di Lucia Russo
Il Gazzettino, 18 dicembre 2024
“Mancano riscaldamento e acqua calda, i detenuti sono costretti a lavarsi al gelo nell’area nuova del carcere. Mentre in quella vecchia non c’è la luce nelle celle e per andare in bagno, di notte, devono chiamare le guardie”. Queste sono le segnalazioni che arrivano dal carcere di Vicenza da chi, quotidianamente, lo vive. “Sono sei settimane che il riscaldamento non è funzionante nella parte nuova che è gestita con il teleriscaldamento”, spiegano. Una situazione di grande disagio confermata da Angela Barbaglio, Garante comunale di Vicenza dei diritti delle persone private della libertà personale.
di Stefania Totaro
Il Giorno, 18 dicembre 2024
Cinque agenti sotto accusa: le telecamere li riprendono mentre tengono fermo e picchiano un uomo. “È stato un evento estremamente doloroso, tanto che l’ho rimosso e alcune immagini del video mi sono tornate in mente solo dopo. Quello che ricordo è una reazione scomposta, un comportamento incongruo per un’azione di contenimento di un detenuto”. L’ex direttrice del carcere di Monza Maria Pitaniello è tornata ieri al Tribunale di Monza per il controesame della difesa degli imputati al processo che vede 4 uomini e 1 donna della Polizia penitenziaria accusati a vario titolo di lesioni aggravate, falso, calunnia, violenza privata, abuso d’ufficio e omessa denuncia per avere picchiato nell’agosto 2019 un 52enne, ex collaboratore di giustizia, mentre si trovava all’interno della casa circondariale monzese.
sulpanaro.net, 18 dicembre 2024
Da diversi anni l’Istituto di Istruzione Superiore “Luosi Pico” di Mirandola, progetta e persegue un progetto innovativo rivolto agli studenti delle classi quinte per approfondire il significato dell’articolo 27 della Costituzione Italiana, quello che sancisce i principi legati alla responsabilità penale, alla funzione rieducativa della pena e al rispetto della dignità umana anche nei contesti di privazione della libertà. Il progetto è figlio del prof. Claudio Rampelli, storico insegnante di Diritto ed economia politica dell’Istituto oggi in pensione, che lo ha inventato nel lontano 2014, ed è attualmente organizzato dal prof. Angelo Tucci.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 18 dicembre 2024
Domenico Candela del George Restaurant - Grand Hotel Parker’s di Napoli ha fatto visita al carcere campano e ha incontrato i detenuti nel laboratorio di camiceria, di cui la Fondazione Isaia è consulente e supervisore. “Nei loro occhi ho visto la felicità, almeno per un momento: sembravano distratti da tutto il contorno”. “Ho avvertito l’abbraccio di questi ragazzi. Incontrandoli di persona, ho avuto la dimostrazione di quanto quell’abbraccio fosse vero, mi sono immedesimato in loro, mi sono sentito come loro, ho fatto in modo da strappar loro un sorriso. Nei loro occhi ho visto la felicità, almeno per un momento: sembravano distratti da tutto il contorno”. A parlare è Domenico Candela, chef George Restaurant - Grand Hotel Parker’s di Napoli, che racconta così le emozioni provate con i detenuti della Casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere. Li ha incontrati pochi giorni fa nel laboratorio di camiceria in carcere, dopo averli conosciuti alla serata di beneficenza “Cucinapoli” lo scorso ottobre. I ragazzi hanno confezionato delle divise da chef da lui richieste.
di Alessandro Beltrami
Avvenire, 18 dicembre 2024
Marinella Senatore a Rebibbia per la Porta Santa e quattro artisti internazionali per il 2025, a partire da Yan Pei-Ming a Regina Coeli. Il programma del Dicastero per la Cultura e l’Educazione. L’arte e la Santa Sede ritornano in carcere. Lo storico padiglione nella Biennale veneziana ha chiuso i battenti da poco meno di un mese che il suo spirito riapre a Roma con il Giubileo, per allargarsi all’Italia e quindi a tutto il mondo. Il Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede ha annunciato questa mattina in conferenza stampa il suo programma d’arte contemporanea per l’Anno Santo, che pone al centro la riflessione sul rapporto tra ispirazione creativa e gli elementi fondamentali del Giubileo. Il primo passo di questo “cammino di speranza” è in realtà una continuazione, visto che il percorso muove dalle carceri, con nuove collaborazioni e interventi artistici.
