cronachesalerno.it, 7 agosto 2025
La Uil Campania entra nelle carceri di Salerno e Vallo della Lucania per essere al fianco dei detenuti come persone e come cittadini: è stata avviata, infatti, una convenzione grazie alla quale il patronato Ital e il Caf della Uil, offrono servizi gratuiti ai detenuti, come la consulenza legale, l’assistenza di un medico per le richieste di invalidità e tutte quelle pratiche che si fanno in un patronato e in un Caf. “Il sindacato, la Uil - sottolinea Giovanni Sgambati, segretario generale della Uil di Napoli e Campania - entra nelle carceri con i suoi servizi, lo fa per la prima volta a Salerno, a Vallo della Lucania, per sostenere i detenuti i quali, a prescindere dai reati che hanno commesso o dalle pene che stanno scontando, restano persone che necessitano di servizi e di tutele. Anche questo è un modo, uno strumento, per reintegrarli socialmente e per dare loro una nuova possibilità di riscatto e di nuova scelta di vita”.
di Cristina Palazzo
La Repubblica, 7 agosto 2025
“Tra un anno finisce tutto”. Decine di migliaia le assunzioni a tempo fatte grazie ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che però giungerà al termine a metà 2026. In tribunali, scuole e atenei monta l’ansia: “Dateci un futuro”. Lavoratori e ricercatori che con il Pnrr hanno avuto la possibilità di avere un impiego ma che alla sua scadenza rischiano di restare a casa. Illusi dalla possibilità di crearsi una strada verso la stabilizzazione e che ora vedono il loro futuro legato a doppio filo alla lancetta che scandisce il countdown per la fine del Piano nazionale di ripresa e resilienza che, nelle intenzioni iniziali, doveva essere attuato entro il 30 giugno 2026.
di Andrea Carlino
orizzontescuola.it, 7 agosto 2025
Il piano da 45 milioni di Valditara per portare istruzione e futuro dove il diritto allo studio è più fragile e a rischio. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha destinato 45 milioni di euro per rafforzare il diritto allo studio degli studenti che si trovano in condizioni di particolare vulnerabilità. Con la firma di due decreti specifici da parte del Ministro Giuseppe Valditara, si è dato il via a un importante stanziamento di fondi: 25 milioni saranno indirizzati alla scuola in carcere, mentre 20 milioni andranno a beneficio dell’istruzione domiciliare e ospedaliera. L’obiettivo primario è quello di potenziare l’offerta formativa per gli alunni in stato di restrizione o fragilità, garantendo continuità e qualità al loro percorso educativo.
di Simona Musco
Il Dubbio, 7 agosto 2025
Prevista a settembre la relazione della giunta per l’Aula. Meloni al Tg5 attacca: “Disegno politico intorno ad alcune decisioni sull’immigrazione”. Dopo i feroci attacchi seguiti all’invio degli atti al Tribunale dei Ministri, difficile, all’esito della lettura della richiesta di autorizzazione a procedere, attribuire al procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, l’intento di colpire per via giudiziaria il governo. Compare alle prime pagine del documento, infatti, la sua richiesta di archiviazione non solo della premier Giorgia Meloni - poi effettivamente archiviata - ma anche, seppur in parte, per gli altri indagati.
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 7 agosto 2025
Il Governo invoca la tutela della sicurezza nazionale ma glissa sul contenuto delle intese con Tripoli. Nelle 91 pagine stilate dal Tribunale dei Ministri per sostenere la richiesta di autorizzazione a procedere contro due ministri e un sottosegretario che pesa più di quasi tutti i ministri, quel che colpisce è la sostanziale sintonia con la più concisa e furibonda replica di Giorgia Meloni. La premier difende e rivendica “la correttezza dell’operato dell’intero Esecutivo”, cioè la liberazione di Almasri, in quanto dettata dalla “tutela della sicurezza degli italiani”. Secondo i giudici i ministri Pantedosi e Tajani, il sottosegretario Mantovano, i capi della polizia e del Dis Pisani e Rizzi avrebbero in apposito vertice sottolineato la preoccupazione per “possibili ritorsioni libiche”. Il governo avrebbe pertanto effettivamente deciso di liberare Almasri per “tutela la sicurezza”, in particolare dei 500 italiani residenti in Libia, a maggior ragione essendo allora recente il caso dell’arresto in Iran della giornalista Cecilia Sala.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 7 agosto 2025
Un “pasticcio frettoloso di cui chiederò chiarimenti”. Era lo scorso 5 febbraio quando, prima alla Camera e poi al Senato, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, con la modestia che lo contraddistingue, così bollava le carte della Corte penale internazionale su Osama Almasri. Un testo pieno di errori e incongruenze, disse il ministro, per giunta scritto in inglese, “un complesso carteggio” difficile da decodificare. Per questo - anche per questo - le interlocuzioni con la Corte d’appello di Roma, durante le 48 ore di fermo del boia libico, sono state pressoché assenti. E però una via d’uscita c’era e l’aveva offerta direttamente la Cpi in maniera piuttosto esplicita.
