di Claudio Del Frate
Corriere della Sera, 23 agosto 2025
Accolto il ricorso degli ambientalisti: a rischio le Everglades. Il provvedimento ordina anche di smantellare una serie di impianti e strutture del carcere. Un giudice federale di Miami ha dato l’ordine lo stop al trasferimento di altri detenuti nel famigerato carcere per immigrati “Alligator Alcatraz”. Il provvedimento ordine inoltre di rimuovere entro 60 giorni una serie di strutture, ad esempio recinzioni, impianti di illuminazione, di raccolta dei rifiuti e di non allestire nuove tende o alloggi. Nella sentenza del giudice del tribunale distrettuale, Kathleen Williams, ha stabilito che la struttura stava causando danni gravi e irreparabili alle fragili Everglades della Florida. Williams ha anche osservato che un piano per trasformare il sito in cui è stata costruita la prigione in un enorme aeroporto turistico era stato respinto negli anni 60 a causa del danno che avrebbe causato al territorio e al delicato ecosistema.
di Youssef Hassan Holgado
Il Domani, 23 agosto 2025
Il rapporto delle Nazioni Unite: “È una carestia provocata dall’uomo”. Netanyahu reagisce parlando di “bugia assoluta”. Fao, Oms, Wfp e Unicef chiedono un cessate il fuoco immediato e una “risposta umanitaria senza precedenti”. A Gaza mezzo milione di persone, di cui 132mila bambini sotto i 5 anni, muore di fame per colpa delle autorità israeliane. Come se non bastassero le immagini circolate negli ultimi mesi di minori, donne e anziani ridotti all’osso, ora c’è la conferma ufficiale proveniente da un organismo delle Nazioni Unite. Per la prima volta il rapporto dell’Integrated food security phase classification (Ipc) dice che a Gaza è in corso una carestia (ieri altre due persone sono morte per fame). Secondo il report, l’insicurezza alimentare ha raggiunto il livello massimo di gravità a Gaza City e dintorni, ma entro la fine di settembre raggiungerà “condizioni catastrofiche” anche a Deir al-Balah e Khan Younis.
di Valerio Fioravanti
L’Unità, 23 agosto 2025
L’Iran ha 90 milioni di abitanti e ad oggi ha compiuto l’esecuzione n° 904 del 2025. Nel mese di luglio, ha calcolato Iran Human Rights (e la cifra coincide perfettamente con i dati di Nessuno tocchi Caino), sono state messe a morte 110 persone. L’anno scorso, nel mese di luglio, le esecuzioni erano state “solo” 48. Secondo le Ong dei dissidenti iraniani, è evidente che la cosiddetta “guerra dei 12 giorni” con Israele ha messo paura al regime degli Ayatollah, e il regime a sua volta vuole mettere paura (di più, se ce ne fosse bisogno) alla popolazione, che non si faccia venire in mente di rivoltarsi. Questa è una teoria molto diffusa tra tutti gli analisti, ma stride con un altro dato.
di Gianpaolo Catanzariti
Il Dubbio, 22 agosto 2025
Il Ministro Nordio minimizza sui suicidi, il procuratore Gratteri invoca nuovi penitenziari e il segretario dell’Anm Maruotti nega l’incidenza dell’abuso della custodia cautelare sulle condizioni di sovraffollamento. La calura estiva e la stasi ferragostana non hanno arrestato le solite “parole in libertà” di chi forse, nel visitare un penitenziario, si sarà soffermato nelle stanze ben tenute degli amministrativi, per qualche foto di rito, con dietro le bandiere istituzionali che, per il degrado delle nostre carceri, meriterebbero di essere perennemente poste a mezz’asta.
di Luciano Capone
Il Foglio, 22 agosto 2025
Il segretario dell’Associazione nazionale magistrati Rocco Maruotti sostiene che “la custodia cautelare non incide sul sovraffollamento” e così accusa di fake news il presidente Parodiche solo qualche mese fa ha detto che la soluzione al sovraffollamento passa anche dalla “riduzione del ricorso alla custodia cautelare in carcere”. L’Associazione nazionale magistrati (Anm), impegnata a pieno regime contro la riforma della giustizia, arriva a un doppio sdoppiamento: dalla realtà e da se stessa. In un’intervista ad Avvenire di due giorni fa sul sovraffollamento carcerario e l’emergenza suicidi tra i detenuti, il segretario generale dell’Anm Rocco Maruotti arriva a sostenere che “la custodia cautelare non incide sul sovraffollamento”.
