di Matteo Roselli
Corriere di Torino, 17 agosto 2024
Rossomando (Pd): servono subito misure di alleggerimento. “Per il Padiglione C del carcere di Torino sono stati stanziati 18 milioni di euro per la ristrutturazione. Il che vuol dire che le condizioni sono disastrose. Allora perché utilizzarlo in questa fase?”. La vicepresidente del Senato ed esponente dem Anna Rossomando, dopo l’episodio di Ferragosto e la visita al carcere Lorusso e Cutugno fatta qualche giorno fa, si interroga sulla possibile chiusura dello spazio più difficile della struttura torinese.
di Giusi Spica
La Repubblica, 17 agosto 2024
Nel giorno più caldo della stagione, la temperatura dentro le celle sfiora i 38 gradi centigradi. L’aria è irrespirabile, si fa fatica persino ad asciugarsi il sudore. I 130 ventilatori nuovi di zecca, donati alla vigilia di Ferragosto dai deputati regionali Valentina Chinnici e Ismaele La Vardera per i detenuti dell’Ucciardone, sono ancora impacchettati. “Non li possono distribuire per ragioni di sicurezza. Bisogna prima rimuovere i piedi”, allarga le braccia Donatella Corleo, consigliere generale dei Radicali che alla testa di una delegazione del partito ha visitato il carcere il 14 agosto. È stata la prima tappa di un tour negli istituti di pena siciliani che andrà avanti per tutto il mese. Una discesa nei gironi infernali in cui sono rinchiusi migliaia di condannati, stipati come sardine in celle in cui i tre metri quadrati di spazio vitale imposti dalla normativa sono un miraggio.
di Michela Nicolussi Moro
Corriere del Veneto, 17 agosto 2024
Una delegazione tra le celle: “Sovraffollamento e caldo e personale sottorganico”. Sovraffollamento, celle con quattro e perfino sei detenuti, caldo soffocante per mancanza di aria condizionata e ventilatori, lunghe liste d’attesa prima di poter ricevere un farmaco, personale in sottorganico e stressato. È la situazione della casa circondariale riscontrata ieri dalla delegazione composta dall’associazione “Nessuno Tocchi Caino” con i Radicali di Padova, Venezia e Verona, i Giovani Democratici di Padova, i consiglieri regionali Erika Baldin (M5S), Renzo Masolo (Verdi) e Arturo Lorenzoni (Gruppo Misto) e il Movimento Forense di Padova e Rovigo. “Insieme alla libertà non si può togliere la dignità ai detenuti, la pena dev’essere rieducativa - sottolinea Lorenzoni - ma è impossibile perseguire quest’obiettivo senza risorse, spazi, personale. Ci sono 211 reclusi a fronte di 188 posti, che in realtà sono meno del previsto per l’inagibilità di alcune celle. I poliziotti sono 130 invece di 143 e il carcere può disporre di un solo medico h24, che però deve dividersi tra due padiglioni. Mancano pure gli infermieri”. “Poiché l’assistenza sanitaria e l’istruzione sono materie di competenza regionale, presenteremo un’interrogazione alla giunta Zaia affinché potenzi e destini maggiore risorse a entrambe - completa Masolo, alla sua prima visita in un istituto di pena -. Le urgenze vengono coperte, ovviamente, ma se poi un detenuto soffre di mal di denti, per esempio, è costretto ad aspettare giorni prima di ricevere il farmaco adatto. E quelli di fascia C se li deve pagare. Mancano anche psicologi, psichiatri ed educatori”.
di Giorgia De Cupertinis
Il Resto del Carlino, 17 agosto 2024
Al Sant’Anna gli under 25 rappresentano l’8,9% sul totale mentre alla casa di reclusione di Castelfranco il 3,6%. Cavalieri: “Nei casi possibili, è necessario individuare contesti domiciliari e misure diverse dalla reclusione”. Sembra apparire sempre più nebuloso il futuro al di là delle sbarre. Perché se il Garante dei detenuti aveva già manutenuto alta la guardia sul sovraffollamento delle carceri - tanto nella nostra città quanto nel territorio regionale - questo fenomeno non è il solo su cui, necessariamente, mantenere “i riflettori accesi”.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 17 agosto 2024
Sovraffollamento del carcere di Sollicciano: botta e risposta tra Renzi e Fratelli d’Italia sulla sua situazione. “Sollicciano andrebbe buttato giù e rifatto” ha detto l’ex sindaco di Firenze, secondo cui nelle nostre carceri “viviamo una situazione di sovraffollamento inaccettabile del 130 per cento” e per questo “siamo qui per dire che è giusto che chi ha sbagliato paghi, ma è contemporaneamente giusto che lo Stato non sia fuori legge e invece noi abbiamo uno Stato che è tecnicamente fuori legge nelle condizioni della detenzione”. Poi ha attaccato il ministro alla giustizia Carlo Nordio: “Il Parlamento ha appena approvato un decreto voluto dal Governo sul sovraffollamento delle carceri, il giorno dopo averlo approvato Nordio ha detto di avere idee per ridurre il sovraffollamento, dicendo che ne avrebbe parlato con Mattarella, una dichiarazione del genere dimostra come quella del Governo sia fuffa spaziale, il governo Meloni è un Governo di fuffa”. Secondo Renzi, “servono nuove carceri in grado di accogliere quelli che devono stare in carcere e agevolare il lavoro della polizia penitenziaria”.
