di Ermes Antonucci
Il Foglio, 3 agosto 2019
Una ricerca choc sulle denunce per abusi sessuali su minori. La giustizia italiana sembra muoversi attraverso una gigantesca caccia alle streghe, che costringe centinaia di adulti a subire una gogna lunga e infamante prima di essere dichiarati innocenti e che contribuisce a distruggere intere famiglie.
Che il caso di Bibbiano e gli scandali precedenti (dai "Diavoli della Bassa modenese" a Rignano Flaminio) rappresentino solo la punta dell'iceberg di un fenomeno diffuso e inquietante è confermato dai risultati - mai resi pubblici prima d'ora, ma che il Foglio è in grado di rivelare - di uno studio realizzato nel 2014 dall'Unione Camere Penali Italiane e dall'Università di Padova, sotto il coordinamento di Giuseppe Sartori, professore ordinario di Neuropsicologia Forense, tra i massimi esperti in tema di prova neuro-scientifica.
La ricerca esamina, per la prima volta in Italia, i destini di 465 processi per abusi sessuali su minori tramite la ricostruzione degli avvocati che hanno seguito i casi. Nella fase delle indagini sembra dominare una presunzione di colpevolezza assoluta nei confronti degli adulti accusati di abusi: nell'86,76 per cento dei casi il Pm chiede il rinvio a giudizio, poi confermato dal Gup il 94,87 per cento delle volte.
Addirittura in un caso su due, però, le accuse finiscono per non reggere al giudizio, che tuttavia arriva solo molti anni dopo. Un imputato su quattro (il 24,80 per cento) risulta assolto in primo grado, nella stragrande maggioranza dei casi (63,54 per cento) "perché il fatto non sussiste" e in misura minore (27,08 per cento) "per non aver commesso il fatto".
Più di una sentenza di condanna su tre (35 per cento) viene riformata in appello, in maniera parziale o con l'assoluzione dell'imputato, trovando una sostanziale conferma nel giudizio di legittimità in Cassazione. Il risultato è che un imputato su due viene quindi processato ingiustamente. Come è possibile tutto ciò? La ricerca ci aiuta a rintracciare delle possibili risposte. Quasi la metà dei procedimenti per violenza su minore intra-familiare (48,43 per cento) avviene mentre sono in corso procedimenti civili di separazione odi divorzio o procedimenti avanti il Tribunale per i minori.
Ma c'è anche un altro dato che contribuisce a spiegare questa deriva giustizialista, e che chiama in causa l'operato dei giudici. Nella maggioranza dei casi (53,39 per cento), i giudici decidono di non effettuare alcuna perizia sull'idoneità a rendere testimonianza del minore, anche se questi è di tenerissima età. A farla da padrone, così, sono i consulenti nominati dalle parti, in particolare dai pm, che spesso nell'ascoltare il minore adottano approcci lontani dai parametri scientifici delle linee guida nazionali, col rischio di condizionare i ricordi del bambino e far emergere abusi che poi si scopre essere inesistenti.
"Se durante l'esame del minore si fanno domande suggestive si compromette l'accuratezza del ricordo del testimone", spiega al Foglio Giuseppe Sartori. Eppure i magistrati italiani non sembrano essere consapevoli del rischio di condizionamento del minore.
In un'inchiesta pubblicata lo scorso 24 luglio, abbiamo svelato come il Consiglio superiore della magistratura e la Scuola superiore della magistratura abbiano promosso per diversi anni corsi di formazione per i magistrati incentrati sulle idee del Cismai e tenuti pure da Claudio Foti, lo psicoterapeuta (laureato in lettere) al centro dell'inchiesta di Bibbiano. In questi incontri di studio ai magistrati è stato persino spiegato, contro ogni evidenza scientifica, che le domande suggestive non hanno il potere di costruire un falso ricordo se l'abuso, in qualche modo, non è già presente nella memoria del minore.
