www.ilfarmacistaonline.it, 14 marzo 2015
Così il Sottosegretario alla Salute è intervenuto ieri in commissione Affari Sociali per rispondere a 3 interrogazioni presentate da Paolo Beni (Pd) e Marisa Nicchi (Sel). Vista l'urgenza della questione, De Filippo ha anche palesato il rischio di "commissariamento delle Amministrazioni che non presenteranno l'elenco delle Rems individuate sul territorio di competenza".
Il prossimo 31 marzo scade il termine previsto per il superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari in favore delle nuove Rems. Per completare la realizzazione delle nuove strutture residenziali sanitarie, tenuto conto dei progetti predisposti dalle Regioni, il Comitato per il superamento degli Opg ha valutato che si sarebbero "ampiamente superati" i termini previsti per legge. "Pertanto si è convenuto sulla assoluta necessità di individuare, con urgenza, soluzioni residenziali transitorie, in strutture da identificare ed allestire in tempi contenuti, per garantire il rispetto della scadenza temporale fissata dalla legge". Così, il sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo, ha risposto ieri in commissione Affari Sociali alla Camera, ha 3 interrogazioni sullo stato di attuazione della legge sul superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari, presentate da Paolo Beni (Pd) e Marisa Nicchi (Sel).
Questo il testo della risposta di De Filippo. "Rispondo in maniera congiunta alle interrogazioni parlamentari in esame, stante l'analogia dei quesiti formulati rispetto alla tematica degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Come previsto dal decreto-legge 31 marzo 2014, n. 52, convertito dalla legge 30 maggio 2014, n. 81, con decreto del Ministro della salute del 26 giugno 2014, è stato istituito presso il Ministero l'Organismo di Coordinamento del processo di superamento degli OPG, da me presieduto. Tale Organismo si è insediato il 2 ottobre 2014 dopo le designazioni delle Regioni e si è successivamente riunito presso il Ministero della salute nelle date del 29 ottobre, 9 dicembre 2014 e, quindi, con cadenza settimanale, nelle date del 15, 22 e 28 gennaio, 5, 12, 19 e 26 febbraio, 5 marzo e si riunirà anche oggi, 12 marzo 2015. Parallelamente, al fine di monitorare con maggiore continuità e intensità le azioni messe in atto dalle Regioni, per rispettare la prevista scadenza del 31 marzo 2015, si sono svolte diverse riunioni di confronto, con gli Assessori alla Salute delle Regioni, e di natura tecnica con la partecipazione di esperti e di dirigenti delle Amministrazioni coinvolte, per verificare puntualmente i problemi ostativi al rispetto delle scadenze previste dalla legge.
Alle riunioni dell'Organismo hanno sempre partecipato i dirigenti del Ministero della giustizia e del DAP che hanno assicurato la massima collaborazione per il conseguimento dell'obiettivo nei termini previsti dalla legge e nella redazione delle relazioni al Parlamento: al riguardo segnalo che la seconda relazione trimestrale, contenente i dati e le iniziative attuate aggiornate fine anno 2014 è stata consegnata ai Presidenti delle Camere da alcune settimane. Stiamo elaborando la terza che verrà consegnata entro fine mese.
Ho voluto dare memore del dibattito parlamentare massima priorità a una questione che ritengo fondamentale per l'azione politica e per consentire con il pieno impegno del Ministero il più celere superamento dei problemi di natura amministrativa che possono ritardare il rispetto delle scadenze previste dalla legge. Ho invitato alle riunioni dell'organismo da me presieduto di volta in volta i rappresentanti della magistratura di sorveglianza, del Ministero dell'economia e del Ministero dell'interno, quindi le amministrazioni coinvolte nell'effettiva applicazione della legge, in più le amministrazioni coinvolte nell'effettiva erogazione dei finanziamenti in conto capitale necessari alle regioni per effettuare la realizzazione delle strutture e dei finanziamenti di parte corrente per il personale che dovrà assistere gli internati considerati dimissibili, l'amministrazione che dovrà coordinare tramite le prefetture la sorveglianza esterna delle REMS.
