di Antonio Alizzi
Il Dubbio, 7 agosto 2025
Accolto il ricorso di un uomo accusato di tentato furto: il caso torna davanti alla Corte d’appello di Bologna. La quinta sezione penale della Corte di Cassazione, con sentenza n. 28468/2025, ha chiarito che l’inammissibilità dell’appello per aspecificità dei motivi non può fondarsi su criteri puramente quantitativi o formali, ma richiede un’analisi puntuale della coerenza critica tra il motivo di impugnazione e la sentenza di primo grado. La decisione ribalta l’ordinanza della Corte d’appello di Bologna che aveva rigettato il ricorso di un uomo imputato per tentato furto e possesso ingiustificato di chiavi alterate.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 7 agosto 2025
La Cassazione sposa la scelta del Legislatore della Riforma Cartabia di non premiare in sede di esecuzione chi non abbia appellato la sentenza di condanna ma che non ha preliminarmente optato per il rito alternativo all’ordinario. Il doppio sconto di pena previsto nel caso in cui si venga condannati con rito abbreviato e non si appelli la sentenza di primo grado passa ancora una volta indenne al vaglio dei giudici di legittimità che decidono appunto di non rinviare alla Consulta la questione di legittimità costituzionale sollevata nell’ambito del ricorso di una persona che condannata con rito ordinario invocava in base agli articoli 3 e 111 della Carta, ossia i principi di uguaglianza e del giusto processo.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 7 agosto 2025
Se la richiesta di applicazione della pena cui aderisce il Pm è subordinata al riconoscimento della sospensione condizionale, l’impugnazione può determinare l’annullamento con rinvio solo sullo specifico punto. La sentenza di patteggiamento è annullabile solo parzialmente quando non abbia disposto il beneficio della sospensione condizionale della pena se l’accordo tra le parti la ricomprendeva e il giudice non offre alcuna motivazione sulla sua esclusione. Questo è quanto affermato dalla sentenza n. 29884/2025 della Corte di cassazione penale.
di Salvo Palazzolo
La Repubblica, 7 agosto 2025
Nel pomeriggio di ieri, intorno alle diciassette, si è allontanato dai suoi compagni ed è stato trovato poco dopo da alcuni agenti della Polizia penitenziaria ormai senza vita. Sì è tolto la vita, impiccandosi, il ventiduenne Stefano Argentino, detenuto nel carcere di Messina con l’accusa di avere ucciso la giovane Sara Campanella, il 31 marzo scorso. Già un mese dopo l’arresto e la confessione aveva manifestato l’intenzione di togliersi la vita, ma poi dopo colloqui con medici e psicologici il giovane era tornato alla vita comune all’interno del penitenziario della città dello stretto. La procura di Messina diretta da Antonio D’Amato ha aperto un’inchiesta su quando accaduto.
di Lara Sirignano
Corriere della Sera, 7 agosto 2025
Il suo legale: è colpa dello Stato. Gli avvocati della famiglia della vittima: un dolore. Dal giorno del suo arresto la famiglia e l’avvocato avevano espresso il timore che potesse uccidersi. Era depresso, per giorni non ha toccato cibo Stefano Argentino, 27 anni e l’accusa gravissima di aver sgozzato per strada, a Messina, davanti a decine di passanti, Sara Campanella, la collega di università 22enne che perseguitava. Ieri l’epilogo drammatico di una vicenda terribile. Lo studente si è ucciso nel carcere messinese di Gazzi, impiccandosi.
La Stampa, 7 agosto 2025
Dopo gli attacchi di Fratelli d’Italia, già raccolte oltre 200 firme. “L’equilibrio, il rigore, la tenacia e l’indipendenza di Bruno Mellano sono la scelta migliore per succedere a Monica Gallo come Garante dei detenuti di Torino”. Parola di Franco Corleone, presidente del Comitato scientifico della Società della ragione (associazione che si occupa di giustizia e diritti, ndr), ma anche di oltre duecento persone. Sono quelle che in due giorni, insieme a tantissime onlus e realtà della società civile, hanno firmato l’appello lanciato in difesa dell’ex Garante regionale dopo l’attacco di Fratelli d’Italia.
L’Unione Sarda, 7 agosto 2025
“Scelta pericolosa”. Incontro con il direttore del Dap: “Su un’unica regione un peso sproporzionato e insostenibile, rischi per la sicurezza e l’ordine pubblico”. I parlamentari sardi del Pd chiedono a gran voce di fermare il trasferimento di 92 detenuti in regime di 41 bis nel carcere di Uta. Marco Meloni e Silvio Lai, assieme alla responsabile giustizia dei dem Debora Serracchiani hanno incontrato il capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Stefano De Michele, a cui hanno espresso tutte le loro preoccupazioni per la disposizione del ministero della Giustizia.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 7 agosto 2025
Il presidente del Senato e il vicepresidente del Csm si sono confrontati coi reclusi nel laboratorio “Spes contra spem” promosso da Nessuno tocchi Caino. Un dialogo senza precedenti tra istituzioni e detenuti si è svolto ieri nel carcere romano di Rebibbia, dove il laboratorio “Spes contra spem” promosso da Nessuno tocchi Caino ha ospitato due figure di vertice dello Stato: Fabio Pinelli, vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, e Ignazio La Russa, presidente del Senato. La loro presenza ha assunto un valore simbolico e politico forte, dimostrando un impegno concreto nell’affrontare quella che viene ormai definita da più parti un’emergenza umanitaria: il sovraffollamento carcerario.
di Emiliano Rozzino
giornalelavoce.it, 7 agosto 2025
Digiuna per chi in carcere non ha più voce. “Oggi digiuno per 50 persone dimenticate e perché non voglio rassegnarmi a vedere ancora diritti violati e dignità calpestate nelle nostre carceri”. È questo il messaggio - breve, forte, incisivo - con cui Roberto Capra, avvocato penalista torinese e presidente della Camera Penale del Piemonte Occidentale “Vittorio Chiusano”, ha annunciato la sua adesione pubblica alla campagna nazionale di digiuno a staffetta. Un gesto simbolico. Un atto di denuncia. Un modo per scuotere le coscienze di un Paese che continua a ignorare quello che succede dentro i muri delle sue prigioni. Le “50 persone dimenticate” non sono numeri: sono i detenuti che, dall’inizio dell’anno, si sono tolti la vita negli istituti penitenziari italiani. Una cifra che fa paura. Una cifra che parla di abbandono, solitudine, disperazione.
di Daniele Rescaglio
Il Giorno, 7 agosto 2025
Una popolazione carceraria troppo numerosa rispetto ai posti disponibili. Anche il carcere di Cremona vive la condizione che riguarda molte strutture penitenziarie, con un numero di detenuti ad oggi pari a 550 contro i 380 posti disponibili. Ieri mattina il consigliere regionale Dem, Matteo Piloni, ha incontrato la direttrice della struttura, Giulia Antonicelli, e la comandante della polizia penitenziaria, Letizia Tognali, e con loro ha visitato la struttura di via Ca’ de Ferro. “Ringrazio la direttrice Giulia Antonicelli e la comandante della polizia penitenziaria Letizia Tognali, della casa circondariale di Cremona per la disponibilità a ricevermi per una visita e un colloquio.
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