Secondo Sartori, "i veri esperti di studi scientifici sulla memoria del testimone dovrebbero essere i magistrati e gli avvocati i quali sono chiamati a valutare ogni giorno la qualità di quello che viene riferito dal minore testimone. Il testimone non è un videoregistratore e conoscere quello che interferisce sulla accuratezza del suo ricordo è importante per una valutazione ponderata. La conoscenza dei dati scientifici permetterebbe anche di esaminare efficacemente gli esperti che introducono nel processo una 'pseudoscienza"'.
Se una percentuale altissima di indagati e imputati per abusi su minori risulta poi essere innocente, restano sul campo le infinite sofferenze umane causate dalle vicende giudiziarie. "Nel nostro mondo si dice che l'indagine è già di per se la pena - nota Sartori - L'indagato innocente, assieme al minore coinvolto, entra in un tunnel personale ed economico dal quale ne esce distrutto con costi anche economici elevatissimi".
di Angela Azzaro
Il Dubbio, 3 agosto 2019
Intervista al dem Scalfarotto dopo le polemiche per la visita a i due indagati per l'omicidio del carabiniere. Il deputato Pd Ivan Scalfarotto ribatte alle accuse mosse anche dal suo partito per avere fatto un'ispezione nel carcere dove sono detenuti i due americani accusati dell'omicidio del carabiniere. "Non dobbiamo inseguire la Lega rinunciando ai nostri valori".
"Le offese contro di me per essere andato a Regina Coeli sono un chiaro tentativo di intimidazione. Ma invece che spaventarmi mi hanno reso ancora più forte rispetto al mio obiettivo".
di Carlo Bertini
La Stampa, 3 agosto 2019
Emanuele Fiano, il gesto di Scalfarotto, andato in carcere a visitare i due detenuti americani, ha provocato reazioni dure sui social. Doveva prevederlo ed evitare?
"Intanto prendo totalmente le distanze dalla marea di fango che si è riversata su Ivan. Che ha preso una decisione con propositi buoni. Ma gli effetti in termini di percezione sono stati negativi. Tanto che avrebbe potuto soprassedere o esercitare le sue prerogative andando in carcere senza darne pubblicità".
Magari poteva andarci senza dirlo, in sostanza...
"L'Italia è stata attraversata da un'onda emozionale per la giovane età del carabiniere, della moglie e del loro matrimonio, per l'efferatezza del delitto e perla totale apparente insensibilità dell'assassino e del suo complice. Un'onda di condivisione del dolore e del comune sentire. Qualcuno nelle prime ore ha voluto sfruttare politicamente l'episodio parlando dei clandestini e degli immigrati. E dopo questa emozione si era entrati nell'alveo della commozione nazionale per questo funerale e per la figura dignitosa della vedova. Di fronte a tutto ciò abbiamo fatto bene a respingere le strumentalizzazioni e a far sentire la nostra congiunzione col sentimento nazionale. Invece la mossa di Ivan ci ha fatto apparire da un punto di vista comunicativo come un partito che si interessava di più a chi ha spezzato queste vite".
La questione di opportunità politica solleva però un tema più largo: accarezzare i sentimenti popolari può aiutare l'identità di un partito come il Pd? Lei che pensa?
"C'è una profonda differenza tra popolare e populista. Populista vuol dire divinizzare il popolo: considerare che invece di ragionare sul principio di giustizia, qualunque cosa decida come la scelta tra Cristo o Barabba, sia giusta. Io non penso questo. Ma si devono fare delle volte ragionamenti di sintonia, entro certi registri culturali. La pena di morte è ingiusta anche se il popolo la votasse a maggioranza. Ma c'è un problema di distacco della sinistra dal sentimento popolare. Il che non vuol dire lisciare il pelo al popolo. Io ho sentito nelle chat e nelle feste dell'Unità voci critiche verso questa scelta di Ivan. Ho deciso di prendere le distanze quando ho visto un post della Cgil della polizia. In cui si diceva "abbiamo condiviso tutte le battaglie per i diritti civili di Scalfarotto ma questa volta ha sbagliato". Lì ho percepito che il suo proposito giusto aveva sortito un effetto diverso".
