Il Dubbio, 22 ottobre 2024
Valutare il procedimento di responsabilità a carico del magistrato per danno erariale: è quanto prevede l’emendamento firmato dai deputati azzurri Costa, Calderone e Patriarca. E se i magistrati pagassero di “tasca” loro per le ingiuste detenzioni risarcite dallo Stato? Tema vecchio e “sempreverde”. Che ora torna attuale con la nuova proposta lanciata da Forza Italia. Si tratta dell’emendamento alla proposta di legge che modifica il codice della giustizia contabile, in relazione ad alcune funzioni di controllo e consultive della Corte dei conti e di responsabilità per danno erariale (“Modifiche alla legge 14 gennaio 1994, n. 20, al codice della giustizia contabile, di cui all’allegato 1 al decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 174, e altre disposizioni in materia di funzioni di controllo e consultive della Corte dei conti e di responsabilità per danno erariale”), il cui termine per gli emendamenti scade oggi.
di Marcello Sorgi
La Stampa, 22 ottobre 2024
È abbastanza inutile applicarsi ai dettagli del decreto che il consiglio dei ministri ha partorito ieri sera per ribattere all’ordinanza con cui la giudice monocratica Albano ha disposto il rientro in Italia dei primi migranti avviati nei nuovi centri di permanenza in Albania. La sostanza infatti non è se un magistrato possa decidere quali siano i Paesi sicuri, e soprattutto quelli insicuri dai quali i richiedenti asilo in fuga abbiano diritto ad essere accolti. Né se questa nevralgica valutazione tocchi alla Corte di giustizia europea o ai singoli governi nazionali, pressati dagli arrivi degli immigrati che viaggiano in condizioni di pericolo. Sono problemi importanti, certo; di raffinata dottrina giuridica a cui non è detto che Meloni sia riuscita a dare risposta (si vedrà oggi, quando il testo del decreto verrà reso noto, il Quirinale dovrà valutarlo e in Parlamento si aprirà il confronto sulla materia).
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 22 ottobre 2024
Magistratura democratica vuole che il Csm apra una pratica a tutela dei giudici romani che hanno respinto il trattenimento dei migranti in Albania. Ma viene attaccata da Magistratura indipendente sul caso Patarnello. Persino qualche consigliere togato del Csm appartenente alla “sinistra giudiziaria”, lontano dai microfoni, lo ammette: la giudice Silvia Albano avrebbe potuto astenersi dal rilasciare interviste nei mesi scorsi in cui criticava la politica migratoria del governo. Il riferimento è alla presidente di Magistratura democratica, tra i giudici della sezione immigrazione del tribunale di Roma che pochi giorni fa hanno bocciato il trattenimento di 12 migranti nel centro di permanenza di Gjader, in Albania. Le uscite di Albano sono state molto criticate dalle forze di maggioranza, così come la decisione del tribunale. Nonostante questo, però, i membri togati del Consiglio superiore della magistratura appartenenti alle correnti di “centrosinistra” (Area, Md e Unicost) sono pronti a chiedere al comitato di presidenza l’apertura di una pratica a tutela dei giudici romani finiti nel mirino del governo.
di Giulia Merlo
Il Domani, 22 ottobre 2024
Salvini e Tajani contro i giudici “rossi”. E anche dentro la magistratura spuntano le prime divisioni. Il ddl che separa le carriere è la mossa per il contrattacco. Via Arenula sta lavorando al testo finale. Al terzo giorno di scontro con la magistratura dopo la mancata convalida dei trattenimenti in Albania, il mantra del governo continua a essere quello di tenere alti i toni. E non accenna a placarsi quello che ormai è un conflitto tra poteri in piena regola: da una parte le toghe, dall’altra l’esecutivo.
di Angelo Picariello
Avvenire, 22 ottobre 2024
A chi e a che cosa si riferiva Sergio Mattarella nell’auspicare, domenica, che tra le istituzioni vi sia “collaborazione, ricerca di punti comuni, condivisione delle scelte essenziali per il loro buon funzionamento e per il servizio da rendere alla comunità”? Nella decennale dimestichezza con il galateo istituzionale, è ben nota la sua ritrosia a prendere parola su argomenti al centro delle libere valutazioni del Parlamento e dell’esecutivo. È quindi probabile che il riferimento principale del Capo dello Stato fosse rivolto alla perdurante inadempienza nella nomina del giudice costituzionale. Tuttavia questo ritardo - motivo di grande amarezza, per Mattarella - è la cartina di tornasole di un malessere più ampio, di cui la vicenda dell’ennesimo scontro, con rari precedenti, fra politica e magistratura è solo l’ultimo esempio. Dunque, se il Presidente, intervenendo a Bari al Festival delle Regioni e delle Province autonome, ha richiamato che “vi sono dei momenti nella vita di ogni istituzione in cui non è possibile limitarsi ad affermare la propria visione delle cose - approfondendo solchi e contrapposizioni - ma occorre saper esercitare capacità di mediazione e di sintesi”, il monito va riferito, inevitabilmente, anche a questa vicenda che apre una ferita gravissima fra istituzioni dello Stato che dovrebbero tutte avere, con lealtà e spirito collaborativo un riferimento comune nei valori della Costituzione e dei diritti inalienabili della persona umana.
