di Giuseppe Fin
Il Dolomiti, 4 luglio 2025
Il Cts: “Strada giusta”, ma il Cnca avverte: “No a micro carceri private”. Il tema è quello del sovraffollamento delle carceri, nei giorni scorsi il ministro alla Giustizia a margine di un convegno ha lanciato l’idea di trasferire i detenuti per reati collegati alla tossicodipendenza in comunità terapeutiche per scontare la pena e liberare spazio nelle strutture. Il Coordinamento Nazionale delle Comunità Accoglienti chiede però maggiore chiarezza: “Non vorremmo che si creasse un percorso parallelo a quello che già esiste e funziona”.
di Alessandro Trocino
Corriere della Sera, 4 luglio 2025
Storia delle prime (e a volte ultime volte) fuori dalle prigioni. Quando è uscito dal carcere di San Vittore per la prima volta dopo 17 anni, Pino Cantatore - che ora ha un’azienda con 200 dipendenti - è andato a casa dei genitori e ha spalancato tutti i cassetti: “In cella non ce ne sono di cassetti, a casa quando li ho visti li ho aperti tutti, volevo vedere cosa c’era dentro e mi piaceva anche solo il gesto di tirarli fuori. Quel giorno, tornando in cella, mi hanno dato il permesso per passare dal supermercato a comprare due o tre cose ed ero un po’ preoccupato, perché sono entrato in carcere che c’era la lira ma nel frattempo era arrivato l’euro. Non maneggiavo monetine da 17 anni, figuriamoci i centesimi. Ero stupito dalla quantità di merce che c’era, ho riempito il carrello, ma avevo l’angoscia di non rispettare i tempi di rientro e allora ho lasciato tutta la spesa, e il carrello, e sono corso via”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 4 luglio 2025
Il risultato è tanto scontato quanto però simbolico: ieri mattina dall’aula del Senato è arrivato il via libera all’articolo 2 del ddl sulla riforma costituzionale della separazione delle carriere dei magistrati. Il testo modifica l’articolo 102 della Costituzione precisando che le norme riguardanti la magistratura “disciplinano altresì le distinte carriere dei magistrati giudicanti e requirenti” . Tutte respinte, in precedenza, le proposte emendative delle opposizioni. Assente il ministro della Giustizia Nordio, tra le proteste dei partiti di minoranza.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 4 luglio 2025
Nessuna sorpresa in Parlamento, l’attesa è tutta per la campagna referendaria. Non senza fatica, nella palude dei 1.300 emendamenti dell’opposizione non ancora del tutto scavalcati attraverso il famigerato meccanismo del canguro, ieri il Senato ha dato il suo prima via libera all’articolo due della riforma della giustizia. Il momento si inserisce in una lunga marcia che proseguirà ancora per diversi mesi, ma ha di per sé un forte significato simbolico perché parliamo delle due righe che toccano l’articolo 102 della Costituzione e introduce il concetto di “distinte carriere dei magistrati giudicanti e requirenti”. La seduta è stata sospesa così, lasciando spazio alle dichiarazioni di giubilo della maggioranza e del governo. Il vicepremier Antonio Tajani è raggiante.
di Giulia Merlo
Il Domani, 4 luglio 2025
Approvato al Senato l’articolo che divide i percorsi di giudici e pm, il 17 luglio arriva anche la legge post sentenza Cappato. L’esecutivo continua a considerare la magistratura il suo principale nemico, ma deve tener conto della Corte costituzionale. La giustizia continua a rimanere il vero campo minato per il governo Meloni. Abbandonato qualsiasi aplomb istituzionale, ormai anche la Cassazione è stata trascinata nello scontro tra le parti. Uno scontro che - forse - si placherà solo una volta che la riforma costituzionale della giustizia sarà stata approvata e imbullonata nella Carta con l’esito favorevole del referendum. Fino a quel momento, che i più ottimisti fissano a circa un anno da oggi, la linea del governo e di tutti i suoi principali esponenti politici - il guardasigilli Carlo Nordio in testa - è quello di un confronto muscolare con i magistrati, prendendo a pretesto ogni sentenza sgradita e ogni relazione che si azzardi a sollevare dubbi tecnici sull’operato legislativo della maggioranza. Come ai tempi di Silvio Berlusconi, gli avversari sono le “toghe rosse” e “politicizzate” decise a fare la guerra al governo legittimamente eletto, senza necessità di alcun confronto tecnico e di merito.
