di Carmine Fotia
L'Espresso, 18 agosto 2019
La chiave di tutto è il dolore. Inflitto dai padrini alle mogli, ai figli e anche a se stessi. Il giudice Roberto Di Bella racconta la sua esperienza. Vado a trovare Roberto Di Bella - presidente del Tribunale dei Minori di Reggio Calabria, 55 anni, messinese, aspetto mite e fisico minuto da judoka, sposato con un figlio - nel suo minuscolo ufficio all'interno dell'edificio un po' sgarrupato che ospita il Tribunale, per capire a che punto è una sfida - cui è stata dedicata la fiction tv Liberi di Scegliere, dove Alessandro Preziosi interpreta Di Bella - che sembrava impossibile: sottrarre al destino mafioso decine di ragazzi e ragazze, oltre settanta fino ad oggi. A settembre, il presidente lascerà il suo incarico. È dunque l'occasione per un bilancio di un impegno lungo un quarto di secolo.
di Giovanni Tizian
L'Espresso, 18 agosto 2019
Bambini destinati a diventare i padrini di domani vengono sottratti alla tradizione di famiglia. Grazie all'intervento e alla forza delle loro mamme. Che con l'aiuto del tribunale sfidano l'arroganza dei mariti al 41bis. Ecco le loro storie. Lorenza non è ancora maggiorenne, ma è già adulta: costretta a fare i conti con un padre padrone, affiliato a Cosa nostra, in Lombardia. Monica, invece, è madre di due bambini di 12 anni e ha fatto di tutto per strapparli al destino certo di capi clan in Calabria.
di Simone Consigli
costaovest.info, 18 agosto 2019
Con i lavori già iniziati quest'anno, il carcere livornese delle Sughere raddoppierà il numero dei suoi detenuti. È prevista la ristrutturazione di otto sezioni e la creazione di nuovi spazi per i colloqui, ma al tempo stesso non è prevista nessuna struttura per le pratiche riabilitative.
Per il giorno di Ferragosto, Giovanni De Peppo, Garante dei detenuti succeduto a Marco Solimano, ha voltato le spalle alla visita programmata al carcere organizzata dal Partito radicale e da Radio Radicale, in linea con il comportamento del garante nazionale Mauro Palma, e ha scritto una nota in riferimento all'aumento del numero dei detenuti: "Non possiamo permettere che nella nostra città si concretizzi il rischio di un carcere di fatto raddoppiato, in una logica della sola attenzione alla capacità di accoglienza e senza la necessaria attenzione a tutti i possibili spazi della riabilitazione. Lo dobbiamo pretendere per i percorsi di riabilitazione di chi è ristretto, per la sicurezza della comunità cittadina".
In alternativa alla visita programmata ai detenuti organizzata dai Radicali, De Peppo ha optato per un confronto con due delegazioni di detenuti delle Sughere dell'alta e media sicurezza. Ne è emersa la richiesta, da parte dei detenuti con pene lunghe, di avere accesso a un'attività lavorativa e produttiva, seppur all'interno dell'istituto, in linea con una reale produttività economica, come accade in altri istituti italiani, mentre per i detenuti a media e breve percorrenza si muove qualcosa nei percorsi riabilitativi.
A tal fine saranno infatti istituiti dei circuiti già programmati che permetteranno ai detenuti più meritevoli di impegnarsi in attività socialmente utili per il decoro cittadino. Questi interventi sono previsti all'esterno dell'istituto carcerario. Un elemento che coincide con le volontà di tutti i detenuti e delle strutture di stato sociale che ne fanno da garanti ed è l'ennesima rivendicazione, sottolineata in una nota inviata dallo stesso De Peppo, tesa a ripristinare la sala teatro, inagibile da troppo tempo per problemi strutturali.
Per giustificare il diniego all'iniziativa targata Partito Radicale, il garante dei detenuti si è infine espresso così: "Non ho aderito all'invito di una visita programmata dal Partito radicale e da Radio Radicale in carcere per il Ferragosto, apprezzando la posizione del garante nazionale Mauro Palma che ha rifiutato lo stesso invito, rivendicando, pur nell'assoluto rispetto dei Radicali, un ruolo di autonomia e di carattere istituzionale che, anche a mio avviso, deve rimanere tale per la funzione dei garanti dei detenuti".
Il comunicato stampa del Garante dei detenuti Giovanni De Peppo
Non ho aderito all'invito di una visita programmata dal Partito Radicale e da Radio Radicale in carcere per il Ferragosto apprezzando la posizione del Garante Nazionale dott. Mauro Palma che ha rifiutato lo stesso invito rivendicando, pur nel assoluto rispetto dei Radicali, un ruolo di autonomia e di carattere istituzionale che, anche a mio avviso, deve rimanere tale per la funzione dei Garanti dei detenuti.
A Ferragosto ho chiesto altresì la collaborazione della Direzione della Casa Circondariale per incontrare due delegazioni di detenuti dell'Alta e della Media sicurezza per confrontarmi, nel giorno della "vacanza" per eccellenza. Alle "Sughere", come alla Casa di Reclusione di Gorgona non dobbiamo mai dimenticare di ringraziare il personale della Polizia Penitenziaria e tutto il personale della Amministrazione Penitenziaria che, nella mia concreta esperienza nelle tante difficoltà assicura il buon andamento degli Istituti.
Seppure giornalmente incontro tanti detenuti, è nella normalità che, singolarmente, si affrontino tematiche attinenti alla detenzione di ciascuno e sentivo la necessità di una condivisione e un confronto con chi è ristretto, su criticità e prospettive possibili su una vita carceraria che possa rispondere al dettato della nostra Costituzione, che mette al centro dell'attenzione i percorsi di riabilitazione.
