di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 12 dicembre 2023
La lezione del padre di Giulia, che invece di invocare vendetta cerca le cause dei femminicidi. Tra i tanti meriti che dovremmo riconoscere a Gino Cecchettin c’è l’aver ribaltato completamente la narrazione mediatica sui parenti delle vittime di morte violenta che, nel circo dell’informazione italiana si tramuta spesso in un truculento horror. Le telecamere, i microfoni, i taccuini hanno provato a rimestare nel torbido, cercando gli osceni dettagli dello strazio di un genitore che ha perduto la figlia ventenne, e probabilmente si aspettavano una reazione scomposta, un moto violento, se non di odio di aperta ostilità nei confronti dell’assassino della figlia Giulia.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 12 dicembre 2023
Piazza Fontana: 1969-2023. La bomba di Milano aprì il decennio più nero della Repubblica: le responsabilità di neofascisti e pezzi di Stato sono ormai storia. Bettin e Dianese a caccia dei “gelidi mostri”, Tobagi punta agli intrecci della politica. Per trovare una verità sepolta dai decenni bisogna mettersi a riguardare la storia minuto per minuto. È un lavoro che richiede pazienza e poi non è affatto detto che produca risultati tangibili, perché se è vero che in guerra la prima vittima è proprio la verità, dove una guerra non è mai stata dichiarata a morire subito è quasi sempre la memoria. E purtroppo l’esattezza delle risposte dipende sempre dalla domanda da cui si decide di partire. Per esempio: il decennio che corre tra la strage di piazza Fontana, avvenuta 54 anni fa esatti, e quella della stazione di Bologna è stato un decennio di guerra? Si dirà che sono successe tante cose, che non c’è stato solo il sangue, non c’è stata solo la violenza, non ci sono state solo le bombe, le trame e le congiure. C’è stato anche il coraggioso tentativo di trasformare l’Italia in un paese civile: lo statuto dei lavoratori, l’aborto, il divorzio, l’obiezione di coscienza, la chiusura dei manicomi.
di Michela Bompani
La Repubblica, 12 dicembre 2023
Agnese, terzogenita dello statista ucciso nel 1978, e Franco Bonisoli, membro del commando di via Fani insieme nel percorso di giustizia riparativa del “Gruppo l’incontro”. Franco Bonisoli, ex brigatista, è il primo ad alzarsi in piedi, tra il pubblico del Palazzo Ducale, e ad applaudire, quando Agnese Moro, figlia dell’ex presidente del consiglio e presidente della Dc sequestrato e ucciso dalle Br nel 1978, riceve il Premio internazionale Primo Levi, per il suo impegno nella “giustizia riparativa”. “Grazie ai miei preziosi amici difficili e improbabili”, dice, e gli rivolge lo sguardo sereno. Bonisoli, che fu membro del commando di via Fani, la segue in quasi tutti gli incontri pubblici, seduto in platea, oppure accanto a lei, a raccontare il loro percorso di giustizia riparativa, “che ci ha liberato dall’essere noi vittime per sempre e loro cattivi per sempre. Loro hanno bisogno di noi e noi di loro, quando lo abbiamo capito, siamo diventati amici”, dice Agnese Moro.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 12 dicembre 2023
Nel caso era intervenuta sia l’efficacia della nuova riforma Cartabia sia la remissione della querela. Con la sentenza n. 49823/2023 i giudici di legittimità hanno affermato che la remissione di querela, intervenuta mentre pende il giudizio di Cassazione contro una decisione di patteggiamento, non prevale sull’inammissibilità del ricorso e di conseguenza non si estingue il reato.
di Currò Dossi
Corriere dell’Alto Adige, 12 dicembre 2023
L’hanno trovata senza vita nel vano docce del carcere di Trento. Impiccata con un laccio per le scarpe lungo circa 50 centimetri. La vittima è una bolzanina di 37 anni, sulla cui morte i famigliari chiedono chiarezza. “Non avanzano ipotesi di alcun tipo, né lanciano accuse - premette Nettis, il loro avvocato - ma a loro avviso le circostanze in cui la donna sarebbe morta presenterebbero delle perplessità”. Sul caso indaga la Procura di Trento.
ildolomiti.it, 12 dicembre 2023
Una 37enne è stata trovata senza vita nelle docce della sezione femminile del carcere di Spini di Gardolo: si sarebbe trattato di suicidio, anche se da parte della famiglia è stato richiesto di poter fare chiarezza. Antonia Meneghini: “Non succedeva da 5 anni: una tragedia che lascia sgomenti e che conduce a riflettere su quanto lavoro ci sia ancora da fare, nonostante molto sia già stato fatto”. “Non c’è molto da dire: quello che è successo è una tragedia che lascia sgomenti”. Sono queste le parole della Garante dei diritti dei detenuti della Provincia Autonoma di Trento Antonia Meneghini, che commenta la terribile vicenda avvenuta negli scorsi giorni fra le mura del carcere di Spini di Gardolo.
