Ansa, 14 marzo 2015
"Presente già in alcune tra le più grandi città italiane, il Garante comunale per i diritti delle persone private della libertà personale potrà essere istituito anche a Palermo, facendo del capoluogo siciliano la terza città della Regione che compie un passo in avanti per i diritti dei carcerati e per rimediare alla sanzione emanata dalla Corte europea per i diritti dell'uomo. La mozione è stata già presentata al Comune di Palermo e presto verrà discussa in aula".
L'ha annunciato Giusi Scafidi, presidente della commissione Politiche sociali, durante il convegno "Quando mogli, madri e figlie incrociano il carcere", inserito tra le iniziative promosse dal Comune per il "Mese delle donne".
"Istituire anche a Palermo una figura come quella del Garante (già presente a Bologna, Firenze, Verona e Venezia) permetterebbe alla nostra città di rifarsi dalla pesante sanzione ricevuta dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo - spiega la promotrice della mozione -. Nella sanzione dell'8 gennaio 2013, infatti, la Corte condannava innanzi tutto l'Italia per le condizioni del suo sistema penitenziario, con standard minimi di vivibilità delle carceri, e segnalava l'assenza in Sicilia dei Garanti".
Ristretti Orizzonti, 14 marzo 2015
"La Sanità Penitenziaria, a quattro mesi dal trasferimento dei detenuti nel Villaggio di Cagliari-Uta, nell'area industriale di Macchiareddu, non è ancora in grado di dare adeguate risposte ai ristretti". Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme", sottolineando che "l'organizzazione del lavoro e l'assenza di alcune strumentazioni rendono particolarmente difficile assicurare costantemente il diritto alla salute dietro le sbarre".
"Nella nuova Casa Circondariale di Cagliari - osserva Caligaris - si presentano delle condizioni paradossali. Da un lato si sta provvedendo a dotare l'Istituto di una Tac (tomografia assiale computerizzata), dall'altro mancano i telefoni e i computer per poter comunicare direttamente all'esterno e con i Magistrati. Una situazione incredibile che ogni giorno mette a dura prova l'attività dei Medici, sprovvisti perfino di carta intestata. L'aspetto più preoccupante tuttavia è l'assenza della strumentazione per gli esami radiologici. I detenuti infatti non vengono sottoposti alle schermografie indispensabili per scongiurare infezioni polmonari incipienti o in atto".
"Non si può del resto tacere sulle carenze nel Reparto femminile, dove non è stato previsto un centro clinico ma soltanto un'infermeria, e su un'organizzazione dove sono assenti gli operatori socio-sanitari, indispensabili per garantire il supporto ai detenuti ammalati.
Ancora assente la figura del Farmacista previsto dalle linee-guida regionali. I detenuti inoltre non possono avere la continuità terapeutica in quanto l'elevato numero di Medici e di Infermieri e il loro continuo alternarsi secondo gli orari di servizio impediscono ai pazienti di avere - sostiene la presidente di SDR - referenti sanitari certi che possano seguire con continuità le problematiche della salute di ciascuno".
"È quindi necessario rivedere l'organico limitando il numero di Medici e Infermieri e favorendo l'esclusività dell'incarico di ciascuno dotando l'Istituto di Oss e di tutti quegli strumenti diagnostici indispensabili. Tra l'altro si avvicina la scadenza del 31 marzo che vedrà la chiusura definitiva degli Opg e si profila il rischio che molti detenuti con disturbi psichiatrici gravi possano essere affidati al Centro Clinico in attesa che le Rems (Residenze Esecuzione Misura Sicurezza Sanitaria) diventino pienamente operative. Insomma - conclude Caligaris - ci sono urgenze che richiedono un immediato intervento dell'assessorato regionale della Sanità anche perché nell'Istituto perfino il defibrillatore è in prestito dal 118".
www.cityrumors.it, 14 marzo 2015
Uno sciopero della fame dei detenuti per protestare, in maniera pacifica, contro la decisione del direttore del Carcere di Castrogno di vietare l'introduzione dei cibi da parte dei familiari. Il presidente dell'associazione Amnistia Giustizia e Libertà dell'Abruzzo, Vincenzo Di Nanna e Maurizio Acerbo, di Rifondazione Comunista, invitano i parlamentari abruzzesi e i rappresentanti regionali ad occuparsi della vicenda e a recarsi nella casa circondariale teramana per affrontare anche tutti gli altri problemi che interessano la struttura.
