Adnkronos, 27 marzo 2015
Ci siamo. Il 31 marzo è prevista la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) ed è corsa delle Regioni per mettersi in regola a pochi giorni dal time-out. La Sicilia riferisce l'assessore regionale alla sanità Lucia Borsellino all'Adnkronos è pronta con due Rems (residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria) che andranno ad ospitare i detenuti dell'ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto che oggi conta più di un centinaio di internati.
"È stato definito un programma per l'attivazione di due Rems provvisorie da attivare nei comuni di Naso, in provincia di Messina, e Caltagirone nel catanese. Ciascuna ha una ricettività di 20 posti letto", ha detto Borsellino. Quanto alle risorse messe a disposizione, secondo la legge, per la realizzazione di strutture alternative agli Opg in questa fase transitoria, l'assessore Borsellino spiega che "la Regione Sicilia sta anticipando queste risorse utilizzando quelle del fondo sanitario regionale con la possibilità di rivalersi su quelle risorse" messe a disposizione "sia per gli investimenti di parte corrente sia per quanto attiene agli investimenti in conto capitale".
www.primadanoi.it, 27 marzo 2015
A pochi giorni dalla scadenza l'Ente regionale non si è ancora organizzato. Ancora pochi giorni poi il 31 marzo prossimo tutte le Regioni, così come disposto dal Ministero della Salute, dovranno chiudere gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari e costruire strutture alternative, le cosiddette Rems, per il ricovero dei pazienti psichiatrici autori di reato ancora considerati pericolosi per se stessi e per gli altri.
A pochi giorni dalla scadenza di questo termine apparentemente perentorio, la Regione Abruzzo non solo non ha iniziato i lavori della struttura definitiva individuata presso il Comune di Ripa Teatina ma non è riuscita nemmeno a provvedere alla individuazione di una struttura alternativa a carattere provvisorio. Il finanziamento per l'esecuzione dell'opera è di 4,5 milioni di euro, una somma ingente che tuttavia potrebbe essere anche eccessiva.
Infatti Vittorio Sconci?, direttore del dipartimento di Salute Mentale dell'Asl aquilana racconta oggi che, in qualità di referente della Regione Abruzzo per il superamento degli Opg, venne invitato, "in tutta fretta", lo scorso agosto 2014, in piena estate, ad una riunione presso l'assessorato regionale alla Salute, alla presenza dell'assessore e del sub commissario, per cercare di colmare i ritardi con la individuazione, qualora fosse stato possibile, almeno di una struttura transitoria.
"Nonostante lo stupore per la riscoperta repentina di un ruolo, quello di referente regionale, che pensavo di non avere più", racconta Sconci, "nel giro di circa dieci giorni ho trovato, ahimé, una soluzione che sarebbe potuta addirittura essere definitiva: a Collimento, Comune di Lucoli utilizzando un Palazzo Nobiliare del 700 già ristrutturato e completamente idoneo al funzionamento di una Rems. Prezzo? Circa 800 mila euro".
Dunque una cifra lontanissima dai 4,5 milioni a disposizione dell'Ente regione per la realizzazione di una nuova struttura e che avrebbe fatto fruttare un risparmio di ben 3,7 milioni di euro "che sarebbero potuti essere utilizzati", sottolinea Sconci, "per rinforzare le attuali risorse dei Centri di Salute Mentale per realizzare progetti individualizzati per pazienti provenienti dagli ex Opg e non solo". Ma la regione non si è mossa e pare che l'idea non sia stata gradita, non è chiaro il motivo.
Secondo il referente questa strada, nonostante tutto, sarebbe ancora percorribile e "posizionerebbe la nostra Regione ai primi posti nazionali per l'attuazione di un progetto di avanguardia a coronamento anche di una attività scientifica molto ricca e qualificata da parte di tutti gli operatori abruzzesi del settore".
