di Giulia Merlo
Il Domani, 20 agosto 2023
Il ministro ha chiesto di aprire un procedimento contro le toghe che indagano sull’inchiesta Open. Sembra aver preso gusto a utilizzare lo strumento, come se non avesse perso lo spirito da pm. Il vero fronte di scontro tra governo e magistratura inizierà il 6 settembre: mezzogiorno di fuoco in commissione Affari costituzionali alla Camera, da cui cominceranno le audizioni per la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. L’aria, però, è già irrespirabile alla vigilia. Se la separazione delle carriere era attesa in quanto parte del programma elettorale del centrodestra, secondo le toghe è stato il complessivo atteggiamento il ministro della Giustizia - ed ex pm - Carlo Nordio ad alzare il livello dello scontro.
di Sergio Rizzo
L’Espresso, 20 agosto 2023
Liberale, ma eletto con FdI. Ex magistrato, ma spesso in contrasto con i colleghi (e con le sue passate opinioni) da quando è nel governo Meloni. Ne denuncia le ingerenze, ma ha riempito il dicastero di toghe. Tra bocconi amari e scivoloni imperdonabili, ecco le due facce del ministro.
di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 20 agosto 2023
Intanto, ricapitoliamo. La prescrizione versione Alfonso Bonafede fu una idea che perfino il partner leghista dello sciagurato “Conte 1”, per bocca di Giulia Bongiorno, dichiarò solennemente -pur votandola- di voler riscrivere appena possibile. Magistratura, per converso, entusiasta. Arrivano (per fortuna) Draghi e Cartabia e, pur a Parlamento invariato, sono tutti d’accordo (tranne i 5 Stelle) che quell’orrore dell’imputato a vita vada quanto prima cancellato. La Commissione Lattanzi sforna una soluzione che piace a tutti: si torni alla prescrizione come appena (2017) riformata dal Ministro Orlando, per di più con alcuni apprezzabili miglioramenti.
di Mirella Molinaro
Gazzetta del Sud, 20 agosto 2023
Negli istituti calabresi si sono registrati oltre 330 episodi di autolesionismo. Nelle carceri calabresi manca l’aria. La carenza di personale e le altre criticità strutturali e organizzative rendono la situazione sempre più esplosiva. A fare da corollario a tale contesto ci sono alcuni numeri allarmanti: i dati dei detenuti che si sono tolti la vita, gli episodi di autolesionismo e le aggressioni avvenute all’interno degli istituti penitenziari della nostra regione. L’allarme è stato nuovamente lanciato anche dopo l’ultimo suicidio, avvenuto la scorsa settimana, nel carcere di Rossano. Secondo gli ultimi dati forniti dal Sappe, in Calabria ci sono stati circa 330 gesti di autolesionismo, 10 decessi per cause naturali, 1 suicidio e una settantina di tentati suicidi. Per quanto riguarda le aggressioni, invece, in tutta la regione annualmente si stanno verificando oltre 263 episodi che si concludono con ferimenti. In particolare, ci sono state 23 colluttazioni nell’istituto penitenziario di Castrovillari; 65 a Catanzaro; 13 nel carcere di Cosenza; 16 in quello di Crotone; 6 a Locri; 27 a Paola; 78 nei due istituti di Reggio Calabria; 4 a Rossano e 21 a Vibo Valentia. Non si sono verificati tentativi di evasione.
Ristretti Orizzonti, 20 agosto 2023
Lavori persone ristrette pochi e spesso mal retribuiti. minoranza irrisoria accede a impieghi qualificati. “La proposta del Sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari di istituire un “fondo per le vittime dei reati da alimentare con una parte degli stipendi” delle persone private della libertà denota la scarsa conoscenza della realtà detentiva.
Corriere di Bologna, 20 agosto 2023
Una giovane di Piacenza di 29 anni, che si trovava detenuta nel carcere bolognese della Dozza, è morta, mercoledì, all’ospedale Maggiore di Bologna dove era ricoverata da qualche giorno dopo un malore accusato in carcere. La madre, assistita dall’avvocato Valter Vernetti di Pavia, ha presentato una denuncia e la Procura di Bologna ha disposto l’autopsia per fare luce sulla vicenda. Patricia Bonora Mos, questo il nome della trentenne, nata in Romania nel 1994, era detenuta da qualche mese alla Dozza per piccoli reati.
di Giuseppe Salvaggiulo
La Stampa, 20 agosto 2023
“Ha violato i suoi doveri di diligenza”. Lui si difende con una perizia psicologica. Lo specialista: “Rifiuta il lavoro, voleva fare il poeta ma ha assecondato il padre”. Scene da teatro eduardiano al Csm. Protagonista un giudice napoletano, Ernesto Anastasio. Magistrato dal 1999, ha un problema: non scrive le sentenze. A centinaia, facendo infuriare gli avvocati. Per questo la Procura generale della Cassazione gli contesta “la violazione dei doveri di diligenza e laboriosità” e ne chiede la sospensione urgente da funzioni e stipendio. Lui si difende, con tanto di certificato medico e perizia psicologica: rifiuta il lavoro perché non è quello che sognava. Voleva fare il poeta, ma il “complesso rapporto” col padre principe del foro lo portò alla giurisprudenza. Con la toga addosso non si sente realizzato.
di Massimiliano Peggio
La Stampa, 20 agosto 2023
Il commento delle Camere Penali all’assoluzione dei giudici che sentenziarono senza dare la parola ai legali. Chiesto l’invio di ispettori. La sentenza della Cassazione che ha annullato, con rinvio, la sanzione disciplinare inflitta dal Csm al presidente del Collegio astigiano che, nel dicembre del 2019, in un delicato processo per violenza sessuale a carico di due imputati, diede lettura della decisione prima di ascoltare l’arringa difensiva, suscita reazioni. Avvocati e politici. Il fatto fu eclatante. Il presidente di quel collegio, composto da tre magistrati, pronunciò la condanna prima di dare la parola al legale.
di Franco Corleone
L’Espresso, 20 agosto 2023
Il 2 agosto alla Camera è andata in scena, ad opera dei 5Stelle, una mediocre replica della rancida polemica contro i vitalizi. Lo scopo era quello di montare l’indignazione contro i privilegi, di chi condanna la cancellazione del reddito.
di Rinaldo Frignani
Corriere della Sera, 20 agosto 2023
Per l’assegnazione dei migranti non conterà solo la popolazione regionale. La spinta sul turn over. Una correzione in corsa che potrebbe avere conseguenze importanti sulla distribuzione dei migranti nelle regioni: non più in via esclusiva in proporzione rispetto alla popolazione residente, ma d’ora in poi solo in una quota del 70%, perché il restante 30% sarà calcolato anche in relazione alla superficie del territorio. È la novità più incisiva sui trasferimenti di profughi approdati sulle coste italiane negli ultimi mesi, più del doppio rispetto all’anno scorso, tanto da mettere sotto pressione l’intero sistema dell’accoglienza: da quella dei primi momenti dopo il soccorso in mare a quella successiva nei centri abitati. L’iter è contenuto in una circolare che il ministero dell’Interno ha inviato ai prefetti, delegati peraltro a indire i bandi per reperire nuove strutture d’accoglienza.
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