di Errico Novi
Il Garantista, 22 febbraio 2015
Pm che fanno anche da Gip, custodia cautelare illimitata, è il sogno dei forcaioli e, sulla Rocca, una realtà. Custodia cautelare infinita. Indagati sbattuti dentro senza neppure si debba spiegare loro perché. Fase preliminare del processo che si chiude solo in caso di aperta confessione. È il meraviglioso mondo con cui parte della magistratura italiana sogna di sostituire l'attuale codice. Ma è anche la concretissima riforma proposta da una Commissione insediata a Palazzo Chigi e guidata, per volontà di Matteo Renzi, da Nicola Gratteri.
di Alberto Cisterna (Magistrato)
Il Garantista, 22 febbraio 2015
Il reato di "falso in bilancio" trasforma come sempre una questione delicata, sotto il profilo giuridico e sociale, in una crociata ideologica poco propensa a guardare la sostanza dei problemi. In tipico italian style, ossia l'unica democrazia in cui si spacchettano ed impacchettano reati non per colpire o allentare la morsa su certe condotte, ma per far prevelare una bandiera e consumare qualche vendetta. Un po' di chiarezza, allora, non guasta. Di processi per falso in bilancio, mediamente, in Italia se ne celebrano pochi, molto pochi.
di Leonard Berberi e Fabrizio Caccia
Corriere della Sera, 22 febbraio 2015
"C'è un solo modo per non farsi rubare i soldi dai ladri - confessò un giorno "Er Secco", autentica autorità a Roma in materia di furti in abitazione, ai carabinieri che l'avevano appena colto in flagrante. Qual è il modo? Mangiarseli, i soldi. Rinunciando a cucirli dentro il materasso o a nasconderli nel cestello della lavatrice. Perché tanto noi ladri ci arriviamo...".
Ansa, 22 febbraio 2015
"C'è una grande attenzione a verificare questi fenomeni, a controllare in modo peculiare e puntuale questa situazione all'interno dei penitenziari. Luoghi che non vanno sottovalutati perché possono essere punti di incontro e contatto. La vigilanza è molto attenta". Così il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Maria Ferri, rispondendo a una domanda sulle misure antiterrorismo in corso nei penitenziari, a margine di un convegno a Firenze.
di Giuliana Ubbiali
Corriere della Sera, 22 febbraio 2015
Il carpentiere: Yara mai salita sul mio furgone. Nuova istanza di scarcerazione depositata dall'avvocato. Massimo Bossetti in carcere gioca a carte, guarda la tv, incontra la moglie Marita tutte le settimane, una volta al giovedì e una al sabato, e ogni ultimo sabato del mese vede i tre figli. Mamma Ester e la sorella Laura Letizia vanno da lui in altri giorni.
I familiari hanno sei colloqui a settimana. Nella sezione protetta dove si trova dal giorno del suo compleanno, il 28 ottobre, dopo quattro mesi in isolamento, il carpentiere accusato di aver ucciso Yara parla poco o nulla del suo caso giudiziario. Meno ancora dopo che alcuni detenuti si sono accorti di quelle lucine strane. Cimici. Tutti zitti tranne che per un diffuso onomatopeico "shhhh". Tolte. Non scandalizza che ci fossero, perché le intercettazioni ambientali sono uno strumento di indagine molto utilizzato anche nel mondo parallelo dietro le sbarre. Come per l'omicidio di Mario Gaspani, ucciso il 26 marzo del 2011 nella sua casa di Boltiere. Prima vennero arrestati i fratelli Salvatore e Bruno Antonio Luci, ritenuti gli esecutori materiali. Furono loro, intercettati in carcere, a fare il nome di Stefania Colombo, la moglie della vittima ritenuta la mandante, e all'allora amante di lei Salvatore Massaro Cenere.
Mentre è imminente la chiusura delle indagini, l'avvocato Claudio Salvagni ritenta di portare Bossetti fuori dal carcere. Istanza numero cinque. Due le strade. La prima: gip (respinta), appello a Brescia (respinta) e Cassazione (udienza mercoledì prossimo). La seconda: gip (respinta) e ora un nuovo appello. L'istanza è stata depositata ieri mattina, al fotofinish cinque minuti prima delle 13, perché nel frattempo l'avvocato era rimasto bloccato in autostrada dove un tir si era ribaltato. Ce l'avrebbe fatta comunque, perché si era già preparato all'imprevisto consegnando una copia degli atti a una collega di Brescia.