di Laura Tedesco
Corriere del Veneto, 12 dicembre 2023
Nel carcere scaligero situazione “gravissima” a causa del sovraffollamento. Il terzo suicidio nel giro di un mese è quello di un detenuto magrebino che era arrivato a un passo dalla libertà. La famiglia si chiede “Perché proprio ora che mancavano meno di tre mesi, a noi aveva detto che non vedeva l’ora di uscire e rifarsi una vita”. Il carcere di Montorio, che oggi tra gli altri ospita Benno Neumar e Filippo Turetta, è diventato un caso. Secondo Ilaria Cucchi è “Un simbolo di ingiustizia” e ora si muove anche la politica.
di Laura Tedesco
Corriere del Veneto, 12 dicembre 2023
“Il carcere di Verona diventerà un simbolo di ingiustizia”. Sull’escalation di suicidi all’interno del penitenziario scaligero, addirittura tre nell’arco di soli ventotto giorni, la senatrice e attivista per i diritti umani Ilaria Cucchi, sorella di Stefano ucciso nel 2009 a Roma in regime di custodia cautelare, interviene con un pesante affondo partendo dall’ultimo dramma di Oussama Sadek, impiccato nel pomeriggio dell’Immacolata in cella d’isolamento a Verona: “Non stava bene, aveva già dato ampi segnali in passato di disagio psichico, ingerendo vetri, incendiando la sua cella”. È la testimonianza dell’associazione Sbarre di zucchero, dopo che nel carcere di Montorio un altro detenuto si è tolto la vita. Il terzo, in meno di un mese. Le strutture penitenziarie sono in condizioni disastrose scrive Cucchi - Qualche mese fa il Corriere parlava delle carceri venete come di polveriere pronte a esplodere. E non è l’unica regione, anzi. Il governo non ha soluzioni al crescente malessere e disagio sociale, alla povertà, alle dipendenze. Parla dell’Italia come della locomotiva d’Europa, ma la verità è che qui si sta sempre peggio. Montorio diventerà un simbolo di ingiustizia, perché la cella sarà la triste dimora di tutte le persone a cui la politica continua a vendere, contro ogni decenza, dei castelli di falsità. Senza sapere offrire una vera speranza”. Anche l’associazione Sbarre si fa sentire: “Alla luce del terzo suicidio in 28 giorni nel carcere di Montorio, abbiamo deciso di interpellare il deputato Flavio Tosi - dichiarano Monica Bizaj, Micaela Tosato e Marco Costantini del direttivo -. L’appello urgente che gli abbiamo rivolto riguarda la situazione di detenuti tossicodipendenti ed affetti da disagio psichico”. Intanto la Camera penale di Verona è pronta ad azioni forti: “È giunto il momento di alzare la voce e gridare “basta!”: l’Avvocatura penale scaligera è pronta, come sempre, a fare la sua parte, anche a deliberare lo stato di agitazione ed a proclamare l’astensione dall’attività di udienza, se ciò sarà necessario per riportare l’attenzione delle Istituzioni sulla gravissima situazione in cui versa la casa circondariale di Verona”. Una polveriera.
di Francesco Oliva
La Repubblica, 12 dicembre 2023
Patrizio Simone è stato ricoverato per due mesi per le conseguenze di una febbre molto alta. Aveva problemi di dipendenza da alcol e nell’istituto penitenziario era stato sottoposto a cure di cui la famiglia non era stata informata: la loro denuncia ha fatto aprire un’inchiesta. Si spegne in una stanza d’ospedale dopo due mesi di ricovero per le complicanze causate da una febbre alta. C’è un’inchiesta sulla morte di Patrizio Simeone, detenuto di Francavilla Fontana (popoloso comune in provincia di Brindisi), deceduto a 43 anni a metà ottobre nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Casarano. Lì dove era arrivato in condizioni già piuttosto critiche direttamente dal carcere di Lecce. E proprio il penitenziario di Borgo San Nicola è finito nell’occhio del ciclone della Magistratura dopo la denuncia dei familiari della vittima.
salernotoday.it, 12 dicembre 2023
“La protesta poteva facilmente degenerare in qualcosa di più preoccupante, ma la professionalità del poco personale di Polizia penitenziaria presente, ha riportato la calma sia pure solo dopo la mezzanotte passata”. Tensione, ieri sera, nel carcere di Salerno, dove numerosi detenuti hanno messo in atto una protesta perché da circa un mese sono senza acqua calda.
- Sanremo (Im). “Gravi episodi all’interno del carcere”, il Ministro risponde alle interrogazioni
- Brescia. Carcere sotto la lente della Garante: “Sovraffollamento oltre il 200%”
- Viterbo. Il Garante regionale al tavolo per la tutela della salute delle persone detenute
- La Spezia. Carcere e rieducazione, Villa Andreino fa scuola: “Ma stanno entrando tanti giovanissimi”
- Gorizia. Al Cpr di Gradisca non funziona il riscaldamento. E scoppia la rivolta











