possibile bersaglio di un attacco.
È la fine di giugno del 2018 quando alla polizia belga arriva una segnalazione precisa. Fermano una Mercedes con a bordo Amir Saadouni e la sua compagna, Nasimeh Naami, residenti ad Anversa. A bordo della vettura una miscela esplosiva piuttosto potente, il Tatp, noto come la madre di Satana. Deve servire per compiere un attentato contro una grande manifestazione organizzata in Francia - a Villepinte/Seine Sait Denis - dal Consiglio nazionale della resistenza iraniana, organizzazione di esuli. Il meeting, in programma il 30, prevede la partecipazione di personalità straniere, compreso Rudolph Giuliani, Newt Gingrich, l'ex ambasciatore americano Bill Richardson, la colombiana Ingrid Betancourt.
Reazione a catena - Il fermo della coppia innesca una reazione a catena, si muovono le intelligence europee, seguono altri due arresti. Il primo è quello che pesa di più: Assadolah Assadi, 49 anni, diplomatico, terzo segretario dell'ambasciata iraniana a Vienna. Il funzionario agisce in realtà - secondo informazioni citate da Le Monde - per il Dipartimento 312, sezione dei servizi segreti khomeinisti che usano da tempo la capitale austriaca come snodo.
L'accusato è stato mandato in Europa per sorvegliare i dissidenti, stessa missione per il suo complice Mehrad Arefani. Gli investigatori, probabilmente aiutati anche dal Mossad israeliano, ricostruiscono il piano. Assadi consegna denaro e bomba a Saadouni durante un incontro in Lussemburgo, il passaggio avviene dopo una cena in pizzeria il 28 giugno. È la fase finale prima di lanciare l'operazione in Francia. Ma li intercettano prima che possano eseguire gli ordini.
Lo scenario della difesa - L'insieme dei dati investigativi, le prove dell'attività del nucleo, con le ricognizioni in loco, preparazione dell'ordigno, i contatti sono considerati sufficienti e abbondanti. Bruxelles esclude che si tratti di un'iniziativa individuale e accusa direttamente Teheran. Dalla capitale smentiscono, sostengono che si tratti di una provocazione - false flag - per mettere in difficoltà la Repubblica islamica.
Lo scenario difensivo punta sul fatto che gli esecutori si sono fatti beccare con in mano indizi incriminanti, dovevano incastrare gli ayatollah. Identica la posizione di Assadi, nega le proprie responsabilità. Una linea accompagnata da minacce. In una conversazione con gli inquirenti svelata dalla Reuters allude a future ritorsioni da parte di formazioni mediorientali.
È la strategia già usata negli anni 80-90 quando i mullah mandano team ad eliminare molti oppositori in Europa. Monarchici, nazionalisti, Mujaheddin del popolo cadono sotto il fuoco di piccole cellule. Proprio a Vienna, nel luglio dell'89, è assassinato il leader dei curdi iraniani, Abdul Rahman Ghassemlou.
Il processo - La costante è l'impunità totale o quasi per chi è responsabile degli agguati. Anche quando ci sono dei sospettati in manette, i governi tendono a cedere per timore di rappresaglie. Questa volta potrebbe andare in altro modo: è stata fissata la data del processo, il 27 novembre. Udienze che si preannunciano interessanti per quanto potrebbe emergere su modus operandi, network. Ma c'è sempre lo scenario B, già prospettato da qualcuno. Il principale imputato viene scambiato con qualche francese detenuto in Iran. Un film già visto.
Il Dubbio, 11 ottobre 2020
Caiazza: "Finalmente lo ammettono. Peccato che la parità delle parti (Pm e imputato) davanti al giudice terzo è il comando costituzionale". "Detto in parole povere, secondo la terza sezione penale della Corte di Cassazione, il parere tecnico del Consulente del Pubblico Ministero è in sé più attendibile di quello del Consulente della Difesa. Ciò deriverebbe dal fatto che il Pm è un organo pubblico, il cui compito è quello di accertare la Verità, mentre il compito del difensore è solo quello di affermare e sostenere la verità utile per la salvezza del proprio assistito".
di Alessandro Parrotta
Il Dubbio, 11 ottobre 2020
Dopo le contestate riforme sulla sospensione sine die della prescrizione ed in materia di intercettazioni, il Governo ha nuovamente deciso di intervenire nel settore della giustizia penale, con un nuovo Disegno di Legge, che - nelle intenzioni - avrebbe il fine meritorio di aumentare l'efficienza del procedimento penale, introducendo nuove disposizioni per la celere definizione dei processi attualmente pendenti.
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