Beh la pioggia di critiche del Pd su Scalfarotto ha dato un po' la sensazione che la questione di opportunità politica fosse predominante su qualsiasi altra valutazione...
"Io ho la coscienza a posto, non c'è giorno in cui non faccia una battaglia frontale contro il leghismo e i suoi derivati. A proposito di quella frase dei poliziotti al videomaker, pronunciata dopo aver visto i suoi documenti - adesso sappiamo dove abiti - o del linguaggio di Salvini, dico senza mezzi termini che ci sono elementi di prefascismo e pre-totalitarismo. Ma per questo penso che bisogna stare attenti ad ogni nostra mossa".
Il Pd sembra a volte però un partito allo sbando. Avete fatto bene ad esempio a votare no al taglio dei parlamentari?
"Beh ci siamo posti il dilemma e abbiamo valutato che una riforma fatta così provocherà solo sfaceli. Io la domanda sul rapporto tra autonomia decisionale in rispetto della nostra identità e sentimento popolare me la faccio ogni giorno. Ma a volte bisogna assumere scelte collimanti col sentimento popolare".
di Carlo Bertini
La Stampa, 3 agosto 2019
Roberto Giachetti, lei che passa da anni il ferragosto con detenuti d'ogni sorta, per reati anche efferati, come mai non è andato a Regina Coeli dove sono rinchiusi i due americani coinvolti nell'omicidio del carabiniere?
"Ci sarei andato anche io, ma ci sono stato un mese fa in quel carcere e poi non potevo. Da anni, decine di volte l'anno, passo ore nelle carceri italiane per verificare le condizioni in cui vivono non solo i detenuti, tutti i detenuti, ma anche il personale di custodia, i volontari e i medici: faccio visite in cui incontro anche detenuti imputati di pluriomicidi, come quelli al 41bis che hanno fatto stragi e che hanno accumulato secoli di galera. Ma certamente ci ritornerò".
Le critiche piovute sul collega Scalfarotto muovono dalla considerazione di scarsa opportunità politica del suo gesto. Non ritiene vi sia un problema del genere?
"La trovo una cosa aberrante. Quando ho visto la presa di distanze di Zingaretti sono rimasto basito. Sostenere che uno non debba esercitare la nostra prerogativa perché inopportuno politicamente è una follia. Per verificare le condizioni nelle carceri non ci sono momenti meno opportuni. Paradossalmente diventa più opportuno quanto più la questione è impopolare".
Quindi ha sbagliato il segretario Pd a scaricare Scalfarotto?
"Un partito che si chiama democratico avrebbe dovuto rivendicare il gesto in quanto figlio di una cultura giuridica radicata negli anni che non può essere calibrata sulla base della popolarità di una decisione del genere. Ci sono principi democratici figli della storia di questo Paese, da Beccaria a Pannella, e trovo singolare che per paura di essere impopolari si possano prendere le distanze. Qual è l'identità del Pd se non quella di difendere determinati valori e prerogative anche quando sono impopolari?".
Scalfarotto dice che la sua ispezione era una verifica della tenuta dello stato democratico. Con l'opinione pubblica così scossa, dopo quei funerali così partecipati, sarebbe stato il caso di posticipare questa visita, per non dare l'impressione di una messa in dubbio del nostro stato di diritto?
"Scalfarotto è entrato in una galera dove si consuma, come in ogni carcere italiano, lo strame di diritti di decine di migliaia di detenuti: e non lo dico io ma la Cedu. Le galere sono fatiscenti e i detenuti vivono come bestie. E questo non è proprio di uno stato di diritto. Scalfarotto non ha portato solidarietà ad un presunto assassino, questo è stravolgere la realtà".