di Costantino Visconti
Giornale di Sicilia, 22 ottobre 2024
Ci risiamo. Come un vulcano quiescente ma ben attivo, lo scontro tra politica e magistratura oggi raggiunge un’ennesima vetta eruttiva. La lava incandescente si riversa, ineluttabilmente, su ogni centro abitato dal civismo costituzionale travolgendo tutto, buon senso istituzionale e gli stessi capisaldi dello stato di diritto. Era proprio necessario? No. Se non ci fosse una diffidenza cronica tra chi governa e chi applica il diritto nel nostro Paese, i provvedimenti emessi dalla sezione immigrazione del Tribunale di Roma sarebbero stati oggetto di una pacata discussione, anche critica, e sottoposti dalle parti interessate agli ordinari mezzi di impugnazione. E invece esplode il finimondo: “I magistrati vogliono fare entrare in Italia cani e porci”, “i giudici non collaborano all’attuazione delle politiche dell’esecutivo”, “il provvedimento del Tribunale di Roma è abnorme”: queste le prese di posizione scagliate nell’area mediatica.
di Tiziana Maiolo e Aldo Torchiaro
Il Riformista, 22 ottobre 2024
Intervista a Luciano Violante. Il giurista, già magistrato, parlamentare e Presidente della Camera invoca per la magistratura la terzietà necessaria: “Astenersi dai giudizi di parte”, ma ricorda al Guardasigilli Nordio che ha i suoi poteri ispettivi. Luciano Violante, magistrato a Torino negli anni di piombo, dal 1977, poi ordinario di Procedura penale e Presidente della commissione Antimafia dal 1992 al 1994, è diventato Presidente della Camera (con i Ds) nel 1996. Oggi è presidente onorario di Italia Decide e dal 2019 presiede Fondazione Leonardo - Civiltà delle Macchine. “Non è accettabile quello che leggo, i magistrati non possono schierarsi come controparte politica”, dice a proposito della contestata mail di Patarnello.
di Francesco Sergio
Corriere del Veneto, 22 ottobre 2024
I dubbi di amici e fratello: vogliamo giustizia. Chi viveva con Moussa dice che non beveva e non assumeva droghe. Una foto che lo ritrae sorridente posta accanto a una corona di fiori. Attorno, increduli, gli amici che con lui dividevano gli alloggi del “Ghibellin Fuggiasco”, oltre ai componenti del laboratorio autogestito Paratod@s che gestisce lo spazio e il fratello Ganga, arrivato direttamente da Torino per chiedere verità e giustizia. Un viavai commosso e silenzioso, ieri, all’interno del rifugio di emergenza per senza fissa dimora di Corso Venezia, per ricordare Moussa Diarra, il 26enne del Mali ucciso a colpi di pistola all’alba di domenica in stazione Porta Nuova da un agente della Polizia ferroviaria.
di Lillo Aldegheri e Silvia Madiotto
Corriere del Veneto, 22 ottobre 2024
L’ira del Siulp. E Tosi attacca i Centri sociali: impuniti. Diventa un caso anche a livello nazionale una frase postata su Instagram dall’assessore comunale di Verona, Jacopo Buffolo (Lista Tommasi) commentando il tragico episodio avvenuto all’alba di domenica alla stazione di Porta Nuova: “Ad un bisogno di aiuto e cura si è risposto con un colpo di pistola”. Immediata la replica del Siulp, il sindacato unitario di Polizia, che fa intervenire il segretario nazionale Felice Romano: “Avevamo scelto di non commentare il drammatico epilogo - scrive il leader del sindacato - e credevamo che il comunicato della Procura e del vertice provinciale della Polizia di Stato fossero tali da evitare strumentalizzazioni. Ma evidentemente ci sbagliavamo.
di Beatrice Branca
Corriere del Veneto, 22 ottobre 2024
L’inchiesta sulla morte del maliano Moussa Diarra: “Il poliziotto si è fatto interrogare subito dal pm, dimostrando lealtà d’animo”. È iscritto nel registro degli indagati l’agente della Polfer che, con un colpo di pistola, ha ucciso domenica mattina il 26enne Moussa Diarra alla stazione di Verona Porta Nuova. Erano stati attimi concitati: il giovane aveva danneggiato vetrine e veicoli, oltre ad aver aggredito alcuni agenti della polizia locale e di Stato. Infine si era scagliato contro l’agente della Polfer con un coltello, costringendolo a usare la pistola per proteggersi. “Questo Ufficio ritiene che l’episodio si inserisca certamente in un contesto di legittima difesa - fa sapere il procuratore Raffaele Tito -. Tuttavia le indagini sono adesso orientate a valutare se vi sia stata o meno una condotta colposa”. L’agente della Polfer è infatti indagato con l’ipotesi di eccesso colposo di legittima difesa. “Situazione che si presenta quando si ha una reazione di difesa esagerata - aggiunge il procuratore -. Non c’è la volontà di commettere il reato, ma viene meno il requisito della proporzionalità tra difesa e offesa, configurandosi così una valutazione colposa e sbagliata della reazione difensiva”.
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