Sarebbero un'ottantina i detenuti che già da alcuni giorni starebbero, infatti, portando avanti questa severa forma di protesta. Detenuti che soffrono già, come sottolineano in una nota Di Nanna e Acerbo, "per le gravi carenze strutturali e il cronico problema del sovraffollamento".
"Se le esigenze poste a base della contestata decisione sono di natura meramente igienica e organizzativa", dicono i due rappresentanti politici, "andrebbe allora verificata la possibilità di risolvere ogni questione in tempi brevi. Invitiamo i rappresentanti istituzionali, dalla Regione al parlamento, a occuparsi di questa vicenda, come più in generale dei gravi problemi determinati dall'inadeguatezza delle strutture carcerarie e a recarsi quindi presso la Casa Circondariale di Castrogno per incontrare i detenuti impegnati nella lotta nonviolenta, personale e, ovviamente, il direttore".
di Paoletta Farina
La Nuova Sardegna, 14 marzo 2015
Libertà è anche un fiore. E per chi ne è privato, come le detenute del carcere di Bancali, poter piantare e vedere crescere una rosa rende più sopportabili quelle sbarre che le separano dal resto del mondo. Con questo obiettivo è nato il progetto "Incontrarsi nel verde e imparare a coltivare fiori e ortaggi", progetto voluto dal Rotary e sostenuto con entusiasmo dalla direttrice della casa circondariale Patrizia Incollu.
Tre presidenti dei Club Rotary cittadini (Marisa Mele, Nico Pinna Parpaglia e Roberto Boiano), il Past Governatore Pier Giorgio Poddighe e il Governatore Carlo Noto La Diega, del Distretto Rotary 2080, che ha contribuito con una generosa sovvenzione, hanno dato il via a un'iniziativa che ha trovato ampio consenso tra le detenute che vi partecipano. Alle quali viene così offerta la possibilità di specializzarsi nel giardinaggio e acquisire competenze eventualmente spendibili nel mercato del lavoro.
È una squadra tutta rosa quella che dallo scorso ottobre sta pian piano vedendo crescere il verde in un ampio cortile del penitenziario. Oltre alle ospiti della sezione femminile, ovviamente, che sono le principali protagoniste, ci sono le educatrici Maria Paola Soru, capo dell'area trattamentale, e Rosanna Roggio, e l'agronoma Marinetta Marras che si è messa a disposizione per dare lezioni di botanica e seguire sul campo il lavoro. Sempre lei ha regalato, oltre il suo tempo, il progetto complessivo che vedrà in prospettiva il radicale cambiamento dell'area prescelta. Un vivaio, un orto, e "il Giardino degli incontri, "quest'ultimo finanziato con fondi del Banco di Sardegna - afferma la direttrice del carcere Patrizia Incollu - e che consentirà di far incontrare i detenuti con i loro familiari all'aperto e in un ambiente accogliente". Piante e fiori, un gazebo, un pergolato, anche il gioco del tris sulla pavimentazione a mattonelle, perché in carcere purtroppo, capita che ci siano, a volte, anche bambini, figli delle detenute, che hanno bisogno di uscire dalle mura e divertirsi.
È una giornata ventosa e fredda, ma soleggiata, e cinque donne con salopette e scarponi, spostano vasi e li circondano di pietre perché il vento non li rovesci. "Siamo più che contente di fare le giardiniere - scherza una giovane e bella detenuta. È una bellissima opportunità che ci è stata offerta e se vogliamo dire la verità fino in fondo, ci piacerebbe poter lavorare tutti i giorni". L'impegno, infatti, è limitato a due ore settimanali, e la giornata di giardinaggio è talmente attesa che, raccontano, più di una detenuta avrebbe rinunciato volentieri al permesso ottenuto in coincidenza, pur di non perdere l'occasione.
