di Giampiero Ballotti
Il Ponte, 1 febbraio 2020
Del carcere non importa nulla a nessuno. O meglio, a pochissimi. Ogni tanto se ne parla un po' grazie all'opera umanitaria di qualche partito o associazione o di qualche esponente politico per farsi pubblicità: i Radicali, l'associazione fiorentina "L'altro diritto", un centro di documentazione i cui avvocati seguono le violazioni commesse in carcere.
di Luca De Vito
La Repubblica, 1 febbraio 2020
L'attacco del procuratore generale di Milano. Inaugurazione dell'anno giudiziario, presente anche il ministro Bonafede. E anche i penalisti espongono cartelli e protestano contro la presenza del consigliere del Csm Piercamillo Davigo.
di Piero Sansonetti
Il Riformista, 1 febbraio 2020
Il primo presidente della Cassazione, Giovanni Mammone, diciamo pure il capo della magistratura, nel suo discorso di inaugurazione dell'anno giudiziario ha spiegato che la riforma della prescrizione - per usare un linguaggio caro a Paolo Villaggio - è una boiata pazzesca. Danneggerà il funzionamento della giustizia al solo scopo di ledere i diritti degli imputati e di incattivire i rapporti tra magistratura e avvocatura. Capolavoro. Chi l'ha pensato questo capolavoro? Chi intende ancora difenderlo?
di Simona Musco
Il Dubbio, 1 febbraio 2020
Un confronto serrato in maggioranza per superare le divergenze sulla riforma della prescrizione e su un progetto più ampio di riforma della magistratura. Ma anche l'affermazione del loro ruolo costituzionale degli avvocati e la tutela della dignità delle professioni, attraverso l'equo compenso. Sono questi i passaggi fondamentali del saluto del Guardasigilli Alfonso Bonafede, sospeso tra bilanci e prospettive per il futuro per il rilancio della giustizia italiana.
Un futuro che dipenderà dalla capacità di trovare un equilibrio sui temi che dividono i partiti di governo, auspicato dallo stesso Bonafede, ma minacciato dalla distanza delle posizioni. Ed è proprio per questo che il ministro apre al dialogo con le parti, chiedendo che le divergenze in tema di prescrizione non si trasformino in una guerra.
Una riforma, ha detto convinto Bonafede, "che considero personalmente una conquista di civiltà" e sulla quale "è in atto un confronto serrato, leale all'interno della maggioranza, per superare le divergenze e consegnare ai cittadini un processo idoneo a rispondere alle loro istanze di giustizia, garantendo tempi certi ed eliminando ogni spazio di impunità". E se le divergenze rappresentano uno stimolo irrinunciabile per il miglioramento delle proposte di legge, "bisogna sempre evitare che si trasformino in una zavorra rispetto ai cambiamenti che la società impone. Di fronte a un mondo che sta cambiando sempre più velocemente - ha aggiunto - la giustizia non può rimanere immobile, altrimenti perderà la sua necessaria capacità di operare un'equa definizione dei singoli contenziosi che si sviluppano ogni giorno nella società moderna".
Il futuro della giustizia, dunque, per il ministro dipenderà anche dalla capacità di cambiare, andando a sanare le ferite lasciate in eredità dal 2019. E il riferimento non può che essere allo scandalo Csm, per il quale Bonafede ha confermato il confronto interno alle forze di maggioranza per un progetto di riforma ordinamentale della magistratura "che mira a rafforzarne l'autonomia e l'indipendenza, incidendo da un lato sulla interruzione di ogni possibile commistione con la politica, dall'altro lato sulla necessaria eliminazione del rischio delle cosiddette degenerazioni del correntismo".