Ho trovato assai preziosi i due incontri nei quali si sono evidenziate proposte e posti problemi che devono trovare l'attenzione sia della Amministrazione Penitenziaria e, dove possibile, della Amministrazione della nostra Città. All'Alta sicurezza, tre sezioni e detenuti con pene mediamente lunghe, emerge con forza la necessità di attrezzare ipotesi di lavoro e lavorazioni all'interno dell'Istituto che possano dare risposta ad una giusta rivendicazione su attività lavorative.
In tante carceri del nostro Paese è stato possibile e Livorno non deve essere da meno. Le idee, le possibilità, i progetti non mancano, partendo dall'"economia circolare".
Ritengo e auspico, che la nostra Città debba stringersi con le sue rappresentanze politico amministrative e le realtà produttive in uno sforzo comune per rivendicare un Istituto capace di offrire veri percorsi di formazione e riabilitazione. Nelle due sezioni della Media sicurezza, pene più brevi, dobbiamo affrontare con determinazione la possibilità che, il tempo della detenzione, possa diventare ancora un'occasione di formazione per una possibile alternativa di vita.
Grazie alla lungimiranza della attuale Direzione dell'Istituto, alla forte collaborazione con l'Ufficio di Sorveglianza e con una importante sintonia con l'Amministrazione Comunale da poco insediata, si stanno mettendo in atto percorsi di riabilitazione che vedranno persone meritevoli spendersi in attività esterne per il decoro di Livorno, una strategia che mette in gioco l'impegno di chi sconta una pena e l'attenzione di Livorno: "più buone prassi nelle carceri più sicurezza nelle nostre comunità".
Le rappresentanze dei detenuti che ho incontrato, in uno spirito di collaborazione, segnalano anche problemi strutturali dell'Istituto e difficoltà di carattere organizzativo che rappresenterò al dott. Carlo Mazzerbo, da poco alla Direzione dell'Istituto che manifesta costantemente attenzione e grande professionalità, nella soluzione delle tante criticità.
C'è sul futuro delle "Sughere" di Livorno inoltre una concreta e pesante criticità e un rischio incombente che non ho mancato di segnalare al dott. Francesco Basentini, capo del Dipartimento della Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia e al dott. Antonio Fullone Provveditore degli Istituti Penitenziari della Toscana e dell'Umbria.
Nel carcere di Livorno da ormai svariati anni vi sono condizioni di abbandono per tanti spazi ed aree dedicate al "trattamento" e alla riabilitazione, tra le quali un' ampia sala polifunzionale, di fatto "teatro" dell'Istituto, aree queste davvero strategiche per tante funzioni preziose per le attività culturali, di socializzazione, di formazione, di lavoro
L'abbandono è tra l'altro conseguente a mancati lavori di manutenzione, di fatto da sempre sottovalutati e trascurati che a giudizio di vari tecnici, non comporterebbero nemmeno costi elevatissimi.
Quest'anno sono iniziati i lavori per una ristrutturazione di ben 8 sezioni (in tempi di rischi sovraffollamento, lodevole intervento) che terminati i lavori, porteranno a raddoppiare la presenza di detenuti nel nostro istituto, passeremo da 250 a circa 500 detenuti: camere di pernottamento e qualche piccolo spazio per i colloqui, ma niente spazi funzionali alle strategie rieducative/lavorative.
Non possiamo permettere che nella nostra Città, si concretizzi il rischio di un carcere, di fatto raddoppiato, in una logica della sola attenzione alla capacità di accoglienza e senza la necessaria attenzione a tutti i possibili spazi della riabilitazione, lo dobbiamo pretendere per i percorsi di riabilitazione di chi è ristretto, per la sicurezza della comunità cittadina perché la nostra Costituzione ci chiede di prevedere un sistema penitenziario che abbia come fine il riscatto di chi ha sbagliato.
di Marina Moretti
rete8.it, 18 agosto 2019
Il Garante dei detenuti della Regione Abruzzo, Gianmarco Cifaldi, ha visitato il carcere di Preturo, a L'Aquila. Nella sezione per i detenuti in 41bis Cifaldi ha raccolto la storia di un boss della camorra. Nel corso della visita Cifaldi ha riscontrato diverse criticità in tutto il carcere, le problematiche saranno oggetto di una relazione da consegnare al Consiglio regionale, alla Asl e al Dipartimento amministrazione penitenziaria. Nella sezione riservata ai detenuti in regime di 41bis sono recluse 120 persone, su una capienza di 80.
La relazione finale che verrà stilata da Cifaldi punta ad individuare un piano per migliorare le condizioni carcerarie. Tra le storie che hanno maggiormente colpito il garante dei detenuti, c'è quella di un boss della camorra che deve scontare il carcere a vita in regime di 41bis. L'uomo ha incontrato per l'ultima volta da vicino sua figlia, visto che nei prossimi giorni la ragazzina compirà 12 anni, età che le impedisce per legge di vedere il padre se non attraverso la barriera del vetro e parlando al microfono. L'ultimo incontro tra il boss e la figlia si è consumato in seguito all'impegno del neo garante, eletto dal Consiglio regionale nella seduta del 24 luglio scorso.
"L'affettività - ha dichiarato Cifaldi - è uno dei principi che ispirano il mio mandato, infatti sono convinto che le colpe dei padri non debba ricadere sui figli". Nel carcere aquilano si registra un importante sovraffollamento, mentre mancano sufficienti aree ricreative e spazi all'aperto. Da migliorare anche lo stato dell'area sanitaria.
