di Giuseppe Ariola
L’Identità, 3 maggio 2025
Rita Bernardini, lei è presidente di Nessuno tocchi Caino. Già solo il nome dell’associazione esprime un concetto fondamentale e troppo spesso ignorato rispetto all’universo delle carceri … Quanto incidono le attività di rieducazione dei detenuti sul loro effettivo reinserimento sociale? “Molto poco perché con il sovraffollamento che c’è, con gli organici ridotti all’osso di agenti penitenziari, educatori, psicologi, mediatori culturali, assistenti sociali, magistrati di sorveglianza, medici e infermieri, la detenzione è un incubo. Pochissimi svolgono lavori qualificanti o accedono a percorsi scolastici di vera riabilitazione. I dati parlano chiaro: i reclusi che scontano l’intera pena in carcere al 60% tornano a delinquere”.
vocididentro.it, 3 maggio 2025
Voci di dentro aderisce alla battaglia di Rita Bernardini affinché venga ripristinata la legalità nelle carceri, quantomeno mediante il riconoscimento di un indulto per coloro che devono espiare una pena residua di 12 mesi. Sono giorni convulsi e carichi di significato per chi si occupa di carcere. Soprattutto per noi di Voci di dentro che dal 2008 ci immergiamo come palombari nella torbida realtà delle prigioni d’Italia, spesso trattenendo il respiro per non essere sopraffatti dall’odore e dai rumori della disperazione che ormai conosciamo bene. Lo facciamo come volontari, qualcuno da ex detenuto, altri per formazione, e non perché siamo “buoni” o, peggio, “buonisti”, bensì perché crediamo che solamente con il contributo della società civile si possa superare il bisogno di vendetta alimentato dal populismo penale che imperversa. Un populismo penale che ha trasformato le carceri in luoghi dove regnano illegalità e sofferenza ben evidenziate dall’alto numero di suicidi e dai continui episodi di autolesionismo: spie di una crisi anche umanitaria.
di Davide Varì
Il Dubbio, 3 maggio 2025
“Perché loro e non io?”, ha detto Papa Francesco uscendo, per l’ultima volta, da un carcere. Una frase decisiva nella sua “semplicità”. Un rovesciamento di ruoli, un ribaltamento di visione tra chi è dentro e chi è fuori, capace di aprire una fenditura nel muro del securitarismo, lì dove trionfa la pena come punizione, vendetta. Una frase ripresa ieri l’altro dalla premier Meloni. Forse non è molto, eppure è pur sempre una crepa nel linguaggio, nella narrazione securitaria e nella retorica punitiva che tiene il carcere incatenato a se stesso come a un destino irredimibile. Un’occasione da prendere al volo - di più al momento non abbiamo - per provare a bandire il termine “edilizia penitenziaria” che richiama alla mente i capannoni in cui si allevano polli da batteria.
agenzianova.com, 3 maggio 2025
“La funzione rieducativa della pena si attua tramite due elementi: il lavoro e l’attività fisica”. Le persone tossicodipendenti “sono più dei malati da curare che dei criminali da punire” e “possono e devono essere detenuti in modo differenziato”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, nel corso di un’intervista all’emittente Padre Pio Tv. “La funzione rieducativa della pena - ha spiegato - si attua tramite due elementi: il lavoro e l’attività fisica. Puntare sull’attività lavorativa per chi sconta una pena significa diminuire le tensioni in carcere, imparare una professione e individuare aziende pronte ad assumere i detenuti appena liberati”.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 3 maggio 2025
Lettera di Alemanno da Rebibbia. L’ex sindaco di Roma nel penitenziario della capitale da quasi 5 mesi, scrive con un altro detenuto al ministro della Giustizia per lanciare proposte contro il sovraffollamento negli istituti. Caro ministro Nordio, nelle celle si muore. Cinque pagine. L’emergenza sovraffollamento nei penitenziari italiani è così grave che non bastano né i moduli prefabbricati, né il riutilizzo degli edifici demaniali. Tantomeno si può attendere “la costruzione delle nuove strutture”. A riaccendere i fari, al di là della retorica governativa pro-carceri seguita alla morte di Papa Francesco, sono due detenuti da Rebibbia, due profili (diversamente) noti: Gianni Alemanno, l’ex ministro ed ex sindaco di Roma per An, e Fabio Falbo, lo “scrivano” di Rebibbia, che si è laureato in Giurisprudenza, sette anni fa, a Tor Vergata. In Italia, oggi, sono oltre 62mila e 400 le persone detenute, a fronte di una capienza regolamentare di 51mila e 280 posti.