"È un'esperienza emozionante anche per me", aggiunge l'agronoma Marras che loda le sue "alunne" per la tenacia e le capacità. "Non solo, il lavoro di gruppo è stato anche fonte di scambi "etnici" - racconta Maria Paola Soru. Nel senso che le detenute straniere e quelle italiane si scambiano le informazioni su come piantare o coltivare, secondo le tradizioni del loro Paese". Il progetto finirà a maggio ma non finisce comunque. "Perché l'obiettivo è utilizzarlo nell'ottica dell'autofinanziamento - spiega Marisa Mele, presidente del Rotary Club Sassari Silki. Già a Natale sono state confezionate per beneficenza le piante cresciute qui. abbiamo l'intenzione di proporre i prodotti di "Libertà in Fiore", come abbiamo battezzato il gruppo, in mercati e altri eventi".
www.savonanews.it, 14 marzo 2015
L'architetto Mallarino: "Articolo 27 prende nome dall'omonimo articolo della Costituzione italiana che dice che la pena detentiva deve essere rieducativa e non afflittiva. Infatti la cooperativa ha un laboratorio all'interno del carcere di Sanremo per il confezionamento e la produzione di serramenti in PVC"
Dare opportunità di lavoro a soggetti in svantaggio sociale in particolare ai carcerati. Questo l'obiettivo della Cooperativa sociale Articolo 27 che produce serramenti come finestre in PVC, persiane e scuri in Fibex. La Cooperativa è presente quest'anno all'Expò di Savona per mostrare i suoi prodotti e i fini sociali che persegue.
"Articolo 27 prende nome dall'omonimo articolo della Costituzione italiana che dice che la pena detentiva deve essere rieducativa e non afflittiva - afferma Giorgio Mallarino, architetto - Infatti la cooperativa ha un laboratorio all'interno del carcere di Sanremo per il confezionamento e la produzione di serramenti in pvc. A lavorare sono i detenuti che seguono un corso di qualificazione professionale e di rieducazione personale".
"Siamo qui all'Expò di Savona perché lavoriamo e ci poniamo sul mercato per soddisfare la clientela civile e privata con un prodotto di alta qualità e un prezzo ottimo - afferma - l'impegno è anche sociale perché l'obiettivo è dare opportunità di lavoro a soggetti svantaggiati (in carcere) e a soggetti a fine pena. Forte è l'impegno con il Comune di Savona nel progetto Perseo rivolta a soggetti in svantaggio sociale.
www.parmatoday.it, 14 marzo 2015
Lo scorso week end, 7-8 Marzo, in tutta Italia si sono tenute le Officine Rover, eventi a partecipazione individuale promosse dall'associazione scout laica Cngei. Quest'anno, la sezione Cngei di Parma, non solo ha partecipato iscrivendo i suoi ragazzi, ma ha ospitato una base in città: Parmatraz.
Ma facciamo un passo indietro, chi sono i rover e cosa si fa alle Officine? I rover sono ragazzi in età compresa tra 16 e 19 anni che durante questo tipo di iniziative hanno l'occasione di scegliere e approfondire temi da loro sentiti. Per un adolescente partecipare ad un' Officina significa vivere un momento di crescita personale e di confronto con associazioni e realtà presenti sul territorio ospitante.
La sezione di Parma ha scelto come tema la vita del carcere e il reinserimento sociale delle persone detenute, organizzando attività, giochi e dibattiti che hanno coinvolto 25 ragazzi provenienti da diverse città italiane vicine e lontane. Nella giornata di sabato 7 sono state ascoltate le testimonianze della cooperativa sociale Sirio, che con grande disponibilità ha risposto alle domande dei ragazzi sulla vita e i progetti culturali condotti presso gli Istituti Penitenziari di Parma.
