cnel.it, 24 luglio 2026
Minunzio: “Alla base l’esigenza di favorire l’occupabilità delle persone sottoposte a misura penale”. Il Cnel ha approvato oggi il sesto disegno di legge predisposto nel quadro del programma Recidiva Zero, realizzato in collaborazione con il ministero della Giustizia, al fine di favorire l’inclusione sociale e lavorativa dei detenuti grazie a studio, formazione e lavoro in carcere e fuori dal carcere. La proposta prevede l’istituzione di una Piattaforma nazionale delle competenze delle persone sottoposte a misura penale, nonché norme in materia di interoperabilità e gestione avanzata dei dati.
di Lina Palmerini
Il Sole 24 Ore, 24 luglio 2026
Tra i partiti di maggioranza oggi si assiste a uno scollamento evidente, innanzitutto sul tema delle intercettazioni che FdI vorrebbe estendere e Tajani no. E poi sul caso Roggero con un viceministro di Forza Italia, Sisto, che prende apertamente una posizione opposta a quella di Salvini e diversa pure da quella dei vertici del suo partito sulla grazia. Giustizia e sicurezza: c’era una volta un fronte di destra che marciava compatto. Potrebbe essere questo l’incipit nella nuova narrazione di una maggioranza che sembra aver perso il collante su due temi chiave per il Governo Meloni. Sono stati cinque - o forse di più calcolando l’immigrazione - i provvedimenti licenziati e mai c’era stato il cortocircuito a cui si assiste in queste ore.
di Vincenzo Bisbiglia
Il Fatto Quotidiano, 24 luglio 2026
Meloni: “Chi sbaglia, pagherà”. Schlein: “Propaganda mentre la benzina è a 2 euro”. Il Governo, su proposta della premier Giorgia Meloni e del Guardasigilli Carlo Nordio, ha approvato un disegno di legge che cambia la giustizia minorile, rafforzando di fatto l’imputabilità per gli under 18. Il provvedimento interviene sull’articolo 98 del Codice penale, introducendo una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere per chi, al momento del fatto, abbia compiuto quattordici anni e non ancora diciotto. Esulta la presidente del Consiglio che in un messaggio social dice: “Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne”.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 24 luglio 2026
La premier presenta il ddl approvato dal Consiglio dei ministri: “Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni, anche quando è minorenne”. Resta ferma l’età dell’imputabilità, ma cambia la presunzione di capacità di intendere e di volere: tutto quello che c’è da sapere. “Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne”. Perciò, “il Governo ha approvato un disegno di legge che cambia le regole sull’imputabilità dei minori”. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni interviene a sera, poco dopo il termine del Consiglio dei ministri, per riassumere, in un video messaggio sui canali social, le motivazioni che hanno indotto l’esecutivo a varare un ulteriore disegno di legge contenente modifiche alla normativa in materia di imputabilità dei giovanissimi autori di reato.
di Simona Musco
Il Dubbio, 24 luglio 2026
Non si abbassa l’età, ma i ragazzi saranno considerati automaticamente imputabili. Meloni: “Chi sbaglia deve rispondere”. Nessun abbassamento dell’età dell’imputabilità da 14 a 13 anni, ipotesi pure avanzata alla Camera da Forza Italia con una proposta di legge a prima firma Marta Fascina. Il punto centrale del disegno di legge appena approvato dal Consiglio dei ministri riguarda invece il criterio di accertamento dell’imputabilità dei minori di età compresa tra i 14 e i 18 anni. Il testo, come spiegato in conferenza stampa dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, interviene sull’articolo 98 del Codice penale, modificando il meccanismo con cui viene valutata la capacità di intendere e di volere del minore.
