Secolo XIX, 9 febbraio 2015
Un polo interforze all'interno della Scuola di Polizia Penitenziaria di Cairo Montenotte. Un'idea che, a onor del vero, era già stata proposta in passato, scontrandosi, però, contro il parere negativo dei vari Ministeri competenti. Ma che questa volta potrebbe avere una valenza maggiore, visto che arriva dal segretario regionale del Sappe.
Spiega, Michele Lorenzo del Sappe: "L'ottica dovrebbe rimanere quella della formazione: una sorta di "Università delle Forze dell'Ordine" all'interno della Scuola cairese. Già ora ospitiamo colleghi di altri Corpi, così come la nostra struttura, dal poligono alle aule, alla mensa, viene utilizzata da altri Corpi per specifiche attività. Si potrebbe mettere a regime questa vocazione". Anche perché, continua Lorenzo, "attualmente nella Scuola si sta svolgendo il corso per centoventi allievi e l'organico in servizio, composto da trenta unità anziché i cinquanta del passato, per ora consente lo svolgimento del corso, ma a causa della spending review non abbiamo certezze sul futuro, nonostante le potenzialità della struttura".
Potenzialità che potrebbero consentire addirittura di utilizzare la Scuola come un Polo Interforze a tutti gli effetti, viste anche la necessità, per i carabinieri, di avere una nuova caserma per il Comando Compagnia; nonché la situazione della Guardia di Finanza, ora "in affitto" in un appartamento a Cairo Due. Commenta, Lorenzo: "Si possono valutare soluzioni per convivenze con altri Corpi. Però, per farlo, ci devono essere progetti, proposte concrete.
E finora non ce ne sono state se non quella di un eventuale carcere che, però, si è dimostrato irrealizzabile". Nuovo carcere di cui, però, Savona ha necessità, considerate le condizioni del Sant'Agostino: "È fuor di dubbio che serva un nuovo carcere. L'ipotesi di realizzarlo nella Scuola, oltre ad essere tecnicamente difficile, non risolverebbe il problema visto che serve un carcere in grado di ospitare duecento detenuti, non un doppione del Sant'Agostino. La Val Bormida ha le aree per poterlo ospitare in modo adeguato". Mentre la scuola agenti, nella idea del Sappe, potrebbe appunto diventare un'Università delle forze dell'ordine.
Quotidiano di Puglia, 9 febbraio 2015
Quadrangolare fra detenuti, magistrati, avvocati e polizia penitenziaria. Il torneo di tennis tavolo è un pretesto, lo scopo è provare a compiere percorsi rieducativi passando attraverso step culturali e sportivi. Così un'altra iniziativa promossa dalla Casa circondariale di Taranto diretta da Stefania Baldassari, è andata daccapo in rete.
Con la collaborazione di magistrati, avvocati, poliziotti penitenziari e, naturalmente detenuti, quindici in tutto, in squadre miste per il "doppio", e l'ospitalità del Circolo Tennis Taranto del quale è presidente Francesco Marzo. A sostegno dell'iniziativa, non poteva mancare l'assistenza del Coni, presieduto da Giuseppe Graniglia, e del Comune di Taranto del quale si è fatto portavoce Francesco Cosa, assessore allo Sport. La cerimonia di premiazione di vincitori e vinti, con targhe e foto-ricordo per tutti, è stata presieduta dal procuratore capo Franco Sebastio.
Un torneo di tennis tavolo, dunque, con uno scopo sociale.
Organizzato lì, dove di solito s'incrociano racchette più grandi e robuste su rettangoli di gioco in terra rossa. A poca distanza da via Magli, sede della Casa circondariale dove in questi ultimi anni numerose sono state le iniziative all'interno e all'esterno del penitenziario. Fra le tante, l'ultima, "Storie di dentro, dentro le storie". E poi, "Fuorigioco", un vero fiore all'occhiello della direttrice Baldassari. Un quadrangolare di calcio giocato allo stadio Iacovone fra detenuti, polizia penitenziaria, magistrati e avvocati, e giunto alla seconda edizione.