E per rafforzare la magistratura è necessario passare anche attraverso un rafforzamento dell'avvocatura. La crisi del 2019, ha sottolineato Bonafede, "si è scontrata con un assetto istituzionale forte e compatto, che sotto la sua guida fondamentale del presidente Mattarella ha saputo reagire. Adesso è il momento di intervenire in maniera tale da evitare che episodi così gravi, che minano alla base la credibilità del sistema giustizia, possano ripetersi in futuro". Come per le toghe, anche la protezione degli avvocati vittime di persecuzione "deve essere sempre riconosciuta - ha evidenziato il ministro - così come merita di essere affermato il loro ruolo a livello costituzionale per la funzione fondamentale che svolgono. Anche per questo, tra l'altro, è forte la mia attenzione materia di equo compenso non solo come aspetto meramente economico, ma come forma di tutela della dignità della professione".
La base del rilancio della Giustizia necessita, però, soprattutto investimenti, invocati da più parti. Investimenti che Bonafede rintraccia nelle assunzioni, con un impegno che "non ha precedenti", caratterizzato dall'ampliamento delle piante organiche nel quadro di una complessiva distribuzione di 600 nuovi magistrati e dall'introduzione di piante organiche distrettuali flessibili, che garantiscono l'impiego dei magistrati sui singoli territori in maniera sempre più rispondente ad esigenze specifiche.
Ovvero una organizzazione della Giustizia in grado di rispondere, socialmente e geograficamente, "alle esigenze che emergono nelle differenti zone del Paese", per adempiere a quello che è il compito dello Stato: la cura dei diritti del cittadino, garantendo l'eguaglianza sostanziale sancita dall'articolo tre della Costituzione.
Le cifre previste per il 2020, in materia di Giustizia, sono di poco superiori a quelle dello scorso anno: circa nove miliardi, previsti dall'ultima legge di bilancio. E parallelamente è stato avviato un piano assunzionale per il triennio 2019- 2021 per 8756 unità di personale non dirigenziale, procedendo anche allo scorrimento della graduatoria di assistente giudiziario.
Non mancheranno, inoltre, anche investimenti infrastrutturali su tribunali e carceri, per la digitalizzazione del processo - con un investimento di 650 milioni -, con l'auspicio di "leggi che individueranno nelle nuove tecnologie non soltanto un optional, ma la principale o addirittura l'esclusiva via percorribile soprattutto per quanto concerne gli adempimenti di cancelleria". Fiore all'occhiello dell'Italia nel 2019, secondo il ministro, la legge anticorruzione, ma anche il cosiddetto "Codice Rosso", a tutela delle donne vittime di violenza.
E poi ancora la legge in fase di conversione sulle intercettazioni, la riforma della normativa sulla crisi d'impresa e l'introduzione dell'azione di classe con la modifica dell'articolo 416 ter del Codice penale in materia di voto di scambio politico- mafioso. Ma ancora più importante, ha aggiunto, è "guardare alla giustizia attraverso gli occhi dei cittadini. Ho aperto le porte del ministero a tanti familiari delle vittime di reati che chiedono non vendetta, ma una risposta di giustizia" e "non mancherò mai di far sentire a quelle persone la vicinanza delle istituzioni".
ideawebtv.it, 1 febbraio 2020
Conferenza stampa in Provincia con i Garanti dei detenuti. Borgna: "La qualità di vita di un carcere dice del livello di una società civile". Soprattutto lavoro, dentro e fuori dal carcere. Ma anche formazione professionale e strutture adeguate. È quello che chiedono centinaia di detenuti nelle carceri piemontesi e nelle quattro carceri della Granda costretti a trascorrere le giornate in cella nell'ozio o senza possibilità di reinserimento futuro.
L'appello è stato lanciato giovedì 30 gennaio in Provincia durante la conferenza stampa dei garanti dei detenuti promossa dal garante regionale Bruno Mellano con i garanti comunali Alessandro Prandi (Alba), Mario Tretola (Cuneo), Rosanna Degioanni (Fossano) in scadenza, Bruna Chiotti (Saluzzo) e Paolo Allemano che l'ha sostituita da un mese nell'incarico. Lo scopo era quello di presentare il quarto dossier delle criticità strutturali e logistiche relative alle carceri piemontesi del 2019.
