di Andrea Esposito
L’Edicola del Sud, 18 dicembre 2024
Condizioni igienico-sanitarie precarie, somministrazioni massicce di psicofarmaci ai detenuti, violazioni dei diritti fondamentali della persona: sono solo alcune delle criticità che si riscontrano all’interno del centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) di Palazzo San Gervasio e che la rete di associazioni Cild, insieme con la parlamentare dem Rachele Scarpa, ha evidenziato in un esposto alla Procura della Repubblica di Potenza. Il corposo dossier è sul tavolo del procuratore aggiunto Maurizio Cardea e contiene le osservazioni e le denunce seguite agli accessi recentemente effettuati nel Cpr, le segnalazioni ricevute e i documenti raccolti giorno dopo giorno. Incluso il rapporto dell’organo anti-tortura del Consiglio d’Europa dal quale emerge la somministrazione incontrollata di psicofarmaci ai migranti detenuti nella struttura di Palazzo San Gervasio. Le ragioni dell’esposto sono presto dette: le segnalazioni presentate nel corso degli ultimi mesi alle autorità competenti non sarebbero mai state prese in carico, di qui la necessità di investire della questione la Procura della Repubblica di Potenza che è quella competente per territorio.
di Franz Baraggino
Il Fatto Quotidiano, 18 dicembre 2024
“Valutiamo come anticipare i nuovi regolamenti”. Cosa cambia nella questione dei Paesi sicuri. Nella consueta lettera alle cancellerie europee che precede il Consiglio, la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha annunciato la possibilità di anticipare l’entrata in vigore di una parte del nuovo Patto migrazione e asilo, quella che potrebbe sbloccare il Protocollo Italia-Albania dopo le decisioni dei giudici italiani. “Mentre il regolamento si applicherà a partire dal giugno 2026, stiamo valutando come anticipare l’applicazione di questi concetti”, ha scritto von der Leyen riferendosi ai concetti di Paese terzo sicuro e di Paese d’origine sicuro, quest’ultimo al centro delle sentenze della magistratura italiana che ha dichiarato incompatibile col diritto europeo la lista italiana dei Paesi “sicuri” messa a punto dal governo. Che l’anticipazione del Patto risolva ogni cosa, mettendo fuori gioco i giudici che, dice Giorgia Meloni, hanno scritto “sentenze ideologiche”?
di Marika Ikonomu
Il Domani, 18 dicembre 2024
La denuncia delle Ong. Sette organizzazioni hanno portato al Tar l’intesa tra il ministero e l’agenzia dell’Onu. Le condizioni di detenzione nel paese impediscono un consenso libero e informato. Li chiamano rimpatri volontari. Nei fatti si tratta di vere e proprie espulsioni verso gli stessi Paesi da cui le persone migranti hanno deciso di partire. Il ministero degli Esteri (Maeci) a giugno 2024 ha autorizzato un finanziamento - attraverso il Fondo Migrazioni - di sette milioni di euro al progetto “Multi-sectoral support for vulnerable migrants in Lybia” dell’Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim). Di questi, quasi un milione di euro verrà destinato ai rimpatri cosiddetti volontari umanitari, dalla Libia al paese d’origine, di 820 migranti vulnerabili.
di Marco Perduca
Il Manifesto, 18 dicembre 2024
Tre le prime decisioni del Ministro della Salute Orazio Schillaci c’è stata la tabellazione, cioè proibizione, dell’ayahuasca. L’ayahuasca è un decotto psicoattivo originario dell’Amazzonia impiegato da secoli dalle popolazioni indigene in cerimonie spirituali e di guarigione. Solitamente viene preparata con la banisteriopsis caapi e la psychotria viridis e contiene dimetiltriptamina (DMT) - un principio attivo che induce visioni e alterazioni dello stato di coscienza - tabellato internazionalmente. Come malamente raccontato la scorsa primavera a proposito della morte di Alex Marangon, l’ayahuasca viene assunta sotto la guida di uno sciamano o conduttore esperto e viene associata a processi di introspezione, guarigione spirituale e connessione con la natura.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 18 dicembre 2024
“L’attenzione degli avvocati italiani per il rispetto dei diritti umani e dei principi dello Stato di diritto è stata sempre molto alta, tuttavia negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza che occorre una vera propria mobilitazione, in un’epoca in cui la repressione del dissenso ad opera dei regimi autoritari e le guerre in corso, che stanno producendo inauditi massacri di civili, hanno drammaticamente dimostrato che nessun diritto e nessuna libertà possono essere dati per acquisiti per sempre”.
