di Papa Francesco
Il Fatto Quotidiano, 19 agosto 2024
Anche il più turpe dei nostri peccati non deturpa agli occhi di Dio la nostra identità: restiamo suoi figli, da lui amati, da lui custoditi e considerati preziosi. Il Vangelo è l’incontro con una Persona viva che cambia la vita: Gesù è capace di rivoluzionare i nostri progetti, le nostre aspirazioni e le nostre prospettive. Conoscere Lui vuol dire riempire di significato la nostra esistenza perché il Signore ci offre la gioia che non passa. Perché è la gioia stessa di Dio. La vicenda umana di Dale Recinella, che ho incontrato a un’udienza, ho conosciuto meglio attraverso gli articoli da lui scritti negli anni per L’Osservatore Romano e ora mediante questo libro che tocca il cuore, è una conferma di quanto detto: solo così si può spiegare come sia stato possibile che un uomo, con in testa ben altri traguardi da raggiungere nel proprio futuro, sia diventato il cappellano, da cristiano laico, marito e padre, dei condannati alla pena capitale.
di Shirin Ebadi e Taghi Rahmani*
La Stampa, 19 agosto 2024
Le prigioniere politiche iraniane stanno subendo una repressione brutale nella sezione femminile del carcere di Evin. Come attiviste e attivisti per i diritti umani, siamo solidali con le donne iraniane e chiediamo un’indagine internazionale indipendente. Settanta donne di idee, affiliazioni e generazioni diverse sono attualmente prigioniere politiche nella più famigerata delle carceri iraniane. Vi si trovano ingiustamente, solo per aver lottato per la libertà e per i diritti umani in Iran.
di Giuseppe Anzani
Avvenire, 18 agosto 2024
Ma quale svuota-carcere. Il decreto-legge di luglio convertito in fretta nei giorni precedenti al Ferragosto non ha tirato fuori nessuno dalle celle arroventate. Qualcuno è uscito da sé senza attendere il fine-pena, passando col suicidio dalla cella all’obitorio. L’ultimo della serie il numero 67 (chi si ricorda il nome? Cosa conta il nome dei disperati?) il giorno stesso della approvazione della legge. Sensi di colpa? In quelli che governano le pene prevalgono i sensi di vacanza estiva, poi si vedrà. Promesso, sarà il miracolo. Intanto le rivoluzionarie novità sono mille poliziotti in più. La sicurezza, si capisce, a scanso di rivolte. Per i reclusi il beneficio immediato di due telefonate in più al mese (da quattro a sei). Lodevole l’intento anti-suicida, perché come è noto una telefonata allunga la vita.
di Davide Varì
Il Dubbio, 18 agosto 2024
Crisi senza precedenti. Dietro le sbarre le condizioni mettono a rischio la salute e la vita delle persone detenute. Il sovraffollamento carcerario in Italia ha raggiunto livelli allarmanti, trasformando le prigioni in luoghi di grave sofferenza. Al 29 luglio 2024, le carceri italiane ospitavano 61.134 detenuti, a fronte di soli 47.004 posti disponibili. Questo significa che 14.130 persone vivono in spazi estremamente ristretti, con un tasso di sovraffollamento medio del 130,06%. Tra questi, 2.686 donne e 19.213 stranieri.
di Lorenzo Attianese
ansa.it, 18 agosto 2024
Ma non basta: il ministero della Giustizia lavora anche ad altre misure per risolvere le emergenze negli istituti penitenziari italiani e tra queste spunta un provvedimento ad hoc per ridurre i suicidi in cella e l’ipotesi della concessione di misure alternative, come i domiciliari o l’affidamento in prova, per quei detenuti condannati che devono scontare pene residue entro un anno, per combattere il sovraffollamento delle strutture.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 18 agosto 2024
Il ministro: strutture esterne per chi ha già diritto ai domiciliari ma non dispone di una casa. Migliaia di detenuti fuori dai penitenziari sovraffollati, senza decreto dvuota-carceri e senza spaccare la maggioranza. Una soluzione (almeno parziale) alla tragica emergenza dei penitenziari che ha infiammato la politica di Ferragosto è stata individuata in via Arenula. Trova il consenso anche di Fratelli d’Italia, contraria a tutte le formule generalizzate finora circolate, più o meno sponsorizzate da Forza Italia e non solo. E il ministro Carlo Nordio la anticipa al Corriere: “Non è una misura imposta dal governo. Sono i giudici che devono decidere. Noi non vogliamo sostituirci a loro. Cerchiamo solo di metterli nella condizione di scegliere liberamente”, è la premessa del ministro.
