ansa.it, 19 agosto 2024
Il portavoce nazionale Samuele Ciambriello incontra Nordio, numeri e storie alla mano: “Abbiamo bisogno di misure urgenti”. “Sull’emergenza carceri, sovraffollamento, suicidi, dignità della vita da reclusi occorre partire da una premessa basilare. Nell’art. 27 della Costituzione italiana non si nomina nessun tipo di pena, ma si dispone che ‘le pene’ (tutte) devono rispondere a due requisiti: uno, ‘non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità’ e due, ‘devono tendere alla rieducazione del condannato. Le pene diverse da così sono fuori legge, sono fuori Costituzione. Con amarezza e grande preoccupazione constato che non è così per i politici”. Si apre così una dichiarazione di Samuele Ciambriello, garante campano dei detenuti e Portavoce della Conferenza nazionale dei garanti territoriali delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale.
di Elisa Sola
La Stampa, 19 agosto 2024
Nelle Rems mancano i posti e i detenuti psichiatrici restano in cella. Un agente delle Vallette: “I manicomi sono stati ricreati nelle prigioni”. Lo dice sotto voce. Chiedendo di restare anonimo. “Hanno chiuso i manicomi, ma li abbiamo ricreati nelle carceri”. Lavora come poliziotto nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino. Un luogo dove da inizio mese ci sono state quattro rivolte. Un posto che è stato messo a ferro e fuoco. Dove vivono reclusi 1.500 detenuti quando ce ne starebbero mille. E di questi, molti hanno problemi psichiatrici. Ci sono persone con patologie meno gravi, che vivono nelle celle normali, se così si possono definire. E ci sono detenuti con problemi psichici molti gravi. Persone ristrette nelle sezioni speciali.
di Gelsomina Ciarelli*
Ristretti Orizzonti, 19 agosto 2024
Premetto che lavoro in carcere come psicologa dal 1994 con vari ruoli: da esperto art 80 a psicologa ASL con varie funzioni. Più di ogni altra cosa fa venire rabbia la continua mistificazione del problema carceri e le soluzioni ipotizzate. Io mi chiedo perché continuano a prospettare ipotesi che sono impraticabili ma anche confuse e non veritiere. Il Ministro era pur sempre un magistrato se non erro. Per noi che lavoriamo in carcere la mistificazione è la cosa più tremenda. Commento solo il “trasferimento di massa dei detenuti tossicodipendenti nelle Comunità”
di Carla Forcolin*
Ristretti Orizzonti, 19 agosto 2024
Da molti mesi gli istituti penitenziari del nostro paese stanno ribollendo e la richiesta al Ministero di Giustizia di riforme che vadano a migliorare disfunzionalità ataviche negli istituti di pena italiani sono pressanti. I quasi settanta suicidi di detenuti dall’inizio dell’anno impongono un’analisi seria della situazione, come lo impongono i suicidi degli agenti penitenziari e l’aumento delle presenze di giovanissimi negli istituti penitenziari minorili (Ipm). Attribuire al sovraffollamento la causa principale di questa situazione è un modo per continuare a non vedere che i detenuti sono esseri umani con gli stessi bisogni profondi che abbiamo noi.
di Maurizio Belpietro
La Verità, 19 agosto 2024
Caro ministro Nordio, la seguo e la stimo da tempo. Ricordo ancora quando, con l’esperienza accumulata negli anni trascorsi in tribunale, spiegò a un’opinione pubblica ubriacata delle inchieste del pool Mani pulite che la corruzione non si combatteva inasprendo le pene e minacciando anni di galera che poi lo Stato non era neppure in grado di far scontare, ma facendo leggi più semplici, che non fossero applicabili a discrezione dell’impiegato pubblico o del politico. Così come ho ben presente le molte volte in cui criticò l’uso indiscriminato delle intercettazioni da parte della magistratura, che spesso si trasformava in una pesca a strascico con cui anche un innocente, per una frase sbagliata, rischiava di passare dei guai.
di Fabio Fiorentin
Il Sole 24 Ore, 19 agosto 2024
Per chi non ha un lavoro, affidamento in prova con attività di volontariato. Con la conversione in legge, nel decreto 92/2024 sono state introdotte alcune novità che provano ad agevolare le alternative alla detenzione. Anzitutto, viene integrato l’articolo 656 del Codice di procedura penale con due nuove disposizioni. Con la prima (nuovo comma 9-bis), si prevede che, prima di emettere l’ordine di esecuzione di una condanna da due a quattro anni di reclusione il Pm chieda al magistrato di sorveglianza l’applicazione provvisoria della detenzione domiciliare qualora: - si tratti di condannati ultrasettantenni; - la pena riguardi condanne per delitti diversi da quelli indicati nell’articolo 4-bis dell’ordinamento penitenziario (legge 354/1975).
