di Annachiara Valle
Famiglia Cristiana, 14 febbraio 2024
Ogni anno in Italia quasi mille imputati finiscono in carcere per poi essere assolti. “Troppi gli sbagli nel corso delle indagini”, spiega la Garante dei detenuti, “per questo servono maggiori tutele e garanzie”. Se le statistiche saranno rispettate, Beniamino Zuncheddu è stato il primo di altri sei innocenti che ritroveranno la libertà in questo 2024. In media sette l’anno sono, infatti, gli errori giudiziari, cioè i casi di chi, dopo essere stato condannato in via definitiva, viene assolto nel processo di revisione. A gennaio, a vedersi riconosciuta l’innocenza, è toccato al pastore sardo che ha passato 32 anni in cella. Condannato all’ergastolo con l’accusa di essere l’autore della strage di Sinnai (Cagliari) dell’8 gennaio del 1991, è entrato in carcere a 27 anni e ne esce a 59. Una vita distrutta. Una storia clamorosa, la più lunga tra gli errori giudiziari riconosciuti, che ha subito suscitato dibattito.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 14 febbraio 2024
Il pubblico ministero del processo contro Alessia Pifferi, accusata di aver fatto morire di stenti sua figlia, ha aperto un processo parallelo contro l’imputata, il suo avvocato e due psicologhe. La protesta di penalisti e operatori carcerari. È esplosiva la situazione al Palazzo di giustizia di Milano dopo l’iniziativa del pm Francesco De Tommasi sul caso di Alessia Pifferi, la donna sotto processo per omicidio pluriaggravato per aver lasciato morire di stenti, nel luglio 2022, la figlia Diana di 18 mesi, abbandonandola in casa per sei giorni. Il pm ha messo sotto indagine la legale dell’imputata, l’avvocato Alessia Pontenani, e due psicologhe del carcere di San Vittore che in una relazione avevano attestato un deficit cognitivo per Pifferi. La decisione ha spaccato la procura di Milano e ha prodotto la sollevazione di penalisti e operatori carcerari.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 14 febbraio 2024
Italiano, 64 anni, era in semilibertà. Si è tolto la vita nel pomeriggio di ieri nel carcere Don Bosco di Pisa. È il diciannovesimo suicidio nelle carceri italiane dall’inizio dell’anno (l’ultimo caso domenica scorsa a Terni), una media che rischia di far diventare il 2024 l’anno più terribile di sempre per i sucidi tra le sbarre. Il recluso si trovava dallo scorso dicembre al Don Bosco, dove era arrivato in seguito a un trasferimento dal penitenziario Gozzini di Firenze. Era in regime di semilibertà, quindi poteva saltuariamente uscire durante la giornata. La sua pena sarebbe terminata nel 2027.
di Angiola Petronio
Corriere di Verona, 14 febbraio 2024
Sasha Alexander, 38 anni. Ucraino, un lavoro regolare, una figlia e una moglie che lo aveva denunciato per maltrattamenti. Incensurato, Sasha, fino al momento in cui è finito in carcere per quelle violenze. È la sua la quinta lapide piantata a Montorio in due mesi. Sua la quinta vita che da quel carcere e dal mondo se n’è andata volontariamente. Ci aveva già provato Sasha a farla finita, tagliandosi la gola, l’8 gennaio. Ci è riuscito 11 giorni fa, impiccandosi in cella.
di Angiola Petronio
Corriere di Verona, 14 febbraio 2024
Flavio Tosi e Patrizia Bisinella in visita al carcere. “Il Comune si attivi di più”. “Ho preso a spanne le misure delle docce. Hanno il muro e si riempiono di acqua e muffa perché non sono piastrellate. I detenuti mi hanno detto che i lavori li fanno loro, sostenuti anche dalla direzione, ma gli mancano i materiali. M’impegno a fare da portavoce e a trovare piastrelle, colle e raschiatori”. E lo ha fatto ieri, l’onorevole e coordinatore regionale di Forza Italia, Flavio Tosi. “Portavoce” delle due masse che formano il magma della casa circondariale di Montorio. La massa “presente”, anche troppo, nei numeri. E quella “evanescente”. La massa dei detenuti in sovraffollamento. E quella, asfittica e sfrondata, di chi li deve gestire nella detenzione. Le ha toccate con mano, ieri, quelle due masse Flavio Tosi.
di Michele Passione
Il Dubbio, 14 febbraio 2024
Le immagini di quel pestaggio che fa scempio della dignità umana ci riguarda tutti, oltre l’indignazione. Che dura solo un attimo. 3 aprile 2023, il giorno dell’orrore. Le immagini del carcere di Reggio Emilia, dove dieci poliziotti penitenziari hanno fatto scempio della Dignità dell’uomo e della divisa che indossano, hanno qualcosa di surreale.
di Irene Carmina
La Repubblica, 14 febbraio 2024
Il Garante dei detenuti di Siracusa gli fa visita nel carcere di Augusta. Pianista, 66 anni, viene ormai alimentato soltanto via flebo. Non mangia e non beve da quasi due mesi. Da quando è stato condannato all’ergastolo, Giulio, 66 anni, ha deciso di lasciarsi morire nel carcere di Augusta, in cui è detenuto. Se è ancora vivo è solo grazie a una soluzione fisiologica salina che gli viene somministrata via flebo giorno e notte, nel reparto di Psichiatria dove è ricoverato.
di Franco Corleone
Messaggero Veneto, 14 febbraio 2024
I detenuti si sentono soli e abbandonati, per questo chiedono di incontrare e parlare con chiunque sia disponibile ad ascoltare senza giudicare. Compilano un modello (una volta si chiamava domandina) indirizzato alle associazioni di volontariato, al garante, alle educatrici, alla direttrice e alla comandante. Sono messaggi dal pozzo, da un buco nero, da un luogo senza luce e senza speranza. Un non luogo.
di Daniela Fassini
Avvenire, 14 febbraio 2024
L’ordinanza dell’ufficio di sorveglianza del capoluogo toscano: dieci mesi in meno. Scatta l’effetto domino: già in 200 pronti a fare ricorso. L’uomo, di origini sudamericane, “ha subìto per otto anni” condizioni degradanti I sindacati: così il 70% degli istituti di pena italiani Dieci mesi in meno dietro le sbarre: è lo “sconto di pena” riconosciuto al detenuto per condizioni “inumane” in carcere. L’ordinanza dell’ufficio di sorveglianza di Firenze è destinata a creare un “precedente pesante”.
Gazzetta del Mezzogiorno, 14 febbraio 2024
Sarà presentato domenica il primo numero del periodico edito dall’associazione di volontariato penitenziario Disma. Sarà presentato a Matera, presso l’Auditorium di Cristo Re, domenica 18 febbraio alle ore 18, il numero uno di S-catenati, oltre l’errore, il primo giornale materano con alcuni detenuti, edito dall’associazione materana di volontariato penitenziario Disma. Il giornale conta infatti su una redazione interna alla Casa circondariale di Matera composta da alcuni detenuti, e una redazione esterna composta da volontari dell’associazione che opera nel carcere locale.