La questione, in sé molto delicata, solleva però un tema più largo: accarezzare le pulsioni popolari magari non porta consensi ad un partito come il Pd, ma snobbare il sentimento popolare nemmeno. Lei che ne pensa?
"Che il sentimento popolare vada indirizzato in funzione dei principi e valori che intendiamo marcare. Il decadimento della politica sta pure nel fatto che invece di indicare una strada e provare a cogliere il consenso, la politica, quando va bene è timida nella difesa dei valori; e quando va male se li mette sotto le scarpe per ottenere il consenso. Chi critica Ivan mette il consenso davanti la difesa di valori e principi che sono nel nostro dna".
ilgiunco.net, 3 agosto 2019
È stato riattivato, dopo un periodo di sospensione, il progetto che vede protagonisti la Asl Toscana sud est, la direzione della casa circondariale di Grosseto e le associazioni Club alcologici territoriali (Acat) Grosseto Green e Grosseto Nord, a sostegno della salute dei detenuti con problemi alcol-correlati. Il progetto, nato nel 2015, è stato strutturato come rete di ascolto e di assistenza per i detenuti con l'obiettivo di aiutarli nella gestione dei problemi relativi all'uso di alcol e fornire loro gli strumenti per mantenere l'equilibrio raggiunto anche nella fase post carcere.
Il programma di recupero prevede l'organizzazione di un club alcologico all'interno della struttura di via Saffi, a cui i detenuti possono aderire per partecipare a incontri periodici con gli operatori. Gli incontri sono condotti da un "servitore-insegnate", volontario esperto dell'Acat, insieme alla collaborazione dei professionisti del Serd e degli educatori della Casa Circondariale.
Nel programma i detenuti sono seguiti dai professionisti dell'Unità Funzionale Dipendenze Area grossetana (Serd), diretta dal dottor Fabio Falorni. In particolare, il coordinamento é affidato alla psicologa Paola Bovo, responsabile del Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale Alcol della Asl, che insieme ad altri operatori sanitari e all'assistente sociale si dedicano alla realizzazione del progetto, partendo dalla prima fase di valutazione dei problemi legati all'abuso di alcool, avviata su richiesta del detenuto stesso o su segnalazione di sanitari o educatori che lavorano direttamente nella struttura.
"Le nostre azioni sono orientate a riconoscere subito i detenuti che manifestano problemi da alcol - spiegano gli operatori Asl - attraverso l'incremento dell'attenzione di chi sta costantemente a contatto con loro. Nel percorso che facciamo insieme, cerchiamo di affinare sempre di più gli strumenti di lavoro per la soluzione dei problemi legati agli alcolici, offrendo loro una rete di supporto al cambiamento e a nuovi stili di vita senza il consumo di bevande alcoliche".
"Chi ha problemi alcol-correlati si trova in una situazione di difficoltà fisica e psicologica. - spiega Falorni - Riuscire a uscire da queste criticità necessità molto impegno e ancora di più in situazioni particolari come la detenzione. Per questo il progetto si pone il duplice obiettivo di aiutare queste persone a smettere con l'uso di alcol, sensibilizzandole anche a corretti stili di vita in generale, e quello di rappresentare un ponte che li prepara gradualmente e li accompagna verso il rientro nella comunità, in linea con il principio di continuità della presa in cura del paziente".
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 3 agosto 2019
Ha anche un tumore e aspetta tac e terapia. Ha una fibrosi polmonare conclamata che da un anno doveva essere, invano, curata tramite cicli di terapia e come se non bastasse, recentemente, gli hanno diagnosticato un tumore alla prostata: da due mesi aspetta una tac per capire come curarlo, onde evitare anche le metastasi.