di Angiola Petronio
Corriere di Verona, 17 agosto 2024
La visita degli avvocati a Ferragosto: “In un Paese civile nel 2024 non si può essere ridotti così”. “Una cosa del genere è indecente per un Paese civile nel 2024”. È rabbrividente il resoconto della visita a Montorio fatta dagli avvocati della Camera Penale di Verona il giorno di Ferragosto. La situazione è critica in particolare nel “corpo 2” della seconda sezione - dove non c’è luce e le celle hanno l’acqua per terra e in terza sezione - quella degli aggressori sessuali e dei codici rossi dove le celle sono sovraffollate. “Questo carcere - dicono gli avvocati - non potrà mai rieducare”.
di Luana de Francisco
La Repubblica, 17 agosto 2024
Mario Pinosa, primo cittadino di Lusevera, scontò 8 giorni per un ritardo nel rinnovo del porto d’armi. L’idea di fare qualcosa a favore dei detenuti e, in particolare, di quelli presenti nel carcere di Udine, era una costante da anni. Per l’esattezza, dal giorno in cui lui stesso si era lasciato alle spalle l’esperienza della detenzione. Era il febbraio del 1980 e durante gli otto giorni trascorsi là dentro, a causa di una banale irregolarità nel porto d’armi, aveva incontrato una solidarietà umana che non solo non si sarebbe mai aspettato, ma che lo aveva aiutato anche e soprattutto a superare lo choc di ritrovarsi a sua volta recluso.
di Maristella Carbonin
La Nazione, 17 agosto 2024
L’ad della Piacenti: “L’integrazione è possibile. Se ciascuna azienda facesse un passo in questa direzione, si potrebbe fare qualcosa di veramente grande e socialmente utile”. Sarà perché è abituato a dare una seconda vita alle cose. A rimettere insieme i pezzi. A salvare tutto quello che si può salvare, in fondo, creando ponti tra ieri e oggi che assomigliano un po’ a miracoli. Ma non occorre credere nei miracoli per dare una seconda chance alle persone, a quelle che fino a ieri avevano come unico orizzonte il carcere. Occorre credere nelle persone. Gianmarco Piacenti, Ceo della pratese Piacenti spa, una delle più importanti società di restauro a livello nazionale e internazionale, ha deciso di provarci. Il seme è stato gettato da Ance (istituzione del settore edile afferente a Confindustria), insieme all’associazione Seconda chance.
di Anna Ghezzi
La Provincia Pavese, 17 agosto 2024
Gli operatori scelti tra chi ha ancora almeno cinque anni da scontare. Sono in 11, obiettivo arrivare a quota 30. Da giugno dentro il carcere di Vigevano c’è un call center, una vera e propria impresa sociale come nel carcere modello di Bollate. E un gruppo di detenuti formati come operatori sono stati assunti da due cooperative sociali - Bee4 e Divieto di sosta - che lavorano per tre imprese del settore energia: gli operatori fanno assistenza al cliente, gestione reclami, indagini di mercato, validazioni contrattuali, attivazioni e disattivazioni, volture e cambi piano tariffario, ma anche attività di back office come rendicontazioni fatture, archiviazione di documenti, inserimento dati, gestione database e flussi e molto altro.
di Giulia Poetto
La Stampa, 17 agosto 2024
La storia di Massimiliano che oggi a Cuneo è responsabile del laboratorio gestito dalla cooperativa sociale “Panatè Glievitati” specializzato in prodotti da forno. Fuori dalla casa circondariale di Cuneo non ci sta quel mare che Massimiliano Cirillo ha appena rivisto per la prima volta dopo otto anni, ma la vita che chi sta dentro il carcere vuole riprendersi. Scontata la sua pena lui, 42 anni, cresciuto in provincia di Napoli, il dentro poteva decidere di tenerlo almeno lontano dagli occhi e invece no, dentro ha voluto continuare a lavorarci con un ruolo che sulla carta è quello di responsabile del laboratorio di panificazione gestito dalla cooperativa sociale “Panaté Glievitati”, sul campo molto di più.
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