di Alda Vanzan
Il Gazzettino, 19 agosto 2024
Angela Venezia, avellinese, cresciuta in Puglia, ora dirigente dell’amministrazione penitenziaria del Triveneto. Di una cosa è convinta: in carcere si espia la pena, ma bisogna anche avere la possibilità di rifarsi una vita. Come? Imparando un lavoro. Panettiere, pasticcere, sarto, addetto alla lavanderia. E se uno, anziché guadagnare mille euro al mese, preferisce prenderne tremila al giorno spacciando droga? “Mi è capitato di sentirmelo dire, la mia risposta è semplice: vorrà dire che ci si rivedrà qui in carcere”. Angela Venezia, 61 anni, campana di Avellino, è dirigente del Provveditorato regionale per l’amministrazione penitenziaria per il Triveneto, nello specifico direttore dell’Ufficio detenuti e del trattamento.
La Repubblica, 19 agosto 2024
Nel pomeriggio di Ferragosto nel carcere di Parma si è suicidato l’ennesimo detenuto, il terzo nella nostra città e il 67esimo a livello nazionale dall’inizio dell’anno. La perdita di un’altra vita umana segue alla conversione in legge del cosiddetto decreto carceri, alle sconcertanti dichiarazioni del sottosegretario alla giustizia, Del Mastro delle Vedove e all’incomprensibile presa di posizione del consigliere comunale Priamo Bocchi contro la garante comunale per le persone detenute, Prof.ssa Veronica Valenti. Abbiamo l’obbligo, come avvocati e cittadini consapevoli, di ribadire a gran voce che la situazione carceraria in Italia rappresenta la sconfitta dello Stato di diritto. La questione penitenziaria è materia particolarmente complessa: richiede conoscenze tecnico giuridiche a livello nazionale e sovranazionale, una solida formazione democratica, una profonda conoscenza dei diritti umani ma soprattutto un radicato rispetto della dignità della persona umana, che ha carattere assoluto e non negoziabile.
di Niccolò Zancan
La Stampa, 19 agosto 2024
L’europarlamentare: “Non ho pensato di suicidarmi perché ero aiutata”. Ilaria Salis, sessantasei persone si sono suicidate nelle carceri italiane dall’inizio dell’anno. Nel 38% dei casi erano detenuti in attesa di giudizio come lo è stata lei. Ha mai pensato di togliersi la vita quando era in cella a Budapest? “No, non ho mai pensato di ammazzarmi. Ma mi sento di dire che capisco quel genere di disperazione. Capisco che altre persone siano portate a compiere quel gesto estremo, perché il carcere ti induce all’esaurimento. Io ho sempre pensato di andare avanti. Ma ero fortunata perché avevo una rete di solidarietà, questa è la differenza. Quando sei solo, cambia tutto”.
di Sara Sonnessa
torinocronaca.it, 19 agosto 2024
Il Tribunale di Sorveglianza è sotto organico e le pratiche per le misure alternative restano “appese”. Come quella di Luca, difeso dall’avvocato Basile, oggi in carcere nonostante sia idoneo per finire la sua pena a casa. Luca è in carcere mentre potrebbe essere agli arresti domiciliari. “Il 12 luglio ho presentato l’istanza. Il mio assistito è idoneo alla detenzione domiciliare. Il carcere ha inviato la relazione e il luogo dove andrebbe a stare è già stato esaminato da chi di dovere” spiega Maurizio Basile, avvocato penalista e vicepresidente della Camera Penale del Piemonte occidentale e della Valle d’Aosta. Secondo le leggi italiane, i magistrati hanno 30 giorni per trasferire, dalla data di istanza, un detenuto idoneo per i domiciliari.
di Isabella Maselli
Gazzetta del Mezzogiorno, 19 agosto 2024
“Nessuno deve minimizzare, ma non bisogna strumentalizzare quello che è successo attribuendolo al presunto mancato funzionamento dei presidi. “Ciò che è accaduto nel carcere di Bari non è legato a problemi di sovraffollamento o sicurezza e non ha nulla a che vedere con il decreto carceri. Tutto è nato dalla presenza di un detenuto con problemi psichiatrici che avrebbe dovuto essere collocato altrove. Stiamo provvedendo con l’incremento di altri 700 posti Rems (residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza) in Italia proprio per poter ospitare questi detenuti problematici”.
di Ciriaco M. Viggiano
L’Edicola del Sud, 19 agosto 2024
“La vicenda di Bari non sorprende affatto. Anzi, sono certo che non si tratterà dell’unico episodio, viste le condizioni in cui vivono i detenuti e le misure recentemente varate dal governo Meloni”: ne è convinto Giandomenico Caiazza, avvocato tra i più affermati in Italia e per lungo tempo presidente dell’Unione delle Camere penali (Ucpi).