di Chiara Cruciati
Il Manifesto, 18 dicembre 2024
Al-Hol, il “non luogo” in cui le Sdf temono un attacco imminente delle milizie filoturche. Ne restano 42mila, membri dell’Isis e le loro famiglie. “I paesi di origine se ne disinteressano”. Nel campo di al Hol si aspetta. L’allerta è massima, ed è duplice: c’è l’attesa preoccupata delle Forze democratiche siriane, le Sdf, e l’impazienza ottimista di decine di migliaia di detenuti. È ormai sempre più concreta la possibilità che le milizie jihadiste filo-turche arrivino fino al campo alle porte di al-Hasakah, nella piana desertica che conduce in Iraq, taglino le reti di protezione, calpestino la difesa umana di combattenti siriani, curdi e arabi, e liberino quello Stato islamico in miniatura.
di Andrea Cegna
Il Manifesto, 18 dicembre 2024
Le mobilitazioni popolari nella provincia di Napo, in Ecuador, hanno obbligato il governo a sospendere il progetto di costruzione di un carcere di massima sicurezza a Archidona. “Di fronte al malcontento di più dell’80% del popolo amazzonico, alla resistenza e alla lotta nelle strade per 15 giorni il governo ha deciso di non costruire più il carcere di massima sicurezza ad Archidona e nella regione amazzonica”, afferma Luis Canelos, presidente della nazionalità Kichwa di Pastaza.
di Emanuele Nuccitelli
dire.it, 17 dicembre 2024
A novembre i detenuti nelle strutture del Lazio sono cresciuti a 6.802, il 5,2% in più rispetto ai 6.465 dell’anno precedente. Il tasso di affollamento, quindi, ha raggiunto il 149%. In questo contesto, il 26 dicembre Papa Francesco aprirà la Porta Santa del Giubileo a Rebibbia. Per il Garante per i diritti dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasìa, questo gesto “infonde fiducia e speranza tra le persone detenute: la fiducia che una parte larga della popolazione italiana, assai più ampia della comunità cattolica, non smette di sentirli come fratelli e sorelle con eguali diritti e dignità, nonostante i casi della vita li abbiano portati in carcere; la speranza che questo segno di attenzione della Chiesa e del Papa, corredato da un’esplicita esortazione ai Governi ad assumere ‘forme di amnistia e condono della pena’, abbia seguito anche qui in Italia, dove - come è del tutto evidente - ce ne è un assoluto e urgente bisogno, per restituire dignità alle condizioni di vita e di lavoro dei detenuti e degli operatori penitenziari”.
di Ludovica Cherubini Scarafoni
L’Unità, 17 dicembre 2024
“Dialoghi Abolizionisti” è ideato dal Master in Criminologia critica e sicurezza sociale dell’Università di Padova e di Bologna, ed è disponibile sulla piattaforma Spreaker. La necessità di divulgazione pubblica di un tema relegato ai margini può palesarsi in molti modi. Uno di questi si sostanzia in Dialoghi Abolizionisti, un podcast uscito sulla piattaforma Spreaker e ideato dal Master in Criminologia critica e sicurezza sociale dell’Università di Padova e di Bologna, in particolare dagli studiosi Giuseppe Mosconi, Alvise Sbraccia, Francesca Vianello ed Elton Kalica. Già dal titolo, emerge la volontà di dar vita ad una rete di riflessione aperta che, a partire dal coinvolgimento di molte voci - come Patrizio Gonnella, Stefano Anastasia, Dario Melossi e altri esperti - conduca il tema del superamento del carcere e tutto ciò che concerne la cosiddetta questione criminale fuori dai confini di una nicchia ristretta, a favore dell’urgente realismo che questi temi portano con sé.
di Cesare Buquicchio
trendsanita.it, 17 dicembre 2024
Giovanni Russo (Dap): “Il Dipartimento avverte come una propria manchevolezza la difficoltà a garantire ai cittadini detenuti un’assistenza sanitaria corrispondente a quella dei cittadini liberi”. La riflessione del capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria: “Spesso saltano visite perché non c’è personale per i trasferimenti. Ma oltre 45 istituti sono già dotati di strumenti che attuano la telemedicina”. “Le nostre radici affondano nell’umanesimo. Vogliamo essere educatori di soggetti che hanno sbagliato, non custodi di corpi. Riconosciamo che alcuni detenuti necessitano di trattamenti di sicurezza, ma crediamo fermamente che abbiano diritto a una nuova chance. L’obiettivo è un trattamento individualizzato, che riconosca la dignità e le specificità di ogni singola persona”.
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