Per questo Sconci invita il presidente D'Alfonso, il sindaco di Lucoli, Comune proprietario dell'edificio, il sindaco dell'Aquila ed il direttore Generale della Asl Avezzano - Sulmona - L'Aquila a visitare insieme questo complesso architettonico "di grande valore artistico già pronto per l'uso e in grado di annoverare la Regione Abruzzo tra le prime in Italia per il perseguimento di un obiettivo di grande rilievo sociale ed umanitario".
www.zoomsud.it, 27 marzo 2015
A chiedere con forza l'istituzione e la nomina del Garante dei detenuti regionale, con un comunicato stampa, è l'esponente radicale Giuseppe Candido. Il senso del comunicato è che "non c'è tempo da perdere" perché "oltre a condizioni inumane e degradanti, oltre alle condizioni igienico sanitarie", sostiene nel comunicato il radicale, "alcuni dei detenuti stanno dietro le sbarre per una legge dichiarata incostituzionale. Non solo la metà delle carceri calabre continuano a rimanere sovraffollate, non solo hanno pareti ammuffite, scarafaggi e, pure in Calabria, i detenuti patiscono l'assenza di lavoro che non li rieduca e di personale che possa consentire loro le ore di passeggio e socializzazione.
Condizioni inumane e degradanti anche per chi in carcere lavora, agenti, educatori e direttori. Nella triste fotografia pubblicata nel rapporto "Oltre i tre metri quadri" curato dall'associazione Antigone ma fondato sui dati pubblicati dal Ministero della Giustizia" - continua Candido nella nota - "emerge una realtà calabrese desolante: ben sei, di dodici istituti di pena, permangono in condizioni di sovraffollamento, e anche quelle meno affollate soffrono gravi carenze igieniche. Una situazione che come Radicali abbiamo sempre denunciato dopo ogni nostra visita condotta nelle carceri. Senza dimenticare quanto denunciato dal Presidente della Corte d'Appello di Catanzaro, Domenico Introcaso durante l'inaugurazione dell'Anno giudiziario lo scorso 15 gennaio che ha parlato, letteralmente, di gravi condizioni igienico sanitarie in cui tutti gli istituti di pena calabresi versano.
Il presidente Mario Oliverio" - scrive ancora Candido - "in attesa che il Parlamento almeno discuta un provvedimento di amnistia e indulto così come aveva indicato chiarissimamente nel messaggio inviato alla Camere nell'ottobre 2013 l'allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha un grandissimo potere: quello di istituire subito il Garante regionale delle persone private della libertà personale". Poi la nota prosegue ricordando la lotta nonviolente per chiedere un provvedimento di amnistia e indulto. "Rita Bernardini" - si legge nella nota "segretaria dei Radicali, è in sciopero della fame da 10 marzo proprio per ricordare quel messaggio di Napolitano che, come Radicali, abbiamo fatto nostro manifesto politico a rilanciare in ogni luogo e che, appunto, sollevava l'obbligo giuridico (oltreché morale) di far cessare subito le condizioni inumane e degradanti che la sentenza Torreggiani della Cedu aveva sanzionato come strutturali e sistematiche e che, come dimostra la recentissima sentenza del Tribunale di Sorveglianza di Firenze che ha scarcerato e risarcito un detenuto per aver patito una detenzione inumana e degradante nell'Istituto di pena di Sollicciano, spesso continuano a permanere.
Quel giudice ha scarcerato il detenuto non solo in base al minimo (violato) dei tre metri quadri che un detenuto ha il diritto umano ad avere, ma anche (e forse sarebbe da dire soprattutto) in relazione alle condizioni strutturali del carcere: muffa alle pareti, scarafaggi e ragni nelle celle, mancanza d'acqua calda. Condizioni che anche nelle carceri calabresi ricorrono dappertutto. Non sono occasionali, ma, come il sovraffollamento, sono pure loro strutturali e sistemiche. Il Garante Regionale dei detenuti, in attesa di un provvedimento di amnistia e indulto, consentirebbe quantomeno di far emergere i casi più eclatanti che pure esistono in Calabria anche per come dimostrato nelle numerose visite, fatte anche a Capodanno, come da consuetudine del partito radicale. Olivero, su questo, potrebbe marcare la differenza.