I nodi cruciali per il raggiungimento dell'obiettivo sono di due tipi: la dimissione dei soggetti internati ma dichiarati dimissibili e la loro conseguente presa in carico da parte dei dipartimenti di salute mentale delle Regioni di residenza; l'accoglienza e l'assistenza dei soggetti dichiarati non dimissibili, in strutture residenziali appropriate (Rems), conformi ai requisiti definiti con il decreto ministeriale 1° ottobre 2012. Con riguardo alla prima problematica, le Regioni hanno effettivamente trasmesso al Ministero della salute, entro i termini previsti, i percorsi terapeutico-riabilitativi individuali di dimissioni delle persone ricoverate negli Opg, e, con il costante monitoraggio messo in atto si è potuto anche constatare la progressiva diminuzione nel tempo dei pazienti in carico presso gli Opg.
Tale diminuzione non può essere attribuita ad una riduzione degli ingressi (che anzi risultano aumentati), a seguito dell'applicazione dei più restrittivi criteri fissati dalla legge, bensì al potenziamento dell'attività dei Servizi territoriali per la salute mentale, che ha favorito e accelerato il numero delle dimissioni e l'avvio di programmi di trattamento, sia in regime ambulatoriale che residenziale. A questo processo ha contribuito anche la prescrizione normativa che considera il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari, quale obiettivo tra quelli valutabili dal Comitato per l'effettiva erogazione dei Livelli essenziali di assistenza, ai fini dell'erogazione della quota premiale del Fondo Sanitario Nazionale prevista dalla legge. Per quanto riguarda il trasferimento degli internati destinatari di una misura di sicurezza detentiva, e socialmente pericolosi presso le strutture a totale gestione sanitaria alternative agli Opg, l'Organismo di coordinamento delle Amministrazioni centrali e Regionali ha valutato che, per completare la realizzazione delle nuove strutture residenziali sanitarie per l'esecuzione della misura di sicurezza, tenuto conto dei progetti a suo tempo predisposti dalle Regioni, valutati e autorizzati dal Ministero della salute con propri decreti, e successivamente rimodulati in base alle nuove esigenze riscontrate, si sarebbero comunque ampiamente superati i termini previsti per legge.
Pertanto, al fine di fronteggiare la complessa situazione descritta, il Comitato ha convenuto sulla assoluta necessità di individuare, con urgenza, soluzioni residenziali 'transitoriè, in strutture da identificare ed allestire in tempi contenuti, per garantire il rispetto della scadenza temporale fissata dalla legge, assicurando, comunque, i necessari ed appropriati interventi terapeutico-riabilitativi in favore dei soggetti ospitati. Per rendere realizzabile la decisione assunta, l'Organismo di coordinamento sta lavorando a tappe forzate e con la massima celerità, in stretto raccordo con le Regioni, e il Ministero della giustizia, anche al fine di risolvere positivamente alcuni aspetti procedurali e il necessario coordinamento tra la normativa sanitaria e quella relativa all'Amministrazione Penitenziaria.
Colgo l'occasione per comunicare che quasi tutte le Regioni hanno già pianificato l'individuazione e l'attivazione delle strutture transitorie di cura con i requisiti di sicurezza, tali strutture sono idonee ad accogliere i pazienti che provengono dagli Opg e gli eventuali nuovi ingressi, entro i termini previsti, fermo restando il proseguimento del programma parallelo di realizzazione delle strutture definitive. Alla data del 27 febbraio 2015 gli internati presenti nei sei Opg operanti nel territorio nazionali sono esattamente 700, 628 uomini e 72 donne. Tra questi 642 persone sono residenti nelle 19 regioni e 2 PP.AA., 58 invece risultano senza fissa dimora. Concludo precisando che in data 5 marzo 2015, ho trasmesso una nota a tutti gli Assessorati per la convocazione, proprio per oggi alle ore 16.00, di una ulteriore riunione dell'Organismo di coordinamento per il superamento degli Opg.
Tale riunione avrà ad oggetto la presa d'atto dell'individuazione, da parte di tutte le Regioni e Province Autonome, delle Rems nell'ambito territoriale di appartenenza, anche ai fini della comunicazione al Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria entro il 15 marzo 2015. È stata mia cura segnalare alle Regioni l'urgenza e la rilevanza della questione, che potrebbe condurre al Commissariamento delle Amministrazioni che non presenteranno l'elenco delle Rems individuate sul territorio di competenza".
Ansa, 14 marzo 2015
"Il risparmio energetico è un tema centrale per il ministero della Giustizia. Stiamo lavorando a una politica energetica diversa per i nostri palazzi, per le carceri e i tribunali. Stiamo valutando come risparmiare".