Hanno partecipato al dibattito Giuseppe La Pietra, responsabile delle risorse umane e area formazione di Sirio, il prof. Mario Ponzi e la psicologa Silvia Moruzzi, che collaborano con la Sirio per i progetti didattici con le scuole, con le persone detenute e insieme hanno realizzato il cortometraggio "Fuga d'affetto", lasciato alla visione dei ragazzi.
Un momento toccante e di grande riflessione per i ragazzi, è stato il confronto con Michele (nome di fantasia), detenuto in semi libertà che lavora alla Sirio, recluso a Parma da 20 anni, che ha raccontato la propria esperienza personale, il suo rapporto con la libertà, la famiglia, il lavoro dedicando importanti ore del suo tempo libero - limitato - prima del rientro serale nelle nostre carceri. In ultimo la testimonianza di Antonio, un detenuto di quelli "ostativi", che non accedono ai benefici, alle misure alternative previste dalla legge. Una lettera scritta per i ragazzi e letta da Giuseppe, un commovente inno alla vita, alla ricerca della felicità e al valore della libertà.
La sera e nella giornata di domenica 8 sono seguiti giochi di ruolo, approfondimenti su sentenze realmente eseguite, ideazione di spazi per il carcere progettati alla luce di ciò che è emerso durante i dibattiti. Due giorni intensi, trascorsi a confrontarsi con la legalità, la costituzione, sulla rieducazione detentiva e il ruolo della cooperazione sociale come luogo di inserimento socio lavorativo e di riscatto per la dignità di molte persone. Un laboratorio di idee, una vera e propria officina. Nelson Mandela scriveva "Si dice che non si conosce veramente una nazione finché non si sia stati nelle sue galere. Una nazione dovrebbe essere giudicata da come tratta non i cittadini più prestigiosi ma i cittadini più umili." È con questo spirito che sono stati salutati i 25 giovani scout, con la speranza che tornino a casa con qualche risposta in più, ma soprattutto con tante da domande da porsi e da porre. Cngei Parma ringrazia sentitamente tutti coloro che hanno reso possibile questa importante esperienza.
www.a-zeta.it, 14 marzo 2015
Dopo il notevole interesse suscitato in occasione di altre iniziative analoghe, altri 150 studenti milanesi incontreranno mercoledì 18 marzo gli studenti del carcere di Opera. L'iniziativa è voluta dalla Direzione insieme ai protagonisti del progetto "Leggere Libera-Mente".
La giornata prevede la proiezione del docufilm "Levarsi la cispa dagli occhi", una testimonianza del potere della lettura e della scrittura nella vita delle persone, non solo detenute. Il progetto formativo è attivato all'interno del carcere di Milano-Opera da Cisproject-Leggere Libera-Mente, associazione che si occupa di promozione culturale con le persone detenute attraverso la biblioterapia, la scrittura creativa, poetica, autobiografica e giornalistica.
Il docufilm, ricco di testimonianze toccanti che invitano alla riflessione su temi quali la mancanza della libertà e l'importanza della lettura e della scrittura come strumenti di "sopravvivenza", sarà anche un'occasione di dibattito al termine della proiezione.
Le iniziative di incontro tra studenti e persone detenute rientrano nell'ambito di BookCity per le scuole del Comune di Milano. Un aspetto da sottolineare è la singolare opportunità di conoscenza reciproca offerta agli studenti reclusi e a quelli che frequentano le scuole di Milano.
"I precedenti incontri organizzati a Opera sono stati una grande occasione di confronto tra due 'mondì apparentemente lontani, che si sono però ritrovati vicini in alcune riflessioni e anche emozioni - dichiara Barbara Rossi presidente di Cisproject e fondatrice di Leggere-Libera-Mente - Per questo motivo riteniamo necessario proseguire con queste iniziative, che contribuiscono alla crescita degli studenti e aiutano il percorso intrapreso dalle persone detenute. Tutto questo è possibile grazie anche alla collaborazione con la Casa di Reclusione di Opera, che ne sostiene fin dall'inizio il valore".