"La qualità di vita di un carcere dice del livello di una società civile - ha ricordato il presidente della Provincia Federico Borgna - e la figura del garante dei detenuti è essenziale perché, potendo conoscere in problemi dal di dentro, può fare molto in tal senso, più di quello che conosciamo dal di fuori".
Dalla relazione annuale sulle attività del garante svolta da Mellano emergono anche i dati relativi alle carceri piemontesi e della Granda. Ha anche sottolineato l'importante ruolo svolto dal volontariato penitenziario che spesso si trova a tamponare le emergenze compiendo una funzione sociale unica. I detenuti presenti al momento in Piemonte sono infatti circa 4.700 a fronte di 3.700 posti disponibili, con uno sbilanciamento di circa 1.000 detenuti in più. Ci sono carenze strutturali come, ad esempio, per il carcere di Alba chiuso nel 2016 dopo un'epidemia di legionella che aveva colpito detenuti e poliziotti penitenziari. Il garante Prandi ha ricordato come Alba possa considerarsi "un caso italiano perché i fondi per i lavori urgenti all'istituto ci sono, ma il progetto non è ancora terminato".
L'unico padiglione aperto ospita oggi 44 reclusi in condizioni di sovraffollamento, ma continua la cura del vigneto interno al carcere, da cui nasce il vino "Valelapena", una delle eccellenze dell'agricoltura sociale in Italia. Al carcere Cerialdo di Cuneo sono ospitati 302 detenuti, di cui il 70% sono stranieri con molti problemi correlati. Accanto al padiglione nuovo suddiviso su quattro piani che ne ospita circa 250, ci sono 46 detenuti in regime 41bis (reati di mafia) in una struttura che necessità di lavori idraulici urgenti, mentre resta chiuso da dieci anni l'ex padiglione giudiziario (circa 100 posti) che andrebbe ristrutturato. Tretola: "Due le urgenze: lavoro e giustizia riparativa, cioè percorsi di recupero e reinserimento che nascano dall'incontro tra il reo e la vittima". La recidiva di chi è detenuto in carcere è del 70%, mentre per chi è sottoposto a pene alternative si ferma al 19%.
Fossano è invece dal 2014 l'unica casa di reclusione del Piemonte a "custodia attenuata" con 123 detenuti presenti che sono a fine pena o prossima alla scarcerazione. L'edificio è stato ristrutturato nel 2007, ma manca un percorso reale di lavoro e di formazione finalizzato al reinserimento, come ha ribadito la garante Chiotti il cui mandato scade oggi e per il quale il Comune ha varato un bando di selezione: "È il miglior carcere del Piemonte, ma anche il più chiuso perché mancano spazi per il lavoro interno, spazi per detenuti in articolo 21 o semiliberi e progetti per lavoro esterno, nonostante gli sforzi della direzione e degli operatori".
A Saluzzo la struttura ospita 311 detenuti in regime di alta sicurezza (maggior pericolosità). Bruna Chiotti ha concluso il suo mandato ricordando come i detenuti facciano richiesta incessante e continua di lavoro vero e sia dignitoso, non solo gli incarichi per la manutenzione interna (pulizia, cucina, ecc.). Il neo garante Paolo Allemano ha annunciato l'avvio di un piccolo polo universitario con otto detenuti che inizieranno a seguire un corso di laurea in Scienze politiche e Legge, ma non dispongono di aule e rete Internet.
Il Garante regionale Mellano ha ricordato al termine altre novità a livello regionale, cioè la costruzione ad Asti di un nuovo padiglione detentivo, il progetto di trasformazione di un'ex caserma di Casale Monferrato in carcere e la realizzazione ad Alba di una "casa lavoro" per 20 internati che hanno scontato la pena e possono già lavorare, ma sono sottoposti a misure di sicurezza perché ritenuti ancora socialmente pericolosi. Un cenno, infine, al problema dei detenuti tossicodipendenti e di coloro che soffrono gravi disturbi psichici o psichiatrici per i quali il carcere non rappresenta una soluzione.
di Lilina Golia
Corriere della Sera, 1 febbraio 2020
Promuovere la cultura dell'inclusione, riducendo i pregiudizi che alimentano atteggiamenti discriminatori, con la prospettiva di costruire una comunità attenta e sensibile alla valorizzazione dei rapporti sociali e al reinserimento delle persone al termine della pena. Accoglienza e integrazione tra realtà carceraria e società civile. Questa in sintesi la finalità del Progetto Verziano, che ritorna per la sua nona edizione sempre con la direzione artistica di Giulia Gussago della Compagnia Lyria.