In 50 pagine il difensore contesta il nuovo no del gip Ezia Maccora. Tre i punti fondamentali. Il Dna. Salvagni aveva chiesto al giudice di scarcerare Bossetti sulla base della relazione in cui il consulente del pm, Carlo Previderè, indica l'anomalia del Dna. Ma il gip ha scritto che "c'è una piena compatibilità di caratteristiche genetiche" tra il profilo dell'indagato e quello di "Ignoto 1", e che non importano le "apparenti anomalie" rilevate nelle analisi del Dna mitocondriale. Nuovo attacco dell'avvocato: "Ho sottolineato la carenza di motivazioni, perché il gip accredita l'ipotesi del pm senza spiegare perché".
Le ricerche al computer di casa Bossetti con il termine "tredicenni" e altre parole hard. "Non c'è stata nessuna navigazione su quei siti. Uno li cerca e poi non ci entra? Quelle sono ricerche auto-generate dal computer tramite altri siti che non c'entrano con la pedopornografia". La testimone che ha detto di aver visto Bossetti con una ragazzina, fuori dalla palestra, il settembre precedente l'omicidio. "È inattendibile - chiosa Salvagni, a quattro anni dal delitto e a cinque mesi dal fermo".
Capitolo a parte, le fibre trovate sui leggings e sul giubbotto di Yara identiche anche per colore a quelle dei sedili del furgone del carpentiere. L'avvocato ha rivisto Bossetti ieri, dopo giorni. "Mi ha detto: "Yara non è mai salita sul mio furgone, glielo giuro" - dice Salvagni. È ancora determinato a provare la sua innocenza. Non molla. Una persona colpevole sarebbe crollata". Intanto si aggiungerebbe un altro indizio, rivelato dalla trasmissione Quarto Grado: piccolissimi frammenti metallici sui vestiti di Yara che sarebbero compatibili con le polveri trovare sui sedili del furgone.
Difesa: Yara uccisa da mancino non con coltello comune
La difesa scava nelle presunte lacune dell'inchiesta che ha portato in carcere oltre otto mesi fa Massimo Bossetti perché pensa siano state "indagini a senso unico", e nelle quali sono state "spacciate come verità assolute" risultati di accertamenti, invece, "tutti da interpretare". L'avvocato Claudio Salvagni schiera tutta l'artiglieria pesante di consulenti e, in una conferenza stampa nel suo studio di Como, fa spiegare loro le conclusioni, o meglio le ipotesi alternative a cui sono giunti.
L'arma del delitto non è un cutter o un semplice coltello, quindi non un attrezzo da lavoro da muratore o un coltello comune. Per il medico legale Dalila Ranalletta, stando alle lesioni trovate sul corpo, in particolare un taglio alla gola, si tratterebbe, invece, di un'arma importante (con lama spessa oltre due millimetri) che potrebbe essere simile a quella usata nel Kali filippino, una particolare tecnica di combattimento. Un'arma, inoltre, che potrebbe essere stata usata da un mancino, a giudicare dalla direzione in cui sono stati inferti i colpi, mentre Bossetti è destrimane. Tutti da interpretare anche i tagli che la ragazza aveva sui polsi.
Yara uccisa altrove? - Per la dottoressa Ranalletta, la posizione del corpo, non rannicchiata come doveva essere se la ragazza morì effettivamente per il freddo nel campo di Chignolo d'Isola, il fatto che i vestiti che indossava non fossero tagliati nonostante ferite sul corpo e la circostanza che la sua maglietta fosse intonsa nonostante la ferita alla gola, fanno pensare che Yara sia stata uccisa altrove e che l'assassino l'abbia spogliata e poi rivestita.
Le ricerche su tredicenni nel computer. La difesa contesta siano rilevanti le ricerche nel computer di Bossetti riguardo tredicenni (Bossetti ha ammesso che con la moglie guardava film porno) e il consulente informatico, Giuseppe Dezzani, spiega che una sola volta compare la parola tredicenne e che potrebbe essersi generata "automaticamente, non manualmente". Molte di queste ricerche non sono state datate e, ragiona Dazzani, mentre l'accusa sostiene che in un caso, il 29 maggio, una di queste ricerche è stata effettuata mentre Bossetti era in casa, in un altro, il 7 maggio, un'altra identica è stata effettuata mentre il muratore, ed è provato per tabulas, era al posto di lavoro in un cantiere.
