www.quinewsvolterra.it, 13 marzo 2015
Un incontro prima dello spettacolo al Teatro dei Rinnovati di Siena per conoscere la storia della Compagnia della Fortezza di Armando Punzo. In attesa di rivedere in scena la Compagnia della Fortezza con Santo Genet, in programma il 27 marzo al Teatro dei Rinnovati di Siena, la prossima occasione per chi vuole incontrare e conoscere la storia della Compagnia dei detenuti attori di Volterra, è per domani, venerdì 13 marzo alle 18 nell'Auditorium HB di Poggibonsi.
La storia di una compagnia che da 27 anni, sotto la direzione di Armando Punzo, ha totalmente rivoluzionato il Carcere di Volterra trasformandolo da Istituto di Pena in Istituto di Cultura e diventando un'esperienza teatrale unica nel suo genere e riconosciuta a livello internazionale.
L'evento di domani Mercuzio e altre utopie realizzate. Il teatro della Compagnia della Fortezza. sarà il preludio a una serie di attività preliminari che condurranno alla replica di Siena. Infatti, l'Associazione la Scintilla ospita nell'Auditorium HB un avvincente racconto teatrale che attraverserà i momenti più importanti della Compagnia, con la presentazione di estratti degli spettacoli più importanti fino ad oggi realizzati, interpretati da Armando Punzo e da Aniello Arena, con le suggestioni delle musiche di scena di Andrea Salvadori e la proiezioni frammenti di film e video di alcuni spettacoli storici.
Filo rosso della serata saranno, ancora una volta, le ultime pubblicazioni editoriali e musicali della Compagnia della Fortezza: Armando Punzo, È ai vinti che va il suo amore - i primi venticinque anni di autoreclusione con la Compagnia della Fortezza di Volterra, Clichy 2013; Aniello Arena con Maria Cristina Olati, L'aria è ottima (quando riesce a passare). Io, attore, fine-pena-mai, Rizzoli 2013; Andrea Salvadori, cd delle musiche di scena degli spettacoli Hamlice - Saggio sulla fine di una civiltà, Mercuzio non vuole morire e Santo Genet. La serata, a ingresso libero, sarà coordinata da Chiara Fabene con un intervento di Alessandro Fo.
Ristretti Orizzonti, 13 marzo 2015
"Oltre i tre metri quadri": XI Rapporto Antigone sulle carceri (Foto di Associazione Antigone). Martedì 17 marzo (ore 11.00) a Roma, presso il CESV (via Liberiana 17), Antigone presenta "Oltre i tre metri quadri", l'XI Rapporto sulle condizioni di detenzione nelle carceri italiane.
Verranno illustrati numeri, dati e storie riguardanti le condizioni di vita nei 206 istituti penitenziari del paese. Verrà inoltre presentato l'aggiornamento di Inside Carceri, il webdoc inchiesta sulle prigioni italiane iniziato nel 2012 dall'agenzia giornalistica indipendente Next New Media e Antigone. La nuova versione contiene nuovi dati sulle condizioni carcerarie e nuove infografiche che consentono anche il confronto storico con i dati di due anni fa. Inoltre sono state inserite nuove foto nel reportage e sono state aggiornate tutte le schede relative agli istituti per capire come sono cambiate le condizioni di vita nei principali carceri italiani.
Complessivamente il reportage conta circa 40 video e 200 foto che Next New Media e Antigone hanno deciso di lasciare liberamente utilizzabili dai mezzi di informazione (senza possibilità di alterarne i contenuti). Il webdoc, realizzato da Next New Media e Antigone, è navigabile con qualsiasi browser e device mobile. www.associazioneantigone.it.
Italpress, 13 marzo 2015
Quale futuro attende le circa settecento persone internate negli ospedali psichiatrici giudiziari, che il 31 marzo chiuderanno i battenti, secondo la legge 81/2014? Come avverranno le dismissioni? Quali regioni sono pronte a gestire i passaggi successivi? E la collettività cosa pensa di tutto questo? Sono gli argomenti al centro della puntata del programma di Radio1 Rai "La Radio ne parla", che venerdì 13 marzo, dalle 10.00 andrà in onda in diretta dall'Opg di Castiglione Delle Stiviere (l'unico che ha anche una sezione femminile), dando la parola a personale sanitario, volontari e internati.
In gioco il forte impatto che avrà sulla collettività il destino dei cosiddetti "folli rei" (le persone inferme di mente che hanno commesso gravi reati) tra paura e pregiudizi. Ilaria Sotis, in conduzione, fa il punto sull'applicazione della legge con interviste al Dipartimento per l'Amministrazione Penitenziaria, ai partecipanti al movimento Stop Opg e ai familiari delle persone con disabilità intellettiva.