Ed è proprio a questa esperienza che si sono ispirati gli organizzatori. Ci sono dei vincitori, naturalmente. Dovrebbe essere un dettaglio, ma chi ha stretto il trofeo principale a fine torneo, non voleva ci fossero errori. Dopo una serie di sfide, quella più avvincente è stata la finale, che ha goduto di un tifo da stadio. Silenzio durante gli scambi, applausi in occasione di ogni punto. Ha vinto il doppio formato dal detenuto Hazizaj Abresh, e dal dottor Massimo De Michele del Tribunale penale. Hanno avuto ragione all'ultima "schiacciata" sulla coppia formata dal detenuto Emanuele Soliberto e dall'avvocato Davide Maggiore.
Fra gli altri partecipanti, il pm Raffaele Graziano, il gip Martino Rosati e Alessandro de Tomasi del Tribunale penale. Non ci stanno a perdere. Soprattutto Rosati, più ragionatore su un rettangolo di calcio: sufficienza stiracchiata, impegno: dieci. La media meriterebbe un podio, ma il tavolo dice De Michele-Abresh. Alla manifestazione hanno partecipato in qualità di coach, campioni più volte balzati nelle cronache sportive nazionali, i tarantini Lino Catapano e Francesco Marangio. Visita a sorpresa nel corso del quadrangolare.
Una rappresentanza di parlamentari radicali, formata da Marco Perduca, Nicola Maialetti e Michele Macelletti, impegnata nel giro fra le carceri italiane, ha incontrato il direttore Stefania Baldassari. È stata l'occasione per complimentarsi con la responsabile della struttura penitenziaria di via Magli per l'iniziativa e la serie di attività sportive e di spessore culturale promosse all'interno e all'esterno della Casa circondariale tarantina.
www.liberoreporter.it, 9 febbraio 2015
Il Comitato Internazionale di sostegno a Daniele Bosio chiede al Ministro Gentiloni di occuparsi del caso Bosio, mostrando che lo Stato non abbandona un cittadino italiano, trattenuto nelle Filippine da quasi un anno e ancora in attesa di un processo.
Daniele Bosio è stato arrestato nell'aprile 2014 sulla base di sospetti, per aver violato una legge filippina raramente applicata che vieta a qualsiasi adulto di trovarsi in compagnia di un minore senza un legame di parentela fino al quarto grado. Le testimonianze dei bambini delle baraccopoli con cui si trovava Daniele, che raccontano come dopo averli sfamati e rivestiti abbia offerto loro un pomeriggio in un parco acquatico, sono pubbliche e rivelano che Daniele ha mostrato nei loro confronti, massimo rispetto.
Daniele Bosio si trova dunque da quasi un anno "sequestrato" nelle Filippine dopo aver subito una carcerazione preventiva e passato 40 giorni in una cella di 30 mq con altri 80 detenuti in condizioni che gli hanno causato gravi problemi di salute. Egli si trova senza stipendio e neppure un documento d'identità (il passaporto gli è stato sequestrato dalle autorità filippine) ed è ancora in attesa dell'inizio del processo malgrado la libertà su cauzione gli sia già stata accordata sulla base dell'assenza di prove determinanti di colpevolezza.
Chi è Daniele Bosio? Daniele Bosio, è un diplomatico italiano, ex ambasciatore dell'Italia in Turkmenistan; nato a Taranto nel 1968 è entrato nella carriera diplomatica nel 1995. È stato arrestato a Manila con l'accusa di aver violato la legge sui minori nell'aprile del 2014.
Come la stessa stampa italiana ha riportato, il processo langue e l'accusa - complice la scarsa efficacia del sistema giudiziario locale - ha assunto una strategia dilatoria. Il caso tende dunque a complicarsi ogni giorno di più e urgono interventi decisi da parte del governo italiano. A chiedere un cambio di atteggiamento da parte dell'Italia, anche l'ambasciatore Sergio Romano, che non ha dubbi: "Siamo stati accanto ai due marò quando il governo indiano li ha accusati di omicidio e ci siamo attenuti al principio della presunzione di innocenza. Credo che dovremmo dare prova di coerenza e fare altrettanto nel caso di Daniele Bosio".