Per Cifaldi, sociologo, criminologo e docente dell'Università D'Annunzio di Chieti-Pescara, è stato questo il momento più importante della sua visita nel carcere di massima sicurezza. Alla visita ha partecipato anche l'assessore regionale al Bilancio e al Personale, Guido Quintino Liris. Cifaldi ha avuto numerosi colloqui con detenuti in regime di 41bis, anche con uno dei responsabili degli omicidi dei giudici Falcone e Borsellino.
Anche in questo caso sono state registrate "lamentele in primo luogo relative al fatto che la cella oltre alle sbarre ha una ulteriore griglia metallica che impedisce una corretta circolazione dell'aria in celle che - ha detto il Garante - sono sufficientemente decenti'". Cifaldi ha anche visitato la sezione riservata ai cosiddetti detenuti comuni che, pagati regolarmente, lavorano all'interno della struttura nel campo della ristorazione e della pulizia.
"Insieme al garante, - ha aggiunto l'assessore Liris - che ringrazio per il suo impegno, abbiamo constatato che si deve intervenire partendo dalle Infrastrutture sanitarie, che dipendono dall'amministrazione della giustizia, sugli operatori che invece sono gestiti dall'azienda sanitaria. È stata una esperienza psicologicamente impattante ma che è servita per conoscere meglio uno spaccato delicato e complesso della nostra società".
stamptoscana.it, 18 agosto 2019
La delegazione coordinata con il Partito Radicale e l'Osservatorio Carceri dell'Unione Camere Penali, che per l'iniziativa nazionale "Ferragosto in carcere" ha visitato Sollicciano il 15 agosto, torna con una relazione rabbrividente.
La delegazione, composta dagli attivisti di Progetto Firenze, Grazia Galli, Sandra Gesualdi (Fondazione Don Lorenzo Milani), Massimo Lensi, Emanuele Baciocchi e Luca Maggiora (Segretario della Camera Penale di Firenze), dai consiglieri comunali Antonella Moro Bundu e Dmitrji Palagi (Sinistra Progetto Comune) e da Tommaso Grassi già consigliere comunale nel gruppo "Firenze riparte a Sinistra", è stata accolta e accompagnata, nel corso della mattinata, dall'ispettore capo Gallucci e dal cappellano Don Vincenzo Russo; nel pomeriggio dall'ispettore capo Vento, dal comandante Mencaroni e dalla vice direttrice Margherita Michelini. La vice direttrice ha raggiunto il gruppo non appena conclusa la visita del sindaco di Firenze, Dario Nardella, visita distinta e separata da quella organizzata dai Radicali e dall'Osservatorio. I visitatori hanno sottolineato la grande cortesia e la disponibilità a collaborare del personale di Polizia Penitenziaria.
Le sezioni visitate sono state le otto del reparto giudiziario maschile, la tredicesima sezione del reparto penale destinata ai "protetti", il centro medico, le sezioni giudiziaria e penale del reparto femminile, il reparto transgender, il reparto di degenza, l'articolazione per la tutela della salute mentale (Atsm), l'accoglienza, e l'ufficio matricola.
I detenuti presenti, al momento della visita, erano 767, suddivisi fra 659 uomini e 108 donne, oltre ad un bambino di meno di un anno detenuto insieme alla madre. Percentuale stranieri, 62,11%.
Tra i 659 detenuti maschi, 407 (61,8%) hanno una condanna definitiva, mentre 252 (38,2%) si trovano ancora in attesa di un'eventuale condanna definitiva. Tra di questi, si legge nella relazione della visita, ben 108 (16,4%) sono risultati essere in attesa del giudizio di primo grado. Tra le 108 donne detenute, 88 (81,5%) ad ora hanno ricevuto una condanna definitiva, 20 si trovano in attesa di condanna definitiva e 12 (11,1%) sono risultate essere in attesa del giudizio di primo grado.
La capienza regolamentare dell'istituto, che in condizioni ottimali sarebbe di 500 persone, è ridotta al momento a 456, con 26 stanze detentive non disponibili, come dichiarato anche nella scheda dell'istituto pubblicata nel sito del ministero di Giustizia. L'indice di sovraffollamento riscontrato è quindi pari al 170,04%.
Fra le irregolarità emerse nel corso della visita, una riguarda il fatto che in gran parte delle stanze detentive dei reparti maschili è stata riscontrata la presenza di letti a castello a tre piani, pur essendo il loro uso vietato dai regolamenti, con una distanza tra il terzo letto e il soffitto talmente ridotta da non consentire di starvi sopra seduti.
Il sovraffollamento rilevato ha varie conseguenze. Fra le tante, il fatto che non permette più di separare dal resto della popolazione detenuta le persone con problemi di tossicodipendenza. Le sezioni precedentemente loro dedicate, la settima e l'ottava, come spiegano i comonenti della delegazione, ospitano ora una popolazione disomogenea per problematiche e necessità, e "ciò genera una situazione di tensione e conflitti, di cui i detenuti in condizioni di maggior fragilità risentono in modo particolare, come ci è stato riferito sia dai detenuti sia dagli agenti in servizio nelle sezioni".
Nel caso del sovraffollamento del reparto femminile, le cause sono da ricondursi principalmente alla chiusura dei reparti femminili di altri istituti toscani. Le conseguenze, "uno stato di tensione e conflittualità generalizzato, rispetto al quale gli stessi agenti di Polizia Penitenziaria ci hanno segnalato con franchezza non banali difficoltà di gestione".