Lo ha detto il sottosegretario al ministero della Giustizia Cosimo Maria Ferri intervenendo al convegno "Nuove strategie e tecnologie per la produzione di energia", organizzato dal movimento ecologista Fare Ambiente in collaborazione con Enel. Tema centrale del convegno, l'educazione energetica e più in generale ambientale, con l'annuncio di Fare Ambiente Academy, un progetto per sostenere la formazione sull'ambiente nelle scuole in vista dell'ingresso di questa materia, come obbligatoria, nelle aule.
Accanto a ciò, ha sottolineato il presidente di Fare Ambiente Vincenzo Pepe, occorre informare i cittadini, che spesso di fronte a una bolletta sono impreparati: "Dobbiamo sapere da dove viene l'energia che usiamo, come viene prodotta e quali rischi comporta per la salute, in modo da poter scegliere". Nel 2014 circa un terzo dei consumi italiani è stato soddisfatto con energia da fonti rinnovabili, ha spiegato Stefano Tosi, responsabile normativa di settore di Terna. Anche per questo "l'Italia ha bisogno di elettrodotti", per portare l'energia pulita dal Sud, dove è maggiore la produzione, al Centro-Nord, dove è maggiore il consumo.
I consumi, intanto, continuano a calare. Nel gennaio scorso, secondo il Gse, sono scesi dell'1,1% dopo il -3% del 2013. Il calo pone un problema di over-capacity degli impianti ed è in parte legato alla crisi. Tuttavia, ha evidenziato Luca Marchisio, responsabile sostenibilità di Enel, "nelle famiglie e nelle Pmi la riduzione dei consumi è imputabile principalmente all'efficientamento energetico, dagli elettrodomestici alle lampadine". Quel che pare certo è che "non torneremo ai consumi energetici pre-crisi", ha aggiunto il Ceo di Energetic Source Carlo Bagnasco, denunciando un'annosa mancanza, nel Paese, di una strategia e di una pianificazione energetica.
Ansa, 14 marzo 2015
Sono stati riammessi in servizio i 16 agenti di Polizia penitenziaria che erano stati sospesi immediatamente per aver postato commenti e insulti su Facebook su un detenuto suicida. Sei di loro sono tornati in servizio nei giorni scorsi, gli ultimi 10 oggi. Nei loro confronti resta comunque aperto il procedimento disciplinare.
Sulla pagina Facebook di un sindacato del tutto minoritario a metà febbraio scorso qualcuno ha pubblicato la notizia del suicidio nel carcere di Opera di Ioan Gabriel Barbuta, 39 anni, condannato all'ergastolo per omicidio. I commenti alla notizia contenevano insulti e felicitazioni indegne del corpo. Questo il tenore dei commenti che hanno portato la sospensione.
"Meno uno". "A me dispiace per i colleghi che si suicidano per soggetti come questo. Per lui no!", e ancora "chi se ne frega?", "uno de meno che lo stato non ha da magna...". A chi faceva notare che i commenti erano fuori luogo la risposta era chiara: "Lavora all'interno di un istituto. Sono solo extracomunitari. Per fare questo mestiere devi avere il core nero".
Il Giorno, 14 marzo 2015
Ennesima istanza di scarcerazione respinta dai giudici del Riesame di Brescia per Massimo Bossetti, detenuto dal giugno scorso per l'omicidio di Yara Gambirasio.
In carcere da giugno scorso, Massimo Giuseppe Bossetti dovrà restarvi secondo il tribunale del Riesame di Brescia: i giudici hanno respinto l'ennesima istanza di scarcerazione presentata dalla difesa del carpentiere di Mapello accusato di aver ucciso Yara Gambirasio. A Palazzo di Giustizia a Brescia era presente l'avvocato di Bossetti, Claudio Salvagni, che martedì aveva discusso la richiesta di scarcerazione per l'assistito.
Il legale aveva puntato l'attenzione su presunte discrepanze tra l'esito degli accertamenti sul Dna mitocondriale (che non riconduceva all'indagato) e l'esito delle analisi sul Dna nucleare che, invece, secondo le consulenze della Procura, è certamente di Bossetti. Con questa decisione è la quinta volta che Bossetti si vede negare la scarcerazione: due volte dal gip di Bergamo, altrettante dal Riesame di Brescia e, in un'occasione, dalla corte di Cassazione.
