giustizianews24.it, 23 agosto 2025
Nei giorni caldi delle polemiche sulle mille disfunzioni delle carceri italiane, segnate profondamente da suicidi e problemi di sicurezza (in pochi giorni quattro detenuti sono evasi da Poggioreale e Bolzano), arrivano le dichiarazioni del procuratore di Napoli Nicola Gratteri ad alimentare nuove discussioni sulla vita all’interno degli istituti di pena. In una intervista rilasciata pochi giorni fa, Gratteri non ha usato mezzi termini. “Preoccupato? Certo che lo sono. E come si fa a non esserlo, di fronte alla situazione delle carceri? Basta entrarci e capisci”.
di Alice Dominese
Il Domani, 23 agosto 2025
Le detenute trans versano nelle “condizioni più sfavorevoli in assoluto”, come riporta Antigone. A Ivrea uno dei pochi istituti in Italia. Cosa accade in carcere alle persone transgender? A Ivrea - circa 50 chilometri a nord di Torino - si trova uno dei sei istituti di pena che (su 189) in Italia ospitano una sezione dedicata a persone transessuali. Si tratta di una popolazione detenuta composta in media da sette donne trans, in prevalenza di origine straniera, collocate all’interno del carcere maschile della città. In base alla riforma dell’ordinamento penitenziario introdotta nel 2018, “anche laddove la persona abbia ottenuto la rettificazione degli atti anagrafici, l’unico criterio di assegnazione dell’amministrazione penitenziaria resta quello legato all’apparato genitale”, spiega l’associazione Antigone. “Per questo oggi in Italia, a meno che non sia stato effettuato un intervento di chirurgia di genere, le donne trans sono collocate in istituti maschili e gli uomini trans in istituti femminili”.
di Angelo Andrea Vegliante
abilitychannel.tv, 23 agosto 2025
E chi ci pensa alle persone con disabilità in carcere? Bella domanda, a cui sembra le istituzioni non sappiano dare una risposta concrete. È quanto emerge da un’analisi collettiva, in cui abbiamo analizzato report, dati e testimonianze. Se in linea generale le persone con disabilità sembrano messe ai margini della società, i detenuti disabili vivono condizioni ancora peggiori. Dopo aver letto il nuovo report dell’Associazione Antigone, “L’emergenza è adesso”, basato su 86 visite effettuate negli ultimi 12 mesi negli istituti penitenziari italiani, ci siamo chiesti quali fossero le condizioni delle persone con disabilità in carcere. Ciò che è venuto fuori è un quadro assolutamente disumano. Innanzitutto, abbiamo contattato l’Associazione Antigone per avere il quadro della situazione, la quale ci ha scritto che il problema principale sta nella mancanza di un censimento completo e aggiornato a livello nazionale dei detenuti con disabilità. Di fatto, non esistono accordi specifici tra il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) e il Sistema Sanitario Nazionali (SSN) sulla raccolta di dati in merito.
Bennardo Bommarito, cieco e sulla sedia a rotelle, che pericolo costituisce per la nostra sicurezza?
di Emiliano Silvestri
L’Unità, 23 agosto 2025
Ha 89 anni, da 33 è rinchiuso in carcere e ora si trova nella Casa di reclusione di Opera, alle porte di Milano; i compagni di pena lo chiamano “Zio Bennardo”. Da otto anni è assiduo frequentatore dei laboratori di Nessuno Tocchi Caino - luogo di dialogo tra detenuti e “liberi”; spazio di ricerca, individuazione e ricostruzione - per gli uni, non di rado anche per gli altri - della propria identità.
