di Enrico Deaglio
Venerdì di Repubblica, 13 marzo 2015
Il 2015 resterà negli annali come l'anno in cui rimettemmo in discussione (non certo per la prima volta) Sa questione della mafia. E dell'antimafia.
Si era cominciato con una bombastica inchiesta. Mafia Capitale, con raffinati rimandi all'opera di Tolkien, secondo cui la vera mafia è a Roma e gira intorno alle cooperative rosse; poi è arrivato l'orrore della scoperta che il giovane paladino siciliano della legalità, ai vertici di Confindustria, tale Antonello Montante, astro nascente della nuova Italia pulita, fattiva, coraggiosa; icona dell'antimafia, come il figlio di Vito Ciancimino,... era indagato per mafia! Ed era nel board di una piuttosto oscura istituzione che si occupa di vendere i beni confiscati alla mafia, ovvero un cespite di decine di miliardi, di cui, però, stranamente nessun governo si interessa.
Ogni giorno leggiamo cifre, statistiche, allarmi sul nostro Paese ormai regno di corruzione; l'Expo che apre tra poco, sarà l'esposizione della 'ndrangheta vittoriosa o della 'ndrangheta sconfitta? Un'inchiesta ha rivelato che gli atti intimidatori contro ì sindaci italiani (il proiettile, la testa di capretto, la macchina incendiata, queste cose qua) sono passati dagli 870 del 2013 ai 1265 del 2014, per cui prontamente il ministro dell'Interno ha proposto di regalargli una polizza assicurativa. In questo fosco panorama, brilla il gioiello dell'arresto in flagranza dì un'altra icona, il presidente di Confcommercio Palermo, tale Roberto Helg, uno stagionato negoziante in dissesto economico che teneva corsi di legalità - ed imponeva, come fosse routine - esosissimi pizzi ai suoi colleghi.
Che dire? Che Leonardo Sciascia aveva ragione quando diceva che l'antimafia è una professione. E aveva anche ragione il famoso boss corleonese Luciano Liggio, al quale chiesero, "Esiste la mafia?" E lui, pensieroso: "Mah; se esiste l'antimafia, deve esistere anche la mafia...". Certo, di antimafia si muore; ma con l'antimafia si possono fare anche buoni affari, e buone carriere.
Ahi, ahi. Un brutto 2015 si presenta. D'ora in poi quando i pargoli saranno chiamati a studiare legalità, potendo scegliere tra corsi anticorruzione, premi di legalità, firme di protocolli, apertura di sportelli, numeri verdi, codici etici, addii pizzi, stages nelle terre confiscate, marce, sit in, sventolio di agende rosse, un legittimo sospetto si impadronirà di loro. Come quello che ormai assale i genitori quando un prete è troppo gentile all'oratorio.
Però, non tutto il male viene per nuocere. Il buon Roberto Helg, che incassa trentamila euro in contanti e un assegno in bianco da riempire fino alla cifra di 50.000 euro, ci potrebbe spiegare - questa sì sarebbe un'interessante lezione di legalità - come avrebbe fatto ad incassare l'assegno e come avrebbe lavato il contante. E come mai trovasse naturale che il pasticciere Santi Palazzolo (il titolare del famoso negozio di cannoli dentro l'aeroporto di Palermo, in attesa di rinnovo di concessione) non gli chiedesse neppure uno sconto. Questo rimane un mistero.
Adnkronos, 13 marzo 2015
"Come la bella addormentata nel bosco, sembra che un Ministro del Governo Renzi sia stato baciato dal principe e si sia svegliato da un lungo e colpevole sonno. Sarà vero? Seguiranno gli atti conseguenti? Per ora mi limito a considerare salutare il salto sulla sedia che il Guardasigilli avrebbe fatto vedendo i dati Censis sulla criminalità, che vanno esattamente nella direzione di quanto dico io da mesi con comunicati pressoché quotidiani sulla piaga della criminalità in Veneto". Lo dice il Presidente della Regione Luca Zaia, commentando le posizioni del Ministro della Giustizia Andrea Orlando sulla necessità di pene più severe per ladri e rapinatori, alla luce di dati che indicano in forte aumento i furti in casa e le rapine.
"Il risveglio - incalza Zaia - è però lento, perché pene più dure non servono a niente se poi i condannati non le scontano, ed è proprio questo il problema numero uno: in Italia non esiste la certezza della pena. Si impegnino prima di tutto a tenere in galera chi se la merita, costruiscano nuove carceri se quelle che ci sono non bastano - aggiunge Zaia - e dopo ben vengano anche le pene più dure, senza però mai dimenticare un vecchio adagio secondo il quale un paese dalle troppe leggi è un Paese senza legge, praticamente la fotografia dell'Italia".