di Fabrizia Giuliani
La Stampa, 7 agosto 2025
È un groviglio intricato, il caso Almasri. Una storia lunga e terribile che coinvolge Paesi diversi e vede il nostro protagonista, una storia che ha al centro i diritti umani - la loro programmatica e sistematica violazione - la giustizia fino al livello della Corte penale internazionale, la politica - estera e interna - e le istituzioni. Una storia documentata, di cui cominciamo a sapere molto, ma ancora segnata da zone grigie, interrogativi inevasi. Una storia ancora in fieri, segnata fin dall’inizio da scontri aspri tra i Paesi coinvolti ma non solo. Come emerge in queste ore, il conflitto più duro è quello interno ed è di natura istituzionale, investe il rapporto tra governo e magistratura. La fibrillazione che ne deriva si riflette nello scontro politico ma soprattutto nello sconcerto della società civile. Perché il merito, che in questa vicenda sembra il fanalino di coda, pesa. Ed è esattamente il filo che non si deve smarrire per venirne a capo e capire cosa è in gioco in questa storia, tra ciò che vediamo e ciò che non riusciamo a distinguere perché in certe zone d’interesse la luce non arriva mai.
di Daniela Fassini
Avvenire, 7 agosto 2025
La giovane ivoriana Mariam: “Lui e i suoi uomini mi hanno stuprato ogni notte per un anno, voglio giustizia”. L’avvocata: “Presto un esposto alla Procura contro l’archiviazione della premier”. La stupravano ogni notte, all’interno della prigione di Mitiga, in Libia. Lo facevano a turno: prima lui, il generale Almasri e poi tutti gli altri suoi uomini. Oggi Mariam (nome di fantasia per garantirne la privacy, ndr) è in Italia, ha un lavoro e cerca di farsi una nuova vita. Ma è difficile, ogni notte, rivive lo stesso incubo.
di Francesco Compagna
Il Foglio, 6 agosto 2025
L’emergenza carceri rivela l’anima più identitaria e demagogica dell’Esecutivo. Nel passaggio dall’opposizione al governo, Fratelli d’Italia ha moderato il suo profilo su economia e politica estera, ma non sulla giustizia. I mille giorni dall’insediamento dell’esecutivo Meloni, due settimane fa, sono stati l’occasione per discuterne, da angolature diverse, meriti, colpe e limiti. E a prescindere dagli opposti punti di vista, è parso a tutti evidente che il passaggio dall’opposizione al governo abbia coinciso, per Fratelli di Italia e per la sua indiscussa leader, con un approccio più pragmatico e meno ideologico su due questioni di enormi rilievo politico, quali la stabilità finanziaria del paese e la sua politica estera. Per estremo paradosso è invece proprio sul tema della giustizia penale e delle libertà individuali che la scelta di un ministro apparentemente estraneo all’humus ideologico della destra italiana si è purtroppo accompagnata a un deprecabile rafforzamento della sua deriva identitaria. E così, il progressivo passaggio da una vera e propria propaganda antieuropea a un “europeismo critico” è rimasto sorprendentemente sordo rispetto al riconoscimento dei valori e dei princìpi scolpiti nelle costituzioni nazionali, ancor prima che nella convenzione europea sui diritti dell’uomo e del cittadino.
di Andrea Bulleri
Il Messaggero, 6 agosto 2025
Proposta bipartisan in Senato. Verini (Pd): “Sì a procedure sprint e cabina di regia per i penitenziari, ma agire subito”. Anche Calenda apre. Il governo lancia la palla, Pd e Azione rispondono. L’idea di estendere il “metodo Giubileo” anche al piano carceri, lanciata sul Messaggero dal sottosegretario di Palazzo Chigi Alfredo Mantovano e apprezzata anche da Pier Ferdinando Casini, trova sponde nelle opposizioni. “Facciamolo, ma facciamolo seriamente”, è la replica, di fronte alla proposta di una cabina di regia che coordini i vari enti che si occupano della gestione di detenuti e penitenziari. Obiettivo: accelerare le procedure, far ripartire i progetti fermi nel cassetto in attesa delle autorizzazioni. Insomma “abbattere le barriere burocratiche con poteri in deroga”, per usare le parole di Mantovano. Un po’ come si è fatto a Roma in occasione dell’Anno santo, con un tavolo di raccordo a Palazzo Chigi tra le molte istituzioni coinvolte che ha permesso (per esempio) di chiudere a tambur battente il cantiere di Piazza Pia.
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