L'attività, realizzata in collaborazione con il Ministero di Giustizia Casa di Reclusione Verziano, gode del patrocinio di Regione Lombardia, Provincia di Brescia, Consigliera di Parità Provincia di Brescia, Associazione Italiana Insegnanti Metodo Feldenkrais (una pedagogia basata sulla conoscenza approfondita della organizzazione fisica del corpo), Centro Sportivo Educativo Nazionale, Rotary Club Corte Franca Rovato e si avvale del contributo di molti partner, in primis del Comune di Brescia.
Quest'anno il format degli incontri pone maggiormente l'attenzione al processo di lavoro e di consapevolezza attraverso la pratica della danza e della scrittura creativa. L'accesso a questa esperienza è rivolta, come sempre, ai detenuti della sezione maschile e femminile della Casa di Verziano, ad allieve e allievi di Compagnia Lyria che già conducono percorsi artistici ed hanno partecipato alle precedenti edizioni del progetto, a liberi cittadini maggiorenni che saranno "ospiti" di due laboratori domenicali all'interno del carcere, a studenti maggiorenni delle Scuole superiori, presso gli istituti scolastici e presso il carcere per l'incontro con i detenuti, infine alla popolazione che parteciperà agli eventi promossi all'esterno del carcere per la diffusione del progetto.
Quest'anno, ed è una novità, è prevista una nuova iniziativa: i cittadini, che faranno richiesta, potranno accedere per una giornata a Verziano per vivere una esperienza diretta insieme al gruppo di lavoro. Poiché i posti sono limitati, per iscriversi alla visite è opportuno consultare il sito compagnialyria.it.
Da ricordare che lo scorso anno è stato realizzato un video (dal titolo "Vieni, vieni più vicino"), una sintesi del lavoro svolto, che ha fatto conoscere sul territorio nazionale questo progetto made in Brescia. Per quanto riguarda l'happening finale in data 7 giugno, le modalità di partecipazione verranno rese note in seguito.
di Lorenzo Boratto
La Stampa, 1 febbraio 2020
Lavoro e formazione sono le questioni più urgenti nelle quattro carceri della Granda. L'hanno ricordato i garanti comunali e regionale dei detenuti ieri in un incontro a Cuneo. Mario Tretola del Cerialdo: "Chi è in carcere ha il 70% di recidiva. Chi è sottoposto a pene alternative si ferma al 19%". Rosanna Degioanni della casa di reclusione di Fossano, unica del Piemonte a "custodia attenuata" (il Comune, con un bando che scade oggi, sta selezionando un nuovo garante): "Tanti detenuti chiedono di venire a Fossano nell'illusione di avere un lavoro, un percorso di formazione e crescita, ma i progetti restano solo sulla carta".
L'ex garante di Saluzzo, Bruna Chiotti: "I detenuti fanno richiesta incessante e continua di lavoro. Che sia dignitoso". Il neo Garante di Saluzzo, Paolo Allemano, ha ricordato poi il corso del liceo Soleri attivo nel carcere e che "otto detenuti inizieranno a seguire un corso di laurea in Scienze politiche e Legge, però servono aule e collegamento Skype".
Per il carcere di Alba c'era il garante Alessandro Prandi; ha ricordato che da 4 anni resta chiuso il padiglione che era stato sgomberato per un'epidemia di legionella che aveva colpito detenuti e poliziotti penitenziari. I reclusi ora sono 44 e si è riusciti comunque a continuare la cura del vigneto interno al carcere, da cui nasce il vino Vale la pena, "una delle eccellenze dell'agricoltura sociale in Italia".
