giornalelora.it, 6 luglio 2025
Lunedì 7 luglio alle 18.30, nella CR Palermo “Ucciardone - Calogero Di Bona” (via Enrico Albanese 3), sarà presentato Past-Art, un progetto di inclusione sociale per il reinserimento lavorativo dei detenuti attraverso le attività e i prodotti realizzati nel pastificio riattivato all’interno della struttura. L’incontro è a numero chiuso, con ingresso a inviti. Past-Art è un’iniziativa promossa da Asterisco con il sostegno di Fondazione Con il Sud, Fondo di beneficenza Intesa Sanpaolo ed Enel Cuore Onlus, e coinvolge 15 persone recluse che hanno ricevuto una formazione specifica per la gestione dell’impianto per la produzione di pasta artigianale.
di Felicita Pistilli e Fabrizio Salvati
L’Osservatore Romano, 6 luglio 2025
Nella casa circondariale di Rebibbia dove Papa Francesco ha aperto la Porta Santa. Al tavolino di un bar, la vista si spalanca sul Colosseo: è da qui che riflettiamo sul senso della libertà. Il panorama si apre largo davanti ai nostri occhi: qualcosa di scontato nella bellezza di Roma. Ma c’è chi il mondo - è questo che pensiamo - lo guarda da una finestra con le sbarre e a mala pena riesce a vedere uno spicchio di cielo. Un mondo a parte: il carcere. Ma in quest’anno giubilare, dedicato alla speranza, proprio in un carcere Papa Francesco ha voluto aprire una Porta Santa.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera
Il rap di Willy Boy, l’ira di Hisham, la morte in cella di Youssef: storie di detenuti, e di operatori, per l’editore il Millimetro Il viaggio di Raffaella Di Rosa nei penitenziari italiani: cocci di esistenze andate in frantumi. Willy Boy dice di avere “preso così tante botte in vita sua da non aver paura di nulla, neanche di morire”. Adesso scrive pezzi rap, da tre anni sta nella comunità di don Claudio Burgio. II primo posto, da quando è nato, in cui ha trovato ascolto anziché violenza. Di anni ne ha 19, madre sparita quando era piccolo e padre in galera da sempre, tante famiglie affidatarie ma nessuna giusta, una pistola tatuata sul braccio.
di Giorgia Serughetti*
Il Domani, 6 luglio 2025
Nel lessico femminista questa parola esprime consapevolezza del carattere non isolato, non episodico, di queste violenze letali, del loro radicamento in pratiche sociali misogine e in contesti di violazione dei diritti delle donne. Cosa resta di tutto ciò se la si riduce a un elemento del codice penale, riducendone l’impatto trasformativo? “Femminicidio” è una parola femminista. Una parola con radici precise nelle lotte che, fin dagli anni Settanta, hanno denunciato la cultura sessista all’origine delle uccisioni di donne per mano maschile.
di Marina Corradi
Avvenire, 6 luglio 2025
Un ragazzo uccide la madre. Ciò che turba ulteriormente è la reazione online. Le maledizioni che fiottano dai social. Per bocca di estranei. Più che un dolore li muove, si direbbe, una viscerale ira. Ha ucciso a coltellate la madre, in un paese della Puglia, pochi giorni fa, per un rimprovero, pare: rientrando tardi non aveva salutato. Ventun anni, fino ad ora Filippo sembrava un ragazzo normale. Non si comprende come un figlio possa uccidere la madre per un nulla. Comunque, subito catturato, ha confessato, e ha ammesso che ci pensava da un po’. Poi ha chiesto perdono al padre, lo ha pregato di non abbandonarlo.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 6 luglio 2025
Il Governo interverrà, non per riportare il sistema nella Costituzione ma per dare una cornice legale alla violazione dei suoi principi. Sul trattamento dei migranti e più in generale sulla condizione dello straniero si gioca la resistenza della nostra democrazia. Partita fondamentale che riguarda tutti nel nostro paese, non alcune centinaia di migliaia di “irregolari”. Ma non c’è consapevolezza della sua importanza, dunque ci avviamo a perderla. Il fatto che la destra usi i “clandestini” come carne da propaganda confonde: un programma illiberale di fondo pare una poco pericolosa incontinenza comunicativa. Il fatto che alla costruzione di un sistema discriminatorio per lo straniero abbiano contribuito diversi governi “democratici” ha narcotizzato le capacità di reazione della sinistra. Troppo poco abbiamo riflettuto sul risultato del quinto referendum.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 6 luglio 2025
Ius scholae Tace lo staff di Meloni. La Lega: “Il ministro degli esteri se ne faccia una ragione”. Ogni estate, e questa non fa eccezione, il vicepremier Antonio Tajani ripropone il dibattito sullo ius scholae, così come la tv le repliche della principessa Sissy. Le ragioni del segretario di Forza Italia per forzare la discussione sono note e diverse (la rivalità con Matteo Salvini e le direttive che gli arrivano dalla famiglia Berlusconi), meno chiara è la sua tattica, se ne ha una.
di Francesca Martelli
L’Espresso, 6 luglio 2025
Forza Italia cercherebbe di distinguersi e guadagnare terreno in vista delle prossime elezioni regionali. Esattamente come poche settimane fa aveva fatto il partito di Salvini in commissione Affari costituzionali in Senato, votando “sì” al terzo mandato. La politica italiana è tornata a discutere della riforma della cittadinanza. In particolare Forza Italia, che ha rilanciato la proposta sullo Ius Scholae per permettere a chi frequenta la scuola per 10 anni in Italia - e con esiti positivi - di diventare cittadino italiano. Attualmente la legge sulla cittadinanza risale al 1992 e la procedura per ottenerla è lunga e farraginosa. Le dichiarazioni sul tema di Antonio Tajani sono piaciute alle opposizioni - che hanno detto tutte di essere disponibili a votare in parlamento la proposta dei forzisti - ma non certo all’alleato leghista, che non è disponibile a trattare sullo Ius Scholae. E anche Fratelli d’Italia la pensa in modo simile: secondo la responsabile immigrazione di fratelli d’Italia Sara Kelany, “la legge sulla cittadinanza va bene così e visto l’esito del referendum, va bene anche così per i cittadini”.
di Lara Zani
rainews.it, 6 luglio 2025
Serracchiani, Pd, qualcosa cambierà. Dreosto, Lega, migranti a casa dei giudici. La legge sul trattenimento dei migranti nei Cpr come quello di Gradisca viola “la dignità della persona trattenuta”. Lo ha stabilito la Corte costituzionale. Per Enrico Sbriglia, garante regionale per i diritti della persona, una questione che emerge a intermittenza a causa di un vuoto normativo che dura dal 1998: “La detenzione amministrativa, in verità, vuol dire carcere senza giustizia, senza processo, ma come risposta amministrativa. Va detto che diversi sono stati, in realtà, gli sforzi per tentare di giurisdizionalizzarla, ma i risultati sono stati inadeguati. Nei Cpr sono perciò collocati gli incollocabili, uomini o donne senza una identità certa”.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 6 luglio 2025
La decisione della Corte d’Appello di Cagliari dopo la sentenza della Corte costituzionale. La sentenza con cui la Corte costituzionale ha accertato l’incostituzionalità delle norme sulla detenzione amministrativa dei migranti, pur dichiarando l’inammissibilità delle questioni sollevate dal giudice di pace di Roma, ha iniziato subito a fare effetto. Il provvedimento della Consulta è stato pubblicato giovedì, meno di 24 ore dopo il primo migrante ha riguadagnato la libertà. Per ironia della sorte è un cittadino albanese.