di Liana Milella
La Repubblica, 18 agosto 2024
Lega e FdI non vogliono liberare gli 8mila detenuti con meno di un anno da scontare. Ma anche Forza Italia chiede misure veloci. Sul tavolo di Nordio brucia sempre più il dossier carceri. E i numeri non tornano. Perché l’emergenza, un mix tra suicidi e rivolte, richiede risposte immediate. Forza Italia le pretende. Meloniani e salviniani si oppongono. Al Guardasigilli restano poco meno di due settimane. Poi, al primo consiglio dei ministri, dovrà mettere le carte sul tavolo. Domiciliari per chi deve scontare un anno di pena? FdI e Lega dicono di no, non reggono l’impatto di 8mila carcerati in uscita. Perché questo hanno chiesto i Garanti dei detenuti andando ben oltre la legge del 2010 approvata dal governo Berlusconi dove Meloni era ministro. Fu battezzata “svuotacarceri”, ma in 14 anni ha messo ai domiciliari 1.772 detenuti all’anno. Ora per i Garanti serve molto di più.
di Giulia Merlo
Il Domani, 18 agosto 2024
In Italia il 34 per cento dei detenuti è in carcere per droga, il doppio della media Ue, e il 40 è tossicodipendente. L’unica soluzione del governo è fare un albo delle comunità, ma aumentando la possibilità di arrestare i minori. Per ridurre drasticamente il numero di detenuti esiste una categoria su cui incidere: chi è in carcere a causa della legge sulle droghe del 1990 e i tossicodipendenti. Secondo il quindicesimo Libro Bianco sulle droghe curato dall’associazione Luca Coscioni, infatti, nel 2023 sono tornati a salire gli ingressi in carcere per droghe: 10.697 dei 40.661 ingressi in carcere nel 2023 (il 26,3 per cento) hanno avuto come causa la commissione del reato di cui all’articolo 73 del Testo unico, ovvero la detenzione a fini di spaccio.
di Antonio Maria Mira
Avvenire, 18 agosto 2024
Nella Relazione sulla condizione dei detenuti minorenni, c’è la conferma che la capienza delle strutture per under 18 non basta più. Il nodo dei trasferimenti nelle celle per adulti. Anche gli istituti penali per minorenni sono strapieni, raggiungendo il 104% della capienza. “Dopo gli anni della pandemia si è constatato un incremento degli ingressi di minorenni e giovani adulti stranieri nei Servizi residenziali della Giustizia minorile, in particolare negli Istituti penali per i minorenni (Ipm)”. Lo scrive il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del Ministero della Giustizia, nella Relazione sulla condizione dei detenuti minorenni, relativa al 2023 ma aggiornata ai primi mesi del 2024, inviata recentemente al Parlamento dal ministro Nordio. Nel corso del 2023 “si è registrato un consistente incremento di ingressi” nel sistema di detenzione minorile, e “il dato è tornato ai livelli pre-pandemia”. Nel 2018 gli ingressi erano stati 1.132 per poi calare a 713 nel 2019 ma poi tornare a crescere fino a 1.142 ingressi nel 2023. Un incremento che, scrive il ministero, “ha messo a dura prova il sistema detentivo minorile sia sul piano strutturale che organizzativo”. Lo conferma l’analisi della capienza degli Ipm negli ultimi tre anni. A dicembre 2021 il grado di occupazione nazionale degli istituti raggiungeva il 60% della capienza, mentre “a dicembre 2023 l’anno si chiudeva con una saturazione pari al 100% che già oggi (giugno, ndr) ha raggiunto il 104%”. E l’affollamento riguarda anche le ragazze che a febbraio hanno raggiunto il 95%, mentre non si era ma andati oltre l’80%. A fine 2023 nei servizi residenziali si trovavano 1.402 minori, 495 negli Ipm, 877 nelle Comunità private, 23 nella Comunità ministeriali, 7 nei Centri di prima accoglienza. Altri 13.861 erano in carico in area penale esterna. Ma a preoccupare è la “brusca impennata” della presenza media negli Istituti penali, passata da 320 del 2021 a 425 del 2023. E questo ha portato “ad un progressivo aumento dei trasferimenti a strutture