È l'incubo nel quale sta vivendo l'ergastolano ostativo Mario Trudu, recluso nel carcere sardo di Oristano. La sua storia è stata narrata su queste stesse pagine de Il Dubbio, quando il suo legale Monica Murru aveva inviato un'istanza per chiedere l'incompatibilità con il carcere. Rigettata, ma con l'ordine di curarlo adeguatamente, oppure trasferirlo in un luogo idoneo per eseguire la terapia.
Niente da fare. Oltre a rimanere in carcere, teoricamente incompatibile con le sue gravi patologie, non è tuttora sottoposto alle giuste cure e, tramite una nuova perizia disposta dall'avvocata, si è scoperto che si sono ulteriormente aggravate. Trudu vive così, nel limbo, senza conoscere lo stato di gravità del suo tumore e con l'aggravarsi dell'altra sua patologia priva di cure come ordinato dal tribunale di Sorveglianza. Per questo motivo, alla luce dell'intensificarsi della patologia a causa delle mancate cure e l'insorgenza di un tumore, l'avvocata Monica Murru ha inoltrato un'altra istanza dove si insiste nella concessione del beneficio richiesto della detenzione domiciliare che, in ipotesi di accoglimento, verrebbe goduto presso l'abitazione della sorella. Però il tempo passa, il tribunale di Sorveglianza ancora non ha fissato l'udienza e Mario Trudu non viene curato.
L'avvocata Murru e Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme", hanno lanciato un appello pubblico per chiedere anche l'intervento del Garante nazionale delle persone private della libertà Mauro Palma. "È forse opportuno ricordare che Mario Trudu - osservano - ha 69 e si trova in carcere da 40 anni. Le sue condizioni di salute sono precarie e appaiono incompatibili con il regime detentivo. La fibrosi polmonare è una complicazione che può portare alla mortalità. Il tumore prostatico non si ferma in attesa che qualcuno si prende la briga di avviare una cura adeguata. È noto, del resto, che un detenuto ha diritto di accedere alle strutture private convenzionate per gli accertamenti diagnostici e le cure".
Sottolineano Caligaris e Murru, facendosi interpreti delle preoccupazioni dei familiari: "Ci domandiamo perché non vengano rispettati principi e norme che non solo la Costituzione e la legge sull'ordinamento penitenziario ma anche le recenti sentenze della Cassazione e perfino le circolari del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria rimarcano con chiarezza in merito alla salute in cattività". L'appello prosegue ribadendo che "l'ergastolo ostativo non contempla l'esclusione del diritto alla salute che deve essere garantito a tutte le persone private della libertà in quanto diritto e valore umano".
Concludono infine Caligaris e l'avvocata Murru: "Rivolgiamo quindi un appello al Garante nazionale Mauro Palma affinché valuti l'urgenza di far rispettare le norme vigenti. Si tratta di procedere celermente alla diagnostica e a un ricovero in un Ospedale per l'intervento chirurgico e/o in una Residenza Sanitaria affinché l'anziano detenuto possa trovare l'assistenza indispensabile per la cura delle gravi patologie in atto. Non è la libertà al centro della vicenda ma il diritto umano che deve prevalere specialmente quando le condizioni di una persona appaiono davvero gravi".
La Repubblica, 3 agosto 2019
Un detenuto nel carcere di Ariano Irpino, in provincia di Avellino, si è dato fuoco all'interno della sua cella in preda ad un raptus. Si tratta di un giovane napoletano di 24 anni che ha riportato gravi ustioni. Soccorso dagli agenti in servizio, è stato trasportato presso il locale ospedale dove si sono verificati momenti di tensione con i familiari giunti da Napoli.