Testimonianze da tutto il mondo sono giunte al Comitato, una selezione è disponibile sulla pagina FB "Page for Daniele Bosio". Il Comitato confida in un riscontro rapido ed effettivo da parte delle autorità competenti. Il Comitato conta più di 1.300 persone tra cui autorevoli membri di entità governative e non governative che sostengono l'innocenza di Daniele Bosio.
di Laurita Lauretas
www.blastingnews.com, 9 febbraio 2015
Carceri, cibo, affettività e integrazione: nuova tappa alle Canarie per la delegazione italiana impegnata nel progetto Taste of Freedom, promosso nell'ambito del Programma di apprendimento permanente dell'Ue (azione Grundtvig).
Si è svolto questa settimana Las Palmas, nell'isola di Gran Canaria, il nuovo meeting dell'iniziativa che coinvolge cinque Paesi. I partner dell'Italia - che ha proposto il progetto attraverso la condotta Slow Food di Massa Marittima rappresentata da Fausto Costagli - sono la Spagna, la Turchia, la Lituania e il Portogallo.
Il gruppo di coordinamento, a distanza di un anno dal primo incontro in Portogallo e a sei mesi dal convegno conclusivo del progetto che si terrà in Italia a Massa Marittima il 31 maggio 2015, si è riunito a Las Palmas, dove ha anche visitato il carcere, per fare una valutazione quantitativa e qualitativa sulle attività realizzate e di quelle in corso, quindi per migliorare la qualità del progetto mettendone in evidenza punti di forza e quelli di debolezza.
A partecipare agli incontri tra il 3 e il 7 febbraio a Las Palmas, tra gli altri, la coordinatrice europea del progetto Manuela Sebeglia, il rappresentante del Centro territoriale per l'educazione degli adulti delle Colline Metallifere Diego Accardo; il funzionario dell'area pedagogica nel carcere di Porto Azzurro Barbara Radice; il funzionario di servizio sociale dell'ufficio esecuzione penale esterna di Siena e Grosseto e rappresentante il carcere di Massa Marittima Lucia Vespertino; il rappresentante della cooperativa sociale "Beniamino" Pietro Tatti, il responsabile della condotta Slow Food dell'Isola d'Elba Carlo Eugeni.
L'obiettivo di Taste of Freedom è quello di promuovere nuove proposte educative negli istituti penitenziari mediante l'acquisizione di nuove conoscenze e competenze legate al cibo e al mangiare sano e alla sperimentazione di buone pratiche realizzando così nuove opportunità di integrazione per persone ad altro rischio di esclusione sociale quali sono i cittadini detenuti nelle carceri. Gli istituti penitenziari coinvolti sono quelli di Massa Marittima e Porto Azzurro (Italia); Panevezys (Lituania); Sintra (Portogallo); Las Palmas (Spagna); Ayas/Ankara (Turchia).
Gli obiettivi specifici sono: educare a una sana alimentazione; promuovere la conoscenza di metodi di produzione e prodotti tipici locali; scoprire e apprezzare la propria cultura e quella degli altri paesi attraverso il cibo; diffondere l'idea di un consumo equo e sostenibile; educare alla cittadinanza attiva; scoprire e far emergere la creatività nei detenuti attraverso attività collegate al cibo e alle tradizioni locali; promuovere una collaborazione attiva tre persone di paesi diversi; contribuire a rendere le carceri realtà più vicine alla società promuovendo nuove politiche per l'integrazione degli ex detenuti. Tra le attività realizzate varie interviste e incontri con persone del luogo; scrittura creativa di ricette di cucina legate al proprio paese e alla propria cultura; creazione di un logo del progetto; realizzazione di un cook book (30 ricette, 5 da ogni paese partner, cartaceo e online come esempio di cittadinanza attiva e europea); realizzazioni di manufatti in ceramica, vetro e legno.