per adulti”, passando dai 60 del 2021 ai 122 del 2023. “L’esigenza di intensificare i trasferimenti alle carceri per adulti - si legge nella Relazione - si è resa sempre più cogente per rispondere alla riduzione del sovraffollamento”. Ma è evidente che i minori in quelle carceri, ancor più sovraffollate, staranno sicuramente peggio. Oltretutto il Dipartimento fa alcune importanti affermazioni. “L’aumento della popolazione detenuta non corrisponde, ad oggi, ad un aumento della devianza giovanile sul territorio nazionale, ma piuttosto ad un aumento della violenza nella commissione dei reati, che implica sempre più spesso risposte sanzionatorie più incisive”. Un’analisi complessa, più approfondita rispetto ad alcune semplificazioni della maggioranza di centrodestra. Così come quella sui minori stranieri non accompagnati, “molti dei quali entrano nel circuito penale per mancanza di punti di riferimento, con i quali è oltremodo difficile instaurare in breve tempo una relazione educativa significativa”. Mentre ne avrebbero assolutamente bisogno in quanto portatori “di gravi disagi psichici e con pregresse esperienze di violenze e abusi subiti, sia durante l’infanzia sia nel corso del viaggio che li porta nel nostro Paese”. Una presenza che “ha portato inevitabilmente un turbamento degli equilibri interni agli Ipm, dando luogo a considerevoli difficoltà di gestione della sicurezza”. La Relazione cita il caso dell’Istituto “Cesare Beccaria” di Milano come “quello maggiormente interessato dal sovraffollamento: al 15 aprile 2024 accoglieva infatti 76 ragazzi, contro una media nazionale per istituto di circa 32 ragazzi”. Un carcere dove si ripetono rivolte, incendi, atti violenti, fughe e tentativi, e dove proprio ad aprile la Procura ha aperto un’inchiesta per torture e maltrattamenti che vede indagati 21 agenti penitenziari. La Relazione fotografa bene la situazione. “Di questi 76 ragazzi, un’alta percentuale ha un retroterra migratorio e spesso si tratta di minori stranieri non accompagnati, target complesso per le caratteristiche peculiari che lo caratterizza. Tra queste - sottolinea il Dipartimento -, particolarmente rilevanti sono certamente le storie di vita pregresse, spesso segnate da eventi traumatici (viaggi estremamente pericolosi, permanenza nei campi di detenzione libici) ma anche dall’assenza di legami e di una rete di sostegno all’esterno, che accompagni il percorso riabilitativo”. Ben altre riflessioni rispetto ai provvedimenti del governo che hanno punito ulteriormente i minori. Invece per gli esperti del Dipartimento è “necessario un intervento al contempo eccezionale e strutturale per tornare a garantire la sicurezza dei ragazzi detenuti e degli operatori”.
di Giovanni M. Jacobazzi
Libero, 18 agosto 2024
Nel 2015, quando era al governo, lanciò gli “Stati Generali dell’esecuzione penale” con l’intendo di riformare le prigioni, poi si fermò per non perdere voti. Il Partito democratico ed i suoi giornali di riferimento hanno “scoperto” nella torrida estate 2024 che in Italia le prigioni rappresentano un problema molto serio. “Carceri senza pace”, ha titolalo ieri Repubblica, dedicando le prime tre pagine a quanto sta accadendo all’interno dei penitenziari, dove il sovraffollamento, le rivolte ed i suicidi di detenuti ed agenti della Polizia penitenziaria sono - purtroppo - all’ordine del giorno.
- Petrelli (Ucpi): “Il Decreto Carceri non cambierà nulla, misure destinate al fallimento”
- Ostellari: “Ci sono difficoltà, ma secondo i criteri europei il sovraffollamento non è così grave”
- Giulia Bongiorno: “Affollamento problema antico. Inaccettabile accusare noi”
- Marcello Dell’Utri: “Il carcere un incubo. Da ex detenuto invito il governo ad agire in fretta”
- Con Natoli e Pignatone si sta rimpiazzando il mito della Trattativa?