Ma c'è un altro aspetto che dovrebbe invitare a considerare, con maggior ragione, la necessità urgente del Garante: anche nelle carceri, e magari in condizioni inumane e degradanti, oggi c'è pure chi sconta una pena illegale di fatto illegale perché irrorata in base a una legge dichiarata incostituzionale: la Fini-Giovanardi.
Una legge dichiarata incostituzionale dalla suprema Corte nel febbraio 2014 e, adesso, con la sentenza n° 22621 del 26 febbraio scorso, la Cassazione ha ribadito la necessità di "rideterminare" (a ribasso) tutte le pene riguardanti le così dette droghe leggere. È la stessa Cassazione che sembra ricordare al legislatore, magari nelle more di un'amnistia specifica e mirata, che nelle carceri ci sono persone sottoposte, di fatto, ad una pena illegale".
Il Velino, 27 marzo 2015
La parlamentare pentastellata chiede il ripristino della pianta organica del personale penitenziario e sanitario. La deputata del Movimento 5 Stelle, Dalila Nesci, ha presentato un'interrogazione rivolta al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, per sapere "quali azioni urgenti intenda adottare in relazione alla difficile situazione del carcere "Luigi Daga" di Laureana di Borrello, in provincia di Reggio Calabria, in particolare rendendo esecutivo l'impegno di raggiungere la capienza complessiva dell'istituto penitenziario".
Con riferimento a un sinistro del passato, la parlamentare ha chiesto, inoltre, se il ministro "non ritenga opportuno provvedere immediatamente al ripristino della pianta organica del personale penitenziario e sanitario, affinché in futuro si evitino incidenti". Secondo Nesci, "è fondamentale che i penitenziari siano capienti e sicuri, che garantiscano al personale in servizio e ai detenuti buone condizioni di lavoro e dignità umana, soprattutto in strutture all'avanguardia, come l'istituto "Luigi Daga" di Laureana di Borrello, in cui i detenuti possono imparare a fondo un mestiere per reinserirsi nella società civile, mai più incorrendo in atti fuori legge".
Ansa, 27 marzo 2015
Tra meno di una settimana, il 31 marzo, chiuderà l'Opg di Montelupo ma la struttura penitenziaria nella villa medicea dell'Ambrogiana dovrebbe continuare ad esistere, anche dopo l'uscita degli internati, ospitando detenuti a basso e medio indice di pericolosità, impiegati in attività lavorative, magari anche nella manutenzione dell'immobile.
È quanto sostiene il sindacato di polizia penitenziaria Cnpp della Toscana. Il Cnpp, attraverso il segretario regionale Stefania Cozzolino, rileva che negli ultimi anni per ristrutturare il sito penitenziario di Montelupo sono stati spesi "7,5 milioni di euro che hanno reso la zona detentiva perfettamente funzionante ed accogliente, pronta per ospitare 160 detenuti" e che "proprio in questi giorni è stato reso pubblico che le condizioni strutturali di alcune carceri toscane come Sollicciano, Pisa, Pistoia e altri sono pessime e che alcuni padiglioni dovranno chiudere per essere ristrutturati.
Quale migliore occasione per sfruttare un sito penitenziario come quello di Montelupo, perfettamente efficiente e funzionale?". In Cnn evidenzia poi che "l'eventuale chiusura dell'istituto di Montelupo porterebbe al licenziamento di circa 15 lavoratori dell'area sanitaria oltre che generare un enorme disagio per i circa 100 dipendenti del ministero della Giustizia, poliziotti e civili, che verrebbero assegnati ad altra sede.