Chi volesse prenotarsi o avere maggiori informazioni può scrivere a:
www.gonews.it, 14 marzo 2015
La figura e il ruolo dello psicologo in carcere come fondamento a tutela della salute dei detenuti, degli agenti e del personale che opera nelle strutture penitenziarie. Di fronte all'incremento esponenziale dei casi di suicidio e autolesionismo nelle carceri italiane, l'Ordine degli Psicologi della Toscana promuove il dialogo e il confronto sul tema con le istituzioni di riferimento per evidenziare criticità e sviluppare una piattaforma efficace per l'elaborazione di strategie che diano dignità tanto ai detenuti quanto agli operatori in un rapporto da costruire insieme.
"Il ruolo dello psicologo in carcere: quale futuro?" questo il titolo del Convegno in programma sabato 14 e domenica 15 marzo a Firenze (Sala Conferenze dell'Ordine degli Psicologi della Toscana) promosso dal Gruppo di Lavoro di Psicologia Penitenziaria dell'Opt, istituito nel 2014 per rispondere ad alcune problematiche che colpiscono i professionisti operanti nel contesto inframurario nonché i detenuti. Il programma Molti gli esperti chiamati ad intervenire insieme ai rappresentanti istituzionali e dirigenti sanitari.
Ad aprire i lavori il presidente dell'Ordine degli Psicologi della Toscana Lauro Mengheri e a coordinare gli interventi sarà il consigliere del gruppo di lavoro Psicologia Penitenziaria Ezio Benelli. La psicologia penitenziaria È una psicologia applicata a un contesto per sua natura rigido, all'interno del quale le esigenze di sicurezza sigillate da una pesante mole di norme giuridiche e burocratiche sfidano il principio fondamentale al quale si ispira il mandato deontologico dello psicologo: l'obbligo di lavorare per la promozione del benessere della persona. A fronte di tanti datori di lavoro e obiettivi professionali, ancora oggi lo psicologo in carcere non raggiunge una visibilità istituzionale ufficialmente riconosciuta: il singolo lavoratore si trova esposto a una composita realtà lavorativa, all'interno della quale pochi professionisti riescono a raggiungere una stabilità contrattuale lavorativa.
di Luigi Manconi
Il Manifesto, 14 marzo 2015
Superamento definitivo dei "campi nomadi" e fine della sciagurata stagione di politiche pubbliche che dal 2008 ha portato alla segregazione, nelle periferie delle città e nel tessuto sociale del paese, di migliaia di persone Rom. Questo è il contenuto di una risoluzione approvata dalla commissione tutela dei diritti umani del senato. Ovvero la richiesta urgente al governo di attuare l'insieme di misure e pratiche previste dalla Strategia nazionale d'inclusione di Rom, Sinti e Caminanti, varata ormai tre anni fa su sollecitazione dell'Ue. La risoluzione della commissione del senato ha il suo cuore nella sollecitazione ad abbandonare definitivamente quell'approccio emergenziale e assistenzialista che ha di fatto privato le comunità rom della possibilità di accedere al pieno godimento del sistema dei diritti, a partire dal mancato riconoscimento della loro dignità sociale.
Sta proprio nel ricorso allo strumento dei campi l'esempio più bruciante dell'esistenza di un metodo, deliberato e sistematico, utilizzato in questi anni nei confronti di una minoranza. Un metodo fatalmente destinato a produrre una irresistibile spirale, dove la decisione pubblica di creare il ghetto ha determinato una tendenza all' auto-ghettizzazione da parte degli interessati, stigmatizzati e, allo stesso tempo, tentati dall'idea di fare di quel ghetto un presidio di identità e un perimetro chiuso da rivendicare e in cui esercitare una sorta di governo-domestico (anche illegale). E se all'esecutivo si chiede di dimostrare la volontà di affrontare una situazione drammatica, e assai complessa e delicata, adottando strumenti adeguati e risorse finanziarie sufficienti, a uno sforzo ancora più urgente sono chiamate le amministrazioni locali. Su queste ultime, infatti, grava la responsabilità di procedere materialmente al superamento dei campi, mettendo in atto percorsi di inclusione abitativa e sociale (soluzioni individuali o per insediamenti di dimensioni ridotte, sostegni per l'affitto, per la ristrutturazione e per l'autocostruzione).
