di Eleonora Martini
Il Manifesto, 8 settembre 2023
Allontanamento con Daspo da scuole e università per possesso o uso di stupefacenti. Per il piccolo spaccio arresto in flagranza anche per gli adolescenti. Magi: “Faremo appello a Mattarella”. Il fatto che non sia stato il Guardasigilli Carlo Nordio ma il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ad illustrare in conferenza stampa la nuova norma infilata nel decreto Caivano per inasprire le pene in materia di sostanze, prevedendo l’arresto anche per i ragazzi dai 14 anni in caso di reati di lieve entità, e addirittura - incredibilmente - l’allontanamento con Daspo dalle scuole e dalle università anche nel caso di semplice “uso di stupefacenti”, già dice tutto sullo spessore giuridico dell’operazione. Se il ministro di Giustizia ha tentato una specie di giustificazione al provvedimento, spiegando che in ogni caso spetta al tribunale dei minori l’ultima parola sul trasferimento in carcere dell’eventuale adolescente reo, con meno titubanza è stato il titolare del Viminale a rivelare il calibro proibizionista delle nuove norme: il decreto prevede “un inasprimento sanzionatorio per lo spaccio di stupefacenti di lieve entità”, ha detto, che ha “il sostanziale effetto di potenziare la facoltà di arresto in flagranza per i minori” e “di ampliare i casi di applicabilità della pena detentiva in carcere, anche per i minori e per gli adulti”. Non solo. Contrariamente alla sbandierata intenzione di contrastare la dispersione scolastica, Piantedosi ha riferito che il Daspo urbano verrà esteso ai minori sopra i 14 anni e che sarà applicato anche “per l’uso di stupefacenti, con l’allontanamento dalla frequentazione di certi luoghi: sedi universitarie, scuole, locali pubblici, ampliando anche la platea dei reati per il Daspo ricomprendendo reati di semplice detenzione di sostanze stupefacenti”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 8 settembre 2023
Nel panorama geopolitico internazionale, l’interesse per i diritti umani e le questioni legate alla giustizia assume sempre un’importanza centrale, specialmente quando coinvolge un cittadino con la nazionalità italiana che viene arrestato in modo inusuale all’estero. In questo contesto, emerge il caso della detenzione di Khaled El Qaisi, un cittadino italo- palestinese residente a Roma, il quale è stato soggetto a un arresto che ha suscitato legittime preoccupazioni e richieste di spiegazioni da parte dei suoi famigliari. Queste richieste hanno trovato voce in Parlamento attraverso un’interrogazione presentata Nicola Frantoianni, segretario di Sinistra italiana.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 8 settembre 2023
Secondo la Farnesina sono 2.058 italiani reclusi nel mondo, 861 in attesa di giudizio. Secondo l’ultimo dossier, pubblicato nel 2022, della Farnesina sono ben 2.058 gli italiani reclusi nelle carceri del mondo. Di questi, 861 erano in attesa di giudizio, 31 in attesa di estradizione e 1.166 erano stati condannati. Se analizziamo la distribuzione geografica, notiamo che la maggior parte dei detenuti si trova nell’Unione europea, con 1.526 casi registrati, di cui 810 sono condannati, 709 in attesa di giudizio e 7 in attesa di estradizione. La Germania ospita il maggior numero di italiani detenuti con 713 casi, seguita da Francia, Spagna e Belgio con rispettivamente 230, 229 e 157 detenuti italiani.
di Alessandra Muglia
Corriere della Sera, 8 settembre 2023
Il “banchiere dei poveri” teme il carcere. Allarme Onu per tutti gli oppositori. A pochi mesi dalle elezioni, la premier Hasina sta soffocando il dissenso. A 83 anni, dopo una vita passata a combattere l’apartheid finanziario, il “banchiere dei poveri” Muhammad Yunus è ancora in prima linea, costretto a difendersi da quello Stato che gran giovamento ha tratto in questi anni dalla sua invenzione: il microcredito, capace di risvegliare lo spirito di imprenditorialità anche nei mendicanti. Se il Bangladesh in questi anni ha registrato un balzo della partecipazione femminile all’economia e l’uscita di milioni di persone dalla povertà il merito è anche suo. La Grameen Bank da lui fondata nel 1983 ha consentito soprattutto a donne senza mezzi di accedere a finanziamenti per avviare attività imprenditoriali e vivere. Eppure questo economista visionario, acclamato a livello internazionale e insignito del Nobel per la pace, nel 2006, da anni è perseguitato in patria, alle prese con due processi, uno per violazione delle leggi sul lavoro e l’altro per corruzione ed evasione fiscale.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 7 settembre 2023
Ci aveva provato invano l’ex guardasigilli grillino Alfonso Bonafede, ancora prima la ex ministra Cancellieri nel 2014. Ora ci vorrebbe riprovare anche l’attuale governo con il sottosegretario Delmastro che ha annunciato il “nuovo” piano carceri. Rimandare nel proprio Paese i detenuti immigrati è spesso indicata come la soluzione al sovraffollamento dei penitenziari italiani. Ma ci sono diversi motivi per cui è una strada impraticabile se ha come obiettivo ridurre vertiginosamente la presenza degli stranieri dalle nostre patrie galere.
di Manuela D’Alessandro
agi.it, 7 settembre 2023
I magistrati, dopo averli giudicati “incapaci di intendere e di volere”, avevano disposto il loro collocamento nelle Rems, le strutture che hanno sostituito gli ospedali psichiatrici. Ma il posto per loro e per tanti altri non c’è. La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha ordinato al governo italiano, pena una condanna per violazione dell’articolo 3 della Convenzione, di interrompere la carcerazione a San Vittore di due detenuti e di trovargli un posto in un luogo di cura perché “non imputabili” in quanto sofferenti di gravi disturbi psichiatrici.
La Repubblica, 7 settembre 2023
Amnesty International lancia un appello al presidente del Senato perché si rigetti ogni ipotesi di cancellazione: “Ci sono voluti quasi 30 anni per raggiungere questa conquista nei diritti umani, che ora è a rischio”. “Il reato di tortura non si tocca”: è in sintesi l’appello di Amnesty International Italia al presidente del Senato, Ignazio La Russa.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 7 settembre 2023
Oggi in Consiglio dei ministri il provvedimento contro le baby gang. Il governo vorrebbe mettere in atto delle misure immediate ma non tutti i membri dell’esecutivo sono dello stesso avviso. Si profila l’arresto per i minori, dai 14 anni in su, colti in flagranza di reato per reati come spaccio di stupefacenti e violenza al pubblico ufficiale. Potrebbe essere questa la misura più immediata nel contrasto alla criminalità giovanile che il governo inserirà oggi nel decreto Caivano quando dalle bozze, sulle quali ieri la maggioranza si è confrontata, si passerà al testo definitivo.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 7 settembre 2023
Un provvedimento di ben 14 articoli per tentare di rispondere al disagio e alla povertà educativa dei minori. Ma a prevalere è la “stretta penale”. Oggi alle 12.30 il Consiglio dei ministri analizzerà tra i vari provvedimenti anche il decreto legge “Misure urgenti di contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile”: quattordici articoli nella bozza che abbiamo potuto visionare e alla quale hanno lavorato negli scorsi giorni, in via Arenula e in Piazza del Viminale, i tecnici degli uffici legislativi della Giustizia e dell’Interno, coi contributi di altri dicasteri e col coordinamento di Palazzo Chigi.
di Eleonora Camilli
La Stampa, 7 settembre 2023
In Cdm il decreto legge con la stretta sulla criminalità. Stop al cellulare e carcere per chi non manda i figli a scuola. Un daspo urbano e un avviso orale per quei minorenni, dai 14 anni in su, considerati soggetti pericolosi per la sicurezza pubblica. Sarà il questore, con provvedimento motivato, a ordinare ai ragazzi di lasciare il territorio dove hanno commesso azioni violente o illegali, con il divieto di farvi ritorno, da sei mesi a quattro anni, purché non si tratti del comune di residenza o di dimora abituale. Il baby daspo è una delle nuove misure previste dal cosiddetto decreto Caivano, cioè il pacchetto di “misure urgenti per il contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile” che approdato oggi in Consiglio dei ministri. Il testo, nato sulla scia degli ultimi avvenimenti di cronaca, contiene una serie di norme restrittive per i giovani destinate a far discutere.
- La repressione che comincia a quattordici anni
- Sicurezza, finirà in carcere chi non manda i figli a scuola
- Maria Carla Gatto: “Le priorità sono prevenire e rieducare, pene più severe non serviranno”
- La Garante per l’infanzia Carla Garlatti: “Inasprire le pene per i minori non serve”
- I giudici insorgono: “Le grida manzoniane non fermeranno la violenza minorile”