A parte qualche breve accenno sulla sorte dei lavoratori nella giornata di ieri - conclude il Cnpp, il Dap continua a dimostrarsi sordo alle richieste di incontro delle organizzazioni sindacali: non possiamo e non vogliamo credere che i giochi e gli accordi sono già fatti e che non ci sia più niente da fare poiché siamo convinti che la nostra partecipazione nei processi decisionali unita alla trasparenza dell'azione del Governo, dell'Amministrazione penitenziaria e delle Istituzioni regionali e locali possa portare ad una soluzione del problema condivisa che accontenti tutti".
Cgil: no a proroghe per chiusura Opg
"Non è accettabile né giustificabile una proroga alla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Per questo se necessario, come previsto in modo chiaro dalla legge, il governo può commissariare le Regioni che, a pochi giorni dalla scadenza del 31 marzo, non sono ancora pronte ad accogliere i propri cittadini internati.
Non sarebbe una punizione ma un atto di responsabilità, visto che in molte realtà sono state trovate soluzioni, seppur transitorie". Così Stefano Cecconi, responsabile Salute della Cgil nazionale e tra i promotori di Stop Opg, interviene nel giorno in cui si riunisce l'organismo di monitoraggio per la chiusura degli Opg, presieduto dal sottosegretario De Filippo.
"Ritardi, incongruenze e difficoltà sono fisiologiche per una riforma di questa portata - continua Cecconi - ma non la possono fermare. Serve una forte regia nazionale per attuare la legge 81/2014, norma che - spiega concludendo il dirigente sindacale - ha spostato il baricentro degli interventi per il superamento degli Opg dalle strutture (le Rems) ai percorsi di cura e inclusione sociale per ogni persona".
Agi, 27 marzo 2015
Un detenuto del carcere di Ariano è stato trasportato all'ospedale Frangipane per aver inalato gas e ingerito una dose eccessiva di farmaci epilettici. Il giovane 30enne originario di Napoli avrebbe perso i sensi. L'allarme è stato lanciato dai compagni di cella e dalla Polizia Penitenziaria. Immediatamente soccorso dai sanitari del 118, il giovane si trova ricoverato in ospedale sotto osservazione. Le sue condizioni non sarebbero gravi.
Gazzetta di Mantova, 27 marzo 2015
Anfetamina, coca, hashish, marijuana: un eldorado per piccoli spacciatori quello trovato due anni fa a casa di Sergio Pedrazzoli, 48 anni, pluripregiudicato di Castel Goffredo e della sua convivente, dipendente dell'Opg di Castiglione delle Stiviere. Nel dicembre del 2013 il giudice per l'udienza preliminare Gilberto Casari lo aveva condannato a cinque anni e quattro mesi di reclusione. Ieri mattina lo stesso giudice ha rincarato la pena, in quanto a seguito di un'ulteriore perquisizione nella sua casa, i carabinieri avevano trovato altri quantitativi di anfetamine.
Da qui un anno e otto mesi patteggiati che portano la detenzione a sette anni e due mesi. Un vero e proprio bazar la casa di Pedrazzoli, con merce per tutti i gusti e per tutti i prezzi. Roba destinata soprattutto ai degenti-detenuti dell'ospedale psichiatrico giudiziario, al cui approvvigionamento provvedeva proprio la convivente, in qualità di operatrice socio assistenziale. L'anfetamina, in particolare, era diretta ai pazienti ricoverati nella struttura di cura e detenzione, sia a uomini che donne, condannati per crimini gravissimi.
Tra questi gli infanticidi. L'infermiera lavorava proprio a contatto con le mamme ospitate nel reparto Arcobaleno. Al termine di una complicata indagine, partita proprio dalla soffiata di un paziente dell'Opg, i carabinieri di Castiglione erano arrivati a individuare la coppia dello spaccio e altri due giovani pusher e a sequestrare quasi tre chili di stupefacenti.
di Benedetto Marchese
www.cittadellaspezia.com, 27 marzo 2015
Grazie alla collaborazione fra la direzione di Villa Andreino e Metallica Srl è nato il progetto che ha consentito di assumere le due persone che hanno prodotto 500 sedie. Costa Group le porterà all'esposizione di Milano.