La mancata corrispondenza tra il Dna mitocondriale trovato sul corpo di Yara Gambirasio, che non risulta essere di Massimo Bossetti, e quello nucleare, certamente del muratore, "non è dirimente e non scalfisce l'estrema rilevanza e significatività dell'indizio grave", appunto il Dna nucleare. Lo scrive il Riesame negando la scarcerazione a Bossetti.
di Kati Irrente
www.nanopress.it, 14 marzo 2015
Una storia incedibile, raccontata dal settimanale Giallo, che lascia molte domande senza risposta. Lo scorso 12 gennaio 2013 in via Brera, a Milano, fu trovato il cadavere di un uomo, un senzatetto che non aveva documenti di riconoscimento addosso. La polizia locale si mette ad indagare e lo identifica come Alviero Polacco, nato a Vevey in Svizzera il 18 giugno 1945. La polizia locale informa la Asl, viene certificata il decesso anche da parte del Comune. La prassi vuole che qualcuno riconosca il cadavere. Viene chiamato Roberto Polacco, fratello sessantenne di Alviero, che si reca in obitorio.
Anche se i due fratelli non si vedono da dieci anni, Roberto Polacco, forse trascinato dalla suggestione, riconosce, in quegli occhi azzurri del cadavere, quelli di suo fratello, che da tempo aveva fatto perdere ogni traccia, e probabilmente viveva da vagabondo "come uno sbandato per la strada".
Il corpo del morto viene quindi consegnato alla famiglia, che essendo ebrea decide di seppellirlo con rito religioso. Il rabbino si accorge che il cadavere non presenta la circoncisione. Il fratello Roberto spiega il fatto ritenendo probabile che i genitori, profughi ebrei fuggiti dall'Italia, non abbiano avuto il tempo di fare l'operazione. Il corpo viene allora circonciso e sepolto.
Ad un certo punto però, dal carcere di Sanremo parte un telegramma per Roberto in cui si chiede di aggiornare la situazione pensionistica del fratello. Che è vivo e detenuto per furto e ricettazione di opere d'arte. Ora sarà forse la magistratura a chiarire quando e come sia avvenuto l'errore nell'identificazione.
"Abbiamo fatto formale richiesta di accesso agli atti, per capire come una cosa tanto grave sia potuta succedere - dice Domenico Musicco, legale di Roberto Polacco - non escludiamo poi di rifarci, in sede penale o civile, nei confronti del Comune. Il mio assistito ha subito un grave danno morale. È stato erroneamente portato a pensare per due anni che il fratello fosse deceduto". Rimane un quesito: chi è stato seppellito nel cimitero ebraico al posto di Alviero?
di Elisabetta Ponzone
Vita, 14 marzo 2015
L'altra sera al Pime a Milano ho conosciuto Gemma Capra, vedova del commissario Calabresi, ucciso il 17 maggio 1972. È stata una serata bellissima, ho pianto per la commozione. La signora Gemma (che nome bellissimo), con la brava Anna Pozzi del Pime, ha raccontato al pubblico la sua fede e la sua scelta di vivere la vita con gioia. Nonostante la tragedia.
Allora aveva 25 anni, due figli e uno nella pancia. Era mattina, suo marito era sotto casa. È stato freddato con due colpi davanti al suo portone. Non è più tornato in famiglia dai lei e dai suoi figli. La moglie si è seduta sul divano e dice di aver riconosciuto, in quel momento del dolore, la fede. "Ho sentito che Gesù era con me" ha detto. Da allora ha abbracciato la vita e abbandonato il rancore. Io non ce l'avrei fatta. Lei invece ha anche perdonato.
Mi ha colpito molto quando ha ricordato di quando in tribunale ha visto Sofri accarezzare suo figlio chiedendogli di andare via, di non rimanere in quell'aula. "In quel momento - ha detto Gemma - ho riconosciuto anche in Adriano Sofri il suo essere padre, preoccupato che il figlio non sentisse cose troppo brutte. Ho riconosciuto in lui un "pezzetto" di me". Che donna! In quel momento ho ricordato quando Mario, Gabriele, Pino e tutti gli altri ragazzi dentro, in carcere, mi hanno raccontato, con una delicatezza assolutamente inaspettata, dei loro figli. Mi sono ricordata di quanto fossero preoccupati di offrire un futuro migliore ai loro ragazzi. Alla fine non c'è tanta differenza tra padri dentro e fuori.
