casertanews.it, 22 agosto 2025
Il Garante dei detenuti Don Salvatore Saggiomo: “Celle sovraffollate, ambienti surriscaldati, scarsa ventilazione, condizioni igieniche precarie: tutto ciò contribuisce a un clima sempre più teso e potenzialmente esplosivo”. “La situazione all’interno del Centro Penitenziario di Santa Maria Capua Vetere è ormai insostenibile: emergenza sanitaria e sovraffollamento stanno mettendo a dura prova la dignità umana, la sicurezza e il diritto alla salute delle persone ristrette e di chi lavora nell’istituto”. A dichiararlo è don Salvatore Saggiomo, Garante dei diritti delle persone private della libertà per la provincia di Caserta, a seguito di un sopralluogo effettuato nella struttura.
di Nicola Sorrentino
Il Mattino, 22 agosto 2025
Non c’è solo il problema dei droni che trasportano droga (l’ultimo intercettato dagli agenti conteneva dello stupefacente, bilancino e sim telefoniche) o delle piazze di spaccio che si creano di volta in volta nella struttura, o la violenza nelle celle e gli sforzi del personale, sempre attento e vigile ma nei numeri insufficiente. Nel carcere di Fuorni la vera bomba pronta ad esplodere è il sovraffollamento e le condizioni, connesse, dei detenuti, che si associa pericolosamente ad un rischio concreto di suicidio.
di Thomas Usan
La Stampa, 22 agosto 2025
La visita dei Radicali nell’istituto penitenziario di Quarto: “Ci sono stati dei miglioramenti ma non bastano”. “I detenuti hanno rimandato indietro il carrello del pranzo per protestare contro la scarsa qualità del cibo e per i problemi strutturali dell’istituto: muri ed edificio sono da rinnovare”. A raccontarlo è Daniele Robotti del Partito Radicale, che ieri mattina ha visitato il penitenziario di Quarto, frazione di Asti, per l’iniziativa “Ferragosto in carcere”. Il carrello è dedicato a coloro che non hanno la possibilità di farsi portare il cibo dai famigliari dall’esterno e di conseguenza non possono cucinarsi pranzo e cena in autonomia.
grossetonotizie.com, 22 agosto 2025
Ieri mattina, il consiglio direttivo della Camera penale di Grosseto ha svolto un sopralluogo nel carcere del capoluogo maremmano. “Anche in questo anno l’inaccettabile numero di suicidi in carcere, le condizioni disumane in cui vivono i detenuti ed il disinteresse delle forze politiche - si legge in una nota del consiglio della Camera penale di Grosseto -, ha spinto l’Unione delle Camere penali italiane a riproporre l’iniziativa ‘Ristretti agosto’, al fine di mobilitare, proprio nel periodo estivo, le singole Camere penali territoriali, effettuando visite agli istituti penitenziari locali, con il coinvolgimento di parlamentari”.
di Maria Cinzia Zanellato*
Avvenire, 22 agosto 2025
Nei laboratori del “Due Palazzi” di Padova si intrecciano storie bibliche e storie dei reclusi. La sfida: avvicinare, tramite pratiche teatrali, alla giustizia riparativa. E la Scrittura si rivela “parola viva” per persone di religioni e culture diverse. Dal 2005 curo la direzione artistica di “Teatrocarcere Due Palazzi” alla casa di reclusione di Padova. Al centro della progettualità vive il concetto di recupero della relazione come presupposto all’inclusione sociale, sia tra le persone detenute che tra la realtà carceraria e l’esterno mediante attività artistiche, culturali e di valenza civile.
di Roberto Ciccarelli
Il Manifesto, 22 agosto 2025
Una delle ragioni per leggere “Nell’occhio dell’algoritmo. Storia e critica dell’intelligenza artificiale” (Carocci, pp. 267, euro 29), il libro scritto dal Matteo Pasquinelli è lo smontaggio della propaganda sull’intelligenza artificiale ispirata al mito capitalista dell’automazione totale, un genere di grande successo funzionale alla vendita di costosi gadget digitali, alla capitalizzazione di borse e al rafforzamento di un potere oligarchico delle Big Tech, azioniste influenti dell’Impero guidato da Donald Trump.