di Fabio Fiorentin
Il Sole 24 Ore, 19 agosto 2024
In vigore dal 10 agosto la legge di conversione del Dl che modifica la procedura. Poche le correzioni: non è stata introdotta una disciplina transitoria. La legge 112 del 2024, di conversione del decreto “carceri” (D192/2024), approvata definitivamente e agosto dalla Camera e in vigore dal lo agosto, accoglie solo in parte i molti rilievi critici alla nuova procedura per la concessione della liberazione anticipata emersi nel corso delle audizioni in commissione e nel dibattito aperto tra gli esperti. Di fatto, la novità più significativa introdotta durante il percorso parlamentare è contenuta nell’articolo 5, comma 2, del decreto 92/2024, che modifica l’articolo 54, comma 2, legge 354/1975 (ordinamento penitenziario) nel senso di prevedere che anche la decisione favorevole - non solo quella negativa - del magistrato di sorveglianza sull’applicazione della riduzione di pena a titolo di liberazione anticipata sia comunicata al Pm che cura l’esecuzione.
di Antonio Aparo*
L’Unità, 19 agosto 2024
Confrontarsi pubblicamente e assumersi tutte le proprie responsabilità significa essere restio a una revisione critica? Valutate voi, cari lettori, quanta sensibilità regni nelle carceri. Dopo 32 anni di detenzione chi deve valutare sull’esecuzione della mia pena mi ha finalmente concesso un colloquio. Il 5 agosto 2022 era una giornata come tante altre, e come tutte le mattine, alle prime luci del giorno, ho iniziato il mio lavoro di ricamo. Riflettevo e lavoravo sulla figura che nella mia testa aveva già preso forma: a volte, quando vado di fretta, il filo si raggomitola su se stesso iniziando a formare dei piccoli grovigli che devo pazientemente sgrovigliare. Tutto ciò mi ricorda che devo sempre essere paziente su ogni aspetto della vita per non ripetere i miei errori di gioventù, quando di pazienza ne avevo davvero poca.
di Vittorio Manes*
Il Foglio, 19 agosto 2024
Un credito morale, una nuova identità “politica”: come si è passati dal “populismo penale” al “perbenismo punitivo”. Il processo mediatico, nella gran parte dei casi, rappresenta una sorta di liturgia di socializzazione con la vittima, e quello reale tende a rifletterlo, venendo a perdere così la sua neutralità. Il diritto penale non riconosce nella pena l’unica risposta al reato, né nella punizione l’unica forma di compensazione delle vittime. La pena “giusta”, vista con gli occhi della vittima, non può essere più la pena proporzionata, men che meno quella orientata a rieducazione, bensì la pena commisurata al dolore della vittima. Ma il dolore della vittima, come si sa, è sempre incommensurabile. E come tale non lascia spazio a nessuna forma di pietas. In questa deriva, la condanna diventa un esito scontato, e l’assoluzione un autentico atto di coraggio del giudice sempre rimproverabile come denegata giustizia, come ricorda dolorosamente, tra le tante, la vicenda di Rigopiano.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 19 agosto 2024
Un corsivo del Foglio, la querela di Piercamillo Davigo che si è sentito diffamato e ora la sentenza di archiviazione che è un piccolo manifesto di libertà. Perché anche un giudice vede nella critica a un magistrato non un’eresia ma un segnale di buon funzionamento del sistema democratico. Sorpresa e doppio wow. Criticare i magistrati non è più un’eresia di stato. Mettere in luce i loro errori, anche con crudezza, non è più un tabù. E utilizzare la libertà di stampa per mettere alcune verità non convenzionali di fronte a un pubblico ministero non è più un atto proibito dalla teocrazia giudiziaria ma è un diritto costituzionale che può e deve essere esercitato da chi svolge una funzione pubblica, anche se questo esercizio comporta l’utilizzo di espressioni dirette, forti, pungenti e persino violente.
- Veneto. “Sono stata una ragazza ribelle. Il carcere mi rende più umana”
- Parma. Suicidio in carcere: interventi della Camera Penale e del Garante comunale dei detenuti
- Torino. Ilaria Salis: “Sostengo le richieste delle detenute. No ai metodi punitivi del governo”
- Torino. Ha i domiciliari ma resta in cella, la protesta dell’avvocato: “Tribunale chiuso”
- Bari. Disordini nel carcere, il viceministro Sisto: “Problemi con un detenuto psichiatrico”











