di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 30 aprile 2025
La questione non è solo etica o sanitaria. È una questione di intelligenza politica. Chi entra in carcere, nella stragrande maggioranza dei casi, poi torna nella società. Un detenuto vaccinato è un cittadino più protetto. E una comunità più sicura. Per questo motivo sono state pubblicate le prime linee guida a livello europeo per rafforzare i servizi vaccinali negli istituti penitenziari. Il documento, intitolato “Rafforzare i servizi vaccinali negli istituti penitenziari: linee guida di sanità pubblica”, è il risultato del progetto RISE-Vac (Reaching the hard-to-reach: increasing access and vaccine uptake among prison populations in Europe), finanziato dal 3° Programma Salute dell’Ue e coordinato dall’Università di Pisa.
di Marco Carta
La Repubblica, 30 aprile 2025
La storia di Claudio, ex detenuto. In carcere per reati fallimentari, Claudio Bottan incontra Papa Francesco nel 2016 durante il Giubileo dei detenuti. Nel 2020, poi, viene ricevuto a Santa Marta. Insieme alla sua compagna Simona Anedda racconta la sua storia nelle scuole e nelle università. “Ero abituato a comprarmi tutti con i miei soldi, i miei affetti, le amicizie, quelli che mi stavano intorno. In carcere nel 2016 ho incontrato Papa Francesco e la mia vita è cambiata. Qualche anno dopo gli scrissi una lettera per dirglielo, e lui mi ha voluto vedere di nuovo”. Ci sono storie come quella di Claudio Bottan che non entrerebbero in un romanzo.
di Angela Stella
L’Unità, 30 aprile 2025
A lanciarlo A Buon Diritto, Acli, Antigone, Arci, Cgil, Cnca, Forum Droghe, L’Altro Diritto, La Società della Ragione, Ristretti Orizzonti. Partito ieri il digiuno a staffetta contro il Decreto Sicurezza, che proseguirà fino al 30 maggio, vigilia della manifestazione nazionale a Roma. A lanciarlo le associazioni A Buon Diritto, Acli, Antigone, Arci, Cgil, Cnca, Forum Droghe, L’Altro Diritto, La Società della Ragione, Ristretti Orizzonti. L’azione collettiva prende il via accogliendo anche l’invito di Don Ciotti a digiunare contro le leggi ingiuste, e raccogliendo l’iniziativa lanciata dall’ ex sottosegretario alla Giustizia Franco Corleone, in digiuno dal 13 aprile al venerdì prima di Pasqua.
di Andrea Pugiotto
L’Unità, 30 aprile 2025
Oltre 270 costituzionalisti, l’Anm, l’Ucpi. E quando era ancora un disegno di legge, anche l’Osce, il Consiglio d’Europa e l’Onu. Un coro unanime di allarme e denuncia per le violazioni contenute nel provvedimento del governo che baratta la sicurezza dei diritti con un diritto alla sicurezza arbitrario, simbolico, repressivo. Come combatterlo?
di Montesquieu
La Stampa, 30 aprile 2025
Se è vero, e lo è sacrosantamente, che al verificarsi di forzature istituzionali di particolare gravità l’insieme dei costituzionalisti deve fare corpo, sostituirsi alle voci dei singoli, e prendere pubblica, ufficiale, preoccupata posizione, si deve apprezzare che ciò sia successo quando il già inquietante disegno di legge “sicurezza”, nel mezzo di un laborioso cammino parlamentare, è stato inopinatamente trasformato, previa acrobatica trasfusione, in un decreto legge. Con quale improvvisa, quasi esplosiva presenza dei requisiti richiesti dalla Costituzione si può ben immaginare. Correggendo però un antico e saggio proverbio, è il caso di dire che, in questa circostanza almeno, il buon giorno si può vedere non solo dal mattino; ma anche dal pomeriggio, quando una denuncia come questa si è materializzata, rispetto alla crisi annosa in cui versano le Camere. Pomeriggio inoltrato, addirittura.
di Angelo Picariello
Avvenire, 30 aprile 2025
Documento dei giuristi. Il testo proposto da tre presidenti emeriti della Consulta (Zagrebelsky, Silvestri e De Siervo) e gli ex vicepresidenti Cheli e Maddalena, ha già superato le 3mila firme. Sono già 3.500, in continuo aumento, le firme in calce all’”appello per una sicurezza democratica” lanciato da un gruppo di 236 giuristi, fra cui tre presidenti emeriti della Consulta, contro il “decreto legge sicurezza” per i profili di incostituzionalità che ancora conterrebbe, malgrado le modifiche dopo la sua trasformazione dall’iniziale ddl.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 30 aprile 2025
“Nessuno dei nuovi reati e nessuno degli spropositati aumenti di pena contenuti nel decreto Sicurezza modificheranno qualcosa sotto il profilo della sicurezza reale. Con un provvedimento che appare violare numerosi princìpi costituzionali (come proporzionalità, ragionevolezza, offensività e tassatività), il governo incide sulla sicurezza percepita, ammettendo la propria impotenza rispetto al controllo dei fenomeni criminali, ben sapendo che non sono certo gli aumenti di pena a dissuadere gli autori dei reati”. Lo dichiara, intervistato dal Foglio, Francesco Petrelli, presidente dell’Unione delle camere penali italiane (Ucpi), che proprio per protestare contro l’adozione di “politiche securitarie e carcerocentriche inutili e inique” ha deliberato tre giorni di astensione, dal 5 al 7 maggio, con una manifestazione nazionale a Roma.
di Emilio Minervini
Il Dubbio, 30 aprile 2025
La modalità con cui è stato approvato il decreto sicurezza è un vero e proprio “scippo alle Camere”. Non ha dubbi Roberta Calvano, ordinario di Diritto Costituzionale, che parla di “salto di qualità” di questo governo riguardo all’utilizzo della decretazione d’urgenza.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 30 aprile 2025
Le opposizioni hanno presentato mille emendamenti e ci vorrebbero sei mesi per esaminarli tutti: la maggioranza garantirà il confronto o forzerà la mano? La maggioranza è a un bivio: garantire il confronto sulla riforma costituzionale della separazione delle carriere al Senato o mettere in atto qualche forzatura del regolamento per arrivare quanto prima all’approvazione, sacrificando il dialogo con le opposizioni. Nel primo caso per i partiti azionisti del Governo Meloni c’è il rischio, come ipotizzato dal presidente della commissione Affari costituzionali Alberto Balboni ieri su questo giornale, che per votare i mille emendamenti presentati da Pd, Movimento Cinque Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra si impieghino addirittura sei mesi.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 30 aprile 2025
Non funziona se resta monco sia di informazione per chi lo deve indossare, sia di formazione per chi ne deve controllare gli avvisi. Il paracadute è una bella sicurezza, ma, se sull’aereo lo si butta in mano al passeggero senza istruzioni d’uso e senza che a terra ci sia poi chi dia assistenza, non evita ci si sfracelli. Stesso rischio corre il braccialetto elettronico se resta monco sia di informazione per chi lo deve indossare, sia di formazione per chi ne deve controllare gli avvisi.
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