La situazione è molto difficile anche per quanto riguarda il regime di sorveglianza. I visistatori hanno infatti rilevato che il regime a celle aperte, con possibilità di spostarsi liberamente all'interno della sezione durante alcune ore del giorno, vige solo nei reparti penali e per alcune ore al giorno. Nelle sezioni del giudiziario i detenuti restano chiusi in cella, potendo uscirne per recarsi nei passeggi durante i due turni "all'aria", o nel pomeriggio per le due ore di "socialità" che possono essere spese, su richiesta, in una cella diversa dalla propria per socializzare con altri detenuti.
"Come in precedenti visite - ricorda la delegazione - abbiamo riscontrato maggior libertà di movimento nei reparti femminili, grazie anche alla possibilità di accedere a un'ampia area verde. In una cella della sezione giudiziaria, abbiamo incontrato tre detenute qui trasferite dal penale e sottoposte a isolamento "protettivo" in seguito a insanabili conflitti con il resto della popolazione detenuta".
La situazione del Personale di Polizia Penitenziaria in forza all'istituto, sembrerebbe, secondo quanto si legge nella relazione della delegazione, cui è stato dichiarato dal comandante, "in miglioramento" in quanto sono giunti una ventina di nuovi agenti. Gli addetti previsti sono 566. Al momento della visita, ne risultavano effettivi 475.
Un nodo molto problematico riguarda quello degli educatori e operatori: dei 9 operatori previsti in organico, ne risultano effettivi 7 (meno di uno ogni cento detenuti). Nel giorno della visita, fanno sapere dalla delegazione, "non ne abbiamo incontrati nessuno". Inoltre sembra che in tutte le sezioni la difficoltà principale sia quella di riuscire a incontrare gli educatori. Nel reparto giudiziario maschile, secondo quanto riferito, i tempi di attesa per un incontro possono corrispondere a vari mesi, e ci sono detenuti che "ignorano addirittura l'identità del proprio educatore di riferimento". Le segnalazioni corrispondono a quelle degli agenti di Polizia Penitenziaria, che "riferiscono particolari difficoltà a ottenere interventi tempestivi per l'invio di mediatori culturali, che, oltretutto, si limiterebbero nella maggior parte dei casi a operare da semplici traduttori, fornendo poca assistenza dal punto di vista della mediazione".
"La mancanza di un rapporto puntuale con gli operatori dell'area trattamentale - oltre a minare alla radice la possibilità di un percorso di rieducazione, si traduce per molti tra i detenuti che abbiamo incontrato in mancata consapevolezza dei propri diritti e doveri, e in una sensazione di totale abbandono. Non sono poche poi le persone in condizioni di estrema povertà, per le quali i compagni di cella o di sezione ci hanno segnalato la mancanza di beni essenziali (scarpe, vestiario, strumenti per la pulizia personale e ambientale)", continua la relazione..
Il settore che riguarda lavoro, formazione, attività rimane difficoltoso: garantire ai detenuti l'accesso al lavoro continua a essere pressoché impossibile. Gran parte dei 767 detenuti non svolge alcun lavoro, riferiscono i membri della delegazione. Chi riesce ad accedere al lavoro lo fa per poche ore al giorno e per un massimo di 20-30 giorni ogni 4 (reparti femminili) o 6 mesi (reparti maschili). "Gli unici lavori che garantiscono maggiore durata e turnazioni meno frequenti risultano essere quelli nelle cucine e nelle biblioteche del femminile e del maschile, per i quali sono necessari specifiche certificazioni o competenze per cui le turnazioni avvengono tra numeri ristrettissimi di persone. Alla base di questa difficoltà, come già segnalatoci dalla direzione nella precedente visita, c'è soprattutto il fatto che, nonostante sia stato stabilito per le mercedi un finanziamento fisso per gli anni 2017-2019, quest'anno c'è stata una riduzione ulteriore del 10% dei fondi ad esse destinate". Corsi di formazione, migliora la possibilità di accesso alle biblioteche, ma per gran parte delle persone ristrette continua ad essere difficile accedere a corsi di formazione e scolastici. Il problema è maggiormente accentuato per le donne dopo la sospensione delle classi miste.
Il nodo dell'assistenza sanitaria è e rimane grave. Lunghissimi i tempi di attesa denunciati, difficoltà ad accedere a cure appropriate, quasi impossibile ottenere visite specialistiche causa la lunghezza dei tempi. Appropriatezza delle terapie percepita come relativa. Dalle segnalazioni dei detenuti, sembra che i presidi di prima scelta si basino su un abbondante ricorso a ibuprofene e psicofarmaci per ogni tipo di patologia e per sedare il disagio psichico assai diffuso. "Vari detenuti - denunciano i membri della delegazione - incontrati nelle sezioni ordinarie erano in evidente condizione di sofferenza in attesa di visita medica. Tra questi, uno con un ascesso al dente, un altro con evidente rigonfiamento del collo, uno che piangeva per dolori alla schiena, un altro in attesa da tempo di un intervento al naso per rimuovere una cisti ostruttiva che gli ostacola la respirazione"
Inoltre, sembrano permanere problemi di comunicazione con i familiari, in particolare per i detenuti stranieri per quanto attiene alla sfera dell'affettività. La posta interna è stata sospesa e la comunicazione tra il femminile e il maschile può avvenire solo con il panneggio (sventolare i panni dalle finestre tra una sezione e l'altra) o tramite la posta esterna.