Sul posto insieme agli agenti penitenziari è intervenuta una volante della Polizia di Stato. Per le gravi ferite riportate è stato trasferito in eliambulanza al Centro grandi ustioni dell'ospedale "Cardarelli" di Napoli dove sono state riscontrate ustioni di terzo e quarto grado alla testa, nuca, spalle e arti superiori. Le fiamme hanno provocato gravi danni anche all'interno della cella che ospita il detenuto.
di Barbara Cottavoz
La Stampa, 3 agosto 2019
Il brand si chiama "am@netta" e anticipa la caratteristica particolare di questo laboratorio di stampa per magliette: si trova all'interno del carcere di via Sforzesca. È stato inaugurato ieri dall'associazione culturale Brughiera CàDaMat di Busto Arsizio che ha già assunto un detenuto e spera di avviarne al lavoro anche altri entro la fine dell'anno. Rivolge il suo invito a tutti i novaresi: "Fateci lavorare tanto".
L'associazione è presieduta da Matteo Tosi, garante dei detenuti al carcere bustocco, che lo scorso anno ha avviato una start up artigiana di stampa su tessuto per magliette destinate a raduni di motociclisti: il logo delle manette è stato utilizzato come ruote, tachigrafo o occhialone dei bikers. Alla produzione hanno collaborato alcuni detenuti in regime alternativo e i proventi sono andati al carcere bustocco e al finanziamento di questo nuovo progetto che a Novara è stato accolto subito con favore.
Ieri è partito il laboratorio con la stampa da una pressa a caldo che quindi ha un utilizzo duttile, non richiede grandi numeri per essere vantaggiosa economicamente e può essere richiesta da piccoli gruppi in occasione, ad esempio, di tornei, feste di compleanno o attività sportive tra amici. Ieri è partito anche il contratto del primo dipendente, un detenuto che dovrebbe rimanere in carcere fino al 2023: "La nostra idea è di creare un progetto stabile e quindi abbiamo voluto investire su una persona che potrà seguire il laboratorio anche nei mesi futuri quando contiamo di inserire altri lavoratori" commenta Matteo Tosi, di professione addetto stampa.
Il logo "am@netta", intanto, ha allargato il suo raggio d'azione e dai motociclisti è sbarcato nel mondo della musica (vendendo le sue magliette ai concerti) e dello sport: "Abbiamo collaborato con una squadra di pallanuoto e una di calcio femminile, con un teatro e con dei locali - commentano Davide Fazio, vice presidente di Brughiera CàDaMat, e Camilla Pensa, segretaria dell'associazione. Insomma cerchiamo gente e associazioni che mettano passione in quello che fanno e che abbiano voglia di darci una mano ad aiutare chi lavorerà per noi e a far conoscere il nostro piccolo laboratorio".
"Vogliamo ringraziare la Plotterfilms by So.L.Ter., che ci ha donato tutti gli strumenti necessari a implementare questa attività, e la Casa circondariale di Novara, perché la fiducia che ci sta concedendo - compresa la disponibilità della Polizia Penitenziaria - ci permette di dare a questo laboratorio il senso che voleva avere fin dall'inizio. Fare una cosa "a manetta", infatti, vuole dire farla fino in fondo, e per noi era importante non fermarci alle parole, ma riuscire a coinvolgere concretamente qualcuno in cerca di una seconda occasione".
umbriacronaca.it, 3 agosto 2019
Il carcere diventa luogo di cultura e di bellezza. La Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia ha aderito alla seconda edizione del progetto "Per Aspera ad Astra" promosso da Acri, portando anche in Umbria l'iniziativa che prevede corsi di formazione rivolti ai detenuti per l'apprendimento delle arti e dei mestieri teatrali Coinvolti nel progetto il Teatro Stabile dell'Umbria e il carcere di Capanne
Una vita oltre le sbarre praticando una delle più profonde espressioni della cultura e della bellezza: il teatro. Anche in Umbria sono già iniziate le prime fasi del progetto "Per Aspera ad Astra. Come riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza".
Promossa a livello nazionale da Acri (Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio) l'iniziativa, giunta alla seconda edizione, è sostenuta da 11 Fondazioni di origine bancaria, che svilupperanno il progetto nei propri territori di competenza con l'obiettivo di tracciare un percorso che metta insieme le migliori esperienze di teatro in carcere presenti in diversi contesti territoriali, facendoli dialogare e diffondendo l'approccio anche a beneficio di altri contesti e operatori.