di Paolo Comi
L’Unità, 22 agosto 2025
Dopo l’intervista del procuratore di Napoli, che aveva legato le morti in cella alla prepotenza dei boss, la dura replica di Petrelli: “Analisi fumosa e poco credibile”. I suicidi nelle carceri italiane sarebbero determinati dal fatto che i detenuti “di alto spessore” sono soliti dare ordini “ai più deboli”, come ad esempio “l’ambasciata all’esterno”, “il trasporto di un cellulare”, “la custodia di un’arma”. Ciò determina che i detenuti “più fragili”, non avendo via d’uscita, si sentono “schiacciati”: rischiano infatti di incappare in “infrazioni disciplinari” se vengono scoperti o di mettere a repentaglio la propria “incolumità personale” se si rifiutano di obbedire ai boss. A dirlo è Nicola Gratteri, procuratore di Napoli, in una intervista a tutto campo rilasciata questa settimana al quotidiano La Repubblica.
di Daniele Magliocchetti
cityrumors.it, 22 agosto 2025
“Utilizzare le caserme dismesse? Ma per favore… e chi ci va se mancano gli agenti anche per far funzionare gli istituti penitenziari?”. Il sovraffollamento delle carceri è un problema serio, non da adesso ma da diversi anni. Quello che non torna è che sono anni che c’è questa situazione e si dibatte su come risolverlo, ma alla fine si torna sempre al punto di partenza. I numeri sono agghiaccianti con un percentuale del circa 200% di persone che sono all’interno dei penitenziari ma non si fa nulla. Doveva essere l’estate per cercare di trovare un modo, una maniera ma alla fine “solo parole, nient’altro che parole che non hanno portato a nulla”, la severa presa di posizione di Roberto Giachetti deputato di Italia Viva che più di tanti altri avverte il problema, molto più grave di quello che si pensa.
di Margherita Abis
L’Espresso, 22 agosto 2025
Un recluso su cinque fa uso di psicofarmaci, più di uno su tre di ipnotici. La salute mentale dietro le sbarre non è un diritto. E i farmaci diventano la soluzione per tutto. Il 12 per cento della popolazione detenuta in Italia presenta una diagnosi psichiatrica grave. È una percentuale in aumento e fotografa una delle criticità più profonde e strutturali del sistema penitenziario: la gestione della sa- Iute mentale. Il disagio psichico in carcere si muove lungo due direttrici. Da una parte ci sono persone che entrano già con patologie pregresse, spesso legate a condizioni di marginalità, dipendenza, povertà.
di Camillo Cantarano e Delia Cascino
L’Espresso, 22 agosto 2025
Tanto la premier, quanto il ministro Carlo Nordio nel suo piano carceri di luglio hanno ribadito l’impegno ad agevolare il passaggio dei detenuti tossicodipendenti alle comunità di recupero. Ma, in assenza di altri interventi, le Comunità terapeutiche non sono pronte. Questione di cifre e non solo: la platea di tossicodipendenti in carceri idonee per un percorso di cura in comunità comprendeva il 29 per cento del totale a fine 2023, ovvero 17.400 detenuti circa. I posti letto disponibili nelle strutture, però, sono 13.000. “Dire: faremo una lista di strutture per ricevere i detenuti, non basta - dice Massimo Barra, direttore della fondazione Villa Maraini, che si occupa di terapia e cura di dipendenze a Roma dal 1976 - noi non chiudiamo mai, abbiamo un presidio che può garantire cure 24 ore al giorno sette giorni su sette a 30 persone, ma ci mancano risorse.
di Paola Canevini*
Corriere della Sera, 22 agosto 2025
Ogni anno nelle 190 carceri italiane transitano circa centomila detenuti. Oltre al sovraffollamento, l’emergenza del disagio psichiatrico. Il dato è aggiornato al 31 luglio scorso: 62.569 le persone detenute quel giorno nelle 190 carceri d’Italia. Complessivamente - tra quelle che ci entrano, quelle che ne escono e quelle che ci restano - ogni anno ve ne transitano circa centomila. Più di una su tre è detenuta per reati legati alla droga e una quantità compresa fra il 35 e il 50 per cento ha problemi legati all’uso di sostanze. A questo si sovrappone l’uso di psicofarmaci prescritti in carcere: secondo il Rapporto Antigone 2025 quasi il 45% dei detenuti assume sedativi o ipnotici, due su dieci prendono antidepressivi, stabilizzanti dell’umore o antipsicotici. Il sovraffollamento aggrava tutto con 748 posti a San Vittore per oltre 1.100 detenuti, 918 posti Opera per più di 1.300 persone effettive, 1.267 a Bollate per quasi 1.400. Più della metà dei ristretti, per esempio a San Vittore, ha problemi di disagio psichico o veri e propri disturbi psichiatrici. Molti portano con sé traumi legati a storie di migrazione.
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