Cucine e qualità del cibo, meglio per la sezione femminile, che ha una propria cucina che funziona tutto sommato discretamente, anche se le detenute riferiscono un peggioramento del vitto rispetto ai mesi scorsi.
Nel reparto maschile è ancora in funzione una sola cucina. La seconda cucina, attesa da anni, sarebbe, secondo quanto ci hanno riferito gli agenti e la stessa vice direttrice, pronta a entrare in funzione in autunno. Anche allora però i reparti maschili potranno contare solo sul servizio di una cucina, sia perché l'attuale dovrà essere ristrutturata, sia perché la riduzione del fondo mercedi non consentirebbe comunque di pagare un numero di lavoranti adeguato a mantenere in funzione entrambe le cucine. Inoltre, i detenuti dei reparti maschili riferiscono che nelle giornate festive non c'è passaggio del carrello per la distribuzione della cena, per la quale i detenuti possono contare solo su porzioni preconfezionate di formaggio molle e di wurstel, o, chi ha sufficienti soldi per farsi un po' di spesa, su quanto riescono a procurarsi e cucinare da soli. "A nostra richiesta gli agenti che ci accompagnavano hanno confermato che una simile sospensione del servizio serale nei giorni festivi avviene in tutti gli istituti detentivi italiani".
Per quanto riguarda la qualità del cibo, da tutti i detenuti delle sezioni maschili è stata lamentata la pessima qualità, non solo quello cucinato, ma anche quello confezionato. Quest'ultimo sarebbe di bassa qualità e spesso prossimo alla scadenza, talvolta addirittura scaduto, mentre alcuni segnalano la presenza di scarafaggi nelle confezioni di frutta e verdura. Nelle condizioni date, si segnala anche la grande difficoltà a seguire una dieta conforme alle prescrizioni mediche per le patologie di cui alcuni detenuti sono portatori.
Ancora scadenti risultano al sopralluogo le condizioni generali d'igiene e pulizia, seppur leggermente migliorate rispetto al passato. Ancora irrisolto il problema igienico legato alla infestazione di piccioni, richiamati dai rifiuti che vengono gettati dalle celle formando cumuli sotto gli edifici e negli spazi tra i passeggi.
In tutte le sezioni maschili del giudiziario, la delegazione ha riscontrato problematiche strutturali gravi. Le celle in molti reparti presentano grandi macchie di muffa e infiltrazioni sia dall'esterno, sia interne.
"In alcune sezioni, e particolarmente nella quinta, sono visibili pozze di acqua che da tubi rotti infiltrano i muri per propagarsi poi nei corridoi e nelle celle - si legge nella relazione - sia i detenuti sia gli agenti ci hanno spiegato che nel corso della notte tutto ciò si traduce in veri e propri allagamenti, tanto che in vari casi i detenuti hanno costruito sotto la rete del letto più basso del castello una sorta di porta scarpe sospeso, evitando così di trovarsi al mattino con le scarpe inzuppate".
Le docce di sezione, teoricamente 4 per ciascuna ma in nessun caso veramente tutte funzionanti, sono prive di diffusore e situate in locali malsani per la poca aereazione e la presenza di infiltrazioni nei muri; lavabi e piatti doccia sono difficilmente igienizzabili perché usurati e pesantemente incrostati.
I bagni nelle celle hanno nella maggior parte dei casi scarichi otturati, vi si segnala diffusa mancanza di seggette (anche nel penale, dove i detenuti della 13ma sezione sarebbero disposti a comprarsele da soli ma non appare possibile). "In alcune celle abbiamo riscontrato la presenza di cavi penzolanti - riferiscono i "visitatori" - nei corridoi molte lampade al neon sono rotte e gli agenti in servizio ci hanno mostrato le torce che tengono in tasca (e che hanno dovuto procurarsi a proprie spese) per potersi muovere nelle sezioni di notte".
Varie celle, al momento della visita, "erano chiuse perché inagibili". Teatro e chiesa inagibili nella sezione femminile.
"Il progetto, di cui avevamo avuto notizia nella precedente visita dell'8 marzo 2019, di trasferire al vicino istituto Gozzini le sezioni femminili, per ospitare nei reparti ora loro destinati i detenuti di alcune sezioni maschili, procedendo gradualmente alla ristrutturazione del giudiziario e poi del penale maschile, non ha ancora avuto seguito, né risulta al momento programmato. Ci è inoltre stato riferito che perdura l'indisponibilità del Giardino degli Incontri, chiuso per lavori di ristrutturazione già da tempo, e non si hanno notizie sulla data di riapertura".
Tutti i passeggi risultano al momento agibili. Nei reparti maschili i passeggi del giudiziario sono recintati da mura in cemento, quelli del penale da reti che permettono almeno la vista del verde e la comunicazione a distanza tra le sezioni.
Il problema dei piccioni e dell'igiene è ancora pesante: "Sopra tutti i passeggi sono state poste delle reti per proteggere dalla caduta di pezzi di intonaco, o di oggetti e rifiuti lanciati dai detenuti nelle sezioni soprastanti. Al nostro arrivo le reti, seppur ripulite in coincidenza della nostra visita, trattenevano nuovamente oggetti caduti e offrivano appoggio ai tanti piccioni che continuano a creare grossi problemi di igiene esternamente e internamente al carcere.
La delegazione ha visitato due passeggi, uno al giudiziario (ottava sezione) e uno al penale (13ma sezione), riscontrandovi la presenza di una doccia nel cortile e di una zona non esposta direttamente al sole e parzialmente riparata in caso di pioggia. L'area accanto al passeggio della 13ma sezione (a sinistra guardando l'area verde) era totalmente ricoperta di rifiuti tra i quali si aggiravano piccioni e gatti".