La Spezia - Il loro nome "Gaol", dall'inglese "prigione", indica immediatamente la loro provenienza mentre le mani che le hanno prodotte arrivano da lontano ed hanno dietro storie diverse confluite in una lodevole iniziativa sviluppata all'interno della casa circondariale della Spezia "Villa Andreino". Si tratta delle 510 sedie in metallo realizzate da due detenuti, uno tunisino e l'altro ecuadoriano, che dal primo maggio saranno visibili all'Expo di Milano.
La vetrina più importante per un progetto che oltre alla sensibilità e all'interesse nel reinserimento dei detenuti da parte dello staff della direzione guidata da Maria Cristina Bigi, ha trovato l'entusiasta adesione di Giorgio Manfroni, titolare della Metallica Srl, azienda fortemente radicata sul territorio che da più di un secolo opera nel settore della carpenteria metallica e d'arredo occupando una quindicina di persone e che venderà le sedie anche nel proprio punto vendita.
Il progetto della carpenteria nel carcere spezzino era partito nel 2010 ed aveva preso concretamente forma l'anno successivo con un articolato percorso formativo cofinanziato dalla Cassa delle Ammende, ente del Ministero della Giustizia che finanzia "programmi di reinserimento in favore di detenuti e internati, programmi di assistenza ai medesimi e alle loro famiglie e progetti di edilizia penitenziaria finalizzati al miglioramento delle condizioni carcerarie".
Grazie ad una cooperativa 20 persone avevano seguito un corso in piena regola e riguardante le tecniche di saldatura, il primo soccorso e tutto il necessario per consentirgli di avere un'adeguata preparazione in vista della loro scarcerazione. Un'esperienza che si è rivelata molto preziosa dato che la maggior parte dei 18 arrivati fino alla certificazione, hanno poi trovato una precisa collocazione lavorativa una volta scontata la pena. Nel luglio 2014 è poi subentrata la Metallica Srl che ha subito colto la proposta della direzione di scommettere sul progetto, assumendo in piena regola due detenuti, selezionati in base a motivazioni ed attitudine, da far lavorare all'interno delle mura di Villa Andreino sempre nell'ottica del reinserimento sociale anche grazie ad alcune agevolazioni messe a disposizione dallo Stato.
"Al momento - spiega Manfroni - l'azienda ha una sua vera e propria filiale interna al carcere, con contratti validi a tutti gli effetti che permettono a questi due ragazzi (entrambi sotto i trent'anni) di poter svolgere un lavoro part-time che viene adeguatamente retribuito. C'era la necessità di adattare il lavoro alle capacità e al materiale disponibile nell'officina, così abbiamo deciso di puntare su queste tre sedie con lo schienale personalizzabile. L'idea è piaciuta molto a Franco Costa di Costa Group che ha aderito con entusiasmo al progetto decidendo di portarne 510 fra quelle prodotte all'Expo di Milano. Molto del merito - aggiunge - va anche all'agente Roberto Uccheddu che segue con grande attenzione ed aiuta i due ragazzi nel loro lavoro".
Un impiego, quello dei due detenuti, che oltre ad aiutarli molto anche dal punto di vista umano responsabilizzandoli e abituandoli al lavoro di squadra, ha stimolato l'attenzione e la curiosità del resto della popolazione del carcere - circa 180 persone, numero in linea con la capienza dell'istituto - che è impegnata in numerose altre attività culturali e sportive. "Spero che questa mia esperienza possa spingere altri imprenditori ad investire per ridare speranza e dignità a queste persone. Non solo in loro ma in tutto lo staff della direzione ho trovato uno spirito costruttivo e di piena collaborazione che mi ha gratificato molto. Posso assicurare - conclude Manfroni - che non c'è stipendio o guadagno che possa eguagliare la felicità e alla soddisfazione di questi ragazzi quando sono al lavoro".
www.lametino.it, 27 marzo 2015
"Oltre le mura" è il progetto finanziato dai Rotary Club Lamezia Terme e Catanzaro Tre Colli, e dalla Sovvenzione della Rotary Foundation del Distretto 2100, per creare un momento d'interazione fra la realtà carceraria minorile e la società civile e, in particolar modo, il mondo della scuola.