Il rebus del Dna. L'avvocato Salvagni insiste sulla mancata corrispondenza tra il dna nucleare, attribuito a Bossetti, trovato sul corpo della ragazza e quello mitocondriale trovato sui reperti piliferi analizzati che non appartiene a Bossetti. "Circostanza insolita, a detta dei consulenti della Procura ma che si vuol far passare come solita". Anche questo è oggetto di un ricorso depositato ieri ai giudici del Riesame di Brescia.
I filamenti di tessuto dell'autocarro. Gli investigatori ritengono che sui leggins di Yara siano stati trovati dei filamenti compatibili con il tessuto dei sedili dell'Iveco Daily di Bossetti. Di 200mila veicoli che hanno sedili con quelle caratteristiche individuati dai carabinieri del Ros solo quello di Bossetti è transitato quel giorno a Brembate il 26 novembre del 2010, quando Yara scomparve. Per il criminologo Ezio Denti quel tessuto è invece usato "anche per treni e autobus". "Hanno verificato gli investigatori quale tessuto avevano i sedili del bus che usava Yara per andare a scuola?", chiede Denti. L'avvocato Salvagni, insomma, farà "tutto il possibile per dimostrare l'innocenza di Massimo Bossetti. "Un'innocenza - spiega - nella quale credo fermamente". Il legale ha anche ricordato la testimonianza di una donna che aveva parlato di un uomo dell'Est da lei conosciuto, e che le aveva raccontato di avere una relazione con una ragazzina 13enne che forse si chiamava Yara. "Perché non ritenerla attendibile - sottolinea - mentre sono sempre attendibili testi della Procura?".
di Michele Giuntini
Ansa, 22 febbraio 2015
La procura di Grosseto insiste. Francesco Schettino può scappare e va arrestato subito, in carcere. I pm da stamani giocano la carta del riesame, e hanno presentato un ricorso contro il tribunale. Obiettivo è la richiesta fatta - ma rigettata - dagli stessi giudici di Grosseto del processo sulla Costa Concordia che hanno condannato Schettino a 16 anni senza, però, mandarlo in prigione.
Tutto ciò sullo sfondo - tutto finto - dell'Isola dei Famosi, il reality show per cui un rappresentante di Schettino, Francesco Pepe, si interessò circa un'eventuale partecipazione del comandante, anche se poi non c'è stato seguito: era una trappola de Le Iene. Che rischia di farlo andare in carcere. Infatti quella trattativa, risalente al novembre 2014, circa tre mesi dopo diventa possibile quid novi per gli inquirenti, incoraggiati a rinnovare la richiesta di una custodia cautelare immediata. "Schettino deve andare in carcere", ribadiscono in procura.
"Le preoccupazioni sulla sua fuga che avevamo, erano fondate", ha commentato Maria Navarro, attualmente procuratore capo facente funzioni di Grosseto. E "tra gli elementi che ci hanno convinto a fare ricorso c'è senza dubbio anche la recente puntata delle Iene", ha aggiunto. Sembra che il ricorso al riesame fosse già nelle intenzioni, da giorni. Ma sarebbe stato perfezionato in fretta nelle ultime ore. Quando? Proprio dopo che è andata in onda l'ultima puntata della trasmissione, due sere fa. Le Iene hanno intavolato una specie di trattativa tra un personaggio vero, con un ruolo reale, Francesco Pepe, che finora ha seguito per Schettino i rapporti coi mass media, e falsi emissari impegnati nella burla. Per la procura gli abboccamenti confermano l'intenzione malcelata di Schettino di poter, un giorno, allontanarsi dall'Italia. Il reality, infatti, si tiene in un luogo esotico. E nel blitz delle Iene è girata anche un'ipotesi di compenso intorno ai 2 milioni di euro. Schettino ha smentito tutto.
Ha detto di non sapere di questa trattativa se non qualcosa dal suo avvocato difensore Domenico Pepe. Affermazioni che hanno fatto scoppiare un'altra "bomba" nell'entourage del comandante. L'avvocato Domenico Pepe la notte scorsa ha deciso di rinunciare al mandato di difensore e l'ha comunicato al tribunale. Francesco Pepe, che ne è figlio, invece ha affidato il suo commento a una nota: "Non posso accettare che Schettino si permetta di sostenere che io abbia agito senza essere stato incaricato da lui ed a sua insaputa".
E ancora: sono "sempre stato io a seguire i rapporti con la stampa e le trattative con i media con il totale appoggio e l'autorizzazione del comandante, ovviamente, sempre preventivamente e successivamente informato di tutto". "Isola" compresa, anche se poi fu detto no.