di Luca Muglia
Il Dubbio, 23 agosto 2025
A distanza di un anno dalla improvvisa scomparsa del presidente del collegio del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, il calabrese Felice Maurizio D’Ettore, mi preme rivolgere ed esprimere qualche pensiero in ricordo della sua memoria. Avvocato e docente universitario stimato ed apprezzato, negli otto mesi di mandato che hanno preceduto la sua scomparsa D’Ettore ha svolto un ruolo di grande rilievo, impresa non facile e per niente scontata ove si consideri l’encomiabile lavoro svolto negli otto anni precedenti dal suo predecessore. Ma al di là dell’infaticabile impegno istituzionale e delle indiscusse capacità professionali, D’Ettore era anche e soprattutto una persona onesta, ironica e di grande umanità.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 23 agosto 2025
Gratteri, il frontman dell’Anm, in una campagna mediatica permanente La prima pagina del Dubbio di ieri aveva un titolo e un argomento curioso, e gustoso, per chi sia preoccupato del pessimo meccanismo mediatico che polarizza da decenni il rapporto tra i poteri della politica e quello della magistratura: “L’Anm arruola Gratteri - Sarà lui il frontman per il no alla separazione delle carriere”. Il procuratore di Napoli, figura mediaticamente arcinota fin dai tempi delle indagini, non tutte coronate dal successo, in Calabria, è notoriamente contrario a praticamente ogni virgola della riforma Nordio.
di Entico Bellavia
L’Espresso, 23 agosto 2025
È una resa dei conti con i magistrati: la riforma della giustizia non la renderà più efficiente. C’è qualcosa di profondamente evidente nella foga con cui il governo Meloni sta spingendo la cosiddetta riforma della giustizia che non riforma un bel niente. Lascia intatti i problemi che ne intralciano il corso - dai tempi alla macchina, dagli organici all’arretrato, dall’iperproduzione normativa al disastro penitenziario - e, ancora una volta, interviene per segmenti, la separazione delle carriere, inceppando un meccanismo già farraginoso, con il pastrocchio di un doppio Csm per sorteggio e l’Alta corte disciplinare.
di Antonella Ferrara e Luisa Cirillo
lamagistratura.it, 23 agosto 2025
Paola Cervo è giudice di sorveglianza a Napoli ed è componente della Giunta esecutiva centrale dell’Anm. A lei chiediamo una valutazione sulla riforma Nordio. Quali sono le maggiori criticità del ddl costituzionale che ha già ottenuto i primi due passaggi in Parlamento? “Il disegno di legge costituzionale non è una riforma ma è un un atto di strabismo istituzionale. Perché non si può parlare di riforma della giustizia senza parlare di giustizia civile. E invece questa riforma non ne parla. Perché non genera risorse. Perché non accelera i tempi dei processi. Perché è un pot pourri. E per accorgersene basta ascoltare le istanze di chi la sta sostenendo. È una riforma nella quale si va a toccare l’architrave di un ordinamento, la Costituzione, senza avere una visione chiara.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 23 agosto 2025
Intervista ad Antonio Di Pietro, per il quale “la separazione delle carriere è la naturale e logica conseguenza della riforma del 1988 e dell’art. 111 Cost. sul giusto processo”. L’annullamento dell’arresto di Manfredi Catella certifica che nessuna delle sei misure cautelari disposte dal gip su richiesta della Procura milanese è stata confermata dal Tribunale del Riesame. Secondo lei, con la separazione delle carriere il presunto appiattimento del gip sull’accusa ci sarebbe stato comunque? Non credo ci sia un appiattimento del gip sul pm dovuto all’unicità delle carriere. Penso che debba esserci la separazione delle carriere in quanto colui che entra nel palazzo di giustizia deve avere la percezione concreta che avrà a che fare con due organi diversi. L’appiattimento c’è stato in passato e ci sarà pure in futuro perché è legato all’indipendenza che ogni giudice ha o meno in cuor suo. Quello che invece vorrei sottolineare rispetto a questa vicenda è un altro aspetto.
di Fabrizio Costarella e Cosimo Palumbo*
Il Dubbio, 23 agosto 2025
In questi giorni agostani, rarefatti e sospesi, nei quali quella che si chiama “opinione pubblica” è, giustamente, interessata alle varie vicende belliche internazionali e, sul piano interno, alle involuzioni della ennesima inchiesta “... poli” della Procura di Milano, vorremmo idealmente vestire i panni di un moderno Catone Censore. Non per dire, ovviamente, che Cartagine è ancora pericolosa e deve essere cancellata, ma per ricordarvi che le recenti riforme legislative in materia penale sono ispirate dalla logica della prevenzione e sono, dunque, l’anticamera di una assai prossima illiberalità.
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