Il Garante regionale Bruno Mellano, promotore dell'incontro, ha spiegato che a Saluzzo da due mesi sono stati "sgomberati" i detenuti in media sicurezza per l'alta sicurezza (maggiore pericolosità), mentre ad Alba sorgerà una Casa lavoro da 20 internati, cioè chi ha già scontato la pena, ma è sottoposto comunque a misure di sicurezza perché ritenuto socialmente pericoloso. Smentita invece la costruzione di un nuovo padiglione a Fossano, come riportato nella relazione annuale: la notizia si riferisce al carcere di Asti.
Il Gazzettino, 1 febbraio 2020
Carcere a San Vito: inammissibile il ricorso di Kostruttiva. Il cantiere può ripartire. I giudici del Consiglio di Stato hanno bocciato il ricorso per ottemperanza dell'azienda. Kostruttiva aveva vinto la gara d'appalto indetta dal Provveditorato interregionale per le opere pubbliche di Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia.
La sentenza del Consiglio di Stato ha rovesciato quella del Tar dando ragioni alla Pizzarotti, impresa che aveva partecipato alla gara. Chiusa la fase delle vertenze legali, sarà compito della stazione appaltante e cioè del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti Provveditorato interregionale, definire i dettagli del subentro.
L'obiettivo di Kostruttiva era ottenere chiarezza, tra gli altri temi, sul pagamento dei lavori eseguiti prima del subentro (progetto, insediamento del cantiere, prime opere di bonifica nell'ex caserma Dall'Armi). Il Comune di San Vito (come Ministero e Provveditorato) si era costituito in giudizio nel ricorso per ottemperanza promosso da Kostruttiva contro Pizzarotti "Perché - ha chiarito il sindaco Antonio Di Bisceglie - l'unico nostro interesse è che il carcere venga completato il prima possibile, al di là di chi lo costruirà, visto che abbiamo messo a disposizione il sito dell'ex caserma". Alla fine i giudici hanno ritenuto il ricorso di Kostruttiva inammissibile perché proposto dalla parte privata soccombente nella sentenza della cui esecuzione si tratta. Sentenza che rimanda alla parte pubblica titolata a chiedere chiarimenti al giudice che presentano elementi di dubbio o di non immediata chiarezza.
La sentenza chiarisce che la stazione appaltante ha ampia facoltà di intervenire sulla vicenda. Cosa succederà adesso e quale sarà il destino del carcere da 300 posti di San Vito? Con questa sentenza si chiude il capitolo dei ricorsi pendenti e il boccino passa al Ministero - Provveditorato per le opere pubbliche di Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia che dovrà definire i dettagli (tra cui quelli economici) per il passaggio del cantiere da Kostruttiva a Pizzarotti.
Serviranno provvedimenti per decretare tali passaggi, ma una volta firmato il subentro, il cantiere potrà ripartire. Da parte sua il Comune di San Vito ha già fatto la propria parte per promuovere l'opera. Ha messo a disposizione l'ex caserma da riconvertire in penitenziario, sollecitando la conclusione dei lavori. Di sicuro il sindaco Antonio Di Bisceglie tallonerà ora la stazione appaltante affinché si definisca il passaggio e il riavvio del cantiere entro tempi certi.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 1 febbraio 2020
È affetto da una grave patologia neoplastica con multiple metastasi, inoltre a causa della coesistenza di grave patologia cardiovascolare non può essere sottoposto, al momento, a trattamento chemioterapico che risulterebbe tossico e non tollerato. Per questo - come hanno scritto nero su bianco i medici - necessita di un attento monitoraggio clinico e di una condizione di ridotto stress psico-fisico per preservare lo status di immunodepressione e ridurre il rischio di complicanze.