di Concita De Gregorio
La Repubblica, 3 maggio 2025
L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno è detenuto perché deve scontare una condanna a 1 anno e 10 mesi. È molto istruttiva la lettera che Gianni Alemanno insieme a Fabio Falbo, che in carcere si è laureato in giurisprudenza, scrive al ministro della Giustizia Nordio. Non solo per quello che dice: il contenuto è sì interessante e drammatico ma chi di noi non sa che le galere italiane sono sovraffollate, che le condizioni di vita in cella sono spesso insostenibili e che difatti i suicidi sono all’ordine del giorno, letteralmente. Avvengono ogni giorno. Persone del calibro di Luigi Manconi ne hanno fatto una missione di vita, deputati e senatori hanno presentato negli anni interrogazioni e proposte, associazioni di familiari e i detenuti stessi hanno denunciato portando evidenze. Pochissimo è cambiato.
di Paolo Doni
laprovinciaunicatv.it, 3 maggio 2025
La protesta degli avvocati, che per tre giorni si asterranno dalle udienze per contestare il nuovo Decreto Sicurezza, non solo alza il velo su una condotta funambolica, sulla quale giuristi e professori di diritto hanno rilevato profili di incostituzionalità, ma punta anche il faro su una concezione della pena sempre più “carcerocentrica” e sempre più distante dalla realtà. Molto si è scritto sulla spregiudicatezza di procedere per Decreto su un tema così delicato, cancellando di fatto mesi di iter parlamentare (durante i quali non erano mancate le critiche, anzi). Meno si è detto sul merito del dispositivo, che introduce una serie di nuovi reati e, rispetto ad alcuni già esistenti, aumenta i termini della detenzione in carcere. Misure adottate in coerenza con quella che è stata, fin dall’inizio, l’impronta di questo governo, che a più riprese ha sostenuto l’idea che pene più severe sono la migliore risposta al deficit di sicurezza della società.
di Agnese Pellegrini
Famiglia Cristiana, 3 maggio 2025
Anche tre giorni prima di morire, papa Francesco ha voluto raggiungere i detenuti di Regina Coeli, proseguendo una tradizione che ha segnato tutto il suo pontificato. Dal lavaggio dei piedi nel 2013 alla Porta Santa nel carcere di Rebibbia, fino alla proposta di condono nel Giubileo della Speranza: il suo è stato un magistero che ha restituito dignità a chi è rinchiuso, invocando misericordia e giustizia riparativa contro ogni vendetta.
di Marina Lomunno
La Voce e il Tempo, 3 maggio 2025
Tra le rose bianche lasciate accanto alla tomba di “Franciscus”, nella Basilica di Santa Maria Maggiore da senza fissa dimora, migranti e transessuali ci sono quelle di alcuni detenuti, tra coloro che sentiranno più la mancanza di papa Bergoglio. È nel carcere romano di Regina Coeli, che lo scorso 24 aprile, Giovedì della Settimana Santa, il Papa, 5 giorni prima della sua morte, in carrozzella, il volto provato dalla malattia, ha stretto la mano ai reclusi, ha firmato la Bibbia a chi gliela porgeva, ha consegnato a tutti un rosario, per tutti ha avuto una parola di consolazione. L’unico suo rimpianto - ha confessato uscendo - non aver potuto celebrare la Lavanda dei piedi come fece altre volte ha fatto durante le sue visite dietro le sbarre nella Settimana Santa.
di Cataldo Intrieri
Il Domani, 3 maggio 2025
Se le leggi riflettono lo spirito del tempo e la psicologia della politica il messaggio sotteso all’idea del decreto non è semplicemente quello di suggerire una reazione decisa al crimine quanto quello di incutere timore. Scrive lo storico statunitense Timothy Snyder che “gran parte del potere dell’autoritarismo è ceduto volontariamente. In tempi come questi, le persone anticipano ciò che un governo più repressivo vorrà, e si offrono spontaneamente, senza che venga loro chiesto. Un cittadino che si adatta in questo modo sta insegnando al potere ciò che può fare”. Non ce ne accorgiamo ma progressivamente, non solo nell’America di Donald Trump ma anche nell’Italia governata da Giorgia Meloni, anche se può sembrare impercettibilmente, si restringono spazi importanti di libertà.
- Tagliarsi per farsi ascoltare, punirli per farli tacere
- “Macché sicurezza, il Dl è il più grande attacco alla libertà di protesta”
- La protesta e l’impegno dei penalisti
- Verso la sentenza che può cambiare tutto: è legittimo fare ricorso per accedere alla giustizia riparativa?
- La “vendetta” contro Cospito: gli negano anche i libri











