di Maurizio Ferrera
Corriere della Sera, 28 agosto 2026
Non esistono “due sinistre”: identità, inclusione e redistribuzione stanno insieme. Come può la sinistra riformista rispondere alle domande di parità delle identità discriminate senza smarrire la propria vocazione egualitaria e universalista? Nate nel Partito democratico americano, queste domande sono ormai entrate anche nel dibattito europeo. Sulla scia delle critiche di Conte agli eccessi della cultura woke, nell’ultima settimana si è acceso anche in Italia un confronto che ripropone lo spettro delle “due sinistre”: una più sensibile ai diritti civili, alle identità e all’inclusione; l’altra alle disuguaglianze materiali, alla redistribuzione e ai diritti sociali.
di Igiaba Scego
La Stampa, 28 agosto 2026
D., un amico di lunga data, sta per lasciare l’Italia per sempre. Sono andata giorni fa a salutarlo con una mia cugina. Sprizzava energia e progettualità da tutti i pori. Dopo 16 anni lontano da casa, questo novello Odisseo, ora ha deciso di tornare nella sua Itaca, Mogadiscio. E come Odisseo tornerà a casa cambiato. D. è arrivato in Europa con il barcone, dopo tre anni in una prigione libica dove è stato torturato e dove la sua famiglia è stata ricattata dalle mafie delle migrazioni per rilasciarlo. Dopo quell’inferno una volta affrontato il Mediterraneo e approdato a Lampedusa, la sua unica voglia era rifarsi del tempo perduto.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 28 agosto 2026
Il collettivo italiano Autistici/Inventati sanzionato dagli Usa: “Aiutano gli Antifa”. Per uscire dall’elenco dei cattivi deve fare abiura. Uscire dalla lista statunitense delle organizzazioni terroristiche non è difficile. Basta compilare un modulo online e lì dichiararsi ravveduti del proprio comportamento. Bizzarrie legate all’assurdità intrinseca della guerra che l’amministrazione Trump sta facendo agli “Antifa” e in generale a tutti quei gruppi “di sinistra” ritenuti responsabili di chissà quali violenze nel paese. Autistici/Inventati, in questo contesto, è accusato di offrire infrastrutture digitali a questi “gruppi violenti”. Da qui la sua messa al bando, che prevede il congelamento di tutti i suoi beni patrimoniali che si trovano sotto la giurisdizione degli Usa o comunque a entità e società statunitensi e il divieto di effettuare qualsiasi transazione. Di mezzo ci vanno le persone che legalmente rappresentano la piattaforma, cioè gli appartenenti all’Associazione Investici che rappresenta il collettivo per questioni legali e burocratiche.
di Andrea Capocci
Il Manifesto, 28 agosto 2026
Cosa avrà fatto mai il collettivo Autistici/Inventati per guadagnarsi la “designazione speciale di terrorista globale”? Le accuse del Dipartimento di Stato Usa parlano di antifascismo, l’ultimo spettro della destra Maga: “il Collettivo A/I offre i suoi strumenti e servizi solo a soggetti appartenenti alla sinistra radicale”. Tuttavia, come il lettore sa bene, è facile imbattersi in antifascisti veri e presunti anche in piattaforme commerciali come Instagram, Facebook o X, eppure Mark Zuckerberg ed Elon Musk non sono sanzionati per i servizi offerti. Utilizzare una infrastruttura online per diffondere posizioni dissidenti o comunicare atti illegali, ben più odiosi di quelli addebitati al movimento antifa, non ha mai portato a simili conseguenze. I precedenti non mancherebbero: basti pensare ai numerosi massacri trasmessi in diretta social dai killer stessi. Qual è dunque il vero delitto commesso dal collettivo Autistici/Inventati?