di Massimo Malpica
Il Giornale, 19 agosto 2024
Il sindacato della Polizia penitenziaria dopo l’ultima rivolta a Bari: “Un collega si è offerto come ostaggio”. Sovraffollamento, certo. Ma è la violenza l’altro grande tema da affrontare e risolvere nelle carceri italiane. Due sere fa la rivolta nel carcere di Bari: un agente della penitenziaria preso a testate, un infermiere sequestrato. Nelle stesse ore e poi ieri mattina un bis a Regina Coeli, a Roma. Il tutto a coronare un’estate segnata da rivolte, incidenti e proteste. “L’infermiere barese”, rivela al Giornale il segretario regionale pugliese, e responsabile nazionale del Sappe, Federico Pilagatti, “è stato fatto uscire dal reparto solo grazie al coraggio di un collega, un sovrintendente che si è offerto per uno scambio di ostaggi”. Eppure a innescare tutto è stata una minoranza. “A Bari solo quattro detenuti hanno provocato i disordini”, racconta al Giornale Gennarino De Fazio, segretario nazionale di Uilpa penitenziaria.
di Andrea Zanello
La Stampa, 19 agosto 2024
I numeri e le criticità del penitenziario e il lavoro del personale. Un’aggressione a diversi agenti di polizia penitenziaria ad opera di un detenuto: erano intervenuti per disarmarlo e impedirgli di ferirsi con lame rudimentali. L’uomo si era ubriacato ricavando l’alcol in cella dalla macerazione della frutta. Poi una protesta che ha visto alcuni carcerati rifiutarsi di rientrare in cella. È la cronaca dell’ultima settimana all’interno del carcere di Vercelli. I sindacati di categoria lanciano ciclicamente appelli ed allarmi invocando risorse dall’alto a salvaguardia del personale di polizia penitenziaria che si ritrova a lavorare sotto organico. Una situazione resa ancora più difficile, in questa estate torrida, in una struttura che ha bisogno di interventi. Un intero piano è attualmente oggetto di lavori ma l’edificio ha diverse criticità. A partire da numerosi infiltrazioni, acuite nelle scorse settimane da una bomba d’acqua che ha colpito la zona del carcere provocando l’allagamento di un reparto. La pioggia caduta all’interno delle celle aveva animato un’altra protesta da parte della popolazione carceraria.
Messaggero Veneto, 19 agosto 2024
Oltre cento persone hanno aderito alla raccolta di fondi. I promotori: “Significa che abbiamo seminato bene”. La società civile di Udine ha offerto una risposta straordinaria alle difficoltà della vita senza speranza dei detenuti e di fronte al mordere del sovraffollamento nel carcere di Via Spalato ha raccolto il nostro appello per un obiettivo concreto, quello di dotare ogni cella di un frigorifero. L’amministrazione penitenziaria installa in ogni camera un televisore (forse per sedare o distrarre) ma non uno strumento che garantisca migliori condizioni e una quotidianità simile a quella della vita precedente.
di Alex Corlazzoli
Il Fatto Quotidiano, 19 agosto 2024
Le associazioni: “Quel centro va chiuso”. “Abbiamo bisogno di circa tre mila euro per far rientrare a casa la salma di Belmaan Oussama, il 19enne algerino morto per cause ancora da chiarire nel Cpr di Palazzo San Gervasio”. A lanciare questo appello è il forum dell’immigrazione della Basilicata che di fronte alla tragedia accaduta nei giorni scorsi nel centro di permanenza per il rimpatrio in provincia di Potenza, non è rimasto con le braccia conserte. La morte del 19enne ha fatto anche scoppiare una vera e propria rivolta delle persone rinchiuse, sedata solo dopo alcune ore dalla Polizia. “Siamo in contatto con la famiglia di Belmaan Oussama con la quale stiamo adoperandoci per effettuare - spiega a ilfattoquotidiano.it Umberto Sessa, presidente della cooperativa Iskra che ha promosso la campagna con i colleghi delle coop Adan, Filef, Filocontinuo insieme a Cestrim, Human Flowers, le Rose di Atacama e l’Osservatorio migranti - gli adempimenti necessari per riportare il corpo del ragazzo nel suo Paese d’origine. Si è fatta viva anche la comunità islamica che vuol partecipare a questa nostra iniziativa”.
- La fede e il braccio della morte Usa
- “Salvate le ragazze che lottano per l’Iran, in cella moriranno”
- La crudeltà non è giustizia
- Carceri al collasso, sovraffollamento e suicidi in crescita: l’allarme di Nessuno Tocchi Caino
- Per diminuire il sovraffollamento ipotesi domiciliari con un anno di pena residua