di Stefano Giordano*
Il Riformista, 24 luglio 2026
Nel maxiprocesso per le violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, il pubblico ministero ha chiesto quattordici anni di reclusione per l’ex comandante della polizia penitenziaria, imputato di tortura. Legittimo. Poi, nel perorare l’accusa, gli si è rivolto direttamente: “sei un criminale”. E qui il discorso cambia. Sgombriamo il campo: non è questione di colpevolezza o innocenza dell’imputato - quel verdetto spetta al giudice, e a nessun altro. È questione di misura. Est modus in rebus, ammoniva Orazio: c’è una misura nelle cose, e confini oltre i quali il giusto non sa stare. Il nostro è un diritto penale del fatto, non dell’autore. Si è imputati di aver commesso un reato, non di essere criminali.
di Simona Musco
Il Dubbio, 24 luglio 2026
Il silenzio col quale il ministro della Giustizia Carlo Nordio lasciò cadere la richiesta d’arresto del torturatore libico Almasri, obbligando la Corte d’Appello di Roma a scarcerarlo poiché non in possesso del parere obbligatorio del guardasigilli, non potrà più ripetersi. Perché il ministro della Giustizia, dice la Corte costituzionale con la sentenza 143 di ieri, ha l’obbligo di trasmettere immediatamente al procuratore generale le richieste di cooperazione e i mandati d’arresto emessi dalla Corte penale internazionale, senza poterli far cadere nel vuoto né congelarli in attesa che i tempi scadano. La questione di legittimità era stata promossa dalla quarta sezione penale della Corte d’Appello capitolina sulla scorta della vicenda Almasri, accusato dall’Aia di gravi crimini contro l’umanità e torture nella prigione libica di Mitiga.
di Fabio Iuorio
ilmeridianonews.it, 24 luglio 2026
Dietro l’ordine del giorno depositato in Consiglio regionale c’è una domanda più profonda di qualsiasi cavillo giuridico: quanto affetto può sopravvivere alla reclusione? Qualche giorno fa a Napoli in Consiglio regionale i consiglieri di Alleanza Verdi e Sinistra Rosario Andreozzi e Carlo Ceparano hanno depositato un ordine del giorno che chiede alla Regione Campania di sostenere la realizzazione delle cosiddette “stanze dell’affettività” negli istituti penitenziari del territorio, veri e propri spazi riservati ai colloqui intimi tra detenuti e partner, senza il controllo visivo del personale. Si parla di sesso, certo, ma ridurre la questione a questo sarebbe l’ennesimo modo di non guardarla davvero. Si parla di corpi, di identità, di legami che lo Stato ha deciso per decenni di spezzare insieme alla libertà.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 24 luglio 2026
“Abbiamo visto le cimici nei letti dei detenuti, le infiltrazioni d’acqua su molti muri e reclusi ci hanno detto che l’acqua che viene dai rubinetti non è potabile”. Sono le parole dei membri di una delegazione di +Europa, Radicali, Ora! e Camera penale che ieri mattina ha effettuato una visita nel carcere di Sollicciano, dove sono sotto sequestro sette sezioni e sono in corso i trasferimenti dei reclusi verso altri penitenziari, prevalentemente in Toscana. Nonostante il sequestro e il trasferimento di varie persone, rimangono a Sollicciano situazioni di grave sovraffollamento, ad esempio al reparto del transito dove, come segnalato dalla delegazione, c’è un sovraffollamento di circa il 240 per cento.
di Claudio Dionesalvi
Il Manifesto, 24 luglio 2026
La madre: “Mio figlio depresso, lo tormentavano”. Il ragazzo di 25 anni si trovava ai domiciliari. Si è lanciato dal terzo piano durante una perquisizione dei carabinieri. È morto così, a Cosenza, Mohamed Amin Bassioud, 25enne di nazionalità italiana e di origini tunisine. Era agli arresti domiciliari e da tempo soffriva di un grave disagio psichico. Nel marzo scorso, era stato ricoverato nel reparto di Psichiatria dopo aver commesso atti di autolesionismo. Straziante il lamento della madre che ci accoglie e con dignità racconta l’accaduto: “Erano le due e un quarto - spiega la donna al manifesto - e sono rientrata dal lavoro, aspettavo un operaio che doveva ripararmi una finestra. Hanno suonato alla porta, ho aperto e c’erano due carabinieri. Non mi sono meravigliata, perché è accaduto altre volte che venissero a controllarlo”.
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