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 28 agosto 2026
Fino al 1978, quando l’aborto in Italia era ancora illegale, le donne abortivano lo stesso, di nascosto, mettendo a rischio la propria vita. Ora che in Italia morire per scelta è legale solo un po’, cioè non sempre è punibile per chi ti aiuta, le persone scelgono di morire lo stesso. Ma spesso devono andarsene altrove, oppure ci riescono qui, ma ci mettono molto più tempo, passando per tribunali e sofferenze di troppo. Questo non vuol dire che dovremmo abolire ogni divieto, anche se i divieti non aiutano quasi mai. Ma vuol dire che i diritti sono fatti così: spesso si affermano nella società prima che la politica riesca a sancirli. A dimostrarlo sono i casi, le storie di vita vera che anticipano o negano le leggi scritte. Sul fine vita non si è mai riusciti a farne una, ma le regole ormai sono abbastanza chiare: le ha stabilite la Consulta nel 2020 con la sentenza 242 Cappato/Dj Fabo, secondo la quale può richiedere il suicidio assistito il paziente che sia affetto da una patologia irreversibile, che sia in grado di autodeterminarsi, che reputi le proprie sofferenze fisiche e psicologiche intollerabili, che dipenda da “trattamenti di sostegno vitali”.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Riformista, 27 agosto 2026
Per risolvere il sovraffollamento carcerario, è tornato di grande attualità in questi giorni il dibattito sull’esecuzione penale esterna, l’altra faccia del sistema detentivo. Con l’aumento, voluto dalla riforma Cartabia, delle misure alternative (dalla messa alla prova, alle pene sostitutive), il lavoro degli assistenti sociali è diventato allora sempre più importante. Il problema è che anche qui bisogna fare i conti con una cronica carenza di personale. I numeri restituiscono la dimensione del fenomeno. Secondo le statistiche più recenti del Ministero della giustizia, a fine luglio le persone complessivamente prese in carico dagli Uepe erano oltre quota 100 mila.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 27 agosto 2026
Trenta giorni per intervenire sul sovraffollamento delle carceri, rafforzare le misure contro gli autolesionismi e rendere pubblici i dati sulla situazione degli istituti penitenziari. È quanto chiede il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito al capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Stefano Carmine De Michele, con una diffida, firmata dal segretario Maurizio Turco e dalla tesoriera Irene Testa, notificata il 25 agosto e inviata per conoscenza anche al ministero della Giustizia. L’atto non si limita alla denuncia dell’emergenza carceraria, ma punta a trasformare la richiesta di intervento in un vero e proprio procedimento amministrativo.
di Alice Caputo
giornalelavoce.it, 27 agosto 2026
Il sindacato della polizia penitenziaria chiede di ricostruire l’intera catena della sicurezza, dalla vendita di accendini e cartucce di gas fino ai materiali presenti nelle celle. Gli incendi scoppiati all’interno delle carceri italiane aprono un nuovo fronte sul tema della sicurezza e delle responsabilità. Dopo gli episodi registrati negli istituti di San Vittore, Sassari, Pordenone, Viterbo, Alessandria e Ivrea, l’Osapp, Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria, ha deciso di chiedere accessi civici per approfondire quanto avviene prima, durante e dopo un’emergenza legata al fuoco. Al centro dell’iniziativa c’è la volontà di ricostruire l’intera catena delle decisioni che riguardano la prevenzione degli incendi negli istituti penitenziari, senza concentrare l’attenzione esclusivamente sull’operato degli agenti chiamati a intervenire quando le fiamme sono già divampate.
di Irene Testa e Claudio Cugusi
sardegnanotizie24.it, 27 agosto 2026
Gianni Alemanno, ex ministro delle Politiche Agricole ed ex sindaco di Roma, due mesi fa è uscito dal carcere di Rebibbia dove si trovava dal dicembre del 2024. “Esco dal carcere da innocente. Ho fatto un anno e mezzo ingiustamente. Ho visto e conosciuto una realtà terribile, che è una vergogna per la Repubblica Italiana, dove perde la faccia. Non viene data la possibilità di rifarsi una vita”, aveva dichiarato dopo essere tornato in libertà. Irene Testa di Radio Radicale lo intervista insieme a Claudio Cugusi sulla vita carceraria e sui possibili rimedi alle condizioni disumane di chi vive oltre le sbarre. L’intervista completa andrà in onda giovedì alle 19 su Radio Radicale, nel programma “Lo stato del diritto”.
di Franco Insardà
Il Dubbio, 27 agosto 2026
“Lo Stato fallisce quando perde l’obiettivo della rieducazione della pena, senza consentire prospettive”. Le parole dell’avvocata Ambra Giovene, storico legale di Domenico Papalia, raccontano più della sua morte di qualsiasi cronaca giudiziaria. Perché Papalia, 81 anni, è morto dopo quasi mezzo secolo trascorso in carcere, gran parte dei quali al 41-bis, e solo quando la malattia era ormai arrivata alla fase terminale ha potuto lasciare la cella e trascorrere qualche giorno accanto ai familiari. Sono state tante negli ultimi anni le richieste di liberarlo da Nessuno Tocchi Caino, ai Radicali ad altre associazioni e quotidiani. “Cinquanta anni effettivamente vissuti in carcere danno purtroppo la misura di quel fallimento”, dice Giovene.
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