di Lina Palmerini
Il Sole 24 Ore, 4 luglio 2025
Con il voto dell’Aula del Senato sulla separazione delle carriere dei magistrati, la maggioranza fa un altro passo deciso verso la riforma della giustizia, l’unica tra le tre promesse in campagna elettorale che sta procedendo. Si è persa quella sull’autonomia differenziata anche dopo lo stop della Consulta mentre sul premierato il rallentamento sembra legato a motivi legati all’opportunità politica. Probabilmente Meloni ha, finora, ritenuto che cambiare le norme costituzionali coinvolgendo anche l’equilibrio di poteri con il capo dello Stato, possa intaccare la sua popolarità che invece tiene bene.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 4 luglio 2025
Parla il giurista Ferrua: “Prima di separare le carriere va ricostituito il modello accusatorio. La Cartabia? Retrograda”. Paolo Ferrua, professore emerito di diritto processuale penale all’Università di Torino, in un suo recente saggio lei parla di “relazione controversa” tra separazione delle carriere dei magistrati e rito accusatorio. Poi dice che con la riforma della giustizia c’è il rischio di affossare questo modello e allo stesso tempo di non realizzare la separazione. Come uscirne?
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 4 luglio 2025
Il tribunale torinese ha depositato le motivazioni della sentenza sul “caso Bigliettopoli”. Nonostante i principali imputati siano stati assolti, i giudici spiegano come si è evoluta la corruzione dal “tardo impero romano” a oggi e si lanciano in commenti etici. “Nel tardo impero romano, e poi per molti secoli a venire, la regola fu quella della sportula: il privato che chiedeva un provvedimento amministrativo era tenuto a consegnare al pubblico funzionario un compenso in danaro o in natura. Il provvedimento amministrativo, infatti, non era oggetto di un diritto del cittadino, ma di una graziosa concessione fatta dal funzionario imperiale al suddito, che era perciò tenuto a sdebitarsi”. Le righe che avete appena letto non sono tratte da un manuale di storia, ma da una sentenza scritta da giudici italiani.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 4 luglio 2025
Il ragazzo aveva tentato di uccidere la madre. La pericolosità sociale non esclude però la misura alternativa che va favorita in un’ottica di recupero. Aveva tentato di uccidere la madre, ospite con il ragazzo e altri tre fratelli minori di una casa di accoglienza. I media avevano parlato di un raptus di follia, per la Cassazione, che accoglie il ricorso del legale del minore, contro la custodia cautelare in carcere, va valutato invece il contesto di estremo disagio familiare in cui l’atto era maturato e che aveva portato alla sospensione della potestà per entrambi i genitori.
di Simona Musco
Il Dubbio, 4 luglio 2025
Per i giudici della Corte costituzionale, la scelta di abrogare il reato non contrasta con la Convenzione di Mérida. Gli “indubbi vuoti di tutela” questione meramente politica. Nessuna violazione della Convenzione di Mérida. Nessuna disparità costituzionale. E nessuna possibilità, per la Corte costituzionale, di sostituirsi al Parlamento nella scelta di abrogare un reato. Con una sentenza densissima e destinata a segnare un precedente importante, la Consulta ha dichiarato inammissibili o infondate tutte le questioni di legittimità costituzionale sollevate da quattordici giudici, compresa la Corte di Cassazione, contro la legge 9 agosto 2024, n. 114, che ha cancellato il reato di abuso d’ufficio dal codice penale. “Né il tenore letterale delle disposizioni della Convenzione di Mérida evocate dai rimettenti, né la loro ratio e collocazione sistematica, né - ancora - i relativi travaux préparatoires supportano in alcun modo la tesi secondo cui dalla Convenzione stessa deriverebbe un obbligo di introdurre il reato di abuso d’ufficio o un divieto di abrogarlo”, scrive la Corte nella sua conclusione.
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