La prima diretta di Radio Rai da un Ospedale psichiatrico giudiziario
La trasmissione "La Radio ne parla" trasmetterà dalle ore 10.00 dall'Opg di Castiglione delle Stiviere, l'unico con una sezione femminile. In discussione la chiusura di queste strutture entro il 31 marzo. Quale futuro per gli internati? Quale futuro attende le circa settecento persone internate negli Ospedali psichiatrici giudiziari, che il 31 marzo chiuderanno i battenti, secondo la legge 81/2014? Come avverranno le dismissioni? Quali regioni sono pronte a gestire i passaggi successivi? E la collettività cosa pensa di tutto questo? Sono gli argomenti al centro della puntata del programma di Radio1 Rai "La Radio ne parla", che venerdì 13 marzo, dalle ore 10 andrà in onda in diretta dall'Opg di Castiglione Delle Stiviere (l'unico che ha anche una sezione femminile), dando la parola a personale sanitario, volontari e internati. In gioco il forte impatto che avrà sulla collettività il destino dei cosiddetti "folli rei" (le persone inferme di mente che abbiano commesso gravi reati) tra paura e pregiudizi. Conduce Ilaria Sotis per fare il punto sull'applicazione della legge con interviste al Dipartimento per l'Amministrazione Penitenziaria, ai partecipanti al movimento Stop Opg e ai familiari delle persone con disabilità intellettiva.
di Andreina Albano (Arci)
Il Manifesto, 13 marzo 2015
Quanto si apprende sulle inchieste che riguardano il Cara di Mineo, aperte dalle procure di Catania e Caltagirone, dopo la denuncia di Raffaele Cantone sull'irregolarità della gara d'appalto per la gestione, non fa che confermare quel che da tempo andiamo denunciando.
Rifugiati e richiedenti asilo rischiano di diventare una merce su cui fare affari. Lo sono per i trafficanti di esseri umani, che solo con l'apertura di canali di ingresso umanitari e legali si potrebbero efficacemente contrastare. Ma potrebbero diventarlo anche per un sistema d'accoglienza che va profondamente ripensato, per evitare le infiltrazioni criminali nella gestione degli appalti e per garantire condizioni di vita dignitose e possibilità di integrazione per chi viene "accolto".
Non a caso lo scandalo ora è scoppiato al Cara di Mineo, il più grande d'Europa, dove il controllo sulle condizioni in cui sono tenuti i rifugiati e l'integrazione col territorio in cui è insediato sono praticamente impossibili. Controllo e integrazione sono infatti possibili solo in strutture piccole, inserite in comunità dove sia stato fatto un lavoro preventivo di sensibilizzazione, con personale preparato, che si occupi dell'inserimento sociale e lavorativo di chi vi è ospitato.
Auspichiamo che quest'ennesimo episodio di malaffare - se le accuse verranno confermate - serva a far aprire una riflessione seria nelle istituzioni, avendo ben chiaro che l'interesse da considerare prioritario dev'essere quello delle persone che vengono accolte. Così come ci auguriamo che per una volta chi, per propaganda politica, specula su queste vicende cercando di convincere l'opinione pubblica che migranti e rifugiati vanno semplicemente respinti - e magari lasciati affogare - abbiano il buon gusto di astenersi da qualsiasi commento razzista.
Il danno vero del nostro Paese sono la corruzione e il malaffare, non le persone che raggiungono le nostre coste per fuggire da guerre e violenze.
www.quibrescia.it, 13 marzo 2015
Una riflessione sulla coltivazione di cannabis. Lo propone la segreteria provinciale di Sel, dopo la notizia che, La Corte d'Appello di Brescia, ha sospeso il processo a un commerciante trovato con dei vasi di canapa, in quanto "non ci può essere disparità di trattamento tra chi detiene a uso personale e chi coltiva".
Ora la decisione spetta alla Consulta. "Ancora una volta nel Bel Paese in cui viviamo", si legge nella nota di Sinistra Ecologia e Libertà, "è la magistratura a surrogare la mancanza della politica. Come accadde per la nefasta Fini/Giovanardi, che dopo anni di malsana applicazione venne in un lampo cancellata dalla Consulta, anche in questo caso nella Corte d'Appello di Brescia si sollevano dubbi di costituzionalità, e si rimanda la decisione finale alla Consulta".
I giudici hanno specificato che i coltivatori per uso personale non vanno a intaccare il cuore della legge antidroga, che consiste nel "combattere il mercato della droga, che pone in pericolo la salute pubblica la sicurezza e l'ordine pubblico, nonché il normale sviluppo delle giovani generazioni".