di Riccardo Benotti
Corriere della Sera, 22 agosto 2025
L’accessibilità era un fatto non uno slogan. Nessuno era “aggiunto” all’evento: eravamo tutti parte della stessa esperienza, malati o in carrozzina, con pari dignità e possibilità di partecipare”. Da giornalista in incognito, al Giubileo dei giovani non ho avuto bisogno di mimetizzarmi. La carrozzina, in mezzo a migliaia di ragazzi, mi ha reso uno di loro. Sono partito da piazza di Cinecittà nel primo pomeriggio, insieme a gruppi provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo. La strada verso Tor Vergata era un via vai continuo: navette gialle in arrivo e in partenza, volontari che indicavano le direzioni, ragazzi che pregavano, parlavano o semplicemente aspettavano di ripartire.
di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 22 agosto 2025
Esistono sconfitte che contengono, seppure in potenza, risvolti positivi, storie che si evolvono in modo da ribaltare il corso degli eventi. Lo sgombero del Leoncavallo è una vendetta del governo contro un luogo storico dell’opposizione sociale. Ed è inequivocabilmente una sconfitta della quale chiunque, a sinistra, dovrebbe assumersi la sua parte di responsabilità. Ma è anche una delle occasioni propizie per far scattare il contropiede. Sia chiaro: siamo di fronte a un arretramento oggettivo. Ma lo sfratto senza colpo ferire di una casamatta della sinistra sociale merita di essere indagato perché mostra i segni di una riscossa possibile. Per motivi storici, fu proprio da uno sgombero di un altro agosto milanese del 1989 che si dipanò un grande movimento, e per contingenze politiche e sociali. Per comprenderlo è necessaria una sana dose di ottimismo della volontà, ma non solo quella.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 22 agosto 2025
Salvataggio di Mediterranea in zona Sar libica. I dieci lanciati in acqua da un’imbarcazione veloce che poi si è allontanata. L’ong: “Vicenda che illumina sui rapporti tra mafie, trafficanti e sedicente Guardia costiera”. Ha effettuato il suo primo salvataggio la Mediterranea Ship, la nuova nave dell’omonima ong italiana in precedenza appartenuta alla tedesca Sea Eye. La nave si trovava circa a 30 miglia a nord di Tripoli, in zona Sar Libica, quando intorno alle tre di notte di ieri è stata affiancata da un assetto di tipologia militare che ha gettato in mare dieci persone per poi allontanarsi. “Come se fossero rifiuti” ha commentato l’ong.
di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 22 agosto 2025
“Qui non ci sono avvocati, non ci sono telefonate, non ci sono giudici, non c’è niente. L’unica cosa che avete è quello che indossate e quello che sta dentro la cella”. Benvenuti al Cecot, la prigione dei morti viventi. Non è un film dell’orrore ma una fotografia del carcere del Salvador dove vengono rinchiusi in maniera per lo più illegale le migliaia di immigrati espulsi dagli Stati Uniti. Il Cecot - il Centro per il Confinamento del Terrorismo - è stato progettato per l’internamento di massa dei membri delle bande più violente e pericolose di El Salvador, un simbolo dell’approccio intransigente del presidente Nayib Bukele all’ondata di omicidi ed estorsioni che aveva terrorizzato il Paese. Da quando è stata aperta nel 2023, le autorità sono state reticenti sulle condizioni di detenzione della più grande prigione dell’America Latina, già denunciate da diverse ong. Quindi ci sono poche informazioni disponibili su ciò che accade dietro i muri di cemento e le recinzioni elettrificate. Bukele è anche un fervente ammiratore di Donald Trump con il quale ha uno stretto rapporto e non mancano i reciproci elogi pubblici. Ma dopo la denuncia di un gruppo di cittadini venezuelani (almeno 250), espulsi dagli Stati Uniti, e rinchiusi nel Cecot a marzo, per un accordo come parte della campagna del presidente Trump di deportazioni di massa di migranti, la verità sta venendo a galla e con essa i racconti dell’inferno vissuto in questo carcere.
- Stati Uniti. Dentro la macchina delle espulsioni
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- L’appello. “Liberate i leader cristiani detenuti in Eritrea”
- Il populismo penale e i morti in carcere
- Carceri affollate e suicidi, la strada difficile del ddl “salva-detenuti”