"L'iniziativa - è scritto in una nota - ha promosso attività tese a migliorare le primarie esigenze del disagio minorile inframurario, ed il taglio che si è voluto conferire al progetto è stato, prima di tutto, di carattere pratico. Per questo, infatti, sono stati attivati, all'interno dell'Istituto Penale Minorile di Catanzaro, corsi professionali di pizzaiolo, che hanno consentito ai giovani detenuti di imparare un mestiere. La formazione professionale, infatti, oltre ad alleviare il peso della carcerazione, costituisce uno stimolo di vitale importanza per i ragazzi che, finito di scontare il proprio debito con la giustizia, avranno la necessità di ricollocarsi positivamente nel consesso civile. Una qualificazione professionale potrà, di certo, agevolare il loro percorso di reinserimento sociale".
A presenziare alla cerimonia di consegna degli attestati di qualifica di pizzaiolo ai giovani detenuti, che si è svolta dopo la degustazione delle pizze preparate dai ragazzi, sono stati oltre al direttore dell'Ipm, Francesco Pellegrino, il past governor Francesco Socievole (presidente della Commissione Rotary Foundation del Distretto 2100 - che ha sovvenzionato il progetto), il presidente del Rotary Club Catanzaro Tre Colli, Felice Foresta, il presidente del Rotary Club Lamezia Terme, Raffaella Gigliotti (accompagnata dal vice-presidente - Massimo Sdanganelli, e dal segretario - Claudio Sdanganelli) ed il presidente della Scuola Pizza di Cosenza, Michele Intrieri.
Il Pdg Francesco Socievole ha spiegato "l'impegno del Rotary profuso per il mondo adolescenziale e giovanile; impegno, che con questo progetto si è voluto in particolare dedicare ai giovani reclusi, al fine di far sentire loro più vicina e più vera la prospettiva di una serena vita di lavoro, senza il contraccolpo dell'emarginazione e dell'isolamento post carcerario". "Siamo entusiasti degli esiti di questo progetto; un progetto straordinario - ha detto il presidente del Club di Lamezia Terme, Raffaella Gigliotti - perché è rivolto ai giovani, al nostro futuro - a voi, che siete una generazione di giovani che ha tanto bisogno di aiuto, che ha il bisogno di credere che esiste una società accogliente "oltre queste mura", quando sarà per voi il momento della libertà; ma è un progetto straordinario anche perché è rivolto ai giovani studenti delle nostre città (alcuni sono già stati qui, altri ancora ne verranno il mese prossimo), perché vogliamo che queste mura non siano mai da considerare un frammento insormontabile di pregiudizio - tra voi e loro, tra voi e tutti i giovani ai quali arriverà questo messaggio da parte nostra. E ha proseguito, rivolgendosi ai giovani detenuti, "Noi siamo orgogliosi di voi e siamo certi che un giorno - fuori da qui - saprete fare tesoro di questa professionalità acquisita, testimoni e protagonisti di una azione solidale, che è partita dal cuore dei Rotary Club".
"Considerando che la reclusione minorile dovrebbe essere l'ultima spiaggia cui approdare - quando è franata ogni altra strada di prevenzione, è da prendere atto - ha affermato il presidente del Rotary Club Catanzaro Tre Colli, Felice Foresta - che la tragica frattura che si crea tra giovani reclusi e mondo esterno può essere recuperata e sanata solo comprendendo l'importanza del recupero a tutela della dignità umana e dell'interesse collettivo, affinché successive ricadute nella disperazione siano fortemente contrastate. Con questo progetto abbiamo raggiunto gli obiettivi prefissati, contribuendo alla formazione professionale ed al recupero sociale dei giovani ospiti dell'Ipm". I Rotary Club Lamezia Terme e Catanzaro Tre Colli, oltre a finanziare i corsi di pizzaiolo rivolti ai giovani detenuti, hanno organizzato visite presso l'Istituto Penale Minorile di giovani studenti di alcune Scuole Superiori delle rispettive città. In particolare, hanno aderito al Progetto il Liceo Classico Galluppi di Catanzaro e l'Istituto Tecnico Commerciale V. De Fazio di Lamezia Terme - unitamente ai giovani soci dei Club Interact Catanzaro e Lamezia Terme-Reventino.