"Finalmente, se la Consulta appoggerà la tesi della Corte d'Appello di Brescia, coltivare canapa indiana non sarà dunque più reato. Ovviamente se ciò accadesse sarebbe una bella notizia, a parte il fatto che debba essere sempre e comunque la magistratura, un giudice, una consulta di giudici, a dire che la politica ha sbagliato per anni a criminalizzare una grande fetta di italiani".
"Nel 1993?, conclude Sel, "votammo il referendum che sanciva che il consumo di sostanze non era più reato, ma comunque le nostre carceri sono state riempite di consumatori, coltivatori per uso personale, di detentori di sostanze fino a poco tempo fa. ?Ci piacerebbe che nella politica valesse il Principio di Responsabilità? quando si fanno le leggi sulla pelle delle persone, perché non è per niente giusto subire il torto di una legge ingiusta ed iniqua, soprattutto se poi la pena inflitta arriva a limitare o addirittura a togliere la libertà personale".
Corriere della Sera, 13 marzo 2015
Il ricorso italiano ancora all'esame della Corte Suprema che dovrebbe pronunciarsi nel merito a fine marzo. Nuova calendarizzazione davanti ai giudici del massimo tribunale Il tribunale speciale di Nuova Delhi ha rinviato l'udienza dei due marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone "al primo luglio, in attesa di una pronuncia della Corte Suprema che sta esaminando il caso". Il giudice Neena Bansal Krishnam ha rinviato la prossima udienza dopo aver ricevuto informazioni sull'udienza svoltasi martedì nella Cancelleria della stessa Corte, ha fissato la nuova data. La più alta istanza giudiziaria indiana deve ancora esprimersi sul merito del ricorso presentato dai legali dei due marò contro l'utilizzo nelle indagini dell polizia antiterrorismo Nia. Martedì scorso 10 marzo, la cancelleria della Corte suprema ha completato l'istruttoria del ricorso; e la prossima udienza, che esaminerà nel merito il ricorso, potrebbe essere calendarizzata forse già entro la fine di marzo.
Prima di prendere la decisione, il magistrato ha avuto una breve discussione con i legali dei due militari italiani e ha visionato l'ordine di sospensione degli atti processuali emesso dalla tempo fa dalla Corte suprema. Da qui sarebbe maturata la convinzione che il procedimento richiede ancora tempo e che inoltre si dovrà tenere conto di una fase di sospensione dell'attività legata alle ferie giudiziarie, tra il 17 maggio e il 30 giugno.
Un rinvio e un ritardo che indigna Elio Vito di Forza Italia, presidente della Commissione Difesa della Camera dei deputati. "Marò, nuovo rinvio e nuova udienza fissata al 1 luglio, ma basta. Governo italiano svegliati", ha scritto in un tweet. "Nell'indifferenza generale continuano ad allungarsi i tempi, viene nuovamente rinviata l'udienza che dovrebbe finalmente risolvere la vicenda dei nostri due marò in India. È vergognoso. È un classico esempio di come ormai gli interessi economici prevalgano sulla politica, sui principi, sui valori, sulle leggi".
Lo dichiara in una nota Potito Salatto, vicepresidente nazionale dei Popolari per l'Italia e membro del bureau PPE a Bruxelles.Renzi, Gentiloni, Mogherini, se ci siete battete un colpo in nome della vostra stessa credibilità. Gli italiani lo aspettano da tempo". Il caso dei marò italiani, da tre anni protagonisti di un'odissea giudiziaria di cui non si vede la fine, è solo uno dei milioni in attesa di giustizia dal tortuoso sistema indiano. Secondo dati presentati in Parlamento nel 2013, sono 30 milioni i processi in attesa di giudizio nei vari tribunali indiani.
Agi, 13 marzo 2015
È durata appena 7 ore la carcerazione di Cesare Battisti. L'ex terrorista rosso, condannato in Italia a quattro ergastoli per altrettanti omicidi, è stato liberato dopo il suo arresto. Il tribunale ha accolto la richiesta di scarcerazione avanzata dal suo avvocato, Igor Sant'Anna Tamasauskas, che aveva annunciato ricorso in appello contro l'ordine di espulsione, definendolo incostituzionale. Battisti era stato fermato dalla Polizia Federale a Embu das Artes, nella regione di San Paolo del Brasile, che gli aveva notificato un ordine di custodia di tipo amministrativo al fine di poterlo espellere.
Il 3 marzo scorso la Giustizia federale brasiliana aveva deciso di annullare l'atto del Governo federale che consentiva la sua permanenza nel paese sudamericano, dove vive dal 2004. L'ex terrorista potrebbe ora essere estradato in Francia o in Messico, paesi in cui Battisti visse dopo essere fuggito dall'Italia e prima di arrivare in Brasile. Secondo il quotidiano brasiliano Otempo, il giudice della Corte Federale di Brasilia, Adverci Tariffe, ha deciso che la sua espulsione deve verificarsi entro il 26 marzo.