Gemma ha poi raccontato anche il suo stupore di quando, durante una visita nel carcere di Padova, tre detenuti le hanno spiegato di quanto fosse importante il lavoro che stavano svolgendo all'interno dell'istituto penitenziario e di quanto ne fossero felici.
È da troppo tempo che non scrivo qualcosa qui su Vita. È stato un periodo tanto, tanto pieno di lavoro, di fatica, ma nello stesso tempo di grande soddisfazione. Abbiamo lavorato molto nel laboratorio di sartoria Borseggi nel carcere di Milano-Opera. I ragazzi dentro hanno fatto delle cose bellissime. A volte sono tornati a fine giornata in cella stanchi morti, ma sempre così orgogliosi e felici del loro lavoro. Sono davvero contenta che una donna come la vedova Calabresi abbia nel cuore l'importanza del lavoro in carcere.
PS: per vedere i frutti del lavoro dei nostri ragazzi, dal 13 al 15 marzo, siamo alla fiera di Milano "Fa la cosa giusta!", padiglione 4, settore "economia carceraria".
Ansa, 14 marzo 2015
"Sono 112 le donne adulte detenute in Sicilia di cui sette per associazione mafiosa. Le altre sono state condannate per reati diffusi come maltrattamenti, omicidi o furti. Il 37% è di nazionalità straniera. Queste donne vengono inserite in carceri maschili dove, successivamente, sono state attivate delle sezioni femminili".
Lo ha spiegato Maurizio Veneziano, provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria, durante il convegno "Quando mogli, madri e figlie incrociano il carcere", inserito tra le iniziative promosse dal Comune per il 'Mese delle donnè. "Quindi le strutture non sono pensate per loro - ha aggiunto - avendo un sistema di sorveglianza e uno stile di detenzione più adatta all'uomo. Noi siamo disposti a lavorare per dare un carcere dignitoso, ma dobbiamo segnalare la mancanza di partecipazione e di interesse da parte degli enti locali. Cosa che oggi, con questo convegno, pare voler cambiare".
"Nelle carceri minorili, invece, sono 297 le ragazze detenute, 97 per reati contro il patrimonio, 136 per reati contro la famiglia e la persona e 17 per reati contro le istituzioni - ha detto Angelo Meli, direttore centro per la giustizia minorile di Palermo - con un'incidenza complessiva, sul dato nazionale, dell'11%".
Dire, 14 marzo 2015
Su proposta dell'assessore alla salute, Maria Sandra Telesca, la giunta della regione in Friuli Venezia Giulia ha definitivamente approvato il programma regionale per la realizzazione di strutture sanitarie finalizzate a consentire il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), che a livello nazionale è stato fissato al 31 marzo 2015, come proprio ieri ha ribadito il ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin.
Gli ospedali psichiatrici giudiziari sono istituti che a metà degli anni settanta hanno sostituito i vecchi manicomi criminali. Sono dunque strutture giudiziarie dipendenti dall'amministrazione penitenziaria del ministero della giustizia. In Italia ve ne sono sei (nessuna in Friuli Venezia Giulia); accolgono complessivamente circa 1.500 Detenuti. Anche a causa del loro degrado e della carenza di quegli interventi di cura che avevano motivato l'internamento, nel 2012 ne era stata decisa la chiusura, prevedendo forme di accoglienza che garantissero scenari ottimali di cura, riabilitazione e inclusione sociale.
I cittadini del Friuli Venezia Giulia con problemi di salute mentale autori di reato sono al momento otto, accolti negli Opg di Reggio Emilia e castiglione delle Stiviere. Il programma approvato oggi dalla giunta prevede di poter accogliere complessivamente fino a 10 persone, in tre diverse strutture regionali della rete dei servizi mentali: a Maniago, Udine e Duino Aurisina. Una scelta definita ideale per definire percorsi terapeutici individuali, in una logica di pertinenza territoriale. Complessivamente il programma sarà finanziato con 2.666.000 euro, di cui oltre 2,5 milioni a carico dello stato e 133.000 stanziati dalla regione. (Dire)
Il Tirreno, 14 marzo 2015
In vista del trasferimento dei pazienti psichiatrici autori di reato (al massimo saranno 12) che arriveranno a Volterra l'1 aprile dopo la chiusura dell'Opg di Montelupo Fiorentino l'Asl ha perfezionato i dettagli per l'assunzione di venti nuove figure professionale. Il costo di tale operazione, che decorre dall'1 aprile, sarà totalmente a carico della Regione Toscana. Il progetto presentato dall'Asl 5 avrà una durata triennale e per questo motivo i contratti di assunzione saranno a tempo determinato.