"Si ricordino anche - prosegue il Governatore - che i delinquenti vanno prima di tutto presi, e allora il Ministro Orlando potrebbe darsi da fare per convincere il collega Alfano a mettere la benzina sulle auto della Polizia, ad assumere i mille idonei che non aspettano altro che di entrare in servizio, ad aprire i cordoni della borsa per dare a tutte le Forze dell'Ordine, tutto quel che serve per difendere la gente".
"Senza bisogno del Censis - conclude Zaia - informo i Ministri competenti che anche oggi le cronache riportano una ventina di nuovi crimini commessi in Veneto. Per oggi risparmio loro l'elenco, sperando che il risveglio della bella addormentata nel bosco prosegua senza intoppi e porti a qualche cosa di concreto. Almeno qui in Veneto siamo stufi di aspettare e subire".
Ansa, 13 marzo 2015
"Sulla chiusura obbligatoria degli ospedali psichiatrici giudiziari la Regione Veneto è in grave ritardo e rischia il commissariamento". Lo dichiara in una nota il consigliere regionale del Pd Claudio Sinigaglia, in riferimento alla legge n. 81 del 30 maggio 2014, che fissa al 31 marzo la chiusura degli Opg.
"Il Veneto - aggiunge - rischia di essere l'unica Regione in Italia a non aver individuato la Rems (Residenza Esecuzione Misure di Sicurezza) provvisoria per ospitare 20 persone ritenute indismissibili, perché socialmente pericolose. Zaia e i suoi sanno benissimo che non ci saranno deroghe e che rischiano appunto il commissariamento".
"In attesa della realizzazione della Rems definitiva prevista a Nogara - conclude, mi chiedo perché nulla nel frattempo sia stato fatto, anche con l'aiuto del terzo settore. Le conseguenze per questo immobilismo sono anche di natura economica, visto che il Veneto dovrà pagare l'inserimento a Reggio Emilia di queste persone, con il relativo aggravio di lavoro per le strutture legate al dipartimento di salute mentale. Quanto ci costerà questo ritardo?".
Dire, 13 marzo 2015
"Vogliamo evitare assolutamente che i detenuti ex 41 bis arrivino tutti in Sardegna perché le conseguenze economiche sarebbero gravissime". Lo dice Anna Maria Busia, consigliere regionale del Centro democratico in Sardegna, intervistata dalla Dire a margine della conferenza stampa a Montecitorio sulla presentazione della mozione per la Sardegna.
"Stiamo facendo di tutto per scongiurare questa cosa, non si può pensare di concentrare 5-600 detenuti particolari in un'unica regione. È una scelta scellerata che non ha fatto questo governo, ma che questo governo deve bloccare". "Nel 2009- ricorda- all'interno del pacchetto sicurezza è stata introdotta una norma che stabilisce che i detenuti speciali ex 41 bis debbano andare nelle zone insulari. A partire da quel momento ci sono stati interventi anche economici perché si creassero bracci speciali nelle carceri sarde".
Uil-Pa lancia allarme per organici a Nuchis
Il Coordinamento regionale della Uilpa penitenziari lancia l'allarme per l'istituto di Nuchis: carenza organica, mancata istituzione del Nucleo traduzione e piantonamenti, sono le criticità maggiormente riscontrate nel corso di una visita effettuata da una delegazione del sindacato composta dai segretari Francesco Piras, Michele Cireddu e Stefano Musino al carcere di Tempio Pausania. La Uil-pa mette in evidenza come all'interno del penitenziario "su 36 ispettori e sovrintendenti previsti dalla pianta organica ministeriale ne sono stati assegnati solo quattro, due per ruolo", con una carenza in organico "pari a 45 unità", che avrebbe portato ad un cumulo di congedi ordinari pari a 56 giorni per agente.
Inoltre il sindacato precisa come nel nuovo carcere, realizzato nella frazione di Nuchis, non sia ancora stato istituito "il Nucleo traduzioni e piantonamenti, questo di fatto determina la soppressione di posti di servizio all'interno delle sezioni per inviare gli agenti a svolgere le traduzioni", un sovraccarico della mole di lavoro che "mette a rischio la sicurezza degli stessi lavoratori". Ma se da una parte la Uilpa rende merito alle capacità del personale (nel 2014 non ci sono stati tentativi di suicidio o atti autolesionistici; sono stati quattro gli episodi di aggressione tra detenuti; cinque deferimenti all'Autorità giudiziaria e 40 i rapporti disciplinari) dall'altro lancia l'allarme sul numero dei detenuti: "La capienza regolamentare è pari a 167 posti ma attualmente sono ristretti 212 detenuti".
