festivaletteratura.it, 9 settembre 2023
Non c’è altro modo per dirla: i detenuti sono i Grandi Rimossi della nostra società. Il pensiero della reclusione dietro le alte mura è ormai respingente a tal punto da provocare timore e sdegno e venire filtrato quotidianamente dai media. Le notizie che ci raggiungono dalle carceri riguardano solo due eventi specifici: i suicidi o le rivolte. Eppure, la condizione dei detenuti negli istituti penitenziari dovrebbe riguardare tutti noi. Ne parlano in una Piazza Castello gremita e partecipe il fumettista Zerocalcare e Luigi Manconi - sociologo, politico ed ex docente universitario - con la mediazione del giornalista Luca Misculin. Manconi è perentorio quando tratteggia lo stato in cui sono costrette a sopravvivere 58 000 persone: per cominciare solo in metà delle carceri italiane le celle dispongono di doccia. Solo il 40% delle celle che ospitano detenute hanno il bidet. Il blindo poi, la porta di ferro attraversata solo da una piccola feritoia, è quasi sempre chiuso. In un’estate torrida come quella che sta terminando non è difficile immaginare quali miasmi e quali malesseri fisici le carceri italiane producano. L’offesa alla dignità del corpo è il primo passo per la cosizzazione, per l’annullamento dell’individuo.
di Goffredo Buccini
Corriere della Sera, 9 settembre 2023
La rinascita della Commissione parlamentare, cancellata dalla maggioranza Lega-M5S, è un’ottima notizia. I dimenticati stanno tornando di moda. Con la brutalità della cronaca nera esasperata da un’assenza di interventi fin troppo protratta, le nostre periferie urbane si ripropongono al centro dell’agenda politica ad appena nove mesi dalle elezioni europee. Al netto di un sempre auspicabile sussulto di sensibilità sociale nelle stanze dei bottoni, la spiegazione più semplice di questa nuova attenzione è che esse sono un immenso serbatoio di voti dispersi, il cui recupero pur molto parziale potrebbe garantire una bella spinta nella competizione di giugno 2024.
di Roberto Saviano
Corriere della Sera, 9 settembre 2023
L’altra sera, proprio mentre guardavo in tv un approfondimento su Joe Petrosino, il super poliziotto italo americano che per primo aveva compreso i forti legami tra la criminalità organizzata a New York e la mafia siciliana - Petrosino fu ucciso a Palermo mentre seguiva una pista investigativa - ho pensato a come la ghettizzazione, l’emarginazione e la miseria nera, la povertà sia economica che educativa non possano che avere come sbocco il degrado e il crimine. E spesso è crimine organizzato, perché chi è emarginato e povero deve consorziarsi per poter agire. Da questa banalissima analisi sulla genesi delle organizzazioni criminali si evincono le prime, enormi responsabilità di quella che generalmente, con troppa indulgenza forse, definiamo la società civile di riferimento.
di Chiara Saraceno
La Stampa, 9 settembre 2023
“Coltivare l’umanità significa valorizzare e nel limite del possibile sostenere l’umanità anche di chi è lontano e diverso”. L’umanità, come modalità di essere, sentire, vivere, stare in relazione con altri, non è un dato per scontato, che fluisce naturalmente dalla biologia. Va coltivata, fatta fiorire e accudita in se stessi e negli altri, perché rimanga vitale ed anche perché non rimanga un esercizio selettivo, che distingue tra chi ha diritto di godere e di vedersi riconosciuta la pienezza dell’umanità e chi invece è considerato sub-umano, nei fatti e talvolta anche nelle norme. L’esercizio, e il riconoscimento, selettivi dell’umanità dell’altro/altra attraversa la storia e le culture. Schiavitù, colonialismo, forme di sfruttamento estremo, razzismo, uso della tortura, condizioni carcerarie lesive della dignità, oppressione delle donne, sono solo gli esempi più diffusi e plateali di forme di riconoscimento dell’umanità parziali, quando non del tutto assenti. Anche le società democratiche fondate sui diritti, e sull’eguaglianza rispetto a questi, conoscono forme di riconoscimento selettivo, quando non negazione dell’umanità, di individui e di interi gruppi sociali, sia al proprio interno sia verso l’esterno. Le discriminazioni e riduzione degli spazi di libertà delle donne persistono anche qui, così come quelle nei confronti delle persone omosessuali e transessuali, o di etnia e colore della pelle diverse dalla propria. Si tollerano condizioni di povertà estrema, che non consentono il pieno sviluppo delle capacità e l’esercizio della libertà di essere e fare. Sinti e camminanti in tutti i paesi sono la popolazione insieme più discriminata e più disprezzata. Si rinchiudono persone in condizioni indegne - che si tratti di carceri, di centri di prima accoglienza o centri per il rimpatrio. Si abbandonano a se stesse periferie abitate da persone e gruppi sociali considerati marginali. I troppi Caivano sparsi per l’Italia sono l’esito di un esercizio selettivo di riconoscimento e coltivazione dell’umanità da parte in primis delle istituzioni pubbliche e della politica, ma anche della società civile che li ha ignorati, condannandoli non solo ad una invisibilità che li rende estranei, ma a forme di umanità ridotta fin da piccoli. Ci si abitua alle migliaia di disperati che muoiono ogni anno attraversando il deserto, Paesi ostili, il mare, le foreste, nel tentativo di trovare condizioni di vita migliori, più umane. Facciamo accordi, non solo come Italia, ma come Europa, per esternalizzare ad altri Paesi, proprio perché considerati di fatto meno democratici ed evoluti dal punto di vista dei diritti umani, il contenimento di questi movimenti, indifferenti alle condizioni di negazione di umanità costituiti da campi profughi che, nel migliore dei casi, sono “non luoghi” ove si può solo riprodurre da una generazione all’altra la condizione di profugo immobilizzato, sradicato e non appartenente, senza futuro e senza libertà. Nel peggiore dei casi sono veri e propri inferni dove malattie, mortalità, violenza sono la norma.