In tutto verranno assunti sei educatori professionali, tre infermieri, uno psicologo, uno psichiatra e sei operatori socio sanitari. Inoltre, sarà assunto anche uno psichiatra per venti ore alla settimana. Solo per questo anno lo sforzo economico da parte della Regione per il reclutamento degli specialisti, che dovranno coprire i turni per 23 ore, sfiora il mezzo milione di euro.
I pazienti saranno ospitati nel padiglione Morel in Borgo San Lazzero, in una porzione inutilizzata che si trova al piano terra. Stiamo parlando di 450 mq dove sono già presenti ambienti per la degenza, ad uso medico e i necessari locali accessori. La nuova struttura andrà a sostituirsi all'ex Opg soppresso, a partire dal 31 marzo, con la legge 81 del 30 maggio 2014. Volterra diventerà il punto di riferimento per l'intera Area vasta (quella del nord-ovest).
I numeri. I lavori di adeguamento del padiglione Morel sono stati già quantificati: serviranno circa 65mila euro per sistemare i locali (si tratta di metterli a norma per poter ospitare autori di reati). Il cronoprogramma per l'attivazione della struttura prevede l'adeguamento dei locali entro il 20 marzo; l'assunzione e la formazione del personale entro il 31 marzo; la pianificazione del percorso e la predisposizione delle procedure e dei protocolli entro il 31 marzo; l'avvio del progetto residenziale invece dovrà essere, per forza di cose, l'1 aprile. Infatti, a quella data i pazienti di Montelupo dovranno aver lasciato l'ospedale psichiatrico giudiziale di Montelupo.
Il progetto prevede anche che il padiglione Morel possa ospitare i pazienti dimissibili dalla Rems (Residenza per Esecuzione di misure di sicurezza) per cui è venuta meno la necessità della misura detentiva pur permanendo l'applicazione di misure di sicurezza ma anche i pazienti autori di reato provenienti dal territorio per i quali l'Autorità Giudiziaria dispone l'invio in struttura per trattamenti riabilitativi con misure di libertà vigilata attenuata ma non di tipo detentivo in alternativa al carcere o alla misura detentiva nella Rems.
di Rosario Pasciuto
Gazzetta del Sud, 14 marzo 2015
La detenuta Giovanna Vinci morì nel 2005 dopo aver ingerito una dose eccessiva di farmaci. In primo grado erano stati condannati a dieci mesi di reclusione per omicidio colposo due psichiatri esterni alla casa circondariale di Gazzi. Oggi sono stati assolti.
La Corte d'appello di Messina ha ribaltato la sentenza di primo grado nel processo per il suicidio nel carcere di Gazzi della detenuta Giovanna Vinci. La donna morì nel 2005 dopo aver ingerito una dose eccessiva di farmaci. Per questo decesso in primo grado erano stati condannati a dieci mesi di reclusione per omicidio colposo due psichiatri esterni al carcere Francesco Chimenz e Linda Di Blasi ed il direttore sanitario del carcere Carmelo Crisicelli.
Oggi la Corte di Appello ha assolto per non avere commesso il fatto Chimenz e Di Blasi (assistiti dagli avvocati Candido e Camaioni) e ha dichiarato la prescrizione per Crisicelli (avv. La Manna) nei cui confronti ha mantenuto la condanna al risarcimento dei danni in favore della parte civile. Il Procuratore Generale Ada Vitanza aveva chiesto per tutti la prescrizione e la condanna al risarcimento dei danni.
Secondo l'accusa iniziale i dottori Chimenz e Di Blasi, che avevano sottoposto a visita Giovanna Vinci poco prima che si suicidasse, non prescrissero la misura di sorveglianza per la donna che solo poco tempo prima aveva già tentato il suicidio ingerendo dei farmaci. Il dottor Crisicelli era accusato di non aver chiesto alla direzione della casa circondariale l'applicazione della sorveglianza a vista della Vinci, unico sistema per impedire il suicidio.
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