Ansa, 22 febbraio 2015
I Radicali fiorentini dell'Associazione per l'iniziativa radicale "Andrea Tamburi" hanno manifestato davanti la sede della Regione Toscana in piazza Duomo a Firenze per chiedere chiarezza e trasparenza sulle sorti dell'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo Fiorentino. "Abbiamo appreso che recentemente la Regione Toscana ha sottoposto ai Ministeri della Salute e della Giustizia la proposta di trasferire gli internati dell'Opg di Montelupo Fiorentino in una struttura appartenente all'amministrazione penitenziaria di Massa Marittima - hanno dichiarato Massimo Lensi, già consigliere provinciale e membro del Comitato nazionale di Radicali Italiani, e Maurizio Buzzegoli, segretario dell'Associazione "Andrea Tamburi" e membro della Direzione nazionale di Radicali Italiani - se questo progetto andasse in porto, agli internati, per l'ennesima volta, sarebbe negata la possibilità di scontare la pena in una struttura sanitaria con adeguati percorsi terapeutici". Intanto, sabato 28 febbraio, si terrà proprio a Montelupo Fiorentino (presso il circolo "il Progresso") il XV Congresso dell'Associazione "Andrea Tamburi" al quale parteciperà anche il leader storico dei Radicali, Marco Pannella.
www.gonews.it, 22 febbraio 2015
Il 20 febbraio del 2014, il Provveditore regionale dell'Amministrazione penitenziaria della Toscana, Carmelo Cantone, ha incontrato le Organizzazione Regionale regionali della polizia penitenziaria annunciando ufficialmente che entro il 31 marzo 2015 gli effetti della legge n. 9/2012 avranno luogo.
Gli internati attualmente presenti nell'Opg di Montelupo F.no dovranno cosi lasciare la struttura penitenziaria per essere consegnati al servizio sanitario nazionale o in altre cd. strutture intermedie o nei casi di non dimissibilità trasferiti nella Rems (residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza sanitarie) individuata nella città di Pistoia, presso un ex convento da ristrutturare. Le parole dell'Amministrazione Penitenziaria sembrano smentite da una relazione del Governo, di recente riportata in Parlamento, dove parrebbe invece che la Rems per la Toscana e l'Umbria sia stata individuata in luogo dell'attuale Casa Circondariale di Massa Marittima.
Il Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) plaude all'evidente passo in avanti compiuto dalle istituzioni con la definitiva "cessione" dei malati di mente al Servizio Sanitario Nazionale, ma non comprende le ragione per cui il prezzo da pagare sia la chiusura definitiva dell'attuale sito penitenziario.
Sono svariati milioni di euro "dai 5/6 milioni" quelli spesi dal Dap per adeguare la sede dell'Opg di Montelupo F.no agli standard di detenzione moderna, all'indomani dei lavori della Commissione parlamentare, presieduta dall'allora On. Ignazio Marino. Pertanto tutto faceva presagire il mantenimento della struttura per altre finalità penitenziarie.
Ad oggi l'Amministrazione Penitenziaria continua a sborsare migliaia di euro al mese per delle impalcature ancora installate presso la struttura di Montelupo e € 180.000,00 sono le spese inutilmente elargite per un modernissimo impianto di aereazione mai andato in funzione.
Non esiste, secondo quanto riferito in sede d'incontro, un concreto piano di riconversione-utilizzo della struttura, eventualmente con detenuti a basso indice di pericolosità. Se da un lato le notizie sul destino degli internati si rincorrono a vicenda dall'altro lato - continua il Segretario Nazionale del Sappe Pasquale Salemme - nessuno a speso ancora una sola parola per giustificare lo spreco di un così imponente investimento di denaro pubblico per una struttura penitenziaria che andrà perduta per sempre.
I baschi azzurri di Montelupo F.no e di Massa Marittima non sanno a quale destino affidarsi ed è per questo che il Sappe, congiuntamente alle altre OO.SS. regionali, ha richiesto un urgente incontro con i vertici dell'Amministrazione Penitenziaria centrale e a breve calendarizzerà una conferenza stampa sulla chiusura della struttura.
di Bruna Bianchi
Il Giorno, 22 febbraio 2015
Di proroga in proroga è arrivato il momento di dare un taglio a quelle strutture giudiziarie che l'ex presidente Napolitano nel 2011 aveva definito "un autentico orrore, indegno di un paese civile". Il 31 di marzo i sei Opg, ospedali psichiatrici giudiziari, devono chiudere. Uno solo resterà aperto, benché trasformato in mini-Opg, perché ritenuto un modello internazionale, addirittura di riferimento per la cura di quelle persone che hanno compiuto delitti, a volte atroci, senza esserne consapevoli e perciò pericolose ma non da rinchiudere in un carcere.