Per Aspera ad Astra, letteralmente "attraverso le asperità sino alle stelle", è una sfida che anche la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia ha raccolto, coinvolgendo il Teatro Stabile dell'Umbria e il carcere di Capanne per offrire ai detenuti l'occasione di riempire il tempo vuoto del carcere con esperienze teatrali creative ma anche, come sottolinea il Presidente della Fondazione Giampiero Bianconi, per "aiutarli ad acquisire le competenze utili ad abbattere la separazione di cui spesso il mondo delle carceri soffre rispetto alla società civile, così da contribuire al reinserimento nel mondo esterno e nel contesto lavorativo".
Basandosi sull'esperienza ultra trentennale della Compagnia della Fortezza di Volterra guidata dal drammaturgo e regista Armando Punzo, l'iniziativa prevede corsi di formazione che nel territorio umbro coinvolgono gli operatori del Teatro Stabile dell'Umbria ed il personale che a vario titolo opera nel carcere di Capanne funzionali ad offrire loro una metodologia di intervento e il necessario background formativo.
Dopo questa prima fase gli operatori inizieranno le attività all'interno del carcere, con corsi di formazione rivolti ai detenuti aventi ad oggetto le diverse "materie" inerenti le arti e i mestieri teatrali, come l'andare in scena, provare, replicare, costruire scenografie. I partecipanti si metteranno alla prova a livello pratico sia durante il corso quanto alla fine dello stesso: è infatti previsto uno spettacolo finale aperto al pubblico in cui potranno testimoniare la forza di un teatro capace di generare cultura e bellezza anche all'interno di un carcere.
"La seconda edizione del progetto Per Aspera ad Astra - ha detto il Presidente di Acri Francesco Profumo - vede il consolidamento e la crescita del un'esperienza sperimentale partita l'anno scorso. Raddoppia il numero delle Fondazioni coinvolte e di conseguenza i territori raggiunti dall'iniziativa. Le Fondazioni partecipanti, insieme a compagnie teatrali e Istituti di pena, vogliono fortemente diffondere nelle carceri italiane l'innovativa esperienza teatrale della Compagnia della Fortezza".
"Per Aspera ad Astra" è un progetto promosso da Acri (l'associazione delle Fondazioni di origine bancaria) e sostenuto da Compagnia di San Paolo, Fondazione Cariplo, Fondazione Carispezia, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, Fondazione Con il Sud, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Fondazione di Sardegna.
La Repubblica, 3 agosto 2019
Non ci ha creduto fino a quando al Centro per rimpatri di Pian del Lago è arrivato il suo avvocato. "Sono davvero libero? Oggi rinasco dopo oltre tre anni di carcere" e ha cominciato a piangere. Medhanie Tesfamariam Behre, il falegname scambiato per lo spietato trafficante di uomini Medhanie Yedhego Mered, adesso è un rifugiato politico.
La sua richiesta è stata accolta. In carcere era rimasto oltre tre anni, al centro per rimpatri altre tre settimane. Sulla sua testa pende una condanna a 5 anni per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Sorride mentre passeggia per Caltanissetta e racconta: "Ho visto in televisione il ministro Salvini. Quello che fa per i migranti non mi piace. Mi sono rivolto ai trafficanti per cercare la libertà. In Italia ci sono arrivato in aereo ma perché la giustizia italiana aveva sbagliato".
- Israele. Una trentina di prigionieri palestinesi in sciopero della fame
- Salvini prepara la campagna d'autunno: dopo i migranti, i Rom
- Le parole della politica e la misura perduta
- Volterra (Pi): sala teatrale in carcere, la situazione si sblocca
- San Gimignano (Si): carcere, primo compleanno per l'ambulatorio di urologia