Il Velino, 13 marzo 2015
Strasburgo approva risoluzione in cui si chiede la fine della persecuzione politica e della repressione dell'opposizione democratica. Le autorità venezuelane devono rilasciare immediatamente tutti i manifestanti pacifici, studenti e leader dell'opposizione arbitrariamente detenuti per aver esercitato il loro diritto alla libertà di espressione e dei diritti fondamentali. È quanto si legge in una risoluzione approvata giovedì dal Parlamento europeo, che invita il governo guidato da Maduro a mettere fine alla persecuzione politica e alla repressione dell'opposizione democratica.
Nella risoluzione, approvata con 384 voti a 75, con 45 astensioni, i deputati chiedono alle autorità di rilasciare immediatamente Antonio Ledezma, Leopoldo Lopez, Daniel Ceballos. Il governo, aggiungono gli eurodeputati, deve anche creare un ambiente in cui i difensori dei diritti umani e le organizzazioni non governative indipendenti possano fare il loro legittimo lavoro di promozione dei diritti umani e della democrazia e garantire la sicurezza di tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro opinioni politiche e affiliazioni. Gli eurodeputati sottolineano inoltre la particolare responsabilità del Venezuela, come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a rispettare lo stato di diritto e del diritto internazionale.
Agi, 13 marzo 2015
Sarà interrogata oggi Eva Merkacheva, la giornalista del quotidiano Moskovsky Komsomolets e coordinatrice del progetto Gulagu.net che mercoledì ha denunciato che sarebbe stata estorta con la tortura la confessione del presunto assassino di Boris Nemtsov. Lo scrive il sito del Moskovsky Komsomolets, secondo il quale la donna sarà sentita in qualità di testimone nell'ambito del procedimento penale sull'omicidio dell'oppositore politico.
La giornalista aveva scritto che il ceceno Azur Dadayev, in carcere a Mosca e già incriminato, aveva subito abusi e pressioni per indurlo a confessare il delitto. Il comitato investigativo ha presentato una denuncia sia nei suoi confronti che di quelli dell'attivista Andrei Babushkin, che dopo aver fatto visita in carcere al detenuto hanno riferito sulla stampa quanto loro raccontato dall'uomo, il quale si professerebbe innocente nonostante il giudice abbia reso nota domenica la sua confessione. Babushkin, scrive sempre il Moskovsky Komsomolets, è stato già interrogato ieri in tarda serata. La redazione del giornale continua a sostenere l'illegittimità delle azioni del Comitato investigativo denunciando pressioni sulla giornalista in violazione all'articolo 144 del codice penale su "ostacoli alle legittime attività professionali del giornalista".
Aki, 13 marzo 2015
Inviato delle Nazioni Unite chiede rilascio 30 giornalisti e blogger in carcere, stop a limitazioni libertà espressione. Sono almeno 753 le condanne a morte eseguite in Iran nel 2014, il numero più alto in 12 anni. Lo denuncia l'inviato delle Nazioni Unite in Iran, Ahmed Shaheed, riferendo al Consiglio Onu per i diritti umani a Ginevra.
Illustrando i dati, Shaheed ha chiesto alle autorità iraniane di revocare la condanna capitale per reati legati alla droga o commessi in età minorile, e di rispettare di standard processuali riconosciuti a livello internazionale.
L'inviato dell'Onu ha quindi chiesto a Teheran di revocare le leggi che limitano le libertà di espressione e di stampa, di togliere il blocco imposto ad alcuni siti Internet e di rilasciare i 30 giornalisti e blogger dietro le sbarre dal maggio 2014.
Tra questi, anche il giornalista del Washington Post Jason Rezaian. Vanno annullate, ha continuato Shaheed, quelle leggi che "limitano la stampa, penalizzano l'espressione, limitano l'accesso all'informazione e danno luogo a continui arresti di esponenti della società civile e di membri di gruppi vulnerabili, comprese le minoranze religiose ed etniche".
"I giornalisti arrestati o processati sono spesso accusati di contatto con i media stranieri e sono presi di mira per aver criticato capi di governo o per aver discusso di questioni politiche delicate", ha detto Shaheed. Inoltre, ha continuato, "continua il blocco e il filtraggio di siti Web". "Va data alta priorità all'abolizione delle leggi che minacciano o violano i diritti riconosciuti a livello internazionale", ha scritto l'ex ministro degli Esteri delle Maldive Shaheed nel suo rapporto annuale di 81 pagine. A Shaheed è stato negato l'accesso all'Iran e il suo rapporto si basa su interviste condotte con persone contattate nella Repubblica Islamica o con esuli che vivono all'estero.
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