Questo unico Opg è quello di Castiglione delle Stiviere, non un ex manicomio criminale, non un carcere, ma un luogo ospedaliero con medici e infermieri dove la malattia mentale viene curata. L'Opg in provincia di Mantova, sarà anche l'unico a costruire le Rems (le residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza) al suo interno, mantenendo così nella struttura principale i detenuti con patologie gravi che hanno compiuto reati gravi.
Saranno otto per il momento, una sorta di mini Opg dentro quello grande, che risponderanno così al requisito richiesto dal decreto legge del 2011 (lo svuota carceri). In futuro però dovranno essere solo sei e altre due Rems verranno create a Limbiate (nell'ex manicomio Mombello da ristrutturare) con 20 posti letto ciascuna.
Nel frattempo è stato rispettato il programma di svuotamento dei detenuti non pericolosi, previsto appunto entro il 31 marzo, a Castiglione come altrove: "Quest'anno abbiamo dimesso 263 pazienti e ne sono entrati 161, quindi abbiamo 100 persone in meno". Il direttore dell'Opg è soddisfatto: "Noi ci trasformiamo in Rems ma continuiamo nel percorso terapeutico specifico - spiega Andrea Pinotti. Castiglione resterà l'eccellenza e il riferimento anche per il territorio. In sostanza saremo l'ospedale specialistico mantenendo le nostre capacità di essere altamente specializzati per la psichiatria forense".
I "matti da slegare" sono usciti in totale sicurezza. Per loro si sono aperte altre porte, quelle della propria famiglia o di comunità terapeutiche già presenti sul territorio, ma nessuno di loro è socialmente pericoloso: "Si è tenuto conto della loro patologia e continueranno il percorso di cure e recupero che stavano compiendo qui". Resteranno nell'attuale Opg, in stanze più piccole costruite appositamente, i pazienti che non hanno potuto essere dimessi perché con una patologia attiva e una attiva pericolosità sociale.
Le rems dovranno sostituire l'attuale struttura che è destinata all'abbattimento. Anche i pazienti dimessi dovevano venire inseriti nelle 12 strutture previste per loro che la Regione doveva costruire in Lombardia, ma non si poteva attendere oltre (tre i rinvii di chiusura degli Opg) e si è trovata un'altra soluzione. Bisognava comunque ottemperare al "definitivo superamento" deciso dopo la visita a sorpresa nel 2010 dei senatori della Commissione giustizia negli Opg "lager" di Aversa e Barcellona Pozzo di Gotto. Castiglione non è mai rientrata nell'orrore ("mai usato metodi di coercizione") e perciò non farà la fine degli altri. Non chiude neppure la struttura femminile che ospita le madri assassine.
Adnkronos, 22 febbraio 2015
Lunedì 23 febbraio dalle 9 alle 13 gli assessori al welfare e alla formazione della Regione Liguria Lorena Rambaudi e Pippo Rossetti parteciperanno al convegno su "Reclusi-inclusi: interventi sociali in ambito penale", dedicato ai progetti di recupero di detenuti presso la sala dei Chierici della Biblioteca Berio di Genova. All'iniziativa organizzata dal dipartimento welfare della Regione Liguria parteciperanno, tra gli altri, Catia Taraschi direttore dell'ufficio detenuti del provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria della Liguria, Paola Carbone del centro giustizia minorile di Torino e Santina Spanò responsabile ufficio esecuzione penale esterna di Genova. "L'obiettivo - spiega l'assessore Rambaudi - è quello di fare il punto sugli interventi sociali collegati al carcere e su quanto messo a punto dalla Regione Liguria per creare una rete di soggetti del terzo settore che operano nelle carceri per realizzare progetti e interventi per migliorare la qualità della vita delle persone recluse e il loro reinserimento sociale".
- Ascoli Piceno: detenuto morto, l'autopsia svela lesioni interne e fratture multiple
- Imperia: detenuto tenta il suicidio, salvato dagli agenti penitenziari
- Napoli: sangue, piscio e botte da orbi... benvenuti nella "cella zero" di Poggioreale
- Catanzaro: Uil-Pa; carcere con profonde carenze strutturali e automezzi con 300mila km
- Macomer (Nu): al vaglio possibilità di destinare l'ex carcere a internati dimessi dagli Opg