La Presse, 13 marzo 2015
Gli ospedali psichiatrici giudiziari, noti come Opg, chiuderanno il prossimo 31 marzo e l'Emilia-Romagna è pronta, secondo quanto prevede la legge, ad accogliere i pazienti psichiatrici con problemi giudiziari nelle Rems, le Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza sanitaria. Lo ha confermato il sottosegretario alla presidenza della Regione, Andrea Rossi, in visita oggi alla struttura Opg di Reggio Emilia con il sindaco della città Luca Vecchi, il presidente della Provincia Giammaria Manghi e la consigliera regionale Ottavia Soncini.
"La nuova legge prevede che ogni Regione - ha detto Rossi - si doti di strutture in grado di accogliere queste persone secondo le modalità previste dalle nuove norme. Noi siamo pronti, e il 31 marzo sarà possibile procedere al superamento dell'Opg con la collocazione delle 24 persone di cui dobbiamo farci carico (sulle 136 ora presenti all'Opg) in due Rems provvisorie, per qualche tempo, in attesa del completamento delle strutture definitive".
"Con la realizzazione di queste strutture - ha aggiunto il sottosegretario - credo che possiamo cogliere l'occasione per recuperare nei fatti una funzione terapeutico-risocializzatrice, molto diversa dalla concezione di pena manicomiale. Ora occorre allargare gli strumenti di collegamento con la società, per abbattere le barriere e aprirsi alla comunità". Per rispondere a quanto prevede la legge, la Regione ha stanziato 11,5 milioni di euro, di cui 6 servono alla realizzazione delle Rems, mentre i rimanenti andranno a potenziare servizi e strutture esistenti. Superato il concetto di cella, la Rems si presenterà come una residenza psichiatrica, ma con maggiori caratteristiche di sicurezza.
di Tito Giuseppe Tola
La Nuova Sardegna, 13 marzo 2015
Macomer, i dati lo conteggiano ai fini della capienza Caligaris: "Un'incongruenza che crea sovraffollamento". Dal mese di dicembre dentro le mura del carcere di Macomer non c'è più un solo detenuto, ma per il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria è ancora operativo. Il 29 febbraio il ministero di Grazia e giustizia ha diffuso i dati sulla situazione delle carceri italiane e nell'elenco figurano ancora quello di Iglesias e quello di Macomer, che da alcuni mesi sono stati svuotati, ma sulla carta è come se fossero in funzione.
Le due strutture vengono conteggiate ai fini dell'indicazione della capienza regolamentare: Bonu Trau a Macomer 46 posti, Sa Stoia di Iglesias 62. Praticamente è come se fossero aperte. Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme" ha rilevato l'incongruenza sottolineando che "a fronte di questa disponibilità risultano invece in sofferenza per sovraffollamento ancora tre istituti".
È comunque singolare che mentre il ministro Andrea Orlando risponde ai parlamentari e agli amministratori del comune di Macomer che portano avanti la battaglia per il carcere che ormai non c'è più niente da fare perché si è di fronte a scelte definitive, dall'altro si mettono in conto i posti delle due strutture carcerarie. "La Sardegna registra attualmente la presenza di 1.834 detenuti (40 donne e 421 stranieri) con 2.774 posti regolamentari - fa osservare Maria Grazia Caligaris -, tuttavia la distribuzione delle persone private della libertà risulta disomogenea con una concentrazione negli istituti di Oristano (285 detenuti, la maggior parte in regime di alta sicurezza, per 266 posti) e di Tempio Pausania (198 per 167 posti) dove per far fronte al sovraffollamento è stato necessario introdurre la terza branda in diverse celle destinate a due persone. In difficoltà anche Lanusei con 40 persone per 34 posti. Mentre la casa circondariale di Sassari-Bancali è al limite della capienza (331 detenuti per 363 posti).