Problemi in evidenza anche per la nuova articolazione per la tutela della salute mentale (Atsm) e presenza di internati in attesa del trasferimento in Rems (residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza). Questa sezione è stata inaugurata il 21 febbraio 2019, le celle sono quasi tutte singole. La delegazione al momento della visita ha riscontrato la presenza di 9 persone, di cui 7 assegnate e due osservandi con la presenza di un'infermiera e di un operatore sociosanitario, senza nessun medico di reparto. Situazione disagevole anche per il personale di polizia penitenziaria, dal momento che esiste una sola stanza destinata agli operatori psichiatrici, mentre l'agente di turno dispone di una piccola scrivania appoggiata in corridoio.
All'interno della nuova sezione Atsm la delegazione ha potuto verificare la presenza di 3 internati (persone ritenute incapaci di intendere e di volere al momento del compimento reato, ma sottoposte a misure di sicurezza per pericolosità sociale) in attesa del trasferimento in Rems (residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza), in violazione della legge che prevede per le persone internate il divieto di esecuzione della misura di sicurezza in carcere.
Infine, il reparto accoglienza, che si mostra di recente apertura e in buone condizioni. Le celle sono chiuse e vi sono ospitati sia i nuovi giunti dall'esterno sia i detenuti in isolamento. Al momento della visita ospitava 17 persone, di cui 2 in isolamento; vi erano presenti due infermieri intenti al passaggio di consegne per il cambio di turno.
Il nido ospita al momento una madre con il suo bimbo; è in buone condizioni, fornito di cucina e di uno spazio verde, separato dalla restante area verde del femminile da una rete metallica.
di Andrea Aversa
vocedinapoli.it, 18 agosto 2019
Il report dopo l'iniziativa "Ferragosto in carcere" del Partito Radicale e Camere penali. Visite nella maggior parte dei penitenziari d'Italia. Qualche timido passo avanti ma ancora un'enorme montagna da scalare. La montagna rappresenterebbe il Mostro di cemento ovvero il carcere di Poggioreale. La scalata che dovrebbe seguire ai piccoli passi, sarebbe una forte attività legislativa che trasformi il penitenziario da luogo di morte a contesto di recupero e rinascita dei detenuti. Un percorso dettato dalla nostra Costituzione ma per ora soltanto scritto e mai messo in pratica.
La situazione, più o meno, è relativa a quasi tutte le carceri italiane. Ma a Poggioreale la crisi umanitaria è più forte. Secondo il rapporto fatto dagli avvocati Riccardo Polidoro e Sergio Schlitzer, in visita nel penitenziario guidati dalla Direttrice Maria Luisa Palma, le principali piaghe del carcere sono sovraffollamento, scarsa igiene, mala sanità, azzeramento della privacy e strutture fatiscenti.
Per entrambi i legali, che hanno partecipato all'iniziativa "Ferragosto in carcere" promossa dal Partito Radicale, "rispetto all'ultima visita qualcosa è stato fatto, ma moltissimo resta da fare". Una piccola stoccata, in merito alle docce, è stata fatta all'Asl che non è stata in grado di, "ordinare di ottemperare a lavori che dovrebbero essere fatti immediatamente, per evitare il propagarsi di malattie e altro". Infine un pensiero è stato rivolto al Ministro degli Interni e Vice Premier Matteo Salvini: "Era stata annunciata la visita del ministro dell'interno, che poi è stata annullata. Peccato il sig. Salvini avrebbe potuto constatare come si marcisce in cella, secondo i suoi desideri in violazione della Costituzione".
Il comunicato dell'Osservatorio carcere dell'Unione delle Camere penali
Si è conclusa la visita alla Casa Circondariale di Poggioreale da parte dei penalisti che quest'anno hanno aderito all'iniziativa Ferragosto in carcere organizzata dal Partito Radicale e da Radio Radicale.
Gli avvocati Riccardo Polidoro - Responsabile nazionale dell'Osservatorio Carcere dell'Unione Camere Penali Italiane - Sergio Schlitzer - componente del direttivo della Camera Penale di Napoli - e Elena Lepre - componente il direttivo de Il carcere possibile onlus - hanno visitato l'istituto e incontrato i detenuti, accompagnati dalla direttrice Maria Luisa Palma.
Rispetto all'ultima visita qualcosa è stato fatto, ma moltissimo resta da fare. C'è un'impressionante disparità di condizioni igienico sanitarie tra un padiglione e un altro, mentre in tutti si soffre un insopportabile caldo, in alcuni casi mitigato da un ventilatore donato da un'associazione. Ventilatore che rappresenta per i detenuti che non ne usufruiscono - ne sono cento e sono insufficienti - un'ennesima ingiustizia nei loro confronti e c'è da chiedersi com'è possibile che l'amministrazione penitenziaria non affronti una spesa irrisoria in una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo in questi giorni. Vi sono stanze che hanno il bagno con la doccia, ma anche stanze con 9 detenuti, con mura umide e intonaco fatiscente, bagni vergognosi comunicanti con il vano dove si prepara il cibo ed in alcuni casi addirittura a vista.