lapresse.it, 18 dicembre 2024
Un piccolo spettacolo, ma prezioso, organizzato dalla Fondazione Roberto Bolle per i detenuti dell’Istituto Penale Minorile Cesare Beccaria grazie alla collaborazione dell’Associazione PuntoZero. Davanti alla platea gremita di giovani carcerati, si sono esibiti alcuni talenti di break dance e di danza classica, in particolare i due ballerini della Compagnia del Teatro alla Scala, Rebecca Luca e Alessandro Francesconi, che hanno interpretato estratti de ‘Lo Schiaccianoci’ e del ‘Grand Pas Classique’. Sul palco anche Roy Ilagou, ballerino e coreografo originario dell’Africa centrale, e la sua crew di danza hip hop e afro.
di Roberta Barbi
vaticannews.va, 18 dicembre 2024
Edito da Il Mulino, “La cooperativa sociale Giotto - una normalità eccezionale”, scritto da Vera Zamagni, racconta di un’attività quarantennale che oggi favorisce il reinserimento lavorativo per molti svantaggiati, compresi i reclusi. Il socio fondatore di Giotto, Nicola Boscoletto: abbiamo capito che poter avere un impiego è sempre fonte di crescita, soprattutto per chi vive ai margini.
di Cristiano Corsini
Il Domani, 18 dicembre 2024
La “retorica della crisi” porta a trascurare una lettura longitudinale dei dati dell’ultimo rapporto Ocse-Piaac sulle “competenze degli adulti”: più che di un presunto crollo della capacità di comprensione, faremmo meglio a riflettere sulla preoccupante stagnazione. I risultati dei giovani smentiscono le teorie del decadimento nelle competenze di ragazze e ragazzi. Come avviene abitualmente in occasione della divulgazione dei risultati di altre ricerche in ambito educativo, anche la pubblicazione dei dati dell’indagine internazionale sulla popolazione adulta Piaac (Programme for the International Assessment of Adult Competencies) rischia di dare la stura a letture che addossano alla scuola l’intera responsabilità di risultati spesso negativi e che trascurano sia il peso esercitato dalle iniquità che caratterizzano il sistema economico e sociale sia l’inefficacia delle scelte politiche.
di Luca Blasi e Gianluca Peciola
Il Manifesto, 18 dicembre 2024
Dopo la manifestazione di sabato 14 dicembre che ha visto finalmente la convergenza di tante realtà di lotta, a gennaio la mobilitazione continua. Per battere l’autoritarismo. Li abbiamo presi sul serio. Abbiamo creduto al progetto che dichiarano e mettono in opera a suon di decreti e disegni di legge, come quello che abbiamo ribattezzato “ddl paura”. La manifestazione di sabato 14 dicembre è stata una dimostrazione di coscienza politica superiore, alta al livello della sfida che il governo sta portando all’architettura istituzionale democratica.
di Loredana Lipperini
L’Espresso, 18 dicembre 2024
Evocare per le manifestazioni il ritorno della lotta armata è insensato. E la storia lo dimostra. Negli anni Sessanta la stampa britannica insisteva, preoccupata, sulla criminalità giovanile, e qualche teorico sostenne che carcere e riformatorio peggioravano la situazione: perché allora non condizionare i piccoli delinquenti attraverso quella che veniva chiamata “la terapia dell’avversione”? Fu una proposta bislacca, e mai attuata, ma da quell’idea nacque uno dei capolavori del secolo scorso, Un’arancia a orologeria di Anthony Burgess, dove il giovane teppista Alex viene sottoposto alla cura sperimentale Ludovico per allontanarlo dalla tendenza a compiere il male. Non va proprio così, come si ricorderà. Più tardi, Burgess tornò su quel libro, ricordando di essere stato deriso per aver manifestato le proprie paure nei confronti del potere dello Stato, anche se quel potere era già stato raccontato da Huxley e Orwell. Del resto, aggiunse, “le botte inflitte agli intellettuali capelloni e agli anarchici accaniti piacciono sempre all’uomo medio, anche se in realtà rivelano che il pensiero liberale è soffocato (la Costituzione americana è stata opera di intellettuali capelloni) e la dissidenza politica eliminata”. Altri tempi, si dirà. Vero, perché non abbiamo Burgess e Huxley e Orwell, e di contro montano gli allarmi tutti italiani sulla criminalità giovanile: a ricordare bene, proprio il film che Kubrick trasse da Un’arancia a orologeria venne proibito, non più di sette anni fa, durante l’autogestione del liceo Orazio a Roma in quanto trattava “temi troppo forti”.
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