di Loretta Napoleoni*
Il Fatto Quotidiano, 25 agosto 2026
Così è cambiata la geografia del narcotraffico globale. Negli ultimi vent’anni l’Europa ha superato gli Stati Uniti come principale mercato mondiale della coca. Per capire i pericoli della globalizzazione per lo stato di diritto in un mondo dove non esiste global governance, non c’è storia migliore di quella del narcotraffico della cocaina. Dopo l’11 settembre 2001, con l’approvazione del Patriot Act e il conseguente inasprimento dei controlli statunitensi sulle transazioni in dollari, le rotte della cocaina hanno subito una mutazione strategica. Il tradizionale flusso verso il mercato americano dalla Colombia è diventato più rischioso, costringendo i cartelli latinoamericani a guardare altrove alla ricerca di nuovi mercati.
di Paolo Fallai
Corriere della Sera, 25 agosto 2026
Trump disse di essere imprevedibile. Infatti ha annunciato dazi che poi ha sospeso, ha distrutto alleanze decennali e ha minacciato apertamente paesi di solito piccoli e deboli. Dovremo trattare con un po’ di cautela la parola “coerenza” che ai nostri occhi rappresenta tutto quello che sta unito e non è in contraddizione. La nostra coerenza è figlia di un vocabolo latino composto, cohaerens, con il verbo haerere “essere unito, attaccato”, preceduto dal prefisso “co”, insieme. Un significato senza sfumature: la fedeltà di una persona ai propri principi, la conformità costante tra le sue parole e le sue azioni.
di Paolo Venturi
Avvenire, 25 agosto 2026
Da Gaza alle tragedie di casa nostra, si avverte la stanchezza di restare umani in una società che esalta efficienza e individualismo, generando una vera e propria anestesia morale. Viviamo immersi in un tempo in cui tutto ci appare visibile, eppure nulla ci attraversa davvero. Siamo esposti - ogni giorno, ogni ora - a notizie, immagini, testimonianze di dolore. Eppure la realtà, quella viva e drammatica, non ci scuote più. La guardiamo, ma non ci guarda. Ci sfiora, ma non ci ferisce. È come se un vetro spesso ci separasse dal mondo: vediamo tutto, ma non sentiamo più niente. Non si tratta solo di indifferenza, ma di qualcosa di più profondo, più inquietante: una forma di anestesia collettiva. Un ottundimento morale che ci impedisce di provare compassione, di lasciarci interrogare dalla sofferenza dell’altro. Non siamo diventati cinici, ma stanchi.
di Andrea Lavazza
Avvenire, 25 agosto 2026
Ci abbiamo provato, è andata male. Di più non si poteva fare. Il maggiore pericolo di disaffezione a una causa è il fallimento dei tentativi (almeno in apparenza) robusti e sinceri di risolverla una volta per tutte. Dopo le speranze alimentate dal vertice di Anchorage tra Donald Trump e Vladimir Putin e dal summit alla Casa Bianca con Volodymyr Zelensky e i principali leader europei (Spagna esclusa), la guerra è continuata come e peggio di prima nel gelo delle ultime dichiarazioni del presidente russo e anche di quello americano. Facile ora cadere nello sconforto e lasciare che la tragedia ci scivoli addosso. Il mondo cattolico venerdì si è mobilitato per la pace con gli strumenti della preghiera e del digiuno. Un segno forte che tuttavia ha lasciato tanti indifferenti, disillusi da quella che è apparsa una recita diplomatica tra leader poco interessati a porre fine ai combattimenti, destinati perciò a proseguire fino alla vittoria per consunzione di una parte sull’altra.
di Gloria Bertasi
Corriere della Sera, 25 agosto 2026
I genitori di Alberto Trentini: “Possiamo solo immaginare la gioia di riabbracciare i propri cari dopo tanto tempo”. Il cooperante veneziano è in carcere da nove mesi: iniziative alla Mostra del Cinema. Alcuni detenuti liberati dalle carceri venezuelane del presidente Nicolas Maduro e la famiglia di Alberto Trentini (con l’avvocata Alessandra Ballerini che li assiste da novembre) torna a redarguire il governo a fare la sua parte. Il cooperante veneziano arrestato a metà novembre mentre si trovava in Venezuela nel ruolo di coordinatore di campo per l’ong internazionale Humanity & Inclusion è in carcere da 281 giorni, senza imputazione e senza aver mai potuto incontrare nessuno. Si trova a El Rodeo a Caracas e lì, il 10 agosto, ha compiuto 46 anni. “Apprendiamo la positiva notizia della liberazione di alcuni prigionieri Italo venezuelani. Possiamo solo immaginare la felicità delle famiglie nel poter riabbracciare i propri cari finalmente liberi. Ed una felicità che vorremmo poter condividere anche noi - dice la famiglia - Alberto è carcere da oltre nove mesi e nessuno ancora lo ha potuto visitare. Esigiamo che il nostro governo concretizzi finalmente gli sforzi per portare a casa Alberto. Ogni giorno in più di detenzione e di attesa produce intollerabile sofferenza. Confidiamo nell’azione urgente della Farnesina e dell’inviato speciale. Liberare Alberto deve diventare la priorità per chi ha il potere riportarlo a casa”.