Un'eccedenza di disponibilità di spazi si registra nelle colonie penali (complessivamente tra Mamone, Isili e Is Arenas si tratta di 561 posti) e nella casa di reclusione di Alghero (67 detenuti per 158) dove però è in atto un progetto innovativo trattamentale per il reinserimento sociale dei condannati". Per la presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme" le incongruenze sono evidenti. Mentre si continua a riempire strutture già sature, rimangono vuote quelle che sarebbero in grado di dare risposta ai problemi di sovraffollamento per i quali lo Stato italiano è stato in mora dalla Corte europea dei diritti dell'uomo e dalle associazioni umanitarie.
"Facendo un po' di conti - conclude Caligaris - la Sardegna non sembra quella felice realtà che il Dipartimento rappresenta con i numeri. È quindi opportuno un approfondimento sulle reali disponibilità e occorre fare chiarezza sul destino delle strutture penitenziarie di Macomer e Iglesias anche perché se come più volte ribadito dal Ministero devono restare chiuse, non si comprende perché risultino disponibili 108 posti ormai cancellati". Prosegue intanto la battaglia per riaprire il carcere anche con soluzioni alternative alla detenzione ordinaria.
www.monzatoday.it, 13 marzo 2015
L'alloggio, grazie alla collaborazione del comune di Brugherio con la cooperativa sociale Monza 2000, ospiterà detenuti con residuo pena ridotto, sottoposti a un percorso di reinserimento sociale e lavorativo grazie alla buona condotta dimostrata durante il periodo di reclusione. Mercoledì sera a Brugherio alla presenza del sindaco Marco Troiano c'è stato il taglio del nastro per un appartamento destinato a ospitare detenuti avviati a un processo di reinserimento sociale e lavorativo.
L'alloggio, situato in via Nazario Sauro 149, e confiscato alla criminalità organizzata, con la delibera n 236 del 27-10-2010 è stato ceduto alla cooperativa sociale Monza 2000 a r.l. per la realizzazione del "Piano Regionale per la promozione e lo sviluppo di una rete a favore delle persone sottoposte a provvedimenti dell'autorità giudiziaria e delle loro famiglie".
L'abitazione è stata destinata al reinserimento sociale e lavorativo di persone con esperienza di detenzione con residuo di pena tale da poter usufruire di permessi premiali e di misure esterne al carcere. Il progetto, realizzato in collaborazione con l'Ambito territoriale di Monza-Brugherio e Villasanta, si fonda su alcune abitazioni/alloggi, dislocati nei comuni della provincia, fra i quali, anche Brugherio. Le persone che verranno inserite negli appartamenti saranno accuratamente selezionate e godranno di questa possibilità grazie ai comportamenti corretti assunti durante il periodo detentivo. La loro permanenza avrà una durata massima di 12 mesi complessivi con sei mesi iniziali più una eventuale proroga.
La persona ospitata, al momento dell'ingresso, sottoscriverà il cosiddetto "Patto di Buona Convivenza", che definisce la permanenza nella struttura, e regolamenta i comportamenti reciproci da tenere sia all'interno sia all'esterno della casa. Oltre al primo cittadino brugherese alla cerimonia di inaugurazione era presente l'Assessore alle Politiche sociali Miriam Perego e il coordinatore referente del Progetto Paolo Piffer della Cooperativa Sociale Monza 2000.
"Grande inaugurazione di un nuovo appartamento sequestrato alla criminalità organizzata" - ha commentato soddisfatto Piffer - "Da oggi quel luogo ritornerà a vivere regalando a molti la possibilità di un riscatto sociale. La solidarietà dei vicini di casa è stata straordinaria. Un grazie particolare al Sindaco Marco Troiano e alla sua sensibilità".
www.campanianotizie.com, 13 marzo 2015
Ieri, 12 marzo 2015, una delegazione composta dall'On. Lucia Esposito, dall'avv. Mauro Foglia e da Antigone si è recata in visita presso la Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere. Il carcere sammaritano, al momento della visita, presentava 1050 detenuti effettivamente presenti, di cui 417 in alta sicurezza. Le donne detenute ammontavano a 77 unità.
"Stamane ho potuto constatare i gravi problemi riguardo l'approvvigionamento idrico nella Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere, un tema annoso che è presente già dalla nascita della struttura, dotata di un impianto di potabilizzazione, ma non allacciata alla infrastruttura idrica cittadina. Tutto ciò lede il diritto, dei detenuti e del personale, di fruire di acqua come gli altri cittadini, causando anche esborsi non irrilevanti per la direzione della struttura, in caso di emergenze e manutenzioni specifiche. Il Presidente della giunta regionale, tempo fa, ha siglato un accordo con il provveditorato regionale degli affari penitenziari, teso a finanziare le opere necessarie a restituire il diritto vitale all'accesso all'acqua per la popolazione detenuta nella casa circondariale sammaritana, impegnandosi al finanziamento dei lavori necessari.