I centri visitati dalla Commissione per i diritti umani nel corso dell'indagine che ha prodotto la risoluzione, elaborata in particolare dalla senatrice Manuela Serra, hanno riportato immagini di degrado estremo, condizioni igieniche precarie, spazi asfittici, in un quadro generale di massima vulnerabilità. Come il campo di Giugliano, in Campania, allestito su una discarica, in completo abbandono e dove vivono centinaia di bambini. O come il "centro di raccolta" di via Visso a Roma, dal nome grottescamente enfatico di "Best House Rom": una serie di loculi privi di aria e di luce all'interno di un magazzino inutilizzato, lontani dall'assicurare condizioni di vita accettabili.
Oggi, finalmente sembra manifestarsi qualche positiva novità. L'assessore alle politiche sociali di Roma, Francesca Danese, ha dichiarato il suo impegno a chiudere la struttura e a garantire agli abitanti di via Visso una sistemazione dignitosa e l'avvio di un percorso condiviso. E il sindaco Marino più volte ha ribadito di voler superare l'attuale sistema, che coinvolge circa ottomila persone.
L'amministrazione comunale di Milano si muove in tale direzione dal 2013, con un piano concreto e ragionevole che si sviluppa attraverso una serie di azioni e interventi graduali, nel segno della legalità e del superamento dell'impostazione assistenzialista. E si hanno i primi piccoli risultati. Come si vede, ci si muove in una prospettiva di radicale mutamento dell'approccio finora utilizzato e della valorizzane, allo stesso tempo, di misure e provvedimenti ispirati da una concreta fattibilità. Non si può fare diversamente.
Per una serie di circostanze, la "questione rom" è diventata in Italia, negli ultimi anni, uno dei fondamentali fattori di allarme sociale, frutto velenoso di una scellerata campagna di colpevolizzazione. Sulla base di alcuni dati incontestabili (tasso di criminalità, sfruttamento dei minori per accattonaggio e gravi ostacoli alla convivenza) si è attivato un meccanismo assai pericoloso di creazione del capro espiatorio. Sarà un'impresa faticosa e dall'esito incerto, ma la sola speranza di "uscirne vivi" è la realizzazione di politiche totalmente nuove e finalmente razionali e intelligenti.
Adnkronos, 14 marzo 2015
Sono quasi 13mila le vittime delle torture inflitte a cittadini siriani dal regime del presidente Bashar al-Assad dall'inizio della rivoluzione fino ad oggi. È quanto è riuscito a documentare l'Osservatorio siriano per i diritti umani, che conta per l'esattezza 12.751 decessi in seguito a torture nelle carceri e nelle celle dei servizi segreti del governo siriano.
In alcuni casi le autorità hanno riconsegnato i cadaveri ai parenti, mentre altre volte le famiglie sono state informate da terzi della morte dei loro congiunti in carcere, oppure il regime ha costretto le famiglie a firmare dichiarazioni secondo cui il decesso sarebbe avvenuto per mano di gruppi armati dell'opposizione.
L'Osservatorio ha messo in evidenza che queste statistiche non includono gli oltre 20mila desaparecidos nelle carceri del regime e dei suoi apparati e le migliaia di persone scomparse durante gli assalti condotti dalle forze governative e dalle loro milizie in diverse aree del Paese dove si sono verificate stragi.
"Noi dell'Osservatorio siriano per i diritti umani ribadiamo la nostra richiesta al Segretario generale dell'Onu e all'Alto commissario per i diritti umani ad agire con maggior serietà e a prodigare il massimo degli sforzi per il rilascio immediato di oltre 200mila detenuti nelle carceri del regime siriano e nelle celle dei suoi apparati di sicurezza", si legge in un appello dell'ong, che cita anche "oppositori politici e attivisti per i diritti umani", tra cui "Abdelaziz al-Khayyir, Khalil Maatouq, Husayn Ayso, Bassam Sohyouni e Mazen Darwish".
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