di Gian Luigi Gatta*, Cesare Parodi**, Francesco Petrelli***
Corriere della Sera, 24 agosto 2025
Lettera aperta ai presidenti del Senato e della Camera, al presidente del Consiglio dei ministri e al ministro della Giustizia. L’emergenza dei suicidi in carcere - 56 dall’inizio dell’anno, 7 dei quali ad agosto - indice di inaccettabili condizioni di vita dei detenuti, impone di portare ancora una volta con urgenza alla vostra attenzione la drammatica situazione di sovraffollamento che contraddistingue la realtà italiana.
di Marco Neirotti
La Stampa, 24 agosto 2025
“Non siamo bestie ma esseri umani”, scriveva nei giorni scorsi un detenuto: “La politica è andata in ferie, lasciandoci come cani abbandonati”. Parole che annegano nel web: “Siete in vacanza tutto l’anno, mantenuti da noi!”. Una lieve protesta nel carcere di Asti e la visita del Radicale Daniele Robotti scatenano un colpo di spugna sulla storia del diritto. Tra sberleffi (“Rinchiudiamo anche i Radicali con loro”) spunta voglia di lager: “Per me possono dormire 40 in 3 metri quadri e mangiare un tozzo di pane ogni due mesi”. “Se non mangiano risparmiamo”, “Paghiamo le tasse per mantenerli”. Addestrata all’odio e alla sopraffazione, la società non approva una condanna nei limiti del vivere civile.
di Paolo Rossetti
ilsussidiario.net, 24 agosto 2025
Intervista al Viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto. Solo il 2% dei detenuti con un lavoro commette ancora reati, motivo in più per fare del carcere un’occasione di fattiva riabilitazione. Finora solo un terzo dei reclusi accede al lavoro, anche se il ministero ha appena emanato un decreto, animato da fondi europei, per incrementare le attività nell’area trattamentale. Un piano che va di pari passo con una strategia per ridurre il sovraffollamento, puntando, fra l’altro, su soluzioni alternative per chi è tossicodipendente e sulla diminuzione dei detenuti in custodia cautelare. Un impegno che vede sullo sfondo i grandi temi del dibattito sulla giustizia, la separazione delle carriere prima di tutto e, in stretta connessione, i rapporti politica-magistratura.
approdocalabria.it, 24 agosto 2025
Ha suscitato notevole clamore la diffusione della notizia che Piromalli Antonio, detenuto al 41 bis, considerato il capo di una potente cosca mafiosa, abbia chiesto di potersi cucinare la cena in cella dopo le 22, senza alcuna limitazione di orari, ottenendo un netto rigetto dalla Cassazione sul presupposto che ai detenuti al 41 bis tale prerogativa fosse preclusa. Abbiamo chiesto al suo difensore di fiducia, l’avv. Domenico Infantino del Foro di Palmi, delucidazioni su tale vicenda: “La notizia diffusa da qualche organo di informazione di una richiesta del mio assistito di poter fare la spaghettata di mezzanotte, a mo’ di privilegio, è tanto falsa quanto grottesca. Ai detenuti al 41 bis, a differenza di quelli del circuito alta sicurezza, presso la casa circondariale di Parma dove Piromalli Antonio è recluso è fatto divieto assoluto di tenere in cella anche dopo le ore 20 il fornellino, la caffettiera ed il pentolame, per disposizioni della direzione del carcere (tra le ore 20 e le ore 7 non è possibile prepararsi nemmeno una semplice bevanda calda).
di Francesco Bei
La Repubblica, 24 agosto 2025
Franco Bonisoli era nel commando che rapì Moro. Il padre di Giorgio Bazzega fu ucciso da Walter Alasia. L’incontro al Meeting Cl. È il 15 dicembre del 1976. “Mio papà, Sergio Bazzega, maresciallo dei servizi antiterrorismo, va a eseguire l’arresto di un ragazzo brigatista, Walter Alasia, in un palazzone di Sesto San Giovanni. Il ragazzo reagisce, è armato, mio padre impugna il mitra ma si trova davanti, nella sua linea di tiro, i genitori di Walter. Li avrebbe colpiti, decide quindi di non sparare e provare a disarmarlo, ma l’altro reagisce e gli spara in un punto vitale. Alasia salta dalla finestra, i colleghi di papà gli sparano alle gambe e la versione ufficiale è che lo abbattono perché aveva provato a colpire degli infermieri che volevano salvarlo.
- Cremona. Muore nel carcere per inalazione di gas, ipotesi suicidio
- Treviso. Presidio per Danilo Riahi, suicida nel carcere minorile
- Bologna. “Quasi 800 detenuti, al carcere della Dozza, la situazione è esplosiva”
- Ferrara. La visita in carcere: “Nelle celle 380 detenuti”. Allarme sovraffollamento
- Pescara. L’ordine degli avvocati: “Ecco le criticità presenti nel carcere di San Donato”