Ma nonostante questo e le istanze presentate (prontamente rigettate dalla magistratura) l'uomo è tuttora detenuto. Parliamo di Gennaro Sicignano, attualmente recluso per droga presso la casa circondariale di Salerno (precisamente nel reparto detentivo dell'ospedale) con un fine pena al 31 maggio del 2021. Ha un figlio disabile e si è aggiunta la tragedia della moglie, deceduta nei primi giorni del mese di gennaio.
A Gennaro Sicignano, che aveva fatto istanza di recarsi al suo capezzale, è stato rifiutato il permesso, in quanto - secondo il magistrato di Sorveglianza e l'Asl competente - la signora non era in "imminente pericolo di vita". Purtroppo è morta cinque giorni dopo il rigetto della richiesta di permesso. Tutta questa situazione ha fatto indignare anche la direzione del carcere di Salerno che con una nota del 3 gennaio ha scritto ai vari uffici competenti ed al Tribunale di Sorveglianza di Salerno sostenendo anche la possibile violazione dei principi di umanità e dignità delle persone.
Una terribile vicenda che ha appreso Rita Bernardini del Partito Radicale tramite l'avvocato Emiliano Torre, il legale di Gennaro. Il caso è emblematico perché la magistratura di sorveglianza ha rigettato la richiesta di detenzione domiciliare nonostante il parere favorevole del procuratore generale, le due consulenze di parte e anche il parere di Rita Romano, la direttrice della Casa circondariale di Salerno. Un parere, quest'ultimo, corroborato dalla relazione redatta dal sanitario dell'istituto penitenziario che dichiara l'incompatibilità di Sicignano al regime detentivo. Il quadro clinico descritto è disarmante. Si legge che fin da quando è giunto nell'istituto, ovvero a novembre del 2019, era già affetto da patologie quali l'adenocarcinoma del colon destro, insufficienza cardiaca cronica decompensata in cardiopatia ischemica post- infartuale, anemia a genesi multifattoriale, depressione del tono dell'umore, sarcopenia, instabilità statico- dinamica, piccolo esito ischemico cerebrale in sede lenticolare destra, diabete mellito di tipo 2, dislipidemia mista, steatosi epatica, litiasi della colecisti, ernia iatale, gastropatia antrale e duodenopatia erosiva- emorragica. Una lunga lista di patologie che oltre a dover essere trattate in maniera accurata, rendono complicata anche la cura del tumore.
Un mix di malattie che lo rendono incompatibile con il regime detentivo, compreso il reparto giudiziario ospedaliero. "Considerate le condizioni di salute del detenuto Sicignano - scrive la direttrice del carcere di Salernoa più riprese ne è stato chiesto il trasferimento presso una struttura dotata di Sai (Servizio assistenza intensificato ndr.).
Nello specifico il Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria (ha individuato come sede di destinazione il Centro clinico di Secondigliano. Tuttavia - prosegue sempre la direttrice - le innumerevoli richieste di disponibilità del posto letto hanno sempre ricevuto risposta negativa da parte della direzione sanitaria di Secondigliano".
La direttrice Rita Romano conclude che "sarebbe auspicabile una rapida soluzione della questione attesa l'irragionevole protrarsi della stessa". Lo stesso ospedale di Salerno ha ritenuto il Sicignano non idoneo a restare presso la struttura, e ha invitato ad un trasferimento presso struttura idonea, struttura che il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria non riesce a trovare in quanto tutte piene o perché - appunto - non idonee alle patologie che il detenuto manifesta.
Una situazione clinica davvero grave e nessuno è in grado di correre ai ripari. L'avvocato Emiliano Torre e la collega Maria Cammarano avevano chiesto la detenzione domiciliare perché se fosse a casa e accudito potrebbe in teoria sottoporsi a cure in centri maggiormente specializzati anche fuori provincia.