È ora di mettere in atto ogni determinazione che possa rendere esecutiva questa disponibilità, e a questo proposito preparerò una interrogazione da presentare nel primo Consiglio Regionale utile. Ho avuto modo, inoltre, di verificare l'encomiabile impegno della direzione della casa circondariale, del personale della polizia penitenziaria, degli operatori sociali presenti. Mi riserverò, inoltre, una verifica presso l'Asl competente riguardo i servizi erogati ai detenuti con patologie psichiatriche ospitati nel plesso", ha dichiarato l'On. Lucia Esposito, Consigliera regionale della Campania.
"Nel carcere è presente una sezione destinata ad accogliere i detenuti con patologie psichiatriche: al momento della visita erano presenti 20 detenuti, di cui almeno due (C. R. e G. R.) in sezione da circa un anno: è una forma di internamento contraria alle norme in materia. Auspichiamo che tali illegittimità vengano preso rimosse". È quanto dichiara Mario Barone, presidente di Antigone-Campania e componente dell'Osservatorio nazionale sulle condizioni di detenzione.
Ansa, 13 marzo 2015
L'ex carcere di Buoncammino a Cagliari, che apre per la prima volta al pubblico, l'ospedale San Francesco a Nuoro, la chiesa di Santa Maria di Betlem a Sassari, le antiche carceri de La Rutunda a Tempio. Sono le quattro tappe sarde inserite nelle Giornate Fai di Primavera, la campagna in difesa dei beni culturali che giunge alla 23/a edizione.
Sabato 21 e domenica 22 marzo, da mattina a sera, volontari e ciceroni di ogni età, dagli scolaretti delle primarie sino agli studenti delle superiori, accompagneranno i visitatori lungo un percorso avvincente fra alcuni dei gioielli dell'isola, per lo più ancora sconosciuti al pubblico. "L'obiettivo - ha spiegato la presidente del Fai, Maria Antonietta Mongiu - è sensibilizzare al recupero dei luoghi, promuovere e valorizzare il patrimonio storico archeologico, paesaggistico e artistico". La tappa sassarese offre ai visitatori il complesso monumentale di Santa Maria di Betlem, custode dei candelieri, il convento e la ricca biblioteca.
A Nuoro apre le porte il vecchio ospedale, edificio storico nel centro città. Un altro luogo che è stato di sofferenza sarà meta dei visitatori in questo week-end: il carcere nel centro storico di Tempio. Nelle due giornate si esibiranno nella piazza antistante l'ex carcere di Buoncammino una serie di artisti locali. Sarà presente anche uno stand del Consorzio Pecorino Romano in collaborazione con gli alunni dell'istituto Enogastronomico Azuni.
Gazzetta della Spezia, 13 marzo 2015
In data 10 marzo c.a., il Prefetto, dott. Mauro Lubatti, si è recato in visita alla locale Casa Circondariale dove è stato accolto dal Direttore Maria Cristina Bigi e dal Comandante del Reparto della Polizia Penitenziaria Tiziana Babbini. Lo stesso ha avuto modo di visitare le aree detentive, le camere di pernottamento dei detenuti, le sale colloqui, l'infermeria dell'istituto, le scuole, le aree dedicate alle attività trattamentali, comprese le officine, nonché quelle di passeggio ed il campetto di calcio. Si è a lungo soffermato a colloquiare con il personale della polizia penitenziaria, con il personale sanitario e con i detenuti che stavano frequentando i corsi scolastici.
Durante la visita ha colto l'occasione per ringraziare il personale penitenziario per la professionalità e sensibilità dimostrata nello svolgimento dei delicati compiti, ha evidenziato la finalità educativa del periodo di detenzione che deve costituire, sia un arricchimento personale dal quale trarre insegnamento per il futuro, sia un utile apprendimento per il domani lavorativo.
La visita del Prefetto è un segno di vicinanza tangibile delle Istituzioni alle problematiche del mondo carcerario e di tutti i soggetti che operano ogni giorno, con senso del dovere e responsabilità, al fine di garantire una convivenza serena all'interno dell'Istituto penitenziario della Spezia. Il Direttore e il Comandante al termine dell'incontro hanno ringraziato il Prefetto per l'attenzione e la vicinanza dimostrata.
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