Agi, 6 febbraio 2015
"Il protocollo firmato oggi con il Presidente della Regione Molise è un percorso ideale intrapreso con le regioni italiane. È il dodicesimo che sigliamo e rappresenta una formula collaudata che si sta estendendo". A parlare è il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, durante la firma del protocollo al ministero, al fine di potenziare l'accesso alle misure alternative alla detenzione per i detenuti con problemi legati alla tossicodipendenza e l'inclusione lavorativa per i detenuti.
"Fondamentale ancora una volta è stata ed è la cooperazione e la collaborazione con il territorio, in questo caso la regione Molise". In conclusione il ringraziamento del ministro Andrea Orlando al Tribunale di "Sorveglianza di Campobasso".
Sappe: nel 2014 cinque tentativi di suicidio nelle carceri di Campobasso e Isernia
"Nel corso del 2014 a Campobasso 4 detenuti hanno tentato il suicidio, salvati in tempo dai nostri eroici poliziotti, ed uno ha provato ad uccidersi anche a Isernia. Gli atti di autolesionismo, poi, con detenuti che si sono deturpati il proprio corpo sono stati 18 a Larino e 10 a Campobasso. Anche le aggressioni sono state molte, con 20 ferimenti a Larino e 4 a Campobasso, che ha pure contato 5 colluttazioni". A fornire i dati relativi ai penitenziari molisani è il vice segretario regionale del Sappe, Luigi Frangione. "Basta dare un'occhiata a questi numeri - aggiunge - per rendersi conto del fatto che la situazione, in Molise e nelle carceri italiane, resta grave e questo determina difficili, pericolose e stressanti condizioni di lavoro per gli agenti di Polizia penitenziaria".
Oggi, venerdì 6 febbraio, una delegazione del Sindacato autonomo di Polizia penitenziaria, composta dal segretario nazionale Emilio Fattorello e dal vice segretario regionale, visiterà i penitenziari di Campobasso e Isernia. "Il senso delle nostre visite - spiega Frangione - è vedere come lavorano i nostri colleghi e portare loro il saluto e il ringraziamento del Sappe per quello che fanno ogni giorno, nel silenzio ma con grande professionalità".
Sempre oggi, nel pomeriggio, la delegazione del sindacato incontrerà anche l'assessore regionale ai Trasporti Pierpaolo Nagni per discutere della libera circolazione degli uomini delle Forze dell'ordine sui mezzi pubblici. "Confidiamo che la Regione Molise, sempre attenta e sensibile ai problemi di ordine pubblico - evidenzia il vice segretario regionale, prosegua nella convenzione che consente la libera circolazioni dei poliziotti sui mezzi pubblici.
Questo consentirebbe di aumentarne l'attuale presenza sull'intero territorio molisano, considerato che il personale delle forze dell'ordine è tenuto, per proprio compito istituzionale, all'obbligo di intervento nel caso in cui assista alla commissione di reati. Ma ha la sua importanza anche e soprattutto in funzione preventiva: sapere che a bordo dei pullman e dei treni regionali vi sono appartenenti alle Forze di Polizia fa sentire più sicuri i cittadini".
www.primonumero.it, 6 febbraio 2015
Regione Molise e Ministero della Giustizia hanno firmato un'intesa per le misure alternative alla detenzione in cella con azioni orientate al reinserimento delle persona nel tessuto socio-economico esterno all'istituto di pena.
Frattura: "Sono convinto che il carcere non rappresenti l'unica esperienza penale possibile". Al momento sono 14 i detenuti in regione che già scontano la loro pena in regime di affidamento: si tratta per lo più di uomini, italiani, nella fascia d'età 36-50, condannati prevalentemente per rapina, furto e spaccio. Il protocollo mira a prevenire anche il problema del sovraffollamento.
È "solo" un protocollo d'intesa quello firmato ieri al ministero della Giustizia dal presidente della Regione Molise per potenziare le misure alternative alla carcerazione. Ma è un passo importante per avviare anche qui da noi un percorso capace di tamponare il problema sovraffollamento e iniziare a discutere seriamente della condizione dei detenuti.
L'intesa, nata allo scopo di "attuare azioni urgenti a sostegno dei programmi di reinserimento di persone condannate alla reclusione", porta la firma del guardasigilli Andrea Orlando del governatore Frattura, oltre a quelle di Pompilio Sciulli (Anci Molise), del presidente del Tribunale di sorveglianza di Campobasso, Daniela Della Porta, del capo Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Santi Consolo e del provveditore regionale reggente M.Claudia Di Paolo.