Nel corso delle visite lo staff dell'IPm, diretto egregiamente dal dottor Francesco Pellegrino, ha illustrato l'organizzazione ed il funzionamento dell'Istituto, le iniziative poste in essere di continuo, a sostegno dell'educazione e della dignità dei giovani ospiti, cercando di comunicare la mission che ispira la loro azione: non solo di custodia, ma fortemente educativa e costruttiva rispetto alla proiezione dei ragazzi nella società civile. Tali aspetti sono stati rimarcati anche dai docenti accompagnatori, che hanno indirizzato gli studenti a considerare il disagio attraversato dai loro coetanei meno fortunati, portando proprio per questo rispetto e comprensione. I gruppi hanno anche incontrato alcuni giovani ospiti dell'Istituto restando senza dubbio colpiti dai contenuti del dialogo instaurato; contenuti che hanno dato prova della buona qualità della vita condotta all'interno di questa struttura d'eccellenza, ma, soprattutto, del grande e valido patrimonio umano presente al suo interno.
Ristretti Orizzonti, 27 marzo 2015
La territorialità della pena e il regime di massima sicurezza nelle carceri sono due aspetti delle norme penitenziarie che offrono spunti di riflessione e confronto. Il primo, sancito dall'articolo 42 della legge sull'ordinamento penitenziario e dall'art. 62 del regolamento di esecuzione, ripropone la questione della funzione rieducativa della pena e del reinserimento sociale della persona privata della libertà. Il secondo "41bis" mette invece l'accento sull'esigenza del massimo rigore nei confronti di detenuti considerati pericolosi come i terroristi e gli appartenenti a clan e/o a organizzazioni criminali.
La territorialità della pena resta in moltissimi casi solo un principio a cui non conseguono atti concreti, mentre l'annunciata apertura nelle Case Circondariali di Cagliari-Uta e Sassari-Bancali di un apposito padiglione destinato ai detenuti in regime di 41bis sta suscitando preoccupazioni per le conseguenze derivanti da possibili infiltrazioni mafiose della criminalità organizzata.
In considerazione dell'attualità delle problematiche, l'associazione culturale Onlus "Socialismo Diritti Riforme" e la sezione cagliaritana dell'Associazione Nazionale Forense organizzano un incontro-dibattito su "41bis e Territorialità della Pena".
L'iniziativa è in programma nella Sala Biblioteca dell'Ordine degli Avvocati, al quarto piano dell'ala nuova del Palazzo di Giustizia, in piazza Repubblica, martedì 31 marzo ore 16.30. Coordinerà il dibattito l'avv. Francesco Mulas, segretario dirigente della sezione cagliaritana dell'Associazione Nazionale Forense. Ad introdurre il tema dell'incontro sarà Maria Grazia Caligaris, responsabile dell'associazione Sdr. Tra gli interventi programmati quelli Rita Dedola, presidente dell'Ordine degli Avvocati di Cagliari, Anna Maria Busia, consigliera regionale CD, Pierluigi Farci, direttore della Casa Circondariale di Oristano-Massama, Giampiero Farru, referente regionale dell'associazione "Libera". L'evento è in corso di accreditamento per il riconoscimento dei crediti formativi. Cagliari - martedì 31 marzo - Sala Biblioteca Ordine Avvocati - 4 piano - Ala Nuova Palazzo Giustizia - Piazza della Repubblica - ore 16.30.
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