di Flavia Perina
La Stampa, 5 luglio 2025
Partiti senza coraggio per paura dell’impopolarità. Il cortocircuito della destra: teorizza i rimpatri, poi approva il decreto flussi. Di immigrati anche legali siamo stufi, devono remigrare (convegno sulla remigrazione, sponsor Lega, un mese fa). Anzi no, ne vogliamo moltissimi, e infatti ne accoglieremo altri 500 mila nei prossimi due anni (ultimo decreto flussi del governo, tre giorni fa). Saranno benvenuti e ai loro figli daremo lo Ius Italiae, cioè la cittadinanza garantita, se fanno le elementari e le medie con profitto (Antonio Tajani, FI, ieri). Anzi no, e per di più le loro figlie, se musulmane e dunque col fazzoletto in testa, a scuola non potranno nemmeno entrare (Silvia Sardone, Lega, sempre ieri).
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 5 luglio 2025
La Corte Costituzionale ha alzato un velo su un’altra zona d’ombra della nostra legislazione: i Centri di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr). Con la sentenza 96/ 2025, i giudici costituzionali mettono a nudo un nodo mai sciolto: come si può privare della libertà personale senza regole chiare su tempi, luoghi e garanzie? Il fatto è noto: chi deve essere rimpatriato finisce nei Cpr, edifici gestiti dallo Stato ma regolati da un insieme di norme - leggi, decreti, circolari, capitolati d’appalto - talmente disomogeneo da costruire, di fatto, protocolli diversi in ogni provincia. La Corte sottolinea che l’articolo 13 della Costituzione non si accontenta di stabilire “quando” lo Stato possa limitare la libertà: pretende che la legge disciplini “come”. E oggi quel “come” è demandato quasi tutto al questore, o finisce in un limbo di direttive ministeriali e regolamenti del 1999 che mancano di ogni dettaglio operativo.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 5 luglio 2025
Intervista al membro del collegio del Garante nazionale dei detenuti, che giudica il provvedimento della Corte costituzionale “una decisione “felpata” in cui il dispositivo è poco consequenziale alle premesse. Così si risolve nella dichiarazione di inammissibilità”. Mario Serio, già ordinario di Diritto privato comparato a Palermo, è membro del collegio del Garante nazionale dei detenuti, in quota 5S. Gli altri due componenti sono l’avvocata Irma Conti e l’ex magistrato Riccardo Turrini Vita, il presidente. Con il manifesto Serio commenta la decisione sul trattenimento dei migranti che la Corte costituzionale ha pubblicato giovedì.
di Flavia Amabile
La Stampa, 5 luglio 2025
A Borgo Mezzanone nel Foggiano vivono duemila lavoratori agricoli: un ghetto di lamiere nella morsa del caldo. La distesa di tetti di lamiera di Borgo Mezzanone è accecante sotto il sole del primo pomeriggio. Non è possibile nemmeno guardarla, figurarsi stare dentro una delle centinaia di baracche di questo ghetto di migranti fra i più estesi d’Europa, un paese che non è un vero paese, dove le regole spesso sono un’opinione ma che con le temperature impazzite di questi giorni fatica anche a ritrovarsi nell’opaco sistema di abitudini che lo hanno guidato finora.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 4 luglio 2025
Un compleanno senza il decreto attuativo che rende operativo il provvedimento. È lil tipico esempio di della distanza tra annunci e (non) attuazione degli annunci. Buon compleanno al decreto-legge n.92 del 4 luglio 2024 sulle carceri, ma ancora senza decreto attuativo che pure era previsto entro 6 mesi: ora, come candelina, il Ministero della Giustizia accenderà forse un’azione disciplinare nei confronti di sé stesso? L’anniversario, infatti, illumina un esempio di disallineamento tra annunci e (non) attuazione degli annunci; di disinvoltura nel passare da una promessa all’altra come da una liana all’altra senza mai atterrare nella realtà; e della contraddittorietà di una politica propensa a rimproverare inadempienze altrui, ma indulgente verso le proprie.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 4 luglio 2025
Il caldo in carcere si trasforma in un’agonia perché gli strumenti per contrastarlo restano un miraggio. A casa possiamo spalancare le finestre, accendere ventilatori o installare condizionatori; dietro le sbarre, nessuna di queste soluzioni è accessibile. Le giornate trascorrono tra fughe disperate sotto la doccia e indumenti inzuppati d’acqua fresca, indossati subito per prolungare un sollievo effimero. In alcuni istituti si arriva a inondare il pavimento delle celle - trasformandolo in un tappeto liquido - o a lasciare rubinetti aperti per raffreddare bottiglie di fortuna: strategie d’emergenza che prosciugano serbatoi già minati da guasti continui e carenze strutturali.
di Valter Vecellio
L’Opinione, 4 luglio 2025
Solo trentasei istituti penitenziari su circa duecento sono relativamente in “regola”: suicidi (di detenuti e operatori), sovraffollamento, mancanza di personale, strutture insalubri. Una situazione che rende impossibile applicare l’articolo 27 della Costituzione: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
di Guido Vitiello
Il Foglio, 4 luglio 2025
Nordio ha annunciato di aver avviato la procedura di acquisto di mille congelatori da installare nei penitenziari. Un’inadeguatezza surreale e una frivolezza insultante. Ma è possibile che gli italiani seguano in maggioranza le convinzioni di Meloni e di Conte, della Verità e del Fatto su quest’atroce emergenza? Se non hanno più pane, che mangino brioche. E se in carcere crepano di caldo, che gli sia dato qualche frigorifero. L’annuncio del ministro Nordio di avere avviato la procedura di acquisto di mille congelatori a pozzetto da installare nei penitenziari “per rispondere concretamente al caldo record di queste settimane” ha quanto meno, nella sua surreale inadeguatezza e nella sua quasi insultante frivolezza, il pregio della fantasia.
di Enrico Bellavia
L’Espresso, 4 luglio 2025
Basta tergiversare vagheggiando altre celle. Servono liberazione anticipata e misure alternative. Condannati dall’Europa, anche di fronte alla vergogna di classifiche che ci relegano in fondo ai Paesi civili, opponiamo solo un fiero tergiversare di fronte a quella che definiamo “emergenza carceri”. Abituati a considerare le celle delle discariche in cui nascondere ciò che riteniamo rifiuti sociali, seppelliamo in loculi da sepolti vivi, non solo l’umanità, ma il nostro stesso interesse. Perché il carcere che incattivisce produce recidiva.
di Davide Traglia
vdnews.it, 4 luglio 2025
In estate, caldo e sovraffollamento trasformano la cella in un inferno. I suicidi aumentano, ma l’assistenza per i detenuti resta un miraggio. Nei primi cinque mesi del 2025, 33 detenuti si sono tolti la vita negli istituti penitenziari italiani. Un numero allarmante, che conferma una tendenza in drammatico peggioramento: il 2024 si era già chiuso con un tragico record di 92 suicidi, il dato più alto mai registrato. Secondo Mauro Palma, ex Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, “il quadro complessivo delle carceri italiane è oggi uno dei peggiori degli ultimi anni”. Negli ultimi due anni e mezzo, spiega a VD News, “i detenuti sono aumentati di quasi 7.000 unità, mentre i posti effettivamente disponibili sono diminuiti”.
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