Diciamo subito che una delle ragioni che ha portato alla saturazione nelle carceri è la legge Fini-Giovanardi (dichiarata incostituzionale l'anno scorso dalla Consulta). Le persone con problemi di dipendenza dalle droghe leggere e pesanti formano la categoria dei reclusi più numerosa. In Molise i detenuti con problemi di tossicodipendenza (solitamente spacciano per procurarsi le sostanze e finiscono dietro le sbarre per questo) rappresentano addirittura il 30 per cento. Ecco perché pensare alle misure alternative, prima che anche in Molise il sovraffollamento diventi un'emergenza, significa essere previdenti.
"Questa firma - ha detto Frattura, nella ferma condivisione del principio secondo cui il carcere non rappresenta l'unica esperienza penale possibile, ma che è necessario e giusto provare a realizzare misure alternative alla detenzione per favorire processi di reinserimento nel quotidiano reale. È un segno di attenzione vera a una questione, il sovraffollamento delle carceri e non solo, che spesso ha i contorni della drammaticità sociale. Il coinvolgimento di Regione e Anci Molise, in una stretta e proficua collaborazione con il Ministero della giustizia e il Tribunale di sorveglianza di Campobasso, ci consentirà di realizzare quella rete di presenza, assistenza e solidarietà con la quale saremo in grado di assicurare una migliore qualità della vita nelle carceri attraverso la costruzione sul territori o di percorsi di reinserimento socio-economico e lavorativo, destinati in particolare ai soggetti detenuti più fragili".
Il protocollo d'intesa, il decimo firmato col governo Renzi, pone particolare attenzione "a quei soggetti che, a causa della loro condizione di tossicodipendenti, necessitano di speciali percorsi riabilitativi, rieducativi e di reinserimento sociale e lavorativo" come leggiamo sul documento.
Compito della Regione Molise sarà quello di adottare misure "per potenziare le capacità recettive delle comunità residenziali anche di tipo terapeutico idonee ad ospitare agli arresti domiciliari od in misura alternativa alla detenzione soggetti in esecuzione penale".
Il Ministero da parte sua "si impegna a non trasferire, salvo casi eccezionali, i detenuti individuati per l'inserimento comunitario e a promuovere, anche con il contributo della Cassa delle Ammende, progetti condivisi con la Regione e gli enti territoriali finalizzati alla realizzazione di quanto sopra descritto". Al momento sono 14 i detenuti che scontano la loro pena in regime di affidamento: si tratta per lo più di uomini, italiani, nella fascia d'età 36-50 condannati per rapina, furto e spaccio.
di Astolfo Di Amato
Il Garantista, 6 febbraio 2015
Celle di 4 metri quadrati. Il Governo? (silenzio). Il Parlamento? (silenzio).
Il "Sappe" (sindacato autonomo polizia penitenziaria) ha, negli anni, maturato molti meriti. Da ultimo, quello di aver denunciato lo stato della sezione blu (la sezione di alta sicurezza) del carcere di Trani. I servizi igienici sono collocati nelle celle, di appena 4,5 metri quadrati, senza alcuna separazione. I detenuti, di conseguenza, non hanno alcuna possibilità di veder rispettata la propria intimità neppure nell'effettuazione dei loro bisogni.
Qui non si tratta della ricostruzione di accadimenti, rispetto ai quali possono esservi tesi diverse e prove contrastanti, ma di dati oggettivi, documentati mediante fotografie. Non ci vuole molta fantasia per immaginare quale sia lo stato di degrado che una tale situazione comporta. Privare un uomo, e tale dovrebbe restare anche un detenuto, anche il peggiore detenuto, delle condizioni minime, per un rispetto della sua dignità, significa sprofondare nella vergogna di una società che ha perso il senso del valore della dignità dell'uomo.
Né questa perdita di valore può essere nascosta dalle battute sulle carceri a cinque stelle o, all'opposto, sull'affermazione che per alcuni delinquenti la punizione non sarebbe mai sufficiente. Di fronte ad una situazione del genere viene in discussione il valore della vita umana. Di ogni vita umana, anche la più sfortunata o la più indegna. A questa prima considerazione se ne deve aggiungere un'altra. Il degrado generato da quella situazione non può non avvelenare tutto l'ambiente e coloro che vi vivono.