Ansa, 9 febbraio 2015
La situazione dei diritti umani in Tibet si è deteriorata nel 2014, nonostante le promesse di riforme formulate dal governo cinese. È quanto emerge da un rapporto presentato a Dharamsala (India settentrionale) dal Centro tibetano per i diritti umani e la democrazia (Tchrd). Nell'introduzione al documento di 206 pagine si legge che "lo scorso anno un crescente numero di tibetani è morto per maltrattamenti, pestaggi e torture ricevuti in carcere dove ai detenuti non vengono assicurate le necessarie cure mediche". Accanto a questo fenomeno, si dice ancora, sono stati segnalati in Tibet casi di punizioni collettive e di restrizioni imposte al diritto di libertà di assemblea e di associazione. In una conferenza stampa il direttore esecutivo del Tchrd ha sottolineato i gravi e sistematici problemi riscontrati in Tibet nei settori dell'assistenza sanitaria e dell'istruzione.
"Al riguardo - ha insistito - nel rapporto vengono fatte emergere inquietanti tendenze nei dati del censimento ufficiale in Tibet di una diminuzione sia dell'assistenza sanitaria sia dell'istruzione per i tibetani". Nel 2014, ha infine detto, la base di dati dei prigionieri politici è stata "sostanzialmente migliorata" e uno speciale team del Tchrd "ha trasformato questa in una delle basi di dati sui prigionieri politici tibetani più esauriente del mondo". Essa include infatti informazioni da varie fonti su 2.110 prigionieri politici noti, di cui fanno parte i 137 tibetani che sono stati arrestati o condannati nel 2014.
Nova, 9 febbraio 2015
La Coalizione delle associazioni marocchine per i diritti umani, che riunisce 22 associazioni e osservatori del paese nord africano, ha avanzato una richiesta formale alle autorità dell'Arabia Saudita, paese alleato del Marocco, affinché liberi i detenuti arrestati per reati di opinione nel suo paese. In particolare si chiede lo stop dell'esecuzione della condanna alla fustigazione del blogger Raif Badaoui. Il gruppo di Ong ha consegnato una lettera all'ambasciatore saudita a Rabat, per condannare l'aggressione subita da Badaoui il 9 gennaio scorso, per il suo attivismo e per aver creato un sito internet liberale saudita.
di Giuseppe Baldessarro
La Repubblica, 8 febbraio 2015
Ecco il testo che il capo del pool anticriminalità Gratteri ha consegnato a Palazzo Chigi. L'ipotesi di un decreto. Carcere fino a 30 anni per i capimafia, confisca obbligatoria dei patrimoni, processi più snelli, una nuova agenzia nazionale per la gestione dei beni sottratti alle mafie guidata da un manager e intercettazioni anche all'estero.
La Repubblica, 8 febbraio 2015
Il primo dei politici ad essere ricevuto al Quirinale dal nuovo presidente della Repubblica è stato Marco Pannella. Sergio Mattarella ha dato udienza al leader radicale, che gli aveva chiesto formalmente un incontro nei giorni scorsi, ascoltando le richieste che sui temi della giustizia e delle carceri gli sono state avanzate.
di Francesca Brunati
Ansa, 8 febbraio 2015
Utilizzare la mobilità interna alla Pubblica Amministrazione, per risolvere l'annosa questione della carenza di personale per far funzionare la macchina della giustizia italiana. Mancano i fondi per assumere 9 mila persone ed allora il percorso per tamponare le situazioni più critiche è ricorrere alla mobilità interna alla Pubblica amministrazione non senza mugugni e proteste.
Askanews, 8 febbraio 2015
"La prescrizione gioca un ruolo centrale nella costruzione del sistema penale che noi vogliamo realizzare, tuttavia, per come se ne discute, spesso rivela la sua ambiguità come istituto chiamato alla fine a svolgere un ruolo di carattere processuale, un rimedio alle disfunzioni del processo".
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