Ma la sorveglianza ha respinto la richiesta a causa di una violazione della misura che Sicignano ha commesso quando era stato precedentemente ai domiciliari. Ma il diritto sulla salute, previsto dall'articolo 32 della Costituzione, teoricamente non dovrebbe venire prima di ogni altra esigenza punitiva?
provincia.tn.it, 1 febbraio 2020
Così l'assessore alla salute Stefania Segnana intervenendo al convegno "Infermità mentale, imputabilità e disagio psichico in carcere" a Giurisprudenza. L'infermità mentale e il disagio psichico in carcere è uno dei temi più sensibili, delicati e difficili da affrontare da parte delle istituzioni politiche, giudiziarie, sociali e sanitarie, chiamate a dare risposte all'esigenza, rimasta irrisolta dopo la chiusura dei manicomi criminali, di trovare un equilibrio tra la cura e la pena, tra la salvaguardia del diritto alla salute dei detenuti e l'esigenza punitiva nei confronti degli autori di reato a garanzia della sicurezza sociale.
Un tema sul quale, a livello locale, hanno posto l'attenzione anche l'Assessorato provinciale alla salute, il Dipartimento delle Politiche sanitarie e sociali oltre che le diverse realtà istituzionali che sono impegnate su questo fronte, e del quale si discute oggi e domani alla facoltà di Giurisprudenza a Trento in un importante convegno - "Infermità mentale, imputabilità e disagio psichico in carcere: definizioni, accertamento e risposte del sistema penale" il titolo - organizzato dalla professoressa Antonia Menghini, Garante dei detenuti, e da Elena Mattevi e patrocinato dalla Camera penale di Trento, dall'Ufficio Garante dei diritti dei detenuti della Provincia, dall'Ordine degli avvocati di Trento e dall'Ordine degli assistenti sociali della Regione Trentino Alto Adige.
Al convegno ha portato, anche a nome della Giunta provinciale, il proprio saluto istituzionale l'assessore alla salute Stefania Segnana. "La permanenza in carcere 24h su 24 di operatori sanitari e professionisti - ha affermato tra l'altro l'assessore - garantisce una sicurezza non solo per i detenuti ma anche per chi lavora all'interno del carcere, la presenza numerosa della polizia penitenziaria oggi al convegno è una dimostrazione di quanto sia doveroso creare un ambiente più sicuro anche per loro".
L'attualità dell'argomento è testimoniata, oltre che dalla qualità dei relatori invitati a parlarne, dalla numerosità del pubblico - composto da psichiatri, avvocati penalisti, criminologi, docenti, medici, assistenti sociali e studenti - che ha riempito la Sala 1 di Giurisprudenza.
"Parlare di disagio carcerario non è facile - ha affermato intervenendo all'apertura dei lavori l'assessore Segnana - ed è un tema che va affrontato in maniera sicuramente multidisciplinare, considerando il fenomeno con approcci diversi a seconda delle aree su cui puntare il focus. La riorganizzazione dal punto di vista prettamente sanitario introdotta recentemente dalla Giunta provinciale con una specifica delibera, sta dando risposte puntuali in tal senso.
L'inserimento di nuovi operatori sanitari, di medici di continuità assistenziale, di psicologi e psichiatri assegnati al carcere di Trento, rappresentano sicuramente una prima, concreta risposta all'esigenza espressa dai detenuti di poter contare sulla presenza di operatori qualificati in ogni momento della giornata e della notte. La presenza 24 ore su 24 di operatori sanitari e professionisti garantisce una sicurezza non solo per i detenuti ma anche per chi lavora all'interno del carcere, in primo luogo gli operatori della polizia penitenziaria".
"Non solo: i dati emersi dall'osservatorio per la salute carceraria - ha concluso Segnana - dimostrano come la collaborazione tra enti diversi che accedono al carcere e che insieme si prendono in carico le singole situazioni, offrono l'opportunità di sviluppare modelli virtuosi di convivenza e di gestione delle condizioni di disagio manifestate dai detenuti.
Pensiamo che questa sia la strada giusta e siamo impegnati nel continuare a garantire sicurezza e benessere dentro il carcere, una condizione che garantisce di riflesso sicurezza e benessere anche al suo esterno".
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