Il che significa sottoporre gli agenti della polizia penitenziaria ad un contesto che finisce con l'aggredirli sul piano della loro sensibilità personale e con il rendere praticamente impossibile un adeguato adempimento dei loro doveri istituzionali. Vengono costretti ad un ambiente di lavoro impossibile. Nessun altro lavoratore potrebbe essere costretto a quelle condizioni di lavoro. Né è ragionevole trincerarsi dietro l'affermazione che si sarebbe in presenza di una eccezione.
A parte la considerazione che affermazioni del genere in tema di carceri hanno, ormai, perso credibilità essendo smentite ogni giorno, va osservato che anche in questa materia vale il principio della catena. La forza di una catena va misurata sul suo anello più debole. In un sistema, quale è il sistema delle carceri, l'esistenza di una situazione di indiscutibile degrado in un carcere finisce con il segnare la qualità di tutto quel mondo. Con la conseguenza che viene spontaneo sentire vergogna per il nostro sistema delle carceri.
Ma il sentimento di vergogna riguarda anche altro. Perché una situazione come quella di Trani non è stata denunciata dallo stesso Governo? Perché Ministro e strutture ministeriali si affannano a vantare significativi miglioramenti, guardandosi bene dal dare conto di situazioni come quella di Trani? In definitiva, perché in questa materia la trasparenza è un traguardo irraggiungibile? Ed allora grazie al Sappe, che ha avuto il coraggio civile della denuncia.
www.luccaindiretta.it, 6 febbraio 2015
Carcere di San Giorgio, continuano i disagi sia per i detenuti sia per gli agenti della polizia penitenziaria. A sottolinearli è il segretario generale territoriale della Fns Stefano Pierini e il segretario territoriale della Fns Cisl Carlo Angioli.
"Era il 4 settembre del 2013 - scrivono - quando denunciammo le situazioni di scarsa salubrità e funzionalità degli ambienti di lavoro, oltre a quelli destinati al benessere personale, della casa circondariale San Giorgio. Quella denuncia seguiva ad altra già fatta due anni prima sempre a seguito di una visita agli ambienti interni del carcere. Quanto denunciammo, pur tenendo presente la vetustà degli edifici, era frutto di segnalazioni sindacali dettagliate ed oggetto di precisi progetti d'intervento preposti dalla stessa direzione dell'istituto lucchese.
Quasi metà dell'intera struttura rimane - tutt'oggi - chiusa e dichiarata inagibile, senza che sia chiaro quale sia il progetto di recupero e di interventi straordinari, necessari per affrontare e risolvere i problemi. Proponevamo, ad esempio, l'automatizzazione dei cancelli e qualche piccola miglioria all'ambiente e agli arredi della portineria principale".
"L'ingresso di un carcere - prosegue il sindacalista - è spesso anche un po' il biglietto da visita dell'istituto e quello di Lucca è un pessimo biglietto. Su questo specifico punto, confidammo in certi interventi urgenti e ci veniva dichiarata disponibilità immediata, peraltro ricevendo conferme di finanziamenti da Roma. Invece ad oggi nulla è stato fatto.
I modesti spazi nei quali perano servizi essenziali (l'ufficio matricola, l'ufficio servizi, l'ufficio comando, le postazioni degli addetti ai due diversi lati del cortile interno, snodo operativo cruciale di transito di ogni attività dell'istituto), ma anche l'inadeguatezza dei locali destinati a infermeria, che così come segnalammo nel 2011, avvengono in un locale dove il personale della Asl deve assicurare le attività di assistenza sanitaria ai detenuti. Una stanza dove gli operatori devono condividere lo svolgimento di varia attività, di qualunque si tratti, in un locale con un'unica via di accesso e di uscita che afferisce sul cortile all'aperto.
E di fronte a detto locale, separata solo dallo spazio aperto nel cortine, ci sono altre due piccole stanze per visite specialistiche, dove gli eventuali pazienti attendono il loro turno all'aria aperta. La cucina detenuti rimane un ambiente privo di necessari impianti di climatizzazione, che possano produrre caldo in inverno e raffreddare l'aria in estate. Gli arredi e gli strumenti sono modesti".
"Nei reparti detentivi - prosegue Angioli - il sovraffollamento determina condizioni pesanti di lavoro e di convivenza. Gli ambienti avrebbero bisogno di interventi di manutenzione, alcuni di natura ordinaria, altri straordinari. Le celle sono utilizzate oltre misura e questo, oltre all'eccessivo numero di persone detenute, vede conseguentemente gli arredi appesantire spazi, luminosità e aerazione, tutte situazioni che si ripercuotono anche sull'esercizio del servizio dei colleghi di polizia penitenziaria.
C'è poi un altro reparto dove, nonostante la precedente segnalazione, rimane il problema legato all'inesistente ricircolo d'arai, dove è peraltro assente qualsiasi sistema di aspirazione. Anche in questo caso il personale che opera in tale sezione è costretto a trascorrere l'intero turno in un reparto assolutamente insalubre, dove odori e fumi - di ogni tipo - sono diffusi uniformemente ed ampiamente nel reparto stesso".
E poi la sala colloqui detenuti. "Il locale - va avanti Angioli - a distanza di anni ha ancora l'intera superficie dei soffitti puntellata come se fosse passato un "terremoto" con supporti in legno alle colonne centrali che rendono impossibile osservare i movimenti che accadono nella sala in occasione dei colloqui tra detenuti e loro congiunti.
Oltretutto non esiste ancora una postazione protetta del collega addetto a tale sala colloqui, il quale è costretto a sedere in un angolo della stessa sala, insieme a detenuti e congiunti, in una modalità operativa che non è neanche rispondente delle norme vigenti dei regolamenti, che precludono generalmente all'ascolto dei contenuti dei colloqui che i reclusi possono condividere con coniugi, figli, genitori, eccetera nei colloqui ordinari. Inidoneo il cortile dei passaggi detenuti che non dispone di nessuna pur parziale zona coperta, dove poter ipotizzare l'uso dello stesso in ogni giornata prescindendo dalle condizioni atmosferiche esterne.
Ciò limita la possibilità di vedere in certe giornate, pur se per poco tempo, i detenuti uscire dalle celle e dalle sezioni per alleggerire la situazione operativa interna. Seri problemi restano per le condizioni del camminamento del muro di cinta. Le garitte non sono neanche degne di essere definite tali. Solo una delle garitte, quella dove il muro di cinta termina e quindi da lì possibile solo tornare indietro al punto di partenza, è poco più spaziosa. Era l'unica che disponeva di sistema di climatizzazione che pare ormai fuori uso anch'esso.
Sono in corso lavori di ristrutturazione ad una parte della caserma del personale che, per esempio, è promiscua fra personale maschile e femminile, con servizi igienici e docce, comuni anch'esse per uso e gestione. Ci sono stanze stracolme di arredi, dove anche l'eventuale uso a spogliatoio diventa difficoltoso.
Così come permangono materiali fuori uso nei corridoi, dormendo un'idea peggiore di quello che non è a chiunque vi accede. Inidonea la Sala Regia, un piccolo locale deve il personale, ancora grazie all'impegno di alcuni colleghi, rende funzionali i pochi strumenti disponibili. La mensa rimane allocata in un piccolo locale, dignitoso pur se angusto, viste le dimensione e la collocazione. I locali invece destinati allo spaccio sono quelli apparentemente più spaziosi e che però sono utilizzati meno, visto che sovente lo spaccio è purtroppo chiuso. In conclusione ribadiamo l'assenza di un sistema di automatizzazione delle porte. In tutto l'istituto ogni passaggio avviene con chiavi e chiavistelli e tutto rigorosamente manuale.
Anche su questo sarebbe necessario capire che fine hanno fatto le proposte che negli anni, comunque, erano state avanzate dalla direzione per un progetto di automatizzazione, utile non solo a migliorare la qualità del lavoro ma anche a paventare eventuali nuovi sistemi di organizzazione del lavoro stesso per poter anche razionalizzare l'uso dell'insufficiente numero di personale. Questo ultimo aspetto, relativo alla carenza di personale, necessità di richiamare l'amministrazione ad una attente rivisitazione della pianta organica prevista.
Per Lucca sulla carta pare quasi a posto quella del ruolo agenti assistenti, mentre resta gravemente inadeguata quella dei ruoli di sovrintendenti ed ispettori. Su questo è necessario programmare interventi, Tale condizione espone il personale del ruolo esecutivo a dover assolvere a mansioni non solo definibili superiori ma ad assolvere funzioni improprie giuridicamente e non previste".
"L'assenza di spazi - conclude il sindacato, abbinata alle carenze di organico di polizia penitenziaria, ed al sovraffollamento detenuti, è la causa principale di uno stress lavoratori eccessivo per il personale e di tensioni fra la popolazione detenuta. È pur vero che non si può pensare di continuare ad attuare interventi tampone, in particolare rispetto alla struttura. Se è vero che non è possibile in questa fase economica prevedere la costruzione di un nuovo carcere per Lucca, si può e si deve pretendere di attuare un serio progetto di ristrutturazione dell'intero istituto, prevedendone se necessario anche una parziale chiusura a rotazione tra reparti e settori. Con un progetto generale si può ipotizzare anche il recupero di importanti porzioni della struttura, oggi interdette all'uso e che porterebbero a recuperare spazi per nuovi posti detentivi. Chiaramente questo progetto andrebbe legato ad una riorganizzazione interna del lavoro ed all'adeguamento di dotazione di personale.
Su questi temi la Fns Cisl si è sempre dichiarata pronta a collaborare, consapevole che gli attuali vertici dell'istituto sarebbero probabilmente i più adeguati attori di una importante riorganizzazione e ristrutturazione del carcere lucchese. Anche per tutto ciò che abbiano detto non comprendiamo certe dichiarazioni politiche che dalla vigilia di Natale fino ai giorni scorsi hanno visto alcuni esponenti di diversi partiti affermare tutto e l'esatto contrario sulla stampa locale e nazionale, occupandosi prevalentemente dei detenuti e senza altrettanta attenzione del personale".
di Elena Gaiardoni
Il Giornale, 6 febbraio 2015
Dopo anni di sovraffollamento le 880 persone rinchiuse in cella corrispondono al numero di reclusi previsto dalle normative. Per il sistema carcerario la parola "sovraffollamento" è come il termine "crisi" per l'economia.
Un concetto passe partout che serve più a chi lo pronuncia per darsi un tono di competente attualità che alle sorti di carceri e economia. Per quanto riguarda i luoghi di pena sempre al centro di eventi e polemiche, ce ne sono alcuni che si danno da fare per rendere a misura d'uomo la giornata di un detenuto.
Da dieci anni direttrice di San Vittore, prima donna a sedere in quell'ufficio dalla nascita del carcere, la riminese Gloria Manzelli cerca di fare della casa circondariale una struttura nella quale si preme preferibilmente il tasto sulla parola "casa" che sull'attributo "circondariale", favorendo attività all'interno che infondano alla reclusione uno spiraglio sempre più largo di vita.
Si può parlare di sovraffollamento a San Vittore? "Oggi come oggi no. Noi contiamo circa 875 posti e quasi altrettanti sono i detenuti attualmente, visto che sono 880. Le loro necessità di spazio sono in piena linea con quelle previste dai diritti dell'uomo secondo le normative della comunità europea. Teniamo presente che, essendo San Vittore una casa circondariale, le entrate e le uscite si succedono con maggiore rapidità rispetto a un carcere normale".
Diversamente da altri istituti di pena, il grande complesso che si apre nel pieno centro di Milano punta sull'ottimizzazione di due fasi della detenzione: l'accoglienza iniziale, che corrisponde alle fasi processuali del detenuto e l'accompagnamento verso il carcere definitivo in cui il soggetto continuerà la pena.
"Dopo che la Corte europea dei diritti dell'uomo ha sanzionato il nostro Paese in tema di diritti carcerari, l'Italia ha risolto i disagi accusati dalla pronuncia Cedu e grazie agli interventi normativi e giurisprudenziali ha ridotto le pene detentive per i reati di minor pericolo sociale, fatto che ha diminuito le presenze nelle carceri. L'anno scorso abbiamo avuto mille persone in meno, per cui non posso lanciare l'allarme congestione per San Vittore perché è un problema che non esiste. Oggi noi siamo impegnati soprattutto a sostenere progetti con associazioni per coinvolgere uomini e donne in attività lavorative, molto importanti per il recupero delle persone".
Approdata a San Vittore nel 1991 come braccio destro dell'allora direttore Luigi Pagano, Gloria Manzelli prende dopo qualche anno il suo posto con dolcezza e determinazione, sentendo solo un disagio: la nostalgia del mare di Rimini. Ha sempre espresso una visione "aperta" di questi moloch pieni di sbarre e sbarramenti, tanto da essersi sempre dichiarata a sfavore della pena carceraria ai tossicodipendenti, che dopo l'arresto dovrebbero essere dirottati in comunità.
"Invece di parlare di congestione delle carceri, dovremmo lanciare un'altra priorità: favoriamo la nascita di progetti che impieghino i carcerati in lavori socialmente utili. Milano è una città che si colloca al centro di un trafficato crocevia europeo.
È meta di notevoli flussi immigratori che favoriscono purtroppo la malvivenza, perché non può assorbire in modo corretto tutte le persone che arrivano qui. La devianza ha percentuali anomale, per questo una casa circondariale come San Vittore deve progettare una modalità di vita interna che riesca a favorire nei detenuti quegli aspetti positivi che da uomini liberi non hanno potuto esprimere in un contesto a loro ostile, visto che la maggioranza sono stranieri condannati per reati di non grave entità".
A San Vittore c'è un servizio d'ascolto per gli uomini che hanno compiuto violenza sulle donne. Un gruppo di detenute, guidate da Renata Discacciati, stampa un giornale, Oltre gli occhi , in cui si raccontano storie di vita. Si fanno corsi di teatro, per far capire che la vera prova per un carcerato è quella di eliminare, grazie alla crescita della parte migliore del suo carattere, il lato peggiore. Il dolore insegna solo se è giusto.
Ansa, 6 febbraio 2015
Il dipartimento di amministrazione penitenziaria ha ufficializzato nei giorni scorsi l'assegnazione del nuovo padiglione del carcere di Livorno destinandolo ai detenuti di alta sicurezza e ad elevato indice di vigilanza. Ad annunciarlo, stamani, il garante della libertà personale del Comune di Livorno, Marco Solimano nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato tra gli altri anche la vicesindaco Stella Sorgente e la presidente del consiglio comunale Giovanna Cepparello.
"Contrariamente a quanto auspicato e richiesto - ha detto Solimano - è arrivata questa decisione che mortifica il lavoro di questi anni svolto anche con il sostegno del consiglio comunale, e che non prende minimamente in considerazione i bisogni del territorio livornese. Il dipartimento di fatto non si è mai attivato ad alcun livello di interlocuzione con la città e le sue istituzioni".
"Con questa decisione - ha aggiunto il garante - gli spazi riservati alla media sicurezza saranno estremamente ridotti e non in grado quindi di soddisfare un territorio provinciale come il nostro. Immaginiamo che sempre di più i detenuti di media sicurezza appartenenti al territorio livornese verranno spostati in altre strutture regionali se non addirittura fuori regione, con tutti i problemi che ne conseguono, specialmente per i familiari e gli avvocati che li seguono, con una conseguente lievitazione dei costi".
Anche la vicesindaco Stella Sorgente ha espresso solidarietà a Solimano: "Condividiamo l'amarezza del garante - ha detto Sorgente - e solleciteremo il Dap affinché quantomeno vengano ristrutturati quanto prima i due padiglioni ora chiusi per destinarli alla media sicurezza". Giovanna Cepparello ha ribadito che il Consiglio si impegnerà anche per realizzare iniziative all'interno della struttura carceraria, primo fra tutti proprio una seduta del consiglio comunale.
Ansa, 6 febbraio 2015
"La notizia di chiusura definitiva dell'Opg di Montelupo Fiorentino continua a circolare sui giornali, ed anche stamane apprendiamo di un'ennesima riunione avuta ieri tra i vertici dell'amministrazione penitenziaria regionale e dipartimentali ed enti esterni come i beni culturali, dopo quella del consiglio comunale avuta prima delle feste natalizie, dove il provveditore regionale ha dichiarato che: "l'Opg Montelupo Fiorentino il 31 Marzo 2015 chiude e consegneremo le chiavi al Sindaco Paolo Masetti".
L'opacità e la partita politica con cui l'amministrazione penitenziaria continua a intrattenere, non piace all'Organizzazione Sindacale Uil-Pa Penitenziari". Lo afferma Eleuterio Grieco, componente della Segreteria Regionale della Uil-Pa Penitenziari Toscana. "Purtroppo tutti sanno che l'Opg di Montelupo Fiorentino chiude, ma nessun atto ufficiale è stato ancora prodotto, da quanto ci è dato sapere, dall'amministrazione penitenziaria, ne tanto meno sono state informate le OO.SS. Regionali e Nazionali.