di Martina Mazzeo
La Stampa, 9 settembre 2023
La ricerca di ActionAid: per 4 adolescenti su 5 ci si può sottrarre a uno stupro. L’appello: “La proposta di Valditara non basta, introdurre codici anti-molestia”. Hanno tra i 14 e 19 anni e nel loro cuore si annida l’orrore che alla fine sì, “un po’ te la cerchi”, sì, “lo stupro è anche un po’ colpa della vittima”. È questa la fotografia tra l’inaspettato e lo sconcertante scattata da una ricerca di ActionAid e Ipsos su un campione rappresentativo di 800 giovani tra maschi e femmine, secondo cui per 1 adolescente su 5 le ragazze possono provocare la violenza sessuale con un abbigliamento o un comportamento provocante. Un dato che fa più impressione nei giorni degli stupri di Palermo e Caivano e nelle ore di decreti bandiera per il governo quali “baby gang” e codice rosso.
di Umberto De Giovannangeli
L’Unità, 9 settembre 2023
L’Italia dovrebbe essere leader in Europa di un nuovo approccio sulle migrazioni, invece guarda questa vicenda da buco della serratura. Mi viene in mente la frase di Frisch: “Volevamo braccia, sono arrivati uomini”. È stato uno degli animatori della Comunità di Sant’Egidio. È tra i fondatori di Demos, Democrazia Solidale, di cui è segretario nazionale, e Vice presidente del gruppo PD alla Camera dei deputati. La parola a Paolo Ciani.
di Emanuela Minucci
La Stampa, 9 settembre 2023
Lo psichiatra commenta i dati diffusi dall’associazione Telefono Amico: 3700 richieste di aiuto in sei mesi: “Genitori staccatevi dal cellulare, date il buon esempio”. Il pensiero del suicidio fra i giovani sta aumentando. Lo dicono i numeri diffusi dalla sede di Padova del “Telefono Amico”. Nei primi sei mesi del 2023 sono state 3.700 le richieste di aiuto da parte di ragazzi per gestire questo stato d’animo estremo. Un aumento del 37% rispetto all’anno scorso.
di Mario Panizza
L’Osservatore Romano, 8 settembre 2023
L’impianto architettonico dove il detenuto dovrà scontare la pena non deve essere visto come un luogo di reclusione, ma deve rappresentare l’occasione per riabilitare e offrire le maggiori possibilità per il futuro reinserimento sociale. La grave situazione delle carceri italiane arriva in cronaca tutte le volte che accadono fatti clamorosi, come, tre anni fa, le rivolte scoppiate in molti istituti penitenziari, nel periodo di maggiore intensità della pandemia da Covid-19.
Violata la Costituzione nell’assurdo no del Fisco all’abbuono “prima casa” sull’Imu dell’ex detenuto
di Alessandro Parrotta
Il Dubbio, 8 settembre 2023
Il processo è una pena, il carcere è una pena, parrebbe ora, per il fisco italiano, esserlo anche per il possesso di un immobile. Il caso, che dalla rassegna stampa consta di un unico e simile precedente nel 2013, riguarda la vicenda di un soggetto recluso e condannato a una lunga pena detentiva che - uscito dall’Istituto per terminata espiazione - si è trovato destinatario di molteplici avvisi di accertamento e intimazioni di pagamento per non aver corrisposto l’Imu su quella che - ad avviso del Fisco - era nel frattempo diventata la “seconda” casa, ritenendo l’Ufficio che l’Istituto di pena presso cui e per il tempo nel quale il soggetto era stato recluso potesse considerarsi a tutti gli effetti come “nuova” prima abitazione.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 8 settembre 2023
L’istituzione di nuovi reati e l’aumento delle pene sono le uniche forme di intervento in materia di giustizia contemplate dalla politica italiana. Misure che gettano fumo negli occhi dell’opinione pubblica ma non risolvono nulla. Rave illegali, aumentate le pene fino a sei anni. Traffico di migranti, aumentate le pene fino a trent’anni. Violenza di genere, aumentate le pene fino a cinque anni. Violenza contro il personale sanitario, aumentate le pene di un terzo. Violenza contro il personale scolastico, aumentate le pene fino a sette anni. Omicidio nautico, aumentate le pene fino a dieci anni. Reato universale di gestazione per altri, aumentate le pene fino a due anni. Occupazione abusiva di immobili, aumentate le pene fino a due anni. Incendi boschivi, aumentate le pene per i piromani fino a sei anni di carcere. Istigazione all’anoressia, proposta reclusione fino a quattro anni. Istigazione alla violenza sui social, proposte pene fino a cinque anni. Muri imbrattati, proposta reclusione fino a un anno. Acquisto di merce contraffatta, proposte pene fino a un anno. Truffa ai danni di soggetti minori o anziani, proposte pene fino a sei anni. Dispersione scolastica, proposto aumento di pena fino a due anni per i genitori che non mandano i figli a scuola. Baby gang, pene più severe per i minorenni, fino a cinque anni per spaccio.