Le docce comuni sono in uno stato pietoso e non si comprende le previste visite ispettive dell'Asl come possano non ordinare di ottemperare a lavori che dovrebbero essere fatti immediatamente, per evitare il propagarsi di malattie e altro. La direzione fa il possibile, ma occorre la volontà politica di intervenire. Era stata annunciata la visita del ministro dell'interno, che poi è stata annullata. Peccato il sig. Salvini avrebbe potuto constatare come si marcisce in cella, secondo i suoi desideri in violazione della Costituzione.
Riccardo Polidoro, Avvocato e Responsabile Osservatorio Carcere Ucpi
di Angela Pederiva
Il Gazzettino, 18 agosto 2019
Trieste, la Corte d'Appello ribalta il giudizio di Commissione e Tribunale su un gambiano. Il 23enne era arrivato in barcone dalla Libia. "Sussiste un fondato timore di persecuzione".
Il suo racconto era apparso confuso sia alla Commissione territoriale di Gorizia, sia al Tribunale di Trieste, fra contraddizioni nel percorso del viaggio effettuato e discrepanze nella tipologia e nella durata del lavoro svolto. Ma per la Corte d'Appello del capoluogo giuliano, quelle incongruenze valgono assai meno del rischio corso dal 23enne proveniente dal Gambia e dichiaratamente gay: "Una sua persecuzione nel paese d'origine, dove l'omosessualità è ancora considerata reato, punito con 14 anni di carcere". Così, ribaltando i due giudizi precedenti, la sentenza pubblicata nei giorni scorsi ha salvato il migrante dall'espulsione, concedendogli lo status di rifugiato.
Nella sua richiesta di protezione internazionale, il giovane aveva spiegato di aver frequentato la scuola solo per un mese, di aver cominciato a fare il saldatore all'età di 10 anni e di aver avuto tre rapporti sessuali proprio con un collega, che era però stato arrestato in quanto omosessuale e che aveva fatto il suo nome alla polizia.
Temendo di fare la sua stessa fine, il ragazzo era fuggito prima in Senegal e poi in Libia, dov'era stato assunto da un libico conosciuto in Gambia ed era entrato in confidenza con suo figlio. Quella frequentazione era risultata tuttavia sgradita al datore di lavoro, il quale temeva che l'amicizia potesse nascondere dell'altro, così aveva cacciato il gambiano senza stipendiarlo, ma soltanto pagandogli la traversata su un barcone gestito da un trafficante.
Il migrante era così arrivato in Italia nel maggio del 2016 e aveva iniziato un percorso di consapevolezza sulla propria omosessualità, ma né la Commissione di Gorizia né il Tribunale di Trieste gli avevano creduto, a causa di alcune difformità nella narrazione degli accadimenti, nonché del fatto che gli amplessi fossero avvenuti "senza che vi fosse tra i due una relazione sentimentale".
La prima sezione civile della Corte giuliana ha invece reputato che le imprecisioni fossero "marginali", in quanto "l'elemento essenziale" era un altro: "Ai fini del riconoscimento della protezione internazionale per ragioni legate all'orientamento sessuale non è necessario indagare quale sia l'effettivo orientamento del soggetto, essendo sufficiente il modo in cui lo stesso viene percepito nel paese d'origine e la sua idoneità a divenire fonte di persecuzione".
Accogliendo l'appello presentato dagli avvocati Roberta De Simone e Claudio Faggion contro il ministero dell'Interno, i giudici di secondo grado hanno stabilito che "il racconto è compatibile con le informazioni sulla condizione delle persone Lgbt in Gambia tratte dal rapporto Easo (European Asylum Support Office, l'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo, ndr) del dicembre 2017", ed in particolare "con l'inasprimento delle disposizioni sull'omosessualità intervenuto nel 2014 ad opera dell'ex presidente Jammeh, con la riferita attività della Nia (National Intelligence Agency, il Servizio segreto gambiano, ndr) che di porta in porta ricercava omosessuali, e con i conseguenti arresti, maltrattamenti e torture degli arrestati", anche perché non risulta che "le leggi contro l'omosessualità siano state modificate dal nuovo presidente Adama Barrow, dimostratosi molto cauto quanto alla sua posizione relativamente alla normativa gambiana sull'omosessualità".
Essendo stato "ritenuto sussistente un fondato timore di persecuzione" del 23enne, in ragione "della sua appartenenza al gruppo sociale dei soggetti Lgbt", nei suoi confronti non sono scattate le semplici protezioni umanitaria o sussidiaria, ma è stato disposto lo status di vero e proprio rifugiato. E il Viminale è stato condannato a pagare oltre metà delle spese di lite.
Corriere di Taranto, 18 agosto 2019
Il Partito Radicale nell'ambito dell'iniziativa "Ferragosto in carcere": sovraffollamento, organico insufficiente e precarie condizioni delle celle. Nel carcere di Taranto sono detenute 568 persone a fronte di una capienza regolamentare di 306. Anche nella struttura ionica c'è carenza di agenti di polizia penitenziaria: 259 a fronte di un organico previsto di 277. Sono alcuni dei dati forniti dalla delegazione del Partito Radicale, guidata da Anna Briganti, che ieri ha visitato il carcere di Taranto nell'ambito dell'iniziativa "Ferragosto in carcere".
Tra i 568 detenuti, 54 dei quali attualmente in permesso premio, 25 sono donne, 20 sono pazienti psichiatrici, 204 tossicodipendenti e 35 stranieri, ma "manca la figura del mediatore" evidenzia Anna Briganti. Il dato più allarmante, oltre quello del sovraffollamento, è la condizione delle celle, con "intonaci che si staccano, finestre che non si chiudono, acqua che si infiltra dalle pareti e gabinetti che si muovono. Le condizioni igienico-sanitarie sono al limite. Tutti i detenuti - riferisce Briganti - hanno lamentato la totale assenza dell'area sanitaria e di un'area a verde dove poter fare attività sportiva". L'esponente radicale ha anche riferito che sul totale dei detenuti "solo 101 lavorano e 100 frequentano le scuole all'interno del carcere".
Domani l'iniziativa itinerante prosegue a Bari con due visite nel carcere Francesco Rucci e poi nell'istituto minorile Fornelli. "Invitiamo i ministri Salvini e Di Maio a venire domani con noi a Bari - dice Briganti - per rendersi conto delle condizioni nelle quali sono le nostre strutture penitenziarie. La soluzione non è costruire nuove carceri ma fare progetti che siano davvero rieducativi e risocializzanti".
Gazzetta del Mezzogiorno, 18 agosto 2019
Solo 299 posti, mai i detenuti sono 428. È urgente la costruzione di una nuova struttura più capiente. "Bari ha bisogno di un nuovo carcere". È l'appello che rivolge al Governo la delegazione del Partito Radicale, guidata da Anna Briganti, che ieri ha visitato il penitenziario barese "Francesco Rucci", che ha sede fra corso De Gasperi, via Giovanni XXIII e via Giulio Petroni, nell'ambito dell'iniziativa "Ferragosto in carcere".
La casa circondariale ospita attualmente 428 detenuti a fronte di una capienza di 299 persone, "con celle che contengono fino a sei detenuti" denuncia Briganti. Le criticità principali rilevate riguardano quindi la struttura e il sovraffollamento. Anche nel carcere di Bari, come già evidenziato nei penitenziari di Lecce e Taranto visitati nei giorni scorsi, c'è carenza di organico nella Polizia penitenziaria in servizio, con 237 unità rispetto alle 376 necessarie. Buone le condizioni rilevate per quanto riguarda il centro clinico attrezzato interno alla struttura, con 80 persone al lavoro fra medici e paramedici.
Risulta preoccupante il dato dei detenuti psichiatrici, ben 150, di cui 40 sono in gravi condizioni. Altro dato positivo è la presenza di mediatori di ogni etnia, grazie ad una convenzione con l'Arci (Associazione ricreativa e culturale italiana), per gli 80 detenuti stranieri. La delegazione dei Radicali, formata da Anna Briganti e Giovanni Zezza, è stata accompagnata dall'avvocato Guglielmo Starace, presidente della Camera Penale di Bari, insieme con i colleghi penalisti Filippo Castellaneta, Vincenzo Miccolis e Claudio Solazzo.
"Abbiamo potuto constatare un impegno incredibile degli agenti di custodia e di tutto il personale. Ma i numeri sono impietosi, soprattutto nel rapporto tra personale e detenuti" ha dichiarato Starace, evidenziando che "nel 1924, quando è stato costruito il carcere di Bari, la pena era solo punizione. Oggi la pena deve cercare di restituire la persona migliore di come è entrata e per questo occorrono spazi e personale, impossibile in una struttura così".
Radicali e penalisti hanno visitato nella stessa giornata di ieri anche l'istituto penale minorile "Fornelli", in via Giulio Petroni, definito dal presidente dei Penalisti Starace "un modello, dove tutto funziona e dove il trattamento dei detenuti è quasi personalizzato".
Attualmente la struttura ospita 20 detenuti a fronte di una capienza di 35, dei quali 12 adulti fino ai 25 anni e 8 minori dai 14 anni, gestiti da 46 agenti e 8 educatori. "Una comunità più che un carcere" ha detto Briganti, evidenziando la presenza di progetti di ristorazione ed ebanisteria, scuola e spazi per fare sport.
ansa.it, 18 agosto 2019
Sovraffollamento, carenze igieniche nei bagni e mancanza di personale: sono alcune criticità emerse durante la visita di una delegazione del Partito Radicale oggi al carcere di Tolmezzo (Udine), dove sono detenute "234 persone, di cui 198 in alta sicurezza, a fronte di una capienza regolamentare di 149 unità".
"In ogni cella che abbiamo visitato concepita per una persona sono detenute due - dice all'Ansa Elisabetta Zamparutti, del Consiglio Generale del Partito Radicale e tesoriere di Nessuno Tocchi Caino - nei bagni delle celle non c'è acqua calda, mentre nella sezione B dell'alta sicurezza funzionano solo 1,5 docce su 3 per 50 detenuti". Nelle celle inoltre c'è "un'anacronistica rete metallica saldata alle sbarre che filtra la luce naturale e impedisce la visione all'esterno", mentre "l'illuminazione artificiale interna è insufficiente".
Per quanto riguarda il personale, aggiunge Zamparutti, "mancano in particolare educatori: dei tre previsti, solo uno è effettivamente in servizio".
E "su una pianta organica di 218 agenti di polizia penitenziaria, ce ne sono 181", i quali segnalano "un numero inadeguato di divise a disposizione". La delegazione dell'iniziativa "Ferragosto in carcere", composta tra gli altri dal segretario di Nessuno Tocchi Caino, Sergio D'Elia, è stata accompagnata dal comandante dell'istituto penitenziario Raffaele Barbieri.
Tra le altre "ombre" emerse, "un numero elevato di detenuti, 40, con patologie psichiatriche, l'assenza di un regolamento di istituto e il fatto che non siano stati ancora attivati pc per i colloqui con i familiari via internet". Note positive invece i laboratori in cui sono coinvolti i detenuti e l'occupazione di 52 persone alle dipendenze dell'Amministrazione penitenziaria.
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