Grieco afferma - l'amministrazione penitenziaria regionale, invece di avere a cuore 'accordi politici' con dichiarazioni di chiusura, convochi al più presto le rappresentanze del personale per discutere la mobilità e la collocazione del personale di Polizia Penitenziaria e del Comparto Ministeri nel distretto e/o extra distretto e ci dica definitivamente se anche la Casa Circondariale di Empoli verrà ceduta all'Asl 10 come Rems, poiché a noi Organizzazione Sindacale questo interessa ed oggi riteniamo che sia giunto il momento di avere chiarezza definitiva e trasparenza sull'intera partita".
Ristretti Orizzonti, 6 febbraio 2015
"Le condizioni di Gigino Milia, 68 anni, di Fluminimaggiore, ristretto nel carcere di Oristano-Massama, sono ulteriormente peggiorate. La patologia del midollo spinale, che sta provocando una costante riduzione del tono muscolare, impedisce all'uomo di reggersi sulle gambe". Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme", accogliendo la segnalazione dei familiari che frattanto hanno richiesto e ottenuto copia della Cartella Clinica del detenuto.
"Non si comprende - sottolinea Caligaris - perché il paziente detenuto, che peraltro aveva subito tempo fa due arresti cardiaci - uno dei quali verificatosi quando era ristretto nella Casa Circondariale di Cagliari-Buoncammino - non possa essere ricoverato in un Reparto neurologico per accertamenti. Ciò consentirebbe di approfondire le cause del grave disturbo riducendo i rischi di una degenerazione con effetti invalidanti".
"La certificazione medica nella cartella clinica del resto attesta - ricorda la presidente di Sdr - che fin dal mese di ottobre la neurologa del Poliambulatorio di Oristano aveva consigliato "vista la complessità del caso ed il corteo sintomatologico, il ricovero presso un reparto neurologico per accertamenti". Sembra però che il suggerimento sia stato tuttavia finora ignorato".
"Recentemente Milia è stato sottoposto anche a un intervento per un'ernia inguinale. Le sue condizioni però non sono migliorate e non riesce più a camminare senza un aiuto. Non è dunque pensabile che possa permanere nella struttura penitenziaria di Massama senza i necessari accertamenti. E' evidente che il diritto alla salute prescinde dalla condizione di limitazione della libertà e deve essere garantito specialmente quando - conclude Caligaris - il quadro appare molto complesso".
www.bsnews.it, 6 febbraio 2015
A dicembre 2014 era stata chiusa, perché alcuni operatori dell'Asl avevano rilevato non idonee le condizioni igienico sanitarie. Ora, finalmente, a poco più di un mese di distanza è stata riaperta la cucina della mensa degli agenti di Polizia Penitenziaria della Casa Circondariale di Canton Mombello. Il 19 dicembre, durante la visita ispettiva di routine alla prigione, il personale Medico e Tecnico dell'Asl aveva deciso di adottare un provvedimento di sospensione dell'attività specificando le prescrizioni in ordine agli interventi igienico sanitari e strutturali necessari per la ripresa dell'attività. Il 3 febbraio 2015, un nuovo sopralluogo ha confermato la messa a punto della cucina, secondo le indicazioni date e quindi è stato revocata la sospensione dell'attività che è ripresa il giorno stesso.
Il Messaggero, 6 febbraio 2015
Nuove celle, ma soprattutto nuovi spazi ricreativi per i detenuti. Nel carcere di Cassino cresce la sezione sex offeder, vale a dire quella sezione dedicata a chi si è macchiato di reati a sfondo sessuale. Ieri mattina c'è stato il taglio del nastro nell'area ricreativa ed assistenza, ma sono state aperte anche nuove celle, tre per la precisione per una totale di 15 posti. Attualmente sono 32 i detenuti, presto, con le nuove celle, diventeranno 47. Presente al taglio del nastro il Direttore generale del Dap Gianfranco De Gesu, il Provveditore regionale Maria Claudia Di Paolo, il colonnello Giampiero Romano, il capitano Silvio De Luca, il Comandante della polizia locale di Cassino Alessandro Buttarelli, il Sindaco Petrarcone, la Direttrice della Caritas Di Lauro, don Luigi e il vescovo